Roma, nun fa' la stupida: discriminare i rom costa

Discriminare_Costa[tfg_social_share]Si è conclusa la mobilitazione on line “Roma, nun fa’ la stupida: #DiscriminareCosta” promossa dall’Associazione 21 luglio per chiedere al sindaco Ignazio Marino di bloccare il progetto del nuovo “campo rom” in via della Cesarina, a Roma.
603 persone si sono mobilitate e tra il 22 e il 29 maggio hanno inviato un’email al sindaco per sollecitare un suo intervento diretto nella questione. Per due ordini di ragioni: i “campi rom” sono dei ghetti su base etnica in cui i diritti umani vengono violati; il progetto del nuovo “campo” in via della Cesarina, avanzato dall’Assessorato alle Politiche Sociali, costerà alle casse comunali 2 milioni di euro.
Queste ingenti risorse economiche – è stata la richiesta degli attivisti web a Marino – andrebbero riconvertite in progetti di inclusione sociale per tutti i cittadini, rom e non, in disagio abitativo.
La mobilitazione sul web è solo la prima di una serie di azioni che l’Associazione 21 luglio metterà in campo per impedire che un nuovo ghetto per soli rom nasca a Roma, a fronte delle raccomandazioni di superare la “politica dei campi” contenute nella Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom.
In tale ottica, giovedì 12 giugno 2014, l’Associazione presenterà in Campidoglio Campi Nomadi s.p.a., rapporto sui costi del “sistema campi” a Roma nel 2013.
Il contesto

Il nuovo “villaggio della solidarietà” in via della Cesarina sarà costruito sullo stesso terreno laddove, fino a 5 mesi fa, sorgeva uno degli 8 “villaggi” della Capitale. Il 16 dicembre 2013 ai 137 rom residenti nell’insediamento era stato imposto il trasferimento nel centro di raccolta di via Visso e lo spazio era stato smantellato e chiuso in vista dell’inizio dei lavori di costruzione del nuovo “campo”, così come disposto dall’assessore Rita Cutini.
Lo scorso 8 aprile, Associazione 21 luglio, Amnesty International Italia e altre nove organizzazioni avevano scritto al sindaco Marino per esprimere la loro contrarietà alla decisione dell’assessore Cutini, evidenziando da un lato la reiterazione di una politica segregativa nei confronti dei rom e, dall’altro, puntando l’indice sul tema dell’efficacia della spesa pubblica. Una settimana più tardi, il Consiglio municipale del III Municipio, dove insiste l’insediamento, aveva chiesto al primo cittadino la sospensione dei lavori e la riconversione del denaro previsto per la realizzazione di progetti utili sia ai rom che ai cittadini del Municipio. Ai due appelli era seguito il silenzio dell’Assessorato.
Secondo l’Associazione 21 luglio il progetto dell’assessore alle Politiche Sociali di Roma Capitale Rita Cutini di costruire l’ennesimo luogo di segregazione su base etnica per i rom della Capitale, oltre a configurarsi come lesivo dei diritti umani di tali comunità, rappresenta l’espressione di una scelta economicamente insostenibile. Ad oggi, infatti, quando i lavori del rifacimento del nuovo insediamento non sono ancora iniziati, l’Assessorato ha già sostenuto una spesa superiore a 500 mila euro per l’affitto del terreno, i lavori di rimozione di amianto e il mantenimento dei rom “parcheggiati” nel centro di raccolta di via Visso. Per portare a compimento i lavori, è la spesa stimata dall’Associazione 21 luglio, il Comune investirà ancora 1,5 milioni di euro.
Sulla pagina web dell’iniziativa #DiscriminareCosta è attivo un contatore che indica in tempo reale la spesa sostenuta giornalmente dall’Assessorato per gli interventi preventivi alla realizzazione del nuovo insediamento.
 

