donne rom.

La voce delle donne rom all'International Roma Women's Congress

Un congresso internazionale organizzato da e per le donne rom di tutta Europa, riunito a Barcellona per discutere di temi fondamentali per le loro vite: salute, famiglia, diritto all’abitare e lavoro. Dzemila Salkanovic e Miriana Halilovic, operatrici di Associazione 21 luglio e attiviste rom, partecipano all’International Roma Women’s Congress per presentare le istanze di tutte le donne rom che negli ultimi mesi, prima dell’incontro, hanno ascoltato e raccolto. Diversi sono stati infatti i focus group da loro organizzati con donne rom, residenti nei “campi” e in case convenzionali, adulte e adolescenti, così da portarne gli spunti, le questioni e le priorità alla due giorni organizzata dall’Associazione Drom Kotar Mestipen.

Le priorità delle donne rom

Le donne rom che Miriana e Dzemila hanno incontrato e coinvolto nei lavori preliminari al Congresso hanno raccontato di vite segnate dall’ingiustizia: forti disuguaglianze di genere interne alle proprie famiglie, scarso investimento sulla scolarizzazione delle bambine e limitate possibilità lavorative per le giovani donne, una salute riproduttiva minacciata da aborti clandestini, da matrimoni precoci, da un inadeguato utilizzo degli anti-concezionali.
«Non ho controllo sulla maternità. Mio marito sostiene che il preservativo vada usato con le prostitute, non con le proprie mogli», ha riportato una partecipante a un focus group tenutosi a Roma.
(Per approfondire il tema della salute riproduttiva e dei matrimoni precoci, consulta il nostro Report “Non ho l’età”).

Da tutta Europa a Barcellona

Le donne rom partecipanti al Congresso sono arrivate a Barcellona da Grecia, Romania, UK, Irlanda, Bulgaria, Belgio, Repubblica Ceca, Ungheria, Spagna, Kosovo, Turchia, Serbia, Macedonia. Sono esponenti di associazioni di volontariato, di organizzazioni non governative, rappresentanti della società civile, attiviste. Unite dal comune interesse di condividere buone pratiche e di contribuire al superamento delle discriminazioni che le donne rom ancora oggi vivono in quanto donne e in quanto rom. L’International Roma Women’s Congress dà voce alle donne rom, al loro bisogno di fare rete, di promuovere un’immagine diversa di sé stesse, di essere riconosciute come protagoniste attive nel cammino dei diritti umani.

Associazione 21 luglio è tra i nuovi fellow Ashoka!

Associazione 21 luglio è stata riconosciuta come agente del cambiamento e con il Presidente Carlo Stasolla entra ufficialmente nella comunità degli Ashoka Fellow Italiani. La presentazione a Roma il 22 marzo.
Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio, entra a far parte della comunità degli Ashoka Fellow Italiani in quanto innovatore sociale che, attraverso l’organizzazione di cui è a capo, ha prodotto un cambiamento ad alto impatto nel settore in cui opera.

Le cerimonia di riconoscimento

“Risposte concrete ai problemi sociali – come gli imprenditori sociali cambiano l’Italia”, è questo il titolo della presentazione che si terrà il 22 marzo dalle ore 17 presso il Palazzo Orizzonte Europa in Via Altiero Spinelli, 30, Roma (prenotazioni QUI), durante il quale Carlo Stasolla per Associazione 21 luglio entrerà ufficialmente nella rete di innovatori più grande al mondo. Insieme a lui, quest’anno, Daniel Tarozzi per Italia che Cambia, Massimo Vallati per il Calcio Sociale e Eleonora Voltolina per la Repubblica degli Stagisti.

Il lavoro di Associazione 21 luglio

Il lavoro di Associazione 21 luglio è stato riconosciuto per l’impegno nel trasformare il modo in cui le istituzioni italiane affrontano la marginalizzazione e la segregazione abitativa delle comunità rom. Esso ha l’obiettivo di disseminare un approccio innovativo per coinvolgere i diversi attori – dai decisori politici ai giornalisti, dagli accademici ai professionisti – in un cambio di paradigma che miri a smantellare il “sistema campi rom” di cui il nostro Paese è riconosciuto in Europa come il principale responsabile.

