approccio culturalista.

Etnicizzare il sociale, rischi e contraddizioni di un approccio culturalista

Abstract dell’intervento di Antonio Ciniero (Università del Salento) in programma nel Convegno “Riconoscimento, tutela e promozione sociale delle comunità rom e sinte in Italia. Quali azioni promuovere?“, previsto per il 20 febbraio, presso la Sala degli Atti Parlamentari, Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, Piazza della Minerva 38, Roma. (SCARICA LA LOCANDINA)
La questione di chi possa essere o meno considerato rom non ha una soluzione condivisa, né sul piano degli studi scientifici, né su quello della definizione politico-legislativa. Non esistono criteri oggettivi per determinare chi sia rom e chi non lo sia: esistono paesi in cui i rom sono riconosciuti come minoranza e altri in cui non lo sono; non tutti coloro che si autodefiniscono o sono definiti rom parlano la stessa lingua, o condividono una religione comune; inoltre i gruppi rom hanno provenienze geografiche diverse, così come molto diverse sono le condizioni socio-economiche o i livelli di scolarizzazione. Anche i tassi di partecipazione alla vita politica dei paesi nei quali vivono cambiano sensibilmente, sia in termini di partecipazione attiva che passiva (Bačlija, Haček, 2012; McGarry, Timofey, 2014).

Cos’è la “cultura rom”?

Nonostante questa varietà, considerare i rom come appartenenti a gruppi etnici e/o con caratteristiche culturali comuni, più o meno rigidamente definite, è stato e continua ad essere un approccio piuttosto diffuso in parte della letteratura sul tema e, soprattutto, nell’azione politica che le istituzioni pubbliche mettono in campo. Sul piano sociale e culturale, il processo di costruzione di un’immagine più o meno omogenea – in alcuni casi essenzialista – con cui viene identificata la cultura rom, iniziato nel Settecento con la diffusione delle teorie sull’origine indoariana del romanes,  continua ancora oggi a condizionare il discorso pubblico sui rom (Sigona, 2006). È un discorso alla cui formazione partecipano, a diversi livelli, molti attori: politici, rappresentanti istituzionali, attivisti, associazioni, media, artisti e rappresentanti delle élites romanì (McGarry, 2014), che veicolano, a seconda dei casi, immagini con cui identificare la cultura rom: devianza, precarietà economica, disagio abitativo, ma anche rivendicazione in positivo di aspetti legati dell’uso del romanes, al mito fondativo della comune discendenza indoariana di tutti i rom o alle rappresentazioni artistiche, elementi parziali sui quali si basa, di volta in volta, la rappresentazione complessiva della storia, dell’identità e della cultura romanì (Daniele, 2010), lasciando da parte, tra l’altro, tutti gli aspetti di negoziazione dinamica dei singoli nella sfera pubblica e anche in quella privata (Benhabib, 2002).

Approccio culturalista e azione politica

Questo tipo di definizione culturalista dei rom, in Italia più che altrove, ha influenzato l’azione politica delle istituzioni pubbliche e delle organizzazioni sociali. È il caso delle leggi regionali che dagli anni Ottanta hanno istituito in diverse regioni italiane aree sosta da destinare alla residenza esclusiva dei rom, o anche l’istituzione negli anni Settanta delle classi lacio drom. Il condizionamento culturalista dell’azione politica non è solo un retaggio del passato. Per fare un esempio, ancora nel 2016, nella Strategia per l’integrazione dei Rom, Sinti e Caminanti della Regione Emilia Romagna, si legge, riguardo al tema del lavoro: la cultura zingara non appare generalmente compatibile con un inserimento occupazionale basato su una prestazione lavorativa giornaliera da portare avanti secondo un numero costante di ore alle dipendenze di terzi (p. 45). Il condizionamento culturalista si ripropone, inoltre, in maniera preponderante nella proposta di legge “Norme per la tutela e le pari opportunità della minoranza storico-linguistica dei Rom e dei Sinti”, in particolare quando si fa riferimento alle forme dell’abitare e ai dispositivi di discriminazione positiva previsti esclusivamente per Rom e Sinti per favorire l’accesso all’alloggio (artt. 26, 27, 28, 29 e 30) e, anche se con minore enfasi, quando affronta il tema del lavoro (art. 31).
Tra le ricadute maggiormente contradditorie di questo tipo di impostazione, c’è la ridefinizione, su un piano di presunte differenze culturali, di ciò che in molti casi è invece conseguenza di diseguaglianze sociali, reiterate per generazioni, in parte incentivate o mantenute proprio dagli interventi politici.
I processi di esclusione sociale di cui parte dei rom è vittima è, in primo luogo, una questione di politica sociale e come tale dovrebbe essere affrontata, non in termini etnico-culturali, anche perché, evidenze storiche ci dicono che processi di inclusione sociale positiva si sono registrati proprio laddove non è stata creata politicamente “una questione rom”. Il caso di alcuni gruppi rom dell’Italia meridionale è a tal proposito emblematico.