Quell'inceneritore vicino al "campo rom"

inceneritore[tfg_social_share]L’Associazione 21 luglio esprime profonda preoccupazione per la salute degli abitanti del “villaggio della solidarietà” di via di Salone, a Roma, e soprattutto per quella dei bambini, che è messa in serio pericolo dalla presenza del vicino inceneritore per rifiuti tossici e nocivi della multinazionale BASF, collocato a poche centinaia di metri dall’insediamento.
L’impianto ha subito tra il 1999 e il 2004 una serie di guasti: la rottura di un serbatoio di acido cloridrico, lo scoppio di un forno, un principio di incendio.
Nel settembre 2003 l’Istituto epidemiologico (ASL RME) ha presentato i dati analitici secondo cui la mortalità per tumore negli uomini dal 1987 al 2001 nel territorio circostante è del 30% superiore rispetto alla media di Roma. Il 3 novembre 2006 la ASL RMB ha pubblicato i risultati di alcune ricerche. Le indagini epidemiologiche hanno confermato, tra i dati del 2003, 8 su 9 decessi per Linfomi non Hodgkin (+156% rispetto all’atteso), ed evidenziato un maggior numero di tumori al cervello tra gli abitanti della zona.
Le indagini ambientali hanno rilevato concentrazioni di diossina da 5 a 20 volte superiori a quelle medie di altre zone italiane nella centralina posta a 300 metri dall’inceneritore. Le concentrazioni di palladio inoltre sono risultate doppie. Il 26 marzo 2009, secondo la relazione dell’ASL RMB «si ritiene che le abitazioni e le diverse attività poste entro una distanza prudenzialmente stimabile in 500 mt. dal perimetro dello stabilimento si trovino, già in condizioni di normale esercizio degli impianti, nell’area di massima ricaduta di inquinanti pericolosi per la salute umana».
La ASL RMB, nella nota inviata anche alla direzione del V Dipartimento del Comune di Roma, aveva già espresso la propria «contrarietà al rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale per l’impianto di trattamento termico dei catalizzatori esausti, a causa del rischio per la salute pubblica che esso viene a determinare nel contesto urbanistico realizzatosi».
In seguito alla diffusione da parte dell’Associazione 21 luglio delle informazioni sulla pericolosità dell’impianto per la salute dei bambini rom del campo di via di Salone, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali del Ministero delle Pari Opportunità ha comunicato all’associazione l’apertura di un’istruttoria.
L’Associazione 21 luglio chiede all’Assessore alle Politiche Sociali di Roma Capitale un intervento urgente volto a tutelare la salute dei 900 rom che abitano nell’insediamento formale gestito dall’Amministrazione Comunale.
Foto: Cinque Quotidiano

Case popolari: stop a circolare che discrimina i rom a Roma

1512591_626869110683561_57604026_n[tfg_social_share]La circolare discriminatoria del 18 gennaio 2013 con la quale il Comune di Roma aveva stabilito che i rom presenti nei “campi nomadi” di Roma non sono da considerarsi assegnatari del massimo punteggio per l’assegnazione delle “case popolari” in quanto dimoranti in strutture definite “permanenti” «non è una circolare ma una nota che trova il tempo che trova. Una nota dai contenuti sbagliati. Ciò perchè non spetta a un dirigente decidere i criteri di assegnazione degli alloggi».
A dichiararlo davanti alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani è stato l’assessore alle politiche abitative di Roma Capitale, Daniele Ozzimo.
La circolare in questione, come già avevano denunciato Associazione 21 luglio, Amnesty International e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom il 5 marzo 2013 in una lettera congiunta indirizzata alle autorità,  sembrava voler nascondere «l‘intenzione discriminatoria di scoraggiare le famiglie rom dal presentare regolare domanda di assegnazione delle “case popolari”».
Successivamente la questione era stata riproposta dai rappresentanti dell’Associazione 21 luglio il 22 marzo scorso al sindaco di Roma Ignazio Marino, in un incontro privato in Campidoglio. In quell’occasione era stato chiesto al primo cittadino di garantire alle comunità rom e sinte presenti nella Capitale pari opportunità di accesso all’edilizia residenziale pubblica.
Secondo l’Associazione 21 luglio, dopo la circolare dell’8 aprile scorso con la quale il sindaco di Roma aveva vietato l’uso del termine “nomadi” in tutti gli atti del Comune, le dichiarazioni dell’assessore Daniele Ozzimo rappresentano un ulteriore passo verso l’inclusione delle comunità rom e sinte della città di Roma.
Un passo ancora non decisivo ma importante. «Ora bisogna andare oltre – dichiara l’Associazione 21 luglio – e predisporsi al prossimo passo. La questione fondamentale resta infatti la fine degli sgomberi forzati e il superamento degli insediamenti formali. E’ questa la vera sfida che la città di Roma deve affrontare e sulla quale occorrono decisioni urgenti e coraggiose».