Chi è Ashoka

Ashoka, in Italia dal 2014, è la più grande rete globale di imprenditori sociali che da 37 anni seleziona, forma e connette innovatori sociali di tutto il mondo, per massimalizzarne l’impatto sociale, creare alleanze trasversali e cambiare il sistema nel complesso. Fondata nel 1981, opera in 93 Paesi e conta più di 3.500 Fellows e per il secondo anno consecutivo Ashoka è stata confermata la quinta ONG più influente al mondo per innovazione.

La dichiarazione di Carlo Stasolla

«Riceviamo questo riconoscimento come un grande onore – ha commentato Carlo Stasolla – e come un’ulteriore conferma dell’importanza del nostro lavoro. Sarà un incentivo per continuare con sempre maggiore impegno nella difesa dei diritti umani».
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Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio stampa e comunicazione
Associazione 21 luglio
Tel. 06.64815620 – 388.4867611
Email: stampa@21luglio.org
www.21luglio.org

Mondi di Mamme

"Mondi di mamme": condividere in gruppo l'esperienza genitoriale

Un centro di ascolto, un punto di ritrovo e un momento di confronto. È questo e molto altro l’esperienza avviata con “Mondi di mamme” all’interno del progetto “Bambini al Centro” e sostenuto da Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo e Fondazione con il sud nell’ambito del bando “Infanzia, prima” e con i fondi 8×1000 della Chiesa Valdese.

Il Centro di ascolto “Mondi di mamme”

Il mestiere del genitore è faticoso, spesso complicato, per questo Mondi di Mamme offre l’opportunità di ritrovarsi e condividere in gruppo la propria esperienza genitoriale e i propri dubbi in un clima multiculturale.
Mamme italiane e straniere, provenienti dal quartiere di Tor Bella Monaca e dalla baraccopoli di Salone si incontrano una volta al mese sotto la supervisione di Piero Vereni, antropologo e professore, e ad alcuni facilitatori della Facoltà di Lettere e Filosofia di Roma Tor Vergata. (GUARDA IL CALENDARIO COMPLETO DEGLI INCONTRI DI MONDI DI MAMME).

La testimonianza

«Mi piace frequentare “Mondi di mamme” – ha raccontato Nedziba, mamma di quatto figli e assidua frequentatrice del centro di ascolto – mi ha aiutato a ritrovare la fiducia in me stessa ed è stata un’opportunità per conoscere persone fantastiche. E poi, per un genitore c’è sempre di imparare!».
Guarda il video su Youtube

campagna elettorale

Le nuove strategie dell'odio cavalcano la campagna elettorale

I dati della task force “Hate Speech” e le segnalazioni del “Barometro dell’odio” della campagna “Conta fino a 10” di Amnesty International attivate in questi mesi, confermano quanto emerge dal lavoro di costante monitoraggio dell’Osservatorio 21 luglio: l’odio ha subito un’impennata nel dibattito pubblico italiano, soprattutto in questa fase di campagna elettorale.

I dati emersi

Secondo gli attivisti di Amnesty International il 95% delle dichiarazioni sui social dei politici in corsa alle prossime elezioni politiche  «veicolano stereotipi, sono discriminatorie, razziste o incitano all’odio e alla violenza in campagna elettorale» e sono da attribuire ai tre partiti della coalizione di centrodestra: “Lega Nord (50%), Fratelli d’Italia (27%) e Forza Italia (18%)”.
Il 79% delle dichiarazioni ha come bersaglio i migranti, il 12% veicola discriminazione religiosa, il 5% è rivolta contro i rom e il 4% veicola discriminazioni di genere.
Dati questi sostanzialmente confermati dal monitoraggio straordinario effettuato dall’Osservatorio 21 luglio delle dichiarazioni sulle pagine social di un campione rappresentativo di candidati dal 15 febbraio al 2 marzo 2018 volto a monitorare le dichiarazioni stereotipate e stigmatizzanti o incitanti all’odio e alla discriminazione verso le comunità rom e sinte.

Una nuova strategia dell’odio

Il monitoraggio effettuato nel periodo elettorale  dall’Osservatorio 21 luglio ha confermato, lo spostamento rilevato in questi anni, da un linguaggio manifestamente discriminatorio e incitante all’odio ad un utilizzo di affermazioni borderline, che denota una strategia comunicativa, più o meno cosciente, degli attori politici nazionali e locali.
Infatti, le dichiarazioni monitorate hanno confermato l’aumento al ricorso dei discorsi stereotipati, fenomeno che di per sé potrebbe rappresentare un trend positivo se confermato. Tuttavia tale tendenza da una parte va a nutrire e alimentare il substrato culturale su cui si radicano gli episodi di incitamento alla discriminazione e/o all’odio, dall’altra colloca i produttori di tale linguaggio al di fuori dell’ambito passibile di sanzione.