Culturalismo e relazioni sociali

In diversi territori dell’Italia meridionale, che registrano presenze rom già a partire dal 1500, si sono rilevati processi di inclusione sociale positiva proprio laddove sono stati assenti dispositivi politici o giuridici che tendevano a separare i rom dal resto della popolazione (Pontrandolfo, 2013; Ciniero, 2017).  Inoltre, aspetto non secondario, sul piano dei rapporti e delle interazioni sociali, la mancata definizione politica e giuridica di una differenza della quale i rom sarebbero portatori rispetto al resto della popolazione ha anche facilitato le possibilità di confronto e scambio tra rom e non rom.  Ha fatto sì che l’identità e l’appartenenza culturale, fossero, a seconda dei casi, negoziate, rivendicate o anche rifiutate, ma sempre all’interno di relazioni individuali, famigliari e sociali. Le relazioni sociali, individuali e famigliari, sebbene esercitino delle forme di condizionamento (legate al reddito, al genere, all’età, all’estrazione sociale) sulla vita dei singoli, non hanno la possibilità di tradurre, sul piano politico, tali forme di condizionamento, come invece avviene quando sono le leggi a sancire e reificare una differenza che inevitabilmente produce effetti sociali.
La costruzione identitaria e l’appartenenza culturale, svincolata da politiche etniche, diviene in primo luogo una questione di scelta personale, un’elaborazione individuale complessa, processuale e articolata, che è facilitata nell’avere tali connotazioni proprio perché non è ingabbiata nelle anguste maglie definitorie di una legge o di un insieme di provvedimenti amministrativi.
di Antonio Ciniero
Riferimenti bibliografici
Bačlija I., Haček M., 2012, Minority Political Participation at the Local Level: e Roma, in International Journal on Minority and Group Rights, n. 19, 53–68.
Benhabib S., 2002, The Claims of Culture: Equality and Diversity in the Global Era, Princeton University Press, Princeton.
Ciniero A., 2017, Mascarimirì, come legge! Percorsi scolastici, identità e rielaborazione delle appartenenze culturali nel racconto intergenerazionale di una famiglia rom dell’Italia meridionale. Note su un’indagine in corso, in Rivista di Storia dell’Educazione, v. 1, n. 1, giugno 2017. pp. 31-49
Daniele U., 2010, Zingari di carta. Un percorso nella presa di parola rom ai tempi dell’emergenza, in Zapruder, n. 21, Odradek, Roma, pp. 57-72.
McGarry A. (2014), Roma as a political identity: Exploring representations
of Roma in Europe, in Ethnicities, Vol. 14(6) 756–774.
McGarry A, Timofey A. (2014), Unpacking the Roma Participation Puzzle: Presence, Voice and Influence in Journal of Ethnic and Migration Studies, Vol. 40, No. 12, 02.12.2014, p. 1972-1990.
Pontrandolfo, S.. 2013. Rom dell’Italia meridionale, Roma: CISU.
Piasere L., 2004, I rom d’Europa. Una storia moderna, Editori Laterza, Roma-Bari.
Sigona N., 2006, Locating the “Gypsy problem”. The Roma in Italy: Stereotyping, Labelling and Nomad Camps, Journal of Ethnic and Migration Studies, Vol. 31, n° 4, p. 741-756.
 

martedì grasso

Amarò Foro festeggia il martedì grasso a Tor Bella Monaca

L’equipe di Amarò Foro ha festeggiato il martedì grasso partecipando al Carnevale Popolare di Tor Bella Monaca organizzato da Cubo Libro e e El Chentro Sociale  con la partecipazione di Los Adoquines de Spartaco.

Il Carnevale popolare di Tor Bella Monaca

Giunto alla sua sesta edizione, i festeggiamenti si sono aperti con la consueta sfilata attraverso il quartiere della Murga Los Adoquines de Spartaco – un tripudio di colori, musica e danza – e sono proseguiti in Largo Mengaroni dove le famiglie e i bambini del quartiere si sono incontrate e hanno condiviso insieme giochi e lanci di stelle filanti e coriandoli. Last but not least…l’esibizione di un’artista di strada che ha concluso i festeggiamenti in maschera.