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Cartello anti-rom: la condanna del Quirinale

Cartello anti-rom_21luglio[tfg_social_share]Meno di due mesi fa, l’Associazione 21 luglio aveva denunciato pubblicamente la comparsa, sulla vetrina di un esercizio commerciale a Roma, di un cartello con su scritto “È severamente vietato l’ingresso agli zingari“. «Ingresso vietato. Come per gli ebrei nella Germania nazista e per i neri nel Sudafrica dell’Apartheid», la denuncia dell’Associazione 21 luglio, giunta in concomitanza con le celebrazioni della Giornata mondiale contro il Razzismo.
La notizia del cartello anti-rom era stata rilanciata dalle principali testate e agenzie giornalistiche italiane e la foto del cartello aveva fatto il giro del web, provocando, da un lato, l’indignazione di una parte degli utenti del web ma, dall’altro lato, una sconcertante ondata di commenti sui social network di odio e astio verso rom e sinti e di solidarietà all’esercente che voleva vietarne l’ingresso nel negozio.
Sull’accaduto, l’Associazione 21 luglio aveva inviato una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano esprimendo profonda preoccupazione per il livello di ostilità nei confronti delle comunità rom e sinte in Italia. Di seguito, pubblichiamo la risposta del Quirinale:
«Ciò che segnalate suscita indignazione e preoccupazione perché richiama alla memoria comportamenti e politiche distruttive contrari ai principi basilari dei diritti umani. Evidenzia anche una situazione attuale di pericolosa frattura alla coesione sociale che potrebbe degenerare in futuro».
«Eventi come quelli da voi denunciati – prosegue la nota del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica – devono suscitare un’immediata reazione da parte della collettività. Il razzismo è una forma di violenza che colpisce non solo chi ne è vittima ma l’intera comunità. Le istituzioni hanno il dovere di impegnarsi e vigilare affinché nel nostro Paese si eviti ogni forma di discriminazione. Il Presidente Napolitano ha recentemente ricordato come una democrazia non possa “in nessun momento ignorare i rischi cui possono essere esposti gli innocenti e gli indifesi di sempre”, tra cui i rom e i sinti. Per questo è importante continuare, come voi fate, a impegnarsi in meritorie attività di tutela e sostegno alle minoranze».
Il cartello anti-rom, era stato rimosso dall’esercente grazie all’intervento diretto di alcuni attivisti. In seguito, l’area legale dell’Associazione 21 luglio aveva inviato una lettera di chiarimenti all’esercente, per scoraggiare, in futuro, il ripetersi di simili gesti.

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Governo: a Franca Biondelli deleghe su politiche sociali

deleghe politiche sociali

Franca Biondelli, sottosegretario al Lavoro nel Governo Renzi.