Confini al centro

Confini al centro – verso una nuova giustizia sociale

“Confini al centro, verso una nuova giustizia sociale”, è questo il titolo scelto per il Convegno che si terrà a Roma dall’11 al 13 maggio per aprire un confronto sui temi della povertà urbana e educativa, su migrazione ed esclusione sociale. (VISITA IL SITO DELLA CONVENTION). Nell’Italia del post-elezioni noi ricominciamo dalle periferie.

La Convention

Per parlare di questi argomenti e ripensare le città in modo da riportare al centro le periferie ricominceremo da Tor Bella Monaca, quartiere ad est della città di Roma.
Qui, presso l’Auditorium Ennio Morricone dell’Università di Tor Vergata, avrà luogo la tre giorni di “Confini al Centro”, Convention organizzata da Associazione 21 luglio, Università di Roma Tor Vergata e Reyn – Romanì Early Years Network.
Sono oltre 30 i relatori che condurranno il dibattito tra giornalisti, accademici, e attivisti. Porteranno il poprio prezioso contributo ONG internazionali, oltre che le tante associazioni del territorio che si spendono quotidianamente per dare una risposta al disagio e offrire un’alternativa. (LEGGI IL PROGRAMMA COMPLETO).
Ogni partecipante sarà chiamato a prendere parte attivamente, offrendo il suo contributo e collaborando per la redazione di un documento finale che riporti raccomandazioni e intenti emersi durante il Convegno. Per garantire uno svolgimento ottimale dei gruppi di lavoro, “Confini al Centro” è pensato per essere un convegno a numero chiuso ed è obbligatoria l’iscrizione. (CLICCA QUI PER L’ISCRIZIONE).

Cittadinanze ai margini

Cittadinanze ai margini ed esclusione sociale rappresentano le sfide fondamentali degli anni a venire con le quali il prossimo governo non potrà fare a meno di confrontarsi. La segregazione sociale si declina ormai in forme molteplici: baraccopoli e “campi rom”, centri di accoglienza per migranti e richiedenti asilo, quartieri ghetto, sono tutte facce diverse della stessa medaglia.

Obiettivi

Obiettivo della Convention è quello di analizzare le cause e gli effetti delle diverse forme di povertà urbana per promuovere linee di orientamento in grado di offrire soluzioni alternative realmente efficaci che pongano al centro l’individuo, i diritti umani fondamentali e la lotta ad ogni forma di disuguaglianza e discriminazione.

Segui l’hashtag

Per restare aggiornato nei prossimi mesi segui l’hashtag #ConfiniAlCentro
 

8 marzo

L'8 marzo a Tor Bella Monaca: le donne di "Mondi di Mamme" si raccontano

L’8 marzo a Tor Bella Monaca sarà una giornata dedicata alle donne del quartiere. Saranno loro, infatti, a intervenire, raccontare le proprie storie e riflettere sul palco dell’Auditorium di Lettere e Filosofia presso l’Università di Roma “Tor Vergata”. L’evento #DonneDavvero avrà luogo a partire dalle 10 di mattina e avrà inizio con l’incontro tra gli studenti delle scuole del quartiere e dell’Università sui temi dell’emancipazione e della giustizia sociale.
Saranno presenti rappresentanti istituzionali, come l’Assessore alle Politiche Sociali e Pari Opportunità e il Presidente del Municipio Roma VI Le Torri. La giornata proseguirà con le letture e i racconti delle residenti del quartiere, per concludersi poi con il dialogo teatrale “Donna per cinque minuti” seguito dall’intervento musicale dell’artista romana e rapper Huntress D.