La festa più colorata dell’anno

Tanti i bambini e le bambine che erano presenti in piazza, tutti rigorosamente mascherati, per celebrare la festa più colorata dell’anno. Il Carnevale è una delle espressioni più autentiche della tradizione popolare del nostro Paese, un momento fondamentale ed estremamente pedagogico per i più piccoli, che viene festeggiato con centinaia di celebrazioni in tutte le parti d’Italia, dal nord al sud, alle isole. La fantasia, l’energia, la spontaneità e le creatività popolari trovano espressione da sempre in questo evento, portando la sua  potenza simbolica ben al di là della semplice festa.
 

sgombero forzato

Sgombero forzato per 250 rom. Associazione 21 luglio: «grave violazione dei diritti fondamentali»

Associazione 21 luglio condanna con fermezza lo sgombero forzato che ha coinvolto 250 persone di origine rom avvenuto questa mattina a Roma: «ennesima ferita di una città incapace di dare risposte».
Roma, 13/2/2018. Sono iniziate all’alba di questa mattina le operazioni di sgombero forzato di 250 persone di origine rom – tra cui circa 130 minori, donne incinte e anziani – che occupavano lo stabile di via Tiburtina 781 a Roma, un capannone industriale di proprietà della Società Romana Tiburtina Immobiliare S.p.A.
Le forze dell’ordine, un dispiego di Polizia Municipale, Carabinieri e Polizia di Stato, si sono presentate in tenuta antisommossa e hanno iniziato le operazioni di sgombero in evidente violazione degli obblighi internazionali e senza rispettare alcuna delle garanzie procedurali in materia di sgomberi previste dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite, in parte fatte proprie dal Decreto Minniti (legge 48/2017). L’operazione non è stata infatti preceduta da alcuna notifica scritta alle famiglie e – soprattutto – non è stata fornita alcuna soluzione abitativa alternativa.
I residenti, di origine rumena, abitavano nello stabile da circa un anno e provenivano da ripetuti sgomberi di insediamenti informali. Nel 2017 sono state 33 le operazioni di sgombero forzato a Roma, che hanno coinvolto 557 persone, tutte appartenenti alla comunità rom.
Come denuncia da sempre Associazione 21 luglio, gli sgomberi forzati non fanno che aggravare le condizioni di vulnerabilità delle persone coinvolte e, oltretutto, interrompono irrimediabilmente il percorso scolastico dei minori coinvolti. Numerosi infatti le bambine e i bambini sgomberati oggi che frequentavano le scuole del quartiere (Istituto Comprensivo di Via Cortina e Istituto Comprensivo Palombini) e che difficilmente riusciranno a riprendere gli studi con regolarità.
Si tratta del primo sgombero forzato dopo quello di Piazza Indipendenza e dopo la circolare del Ministero dell’Interno – la n. 11001/123/11(1) – nella quale si ribadisce la necessità di tutelare i nuclei familiari più vulnerabili e in condizioni di grave disagio economico.
«Dopo il giusto clamore suscitato lo scorso agosto dallo sgombero di Piazza Indipendenza – ha sottolineato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – si prova amarezza nel constatare il silenzio che ha accompagnato lo sgombero odierno. Quella di oggi è una gravissima violazione dei diritti fondamentali – aggiunge – che provoca un’ennesima ferita nel corpo di una città incapace di ascoltare e di dare risposte a fasce di popolazione doppiamente discriminate: perché povere, perché di etnia rom».
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Elena Risi
Ufficio stampa e comunicazione
Associazione 21 luglio
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Jhon Cabot

Lezione sui matrimoni precoci alla John Cabot University

Associazione 21 luglio è stata invitata a parlare di matrimoni precoci presso l’Università John Cabot, istituzione universitaria e punto di riferimento per gli studenti americani a Roma.
Nel corso dell’evento, sono stati presentati i risultati dell’indagine “Non ho l’età“, ultima ricerca di Associazione 21 luglio incentrata sul tema dei matrimoni precoci all’interno delle baraccopoli romane.