[tfg_social_share]Il sottosegretario al Lavoro Franca Biondelli ha ricevuto dal Ministro al Lavoro Giuliano Poletti e dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi le deleghe su politiche sociali, inclusione, immigrazione, integrazione e famiglia.
Nell’ambito delle sue funzioni, la deputata del Partito Democratico si occuperà anche delle politiche nei confronti delle comunità rom e sinte in Italia e dell’attuazione della Strategia Nazionale di Inclusione di Rom, Sinti e Caminanti, il piano 2012-2020 approvato dal Governi italiano nel febbraio 2012 in attuazione della Comunicazione n.173/2011 della Commissione Europea.
«Con il conferimento delle deleghe su politiche sociali, inclusione e integrazione, giunto con inspiegabile ritardo rispetto alla nascita del nuovo Governo Renzi, coltiviamo la speranza che l’attuale esecutivo possa ora impegnarsi per dare una svolta netta alle politiche adottate dall’Italia negli ultimi trent’anni verso rom e sinti – è il commento dell’Associazione 21 luglio -. Al sottosegretario Franca Biondelli spetta ora l’importante compito di favorire una decisiva accelerazione nel processo di attuazione della Strategia Nazionale d’Inclusione. Per questo le auguriamo, fin da subito, un ottimo lavoro».

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Nel Lazio nasce il Tavolo per l'inclusione dei rom

rom roma lazio[tfg_social_share]Il 14 aprile la Regione Lazio ha presentato ufficialmente  il “Tavolo regionale per l’inclusione e l’integrazione dei Rom, dei Sinti e dei Caminanti“. «Dopo la messa al bando del termine “nomade” da parte del sindaco di Roma Marino, si tratta di un altro passo avanti importante verso la fine della politica dei “campi” e l’inclusione sociale di tali comunità», è il commento dell’Associazione 21 luglio.
Il Tavolo Regionale, la cui costituzione era stata annunciata lo scorso 18 febbraio con una determinazione della Direzione Regionale delle Politiche Sociali, Autonomie, Sicurezza e Sport, avrà come obiettivo quello di promuovere politiche e interventi in linea con la Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti che il Governo italiano aveva adottato in sede europea nel 2012.
Oltre agli enti locali e alle istituzioni pubbliche, parteciperanno al Tavolo le associazioni del terzo settore e le stesse comunità rom e sinte.  Alloggio, istruzione, lavoro e salute, ognuno rappresentato da tavoli specifici, i settori su cui si concentreranno i lavori, così come indicato dalla Strategia Nazionale. Ognuna delle associazioni coinvolte potrà partecipare a due tavoli specifici. L’Associazione 21 luglio, a tal proposito, interverrà nei lavori sul diritto all’alloggio e all’istruzione.
«L’avvio, nel Lazio, di un Tavolo per l’inclusione dei rom e sinti rappresenta senz’altro una buona base di partenza per avviare finalmente politiche strutturate, e non più basate su un approccio emergenziale, nei confronti di tali comunità sul territorio regionale», afferma in una nota l’Associazione 21 luglio che, nei mesi scorsi, aveva chiesto con insistenza alle autorità regionali l’adozione di questa iniziativa.
«Ora, però, per evitare che le buone intenzioni restino tali – precisa l’Associazione 21 luglio – è necessario che i lavori del Tavolo si concretizzino quanto prima in azioni efficaci per una reale inclusione sociale delle comunità rom e sinte, a partire dal superamento dei “campi nomadi”».
Nei giorni scorsi l’Associazione 21 luglio aveva accolto con grande soddisfazione la decisione del sindaco di Roma Ignazio Marino di vietare l’uso del termine “nomadi” negli atti pubblici dell’amministrazione capitolina. Anche in questo caso, prosegue la nota, «è fondamentale che a questa buona decisione segua un impegno chiaro per mettere fine alla stagione dei “campi nomadi”, veri e propri ghetti etnici che, negli anni, hanno alimentato l’esclusione sociale dei rom e sinti a Roma e i pregiudizi e gli stereotipi nei loro confronti da parte della società maggioritaria».
Con la costituzione del Tavolo regionale, il Lazio diventa l’ottava regione in Italia dove sono stati attivati Tavoli regionali per l’inclusione dei rom e dei sinti, dopo. Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Molise e Piemonte.

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Roma: Ignazio Marino mette al bando il termine "nomadi"

Ignazio Marino Roma

Il sindaco Ignazio Marino al termine dell’incontro dello scorso 22 marzo con l’Associazione 21 luglio.