Le donne di mondi di mamme

Le donne del quartiere che si racconteranno sono le protagoniste del progetto di Associazione 21 luglio “Mondi di Mamme”: Miriana, Irina, Dzemila, Lucy e le altre si apriranno al pubblico, riportando aspetti della propria vita privata e professionale.
“Mondi di Mamme”, parte del progetto Bambini al Centro, è uno spazio multiculturale per mamme con differenti retroterra, legate l’un l’altra dalla comune esperienza della maternità e desiderose di condividere strategie di accudimento, dubbi, problemi e soluzioni, con altre mamme. Gli incontri sono mensili e sono aperti a tutte le donne del quartiere di Tor Bella Monaca e della baraccopoli di Salone. (Leggi di più e guarda il calendario degli incontri qui).
#DonneDavvero è organizzato dalla Commissione Elette e Pari Opportunità del Municipio Roma VI delle Torri, dall’Università di Roma “Tor Vergata” e dal Polo ex Fienile.
Vi aspettiamo l’8 marzo, dunque, per parlare e riflettere insieme di parità di genere, scelte di vita, impegno civile.
SCARICA LA LOCANDINA

biblioteca del giocattolo.

Biblioteche del giocattolo a Roma e Mazara: il primo mese di vita

Giardinaggio urbano, origami, laboratori di maschere: la biblioteca del giocattolo a Roma, così quella di Mazara del Vallo, compiono il loro primo mese di vita.

La toy library di Roma

«Quando possiamo tornare?» chiede Marta alle educatrici presenti presso la biblioteca del giocattolo di Cubo Libro, nel quartiere di Tor Bella Monaca.
Siamo a Roma, in uno dei quartieri della periferia urbana. È qui che è stato inaugurato il 20 gennaio scorso, uno spazio di contrasto alla povertà educativa, in cui adulti e bambini possano accedere gratuitamente a giocattoli, libri e attività ludiche. Marta è la mamma di uno dei 17 minori che ad oggi frequentano la biblioteca del giocattolo romana. I bambini, dai 10 mesi di vita ai 10 anni, vivono con entusiasmo e meraviglia i momenti offerti dalla biblioteca del giocattolo.
«Che magia!», esclama a fine giornata Gioele, un bambino di 6 anni, incantato dall’origami che ha appena terminato di realizzare con l’aiuto di educatori attenti e qualificati.

La toy library di Mazara

«Figo questo posto!» esulta Serena – 10 anni – appena varca la soglia dell’altro spazio TOY, quello della Casa della Comunità Speranza a Mazara del Vallo. Qui, presso la biblioteca del giocattolo, i minori iscritti sono 14.
«Che belle modalità educative», afferma Teresa, una delle mamme presenti, riferendosi all’approccio ludico tramite cui gli educatori trasmettono ai minori senso civico, il rispetto per l’altro, l’amore per i libri.
«Biblioteca del giocattolo» racconta Francesca Petrucci, coordinatrice del progetto TOY for inclusion «vuol dire opportunità di incontro e scambio tra piccoli e grandi, di tutte le origini, attraverso la spensieratezza e la leggerezza del gioco. Vuol dire senso di comunione nel quartiere, di appartenenza, di inclusione. Per tutti, per coloro che non hanno la possibilità di acquistare giochi, per i più curiosi, per chi ama condividere, per chi pensa che la cultura possa cambiare la vita delle persone».
Per maggiori informazioni:
SCARICA LA LOCANDINA – MAZARA DEL VALLO
SCARICA LA LOCANDINA – TOR BELLA MONACA, ROMA

IL PROGETTO TOY IN EUROPA
IL PROGETTO TOY IN ITALIA
 

casapound

Per Casapound curare rom e immigrati è una spesa inutile

«Abbiamo su tutto il territorio il problema con gli immigrati, con persone irregolari, con i roghi tossici….Pensiamo alla sanità, a quanto sono congestionati i nostri pronto soccorso. Casapound Italia attraverso l’introduzione di pronti soccorso light per i codici bianchi e i codici verdi vorrebbe decongestionare i pronto soccorso (…) e soprattutto ci chiediamo tutti gli sprechi a favore di immigrati, rom e clandestini per le loro cure potrebbero essere tutti dirottati per gli italiani. Bisogna ridurre assolutamente le spese inutili per fare prestazioni anche di un certo livello verso i clandestini, gli immigrati e i rom che non contribuiscono in nessun modo alla spesa totale sanitaria, non contribuiscono nè con le tasse nè in altro modo. Quindi per noi anche nella sanità prima gli italiani» (questo il link all’intervista).
Questo è stato l’incipit delle dichiarazioni rilasciate da Mauro Antonini leader di Casapound alla trasmissione Centro Suono Sport “Mettiamoci una croce” in data 19.02.2018