I matrimoni precoci e la politica dei “campi”

Durante l’iniziativa alla John Cabot, Associazione 21 luglio ha avuto l’opportunità di raccontare a un ampio pubblico cosa significhi, per una giovane donna, vivere in una baraccopoli, in che modo l’esclusione sociale si intrecci alle scelte matrimoniali e perché il fallimento dell’esperienza scolastica faciliti la precocità delle unioni.
(Sul tema della scolarizzazione dei minori rom in emergenza abitativa, consulta il Report “Ultimo Banco“).
«Nelle baraccopoli da noi studiate, il tasso dei matrimoni precoci si attesta al 77%. Si tratta di un fenomeno fortemente connesso all’esclusione sociale vissuta da chi cresce in baraccopoli, piuttosto che a fattori culturali come generalmente si pensa» ha affermato Angela Tullio Cataldo, ricercatrice di Associazione 21 luglio.
Ad introdurre i lavori, Isabella Clough Marinaro, Chair of the Department of Modern Languages and Literature dell’Università John Cabot, la quale ha illustrato l’evoluzione della politica dei “campi” in Italia, dagli anni ’80 ad oggi.
(Sul tema della politica dei “campi”, leggi il nostro ultimo Rapporto Annuale).

Non solo esclusione sociale

I partecipanti all’evento, tra cui molti studenti della John Cabot, hanno assistito alla proiezione di video-pillole “Rom, cittadini dell’Italia che verrà”, brevi e delicate incursioni nella vita ordinaria di alcuni rom, simbolo di un’inclusione possibile e di successo: contrariamente allo stereotipo secondo il quale vengono normalmente rappresentate le comunità rom, la narrazione non si esaurisce solo a coloro che vivono in condizioni di segregazione estrema all’interno dei cosiddetti “campi”, ma include anche numerose storie di cittadini comuni.
A chiudere l’evento, la preziosa testimonianza di Driton Berisha, Project Coordinator presso la NGO Kosova Education Centre, da anni impegnato nella prevenzione dei matrimoni precoci: «In quanto rom, ho vissuto ed assistito a molte delle situazioni riportate nell’indagine “Non ho l’età”. La situazione in Kosovo è molto simile a quella raccontata nel report. E anche nel nostro caso, la lotta alla povertà educativa si è rivelata essere la chiave fondamentale di contrasto a tali pratiche».

OSCAD

Pubblicati i dati OSCAD sui reati di matrice razzista

L’OSCAD, Osservatorio per la Sicurezza contro gli Atti Discriminatori, costituito nel 2010 presso l’Ufficio di staff del Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza – Direttore Centrale della Polizia Criminale, lo scorso 15 gennaio ha reso pubblici per la prima volta  i dati sulle segnalazioni ricevute relative a discriminazioni e ai reati di matrice discriminatoria dalla sua costituzione sino al 31 dicembre 2017.

Tutti i dati

In poco meno di sei anni sono state 2030 le segnalazioni ricevute: di queste 1036 son state riconosciute come reati di matrice discriminatoria di cui 272, ossia il  26%, concernenti il web.
Riguardo l’ambito discriminatorio, oltre la metà delle segnalazioni ricevute, ossia il 51,5 % (1046 segnalazioni su un totale di 2030), sono riferite all’ambito “razza/etnia” riscontrando un ulteriore aumento percentuale per i reati accertati: infatti, ben il 60% (622 casi su 1036) dei reati di matrice discriminatoria sono dovuti all’origine o provenienza della vittima.
Infine, nel solo corso dell’anno 2017 l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD) ha ricevuto complessivamente 128 segnalazioni, di cui 61 attinenti all’ambito discriminatorio razza/ etnia. Di quest’ultime, in linea con la casistica registrata dall’Osservatorio 21 luglio, risultano 2 gli episodi discriminatori avvenuti nei confronti di persone rom.

La fonte

Per visionare  i Dati dell’OSCAD clicca QUI.

Giornata della Memoria.

Giornata della Memoria: urgente e doveroso riconoscimento Porrajmos


Il 27 gennaio ricorre la Giornata della Memoria, ma lo sterminio degli almeno 500 mila rom e sinti vittime del “Porrajmos” durante il nazi-fascismo resta ancora oggi privo di riconoscimento istituzionale. Associazione 21 luglio: «Riconoscimento urgente e doveroso».