[tfg_social_share]Da oggi, a Roma, i rom e i sinti non saranno più chiamati  “nomadi”. Lo ha deciso il sindaco della Capitale Ignazio Marino che ha firmato una circolare in cui vieta l’uso del termine “nomadi” in tutti gli atti del Comune. «Il fattore culturale è centrale per superare le discriminazioni», ha detto Marino che ha così dato seguito immediato alla prima delle richieste avanzategli nei giorni scorsi dall’Associazione 21 luglio.
«Credo che uno dei fattori centrali per superare le discriminazioni sia quello culturale, affinché l’approccio metodologico di tipo emergenziale possa essere abbandonato a favore di politiche capaci di perseguire l’obiettivo dell’integrazione – si legge nella circolare firmata dal sindaco l’8 aprile, Giornata internazionale dei rom e sinti – . In questo processo anche la proprietà terminologica utilizzata può essere, ad un tempo, indice e strumento culturale per esprimere lo spessore di conoscenza e consapevolezza degli ambiti su cui si è chiamati ad intervenire: in proposito devo registrare come, nel linguaggio comune, le comunità Rom, Sinti e Caminanti vengano impropriamente indicate con il termine di ‘nomadi’. Per questo motivo chiedo che d’ora in poi – nelle espressioni della comunicazione istituzionale e nella redazione degli atti amministrativi – in luogo del riferimento al termine ‘nomadi’ sia più correttamente utilizzato quello di «Rom, Sinti e Caminanti».
La decisione di Marino giunge a pochi giorni da un incontro privato, avvenuto lo scorso 22 marzo in Campidoglio, tra una delegazione dell’Associazione 21 luglio e il primo cittadino romano. In quell’occasione, l’Associazione 21 luglio aveva avanzato alcune richieste precise alla Giunta capitolina, nell’intento di voltare pagina nelle politiche rivolte alle comunità rom e sinte a Roma.
Prima di tali richieste era proprio l’abolizione dell’utilizzo, da parte dell’Amministrazione, del termine “nomadi” in riferimento ai rom e ai sinti. «I rom non sono “nomadi” e continuare a definirli come tali, specie negli atti pubblici,  giustifica, a Roma e in Italia, la politica segregativa e ghettizzante dei “campi”, basata appunto sul presupposto infondato che tali comunità siano “nomadi”», era la posizione espressa dall’Associazione 21 luglio davanti al sindaco il quale, al termine dell’incontro, aveva promesso un immediato intervento al fine di non reiterare, da quel momento in poi, l’uso dell’espressione “nomadi” nella città di Roma.
«Auspico che, anche attraverso questa apparentemente semplice attenzione terminologica – ha affermato Marino nella circolare – possa essere testimoniata la considerazione che l’amministrazione Capitolina rivolge a tutte le persone che vivono nel suo territorio. Un atto simbolico per il superamento di ogni forma di discriminazione».
L’Associazione 21 luglio esprime profondo apprezzamento per l’impegno assunto dal sindaco. «Da oggi, a Roma, rom e sinti non saranno più chiamati “nomadi”. Si tratta di un primo, importante passo per mettere fine alle discriminazioni verso tali comunità e cominciare un percorso di reale inclusione sociale. Un passo al quale dovranno però seguirne altri, nella direzione della chiusura e del superamento dei “campi” nella Capitale», afferma l’Associazione 21 luglio che ieri, in occasione della Giornata internazionale dei rom e sinti, ha inviato, assieme ad Amnesty International Italia e altre nove organizzazioni della società civile, una lettera aperta a Marino dal titolo “Chiudere i campi nomadi a Roma, sostenere la città”.
L’effetto del divieto del termine “nomadi” negli atti ufficiali del Comune di Roma è già visibile su quello che, fino a ieri, era la pagina web dell’Ufficio Nomadi di Roma Capitale. Da oggi, infatti, la dicitura che compare sul sito istituzionale del Comune è “Ufficio Rom, Sinti e Caminanti“. Tuttavia, segnala con rammarico l’Associazione 21 luglio, il termine “nomadi” è ancora presente per tre volte all’interno della descrizione dell’Ufficio sulla stessa pagina web.
 