Perché la segnalazione

L’intervento del Candidato alla Regione Lazio, Mauro Antonini, ha richiamato immediatamente l’attenzione dell’equipe di lavoro dell’Osservatorio 21 luglio che ha segnalato le dichiarazioni agli organi competenti, per la rilevante gravità delle dichiarazioni sopra riportate, perché in netto conflitto con il diritto costituzionale, interno ed internazionale in materia di tutela alla salute e  in materia di non discriminazione. Secondo il rappresentante di Casapound, infatti, il diritto di accedere alle cure mediche e all’assistenza sanitaria dipenderebbe dall’origine etnica e razziale delle persone.

L’Osservatorio

L’Osservatorio 21 luglio svolge una costante e scrupolosa attività di monitoraggio per tenere traccia degli “hate speech” e attivare misure correttive volte alla decostruzione degli stereotipi e dei pregiudizi che coinvolgono autorità, esponenti pubblici e media.

Convegno.

Riconoscimento rom e sinti: un Convegno apre il confronto sulle priorità di oggi

Rivendicazioni di diritti e rivendicazioni di identità: tra queste due polarità si è sviluppato il Convegno presso il Senato della Repubblica “Riconoscimento tutela e promozione sociale delle comunità rom e sinte in Italia. Quali azioni promuovere?”.

Aperto un dibattito nazionale

L’evento, organizzato su iniziativa della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, Associazione 21 luglio e l’International Centre of Interdisciplinary Studies on Migration dell’Università del Salento, ha dato il via a un dibattito nazionale sulle proposte di legge per il riconoscimento di rom e sinti in Italia.
Durante il Convegno, diverse posizioni si sono confrontate apertamente e in modo costruttivo, tutte unite dall’urgenza di combattere l’esclusione sociale e la discriminazione cui sono esposti molti rom e sinti in Italia.
Diversi sono invece gli approcci e le aree di intervento individuate: dal riconoscimento istituzionale dello sterminio dei rom e sinti durante il nazi-fascismo, al riconoscimento della minoranza linguistica parlante il romanès, al riconoscimento dei diritti fondamentali.
«L’ostilità nei confronti di rom, sinti e camminanti nasce da molte motivazioni – ha sottolineato il Presidente della Commissione diritti umani del Senato, Luigi Manconi – una di queste è la cancellazione della loro storia. Pochi conoscono il numero dei morti rom e sinti nei campi di concentramento. È necessario riconoscere la dignità storica di questi gruppi».

Quali priorità?

«Tutte le battaglie sono legittime, ma è necessario capire quali sono le priorità oggi in Italia, nel “paese dei campi” – ha affermato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – bisognerà scegliere se continuare ad affrontare la questione ponendo al centro l’esistenza di una presunta e omogenea minoranza culturale o se porre al primo posto il problema dell’esclusione sociale, frutto della discriminazione etnica subìta da 28.000 rom e sinti presenti negli insediamenti formali e informali».
(Per i dati sui rom in emergenza abitativa in Italia, consulta il Rapporto Annuale 2016).
Quali sono le priorità che il Governo dovrà considerare nella stesura della Strategia Nazionale di Inclusione 2020? Quali conseguenze avranno sulla vita degli interessati le diverse proposte di legge?
Il Convegno ha iniziato a tracciare delle risposte a tali domande, essenziali per il futuro dei diritti umani dei rom e sinti in Italia.
Qui, la registrazione completa del Convegno.
A breve, gli atti del Convegno sul sito 21luglio.org

Strategia Nazionale.

Superare lo “strabismo etnico” per superare i “campi rom”. Verso una nuova Strategia Nazionale

Abstract dell’intervento di Carlo Stasolla (Presidente Associazione 21 luglio Onlus) in programma nel Convegno “Riconoscimento, tutela e promozione sociale delle comunità rom e sinte in Italia. Quali azioni promuovere?“, previsto per il 20 febbraio, presso la Sala degli Atti Parlamentari, Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, Piazza della Minerva 38, Roma. (SCARICA LA LOCANDINA)
La “Strategia Nazionale per l’Inclusione dei rom 2012-2020” ha rappresentato sicuramente un importante spartiacque, un punto di non ritorno che, dopo le drammatiche conseguenze del triennium horribile dell'”Emergenza Nomadi”, assume un valore e un significato ancora più importante. Eppure ogni volta, come accadeva anche nel passato, quando si giunge alla prova dei fatti e ci scontriamo con la realtà, si rivive l’ennesima frustrazione del fallimento e del ritrovarsi nel punto di partenza. Nelle parole abbiamo sicuramente registrato dei passi in avanti ma nella prassi fatichiamo a dare concretezza a propositi e obiettivi.