Roma, 26/1/2018. Si celebra domani 27 gennaio la Giornata della Memoria, una ricorrenza istituita in Italia con la legge n.211/2000 in ricordo delle vittime perseguitate e uccise nei campi di concentramento e sterminio durante il nazi-fascismo. Manca tuttavia un riconoscimento ufficiale degli almeno 500 mila rom e sinti caduti per mano di questi regimi, un genocidio – ricordato in lingua romanès con i termini “Porrajmos” (grande divoramento”) e “Samudaripen” (“tutti morti”) – perpetrato per ragioni puramente razziali e rimasto a tutt’oggi una pagina di storia da molti rimossa.

Porrajmos, il mancato riconoscimento

In vista di questa Giornata sono iniziate celebrazioni, commemorazioni e dibattiti ma l’amnesia relativa allo sterminio di queste comunità resta una profonda lacuna soprattutto sul piano politico e istituzionale. Non è stato infatti discusso da questa legislatura il disegno di legge presentato nel 2015 dai senatori Luigi Manconi, Manuela Serra, Francesco Palermo e altri membri della Commissione Diritti Umani del Senato che prevedeva di includere il riferimento allo sterminio di rom e sinti nella legge istitutiva del Giorno della Memoria. Ne consegue che la persecuzione etnica di questi popoli non ha, ad oggi, ricevuto alcun riconoscimento istituzionale.

Associazione 21 luglio celebra il Porrajmos a Gioia del Colle

Associazione 21 luglio, in quanto organizzazione che supporta e tutela comunità in condizioni di segregazione e discriminazione, celebrerà quest’anno la Giornata della Memoria presso Gioia del Colle (BA) dove ha organizzato, in collaborazione con il Comune e l’Associazione Sic! ProgettAzioni Culturali, un convegno dal titolo “Porrajmos. La persecuzione dei rom e dei sinti durante il fascismo” al quale parteciperanno Luca Bravi (università di Firenze), Stefano Pasta (Università Sacro Cuore di Miano), Eva Rizzin (Università di Verona) e Ernesto Grandini (Associazione Sinti di Prato). A seguire verrà rappresentato, presso il Teatro Comunale Rossini, “Il mio inv(f)erno. Vita da zingaro”, uno spettacolo di Maurizio Vacca prodotto da Sic! ProgettAzioni Culturali e Comune di Gioia del Colle dedicato alla storia del pugile Johann Trollmann, detto Rukeli, campione e vittima del nazi-fascismo.

Uno spettacolo dedicato a Rukeli

“Il mio inv(f)verno…vita da zingaro” è la storia di un uomo e allo stesso tempo di un intero popolo. La rappresentazione ripercorre infatti non soltanto la deportazione nei campi di concentramento e lo sterminio, ma anche la persecuzione e la discriminazione esacerbata da leggi razziali sempre più dure nei confronti di un popolo di persone degradate dal regime al livello di «non umani».

Il commento di Associazione 21 luglio

«La rimozione dalla memoria collettiva dello sterminio delle comunità rom e sinte durante il nazifascismo è una ferita ancora aperta che spiega bene perché, ancora oggi, queste comunità siano tenute ai margini della vita sociale collettiva – ha sottolineato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – È invece fondamentale riportare quelle comunità rom e sinte che in Italia vivono in condizioni abitative ghettizzanti al centro di azioni politiche inclusive, abbandonando l’approccio pregiudizievole e stigmatizzante. Il riconoscimento del “Porrajmos”, che a questo punto diventa un atto urgente e doveroso, potrebbe rappresentare un’importante tappa in questa direzione».
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Rukeli.

Rukeli eroe e vittima del nazifascismo nello spettacolo di Maurizio Vacca

Il 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria ma manca un riconoscimento ufficiale del genocidio del popolo rom e sinto perpetrato dal regime nazi-fascista: il “Porrajmos” (grande divoramento) o “Samudaripen” (tutti morti), in lingua romanés.

Associazione 21 luglio e la Giornata della Memoria

Associazione 21 luglio celebrerà questa giornata con un convegno “PORRAJMOS. La persecuzione dei rom e dei sinti in Italia durante il Fascismo” presso il Comune di Gioia del Colle. A seguire uno spettacolo dedicato a “Rukeli”, grande campione di boxe e vittima del regime perché appartenente al popolo sinto. La rappresentazione “IL MIO INV(F)ERNO…vita da zingaro” è scritto e diretto da Maurizio Vacca e co-prodotto da Sic! ProgettAzioni Culturali e Comune di Gioia del Colle in collaborazione con l’Università della Terza Età di Gioia del Colle. Le musiche originali saranno affidate al gruppo musicale C.F.F.