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Elezioni europee 2014: presentata l'Agenda dei diritti umani in Europa

Il rischio di un successo delle forze politiche nazionaliste, xenofobe e razziste alle prossime elezioni europee del 25 maggio è molto alto. L’esito delle ultime elezioni amministrative in Francia, con l’affermazione del Front National, sembra confermarlo. Se questo avvenisse la vita dei migranti, dei rom e dei detenuti in Europa non diverrebbe certo più facile.
Per fare in modo che il tema della garanzia dei diritti umani dei migranti, dei rom e dei detenuti sia presente nella campagna elettorale, le associazioni Antigone, Lunaria e 21 luglio hanno presentato questa mattina un’Agenda dei diritti umani in Europa, vademecum rivolto ai candidati italiani alle elezioni del Parlamento europeo.
Per assicurare una maggiore garanzia dei diritti dei migranti in Europa le associazioni chiedono ai candidati di impegnarsi per assicurare il diritto di arrivare e di chiedere asilo, la chiusura dei centri di detenzione, il riconoscimento del diritto di voto amministrativo, l’armonizzazione delle legislazioni nazionali in materia di cittadinanza e il rafforzamento dell’impegno comunitario nella lotta al razzismo istituzionale.
Liberazione del territorio europeo dalla vergogna dei “campi nomadi”, blocco degli sgomberi forzati, definizione dello status giuridico dei rom inespellibili ma senza documenti, abbandono dell’uso della parola “nomade” con riferimento ai rom e rafforzamento degli strumenti esistenti per combattere i discorsi di odio sono le priorità individuate per tutelare i diritti dei rom residenti in Europa.
Introduzione in Italia del reato di tortura, garanzia effettiva di diritti fondamentali come quelli al voto, alla salute, alla formazione professionale e promozione di riforme volte a limitare il ricorso allo strumento della custodia cautelare sono le priorità individuate per assicurare una maggiore tutela dei diritti dei detenuti.
L’Agenda è solo la prima tappa della Campagna “Per i diritti, contro la xenofobia” promossa dalle tre associazioni e in collaborazione con ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) per portare le istanze di migranti, detenuti e rom e la lotta alla discriminazione e alla xenofobia al centro del dibattito per le elezioni europee 2014.
SCARICA L’AGENDA DEI DIRITTI UMANI IN EUROPA

Roma: il sindaco Marino incontra la 21 luglio

ignazio marino roma

Da sinistra: Dzemila Salkanovic, Luigi Nieri, Magdalena Dinka, Ignazio Marino, Miriana Halilovic, Carlo Stasolla, Riccardo Magi