Il “peccato originale” della Strategia

Questo perché esiste un peccato originale che ha una genesi antica ma che nel 2012, anno della presentazione della Strategia Nazionale per l’inclusione dei rom, è rimasto intatto. Abbiamo assunto la Strategia Nazionale come bussola ideale ma non abbiamo mai smesso di utilizzare un “approccio culturalista” che nel tempo ci ha provocato una grave forma di “strabismo” facendoci dirottare verso una pericolosa “deriva etnica”.
Si comprende bene come dal 2012 ad oggi le principali azioni condotte a livello istituzionale e le proposte legislative non abbiano posto al centro il superamento dei mega insediamenti monoetnici, azioni di contrasto alla povertà estrema e alla discriminazione, o la lotta alle azioni di sgombero forzato e alla violazione dei diritti fondamentali. Abbiamo piuttosto assistito a proposte per il riconoscimento linguistico, per salvaguardare la realizzazione di micro aree nel Nord Italia dove insistono dignitose case mobili, per tutelare specifiche tradizioni artistiche. Battaglie legittime ma che nell’Italia segnata da 150 baraccopoli istituzionali, non possiamo sicuramente considerare prioritarie!

Le comunità rom e sinte in Italia

In una revisione della Strategia Nazionale, prevista nel 2020, andrà posta al centro la parola “diritti fondamentali” e, in termini di “diritto all’inclusione”, alla base dell’azione della Strategia, sarà doveroso disegnare una mappa dell’esclusione sociale vissuta dalle comunità rom. Da questo punto di vista in Italia non esistono, come in altri Paesi, sfumature ma due grossi blocchi distinti. Esistono comunità “a rischio discriminazione” e comunità “discriminate”; comunità “a rischio esclusione sociale” e comunità che da generazioni vivono sulla loro pelle la segregazione abitativa e la marginalizzazione sociale. Non tutte subiscono con la medesima intensità, l’ostilità e l’avversione. Non tutte vedono le loro istanze rappresentate nelle opportune sedi istituzionali.
A un estremo troviamo rom e sinti di antica immigrazione che da Nord a Sud hanno raggiunto un sufficiente o alto livello di inclusione sociale. Con una forte capacità di rappresentanza – attraverso soggetti e organizzazioni che da decenni si muovono nel panorama nazionale – hanno strumenti per sostenere istanze e portare la loro voce presso le istituzioni nazionali ed europee. All’altro estremo 28.000 rom, i “senza voce”, in prevalenza di nazionalità straniera, in uno stato di povertà, marginalità, segregazione all’interno di insediamenti che altro non sono che baraccopoli. Sono loro, proprio perché “ipervisibili” le principali vittime della discriminazione e della segregazione istituzionale, delle frasi d’odio e delle azioni xenofobe. E’ anzitutto per loro che l’Europa ci ha chiesto una Strategia Nazionale, perché vittime di una Nazione denominata il “Paese dei campi”.

Come definire le questioni prioritarie

Nella nuova Strategia 2020, e in tutte le future proposte legislative che si andranno a proporre, dovemmo finalmente affrontare di petto questioni prioritarie che non sono certamente legate ad una sola salvaguardia culturale o linguistica. Questo richiede lo sforzo di non considerare più i rom, i sinti e i caminanti come una unica specificità culturale e linguistica, ma come una pluralità di individui e comunità, alcuni dei quali vittime di una sistematica discriminazione istituzionale che ha trovato la sua espressione architettonica nei mega insediamenti monoetnici. La Strategia deve parlare la lingua dell’“inclusione” e ha quindi il dovere di definire priorità di intervento adoperandosi in primis a favore di quelle comunità rom che sono le più svantaggiate di altre a causa di azioni discriminatorie e della condizione socio-economica nelle quali sono intrappolate.
E questo non solo perché ce lo chiede l’Europa.
di Carlo Stasolla

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