Scheda dello spettacolo

(di SIC! ProgettAzioni Culturali)
“IL MIO INV(F)ERNO…vita da zingaro” è la storia di un uomo ed allo stesso tempo la storia di un intero popolo.
Berlino, 1933.
Danzava, lo zingaro. E vinceva. Saltellava, colpiva veloce. Una carriera folgorante.
Campione tedesco dei pesi medi. Dopo sei round l’ariano Witt era a pezzi. In prima fila c’era un gerarca nazista, presidente dell’associazione pugili tedeschi, che ordinò di annullare l’incontro. Il pubblico esplose di rabbia e alla fine il titolo fu assegnato. I nazisti sfiorarono il linciaggio.
Campo di concentramento di Neuengamme, 1943.
Un uomo denutrito con indosso i guantoni da boxe, crolla nel fango. Non è chiaro cosa sia successo: si sa che ci sono stati degli spari. Lo avevano massacrato di botte. Sapendoche era stato un campione, gli infilavano i guantoni e lo facevano a pezzi: «Adesso difenditi, zingaro», gli urlavano le SS. Il suo nome è Johann “Rukeli” Trollmann.
La storia di Johann Trollmann è una delle più straordinarie e meno raccontate del Terzo Reich. Meno raccontate per un solo motivo: “Rukeli” era un sinto. Eppure la vicenda umana e sportiva di “Rukeli” è, con tutto il suo carico di dolore, ingiustizia, discriminazione e razzismo, una vicenda eccezionale ed emblematica. Aveva uno stile all’avanguardia: veloce sulle gambe, quasi danzante, colpi brevi e formidabili. Roba «animalesca», secondo le camicie brune, «effeminata», niente a che vedere con «il vero pugilato ariano». Non era accettabile che un sinto avesse vinto il titolo contro Adolf Witt… una settimana dopo quel 9 giugno in cui “Rukeli” ebbe il titolo, il titolo gli fu tolto. L’affronto di quella vittoria doveva essere vendicato. Fu organizzato un nuovo incontro, questa volta contro Gustav Eder, che successivamente sarà campione europeo: una sconfitta annunciata, anzi preparata con cura.
Proibirono a Trollmann di muoversi dal centro del ring, gli dissero che se avesse «danzato» schivando i colpi gli avrebbero tolto la licenza. Johann doveva perdere, e basta. Johann lo sapeva…e fu l’inizio di un lungo inv(f)erno…
“Rukeli” si presentò sul ring con i capelli tinti di biondo-oro e con tutto il corpo cosparso di farina. Consapevole di andare a farsi massacrare, con questo gesto provocatorio si prese gioco di tutta la retorica del «combattente ariano» con cui la propaganda nazista aveva gonfiato e avvelenato il paese.
Gli anni seguenti furono un rapido viaggio nell’inv(f)erno del nazismo.
I sinti e i rom – che vennero degradati al livello «non-umano» degli ebrei, furono obbligati in molti casi a farsi sterilizzare. Trollmann, nel ’42, venne arrestato dalla Gestapo e deportato nel lager di Neuengamme. “Rukeli” Trollmann, nel 1943, finì nel fango di Neuengamme, con addosso solo i suoi guantoni da boxe.
Con questo spettacolo vogliamo provare ad entrare, in punta di piedi, nella vita di un uomo, nel suo privato, tra i suoi affetti. Ci lasceremo raccontare/cantare la sua vita da coloro che sono stati al suo fianco (una madre silenziosa ma presente, una moglie soggetto delle sue attenzioni). Affetti famigliari, ascesa professionale, vittorie, sconfitte si intrecceranno alle tante storie di un periodo buio della nostra storia; la cronaca degli eventi (politici e sportivi di quel tempo) farà da cornice ad un quotidiano denso di speranze…
Attraverso immagini (libretto di sala realizzato dall’illustratore Valerio Pastore con la tecnica della graphic novel), suoni (colonna sonora originale eseguita dal vivo), testo, racconteremo di un uomo che osò sfidare il regime nazista, consapevole che ciò lo avrebbe pagato a caro prezzo.

biblioteche del giocattolo.

Biblioteche del giocattolo: inaugurate a Roma e a Mazara del Vallo

Sabato 20 gennaio, Associazione 21 luglio ha iniziato una nuova avventura inaugurando le Biblioteche del giocattolo del progetto Toy for Inclusion, luoghi in cui i genitori e i bambini avranno accesso libero e gratuito a giocattoli, libri e a stimolanti esperienze ricreative.
I contesti scelti per realizzare le Toy Libraries sono il quartiere romano di Tor Bella Monaca, in partnership con Cubo Libro, e un comune in provincia di Trapani, Mazara del Vallo, in collaborazione con Casa della Comunità Speranza.

La giornata inaugurale

Lo svelamento della targa della Biblioteca del Giocattolo a Roma


Le due inaugurazioni hanno visto la partecipazione gioiosa ed entusiasta delle famiglie del territorio, della società civile, di volontari e delle istituzioni locali.
Oltre ad offrire momenti di gioco ed esperienze laboratoriali, la giornata di inaugurazione ha rappresentato a Roma anche un’occasione di scambio ed interazione tra i rappresentanti istituzionali e i cittadini di Tor Bella Monaca. Le mamme e i papà hanno avuto l’occasione di condividere momenti di convivialità con il Presidente del Municipio VI Roberto Romanella; con Francesca Filipponi, Assessore municipale alle Politiche Sociali e Sanità, Pari Opportunità, Politiche Abitative e con Alessandro Marco Gisonda, Assessore municipale alla Scuola, Sport, Cultura, Politiche Giovanili, Turismo e Beni Archeologici.  È stato quest’ultimo a svelare la nuova targa della Biblioteca del Giocattolo. Anche l’inaugurazione di Mazara del Vallo ha visto giochi guidati rivolti ai più piccoli, una pesca a sorpresa e la distribuzione di palloncini.

La distribuzione di palloncini nella Biblioteca del Giocattolo a Mazara del Vallo


Le biblioteche del giocattolo sono pensate come spazi ludico-ricreativi riservati a bambini di età 0-8 e alle loro famiglie e vedranno diverse attività rivolte ai più piccoli e non solo. Il personale qualificato sarà infatti a disposizione dei genitori per consigliarli sui giochi, sui testi, sulle attività a seconda delle età e delle esigenze peculiari di ciascun bambino. Anche i nonni, figure di riferimento e depositari di conoscenze e storie di vita, saranno protagonisti assieme ai propri nipotini di attività quali letture ad alta voce e giardinaggio così come di laboratori artistici e culinari.

Le Biblioteche del giocattolo Toy for Inclusion

Con il progetto Toy for Inclusion, finanziato da Open Society Foundations e Unione Europea, Associazione 21 luglio vuole garantire uno spazio sicuro e stimolante rivolto ai bambini e alle loro famiglie, così come offrire ai cittadini uno strumento per costruire attivamente la propria comunità.
L’inaugurazione di questi due spazi costituisce un passo significativo nella storia di Associazione 21 luglio, da sempre, e ancora più da oggi, impegnata nel contrasto della povertà educativa, nella promozione dei diritti dell’infanzia e nel sostegno dell’empowerment degli individui.
Le Biblioteche del giocattolo osserveranno i seguenti orari:
CASA DELLA COMUNITÀ SPERANZA –  Via Pescatori, 10 – Mazara del Vallo
ogni lunedì e mercoledì dalle 16 alle 19
Primo sabato di ogni mese dalle 10 alle 13
CUBO LIBRO – Largo Ferruccio Mengaroni, Tor Bella monaca – Roma
ogni sabato dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19
ultima domenica di ogni mese dalle 10 alle 13
Per maggiori informazioni:
SCARICA LA LOCANDINA – MAZARA DEL VALLO
SCARICA LA LOCANDINA – TOR BELLA MONACA, ROMA

IL PROGETTO TOY IN EUROPA
IL PROGETTO TOY IN ITALIA

Cosenza.

Sgombero Cosenza, organizzazioni inviano appello al sindaco

In seguito alla deliberazione n.128 del 17 ottobre 2017 per la demolizione e lo sgombero dell’insediamento di via Reggio Calabria a Cosenza, il Mo.C.I., Associazione 21 luglio Onlus e Un Mondo di Mondi congiuntamente all’attivista rom Enzo Abruzzese, hanno inviato una lettera di preoccupazione al sindaco Mario Occhiuto e al prefetto Gianfranco Tomao.
Nel documento viene evidenziato come all’interno dell’insediamento siano ancora attualmente residenti 10 famiglie rom in condizioni di grave vulnerabilità per le quali, senza una soluzione abitativa condivisa con le famiglie che garantisca il diritto ad un alloggio adeguato, lo sgombero rappresenterebbe un ulteriore aggravamento della situazione di fragilità sociale in cui versano.

I precedenti

Gli scriventi sottolineano come già dal 2012 l’area è sotto l’attenzione dell’amministrazione che nello stesso anno ne aveva disposto un sequestro preventivo tramite l’autorità giudiziaria nonostante fosse abitata da numerosi nuclei famigliari di cittadinanza italiana appartenenti alla comunità rom in condizioni di disagio economico sociale. Da allora non solo non è stata attuata alcuna azione di supporto per la risoluzione di questa situazione di fragilità ma, al contrario, l’Amministrazione si è mossa per la realizzazione del “Ponte di Calatrava” culminando nel 2015 con l’ottenimento del dissequestro di una porzione dell’area fino alla fine dei lavori dell’infrastruttura.

Richieste e raccomandazioni

Alla luce di questi avvenimenti, i firmatari della lettera si sono appellati all’Amministrazione di Cosenza per chiedere quali azioni siano state messe in atto per fare fronte alla situazione emergenziale delle 10 famiglie presenti in via Reggio Calabria e a quanti sia stata comunicata l’assegnazione di alloggi popolari di riserva come previsto dall’art. 31 della Legge Regionale N. 32/1996.
Nella lettera viene sottolineato infatti come, in accordo con le recenti Osservazioni adottate dal Comitato dei Diritti Umani delle Nazioni Unite il 23 marzo 2017, sia necessario attuare ogni misura necessaria «al fine di evitare la pratica degli sgomberi forzati delle comunità rom residenti sul suolo nazionale – si legge nel testo della missiva –  e, in caso di sgombero, di provvedere alla garanzia di un alloggio alternativo adeguato in linea con gli standard internazionali».
È stata menzionata anche la Circolare del Ministero Interno 1 settembre 2017 N. 11001/123/111(1), la quale, riconoscendo  come elemento prioritario il diritto all’alloggio delle famiglie con reddito molto basso, ha stabilito che non si possano effettuare sgomberi di nuclei familiari con reddito basso senza aver prima trovato un’adeguata soluzione abitativa.
Foto di QuiCosenza
 

Riccardo De Corato

"Delinquenti per cultura": Osservatorio 21 luglio segnala le dichiarazioni di Riccardo De Corato

«In determinate culture, la delinquenza s’impara fin da giovani» queste le parole pronunciate da Riccardo De Corato, capogruppo di Fratelli d’Italia al Consiglio Regionale della Lombardia, per commentare un fatto di cronaca riguardante un’unica persona appartenente alla comunità sinti. «In questi anni, accanto a notizie di cronaca che vedevano le diverse etnie nomadi al centro di vicende criminose, abbiamo letto di iniziative, pagate con i soldi dei contribuenti, a loro favore – ha proseguito – Come possono i Comuni di centrosinistra, come Milano, continuare a fornire sostegno a queste persone? Ben sapendo quanto comportamenti criminosi siano insiti nel loro stile di vita?» (Qui il link all’articolo che riporta le dichiarazioni).

Perché la segnalazione

Tali frasi hanno richiamato immediatamente l’attenzione dell’equipe di lavoro dell’Osservatorio 21 luglio che ha segnalato le dichiarazioni agli organi competenti, esprimendo preoccupazione per la visione che viene data tout court delle comunità rom e sinte.
I commenti rilasciati sulla vicenda, oltre ad avere carattere congetturale e generalizzante «contribuiscono alla diffusione di pregiudizi e stereotipi – si legge nella lettera di Associazione 21 luglio alle autorità – suscettibili di radicare ancor più nell’immaginario collettivo la visione di rom e sinti come altro da sé, come un “problema”, penalizzando così indistintamente l’intera comunità e alimentando nella popolazione residente un sentimento di rigetto e di intolleranza».
Attribuire la delinquenza a un’appartenenza etnica o culturale è un pregiudizio gravissimo, tanto più se un messaggio del genere viene diffuso da rappresentanti politici che avrebbero il compito – proprio in virtù del ruolo che ricoprono e per il maggiore impatto delle proprie idee nella società – di arginare la diffusione di sentimenti di intolleranza e xenofobia.

L’Osservatorio

L’Osservatorio 21 luglio svolge una costante e scrupolosa attività di monitoraggio per tenere traccia degli “hate speech” e attivare misure correttive volte alla decostruzione degli stereotipi e dei pregiudizi che coinvolgono autorità, esponenti pubblici e media.
Guarda la mappa dei “discorsi d’odio” 2017.
Foto di LaMartesana.it

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