[tfg_social_share]Sabato 22 marzo, in Campidoglio, l’Associazione 21 luglio ha tenuto un seminario di studi dal titolo “La città di Roma e i rom. Nuove politiche possibili” davanti al sindaco di Roma Ignazio Marino.
All’iniziativa, promossa dal consigliere della Lista civica Marino Riccardo Magi, hanno partecipato anche il vicesindaco Luigi Nieri, il Comandante della Polizia Municipale di Roma Capitale Raffaele Clemente, la Presidente della Commissione Politiche Sociali Erica Battaglia e le autorità capitoline competenti.
Nel corso dell’incontro, che si è svolto in forma privata nella Sala delle Bandiere, sono intervenuti, per l’Associazione 21 luglio, Carlo Stasolla (presidente), Danilo Giannese (Ufficio stampa), Aurora Sordini (area legale), Dzemila Salkanovic (mediatrice culturale), Miriana Halilovic e Magdalena Dinka (attiviste) e alcuni studiosi del settore: Francesco Careri, ricercatore della Facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre, Ulderico Daniele, antropologo dell’Università Roma Tre e Sergio Bontempelli, vicepresidente di OsservAzione (centro di ricerca-azione contro le discriminazioni contro rom e sinti).
Nel seminario sono state analizzate le politiche attuate nella Capitale verso rom e sinti dal 1994 ad oggi, le criticità maggiori che caratterizzano la situazione attuale e le possibili soluzioni che potrebbero essere messere in campo per favorire l’inclusione sociale di tali comunità nella città di Roma.
L’Associazione 21 luglio e gli studiosi intervenuti hanno ribadito al sindaco Marino la necessità di superare i “campi rom” nella Capitale, ghetti etnici in cui vengono sistematicamente violati i diritti umani, in particolare dei bambini, e che alimentano stereotipi e pregiudizi diffusi nella pubblica opinione verso rom e sinti.
«E’ stato un incontro molto utile e concreto – ha dichiarato il sindaco di Roma Capitale Ignazio Marino – basato su un dialogo aperto e, soprattutto, propositivo. Abbiamo analizzato la situazione dei Rom, Sinti e Camminanti a Roma e ci siamo confrontati sulle buone prassi da mettere in campo, prendendo come esempio gli altri Paesi Europei, per allineare Roma sulla strada dell’integrazione e dell’inclusione sociale nel rispetto dei diritti di tutti e della legalità. Sono convinto che sia l’inizio di un ottimo cammino che faremo insieme per migliorare il volto della città».
Al termine dell’incontro anche il Presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla ha espresso la sua soddisfazione: «Siamo soddisfatti che il sindaco Marino voglia iniziare a prendere in mano la cosiddetta “questione rom”. Il nodo centrale resta il superamento dei “campi nomadi” e per questo obiettivo prioritario e urgente occorre l’impegno di tutti, delle autorità locali, dell’associazionismo e delle comunità rom. Adesso alle parole dovranno seguire i fatti e l’Associazione 21 luglio è pronta a fare la sua parte».
 
 
 

Regione Lazio: sì al Tavolo per l'inclusione dei rom

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La sede della Regione Lazio, a Roma


[tfg_social_share]L’Associazione 21 luglio esprime apprezzamento per la decisione della Regione Lazio di istituire un tavolo regionale per l’inclusione dei rom e dei sinti. «Un passo importante nella direzione del superamento dei “campi rom” e dell’attuazione di efficaci percorsi di inclusione sociale», afferma l’Associazione.
Il “Tavolo regionale per l’inclusione e l’integrazione sociale delle popolazioni Rom, Sinti e Caminanti” sarà finalizzato alla promozione, nel Lazio, di politiche e interventi in sintonia con i principi espressi dalla Strategia Nazionale adottata dal Governo italiano, in ambito europeo, nel febbraio 2012.
Il Tavolo, così come annunciato nella determinazione dello scorso 18 febbraio della Direzione Regionale delle Politiche sociali, Autonomie, Sicurezza e Sport, avrà come obiettivo anche quello di coinvolgere gli enti locali, le istituzioni pubbliche e gli organismi del terzo settore, nell’implementazione di nuove strategie rivolte a rom e sinti.
Il Lazio diventa così la settima regione, in Italia, dove sono stati attivati Tavoli regionali per l’inclusione dei rom e dei sinti. Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Umbria, Marche e Molise le regioni in cui l’iniziativa, in linea con la Strategia Nazionale, risulta già in vigore.
Per l’Associazione 21 luglio, la notizia della decisione di istituire un Tavolo regionale anche nel Lazio rappresenta il conseguimento di un’importante vittoria. Più volte, infatti, l’Associazione aveva chiesto alle autorità regionali del Lazio, potendo contare, in particolare, sull’impegno e la determinazione della Consigliera Marta Bonafoni, di dare avvio a questa iniziativa e ripensare così le politiche nei confronti delle comunità rom e sinte a Roma e nel resto della regione.
«Accogliamo la notizia della decisione della Regione Lazio con l’auspicio che possa essere il primo vero passo verso una nuova politica che prediliga la strada dell’inclusione agli approcci emergenziali», sostiene l’Associazione.
Nell’ambito della Campagna “Stop all’apartheid dei Rom!“, l’Associazione 21 luglio ha lanciato un appello con raccolta firme per chiedere a 8 Presidenti di Regione, tra cui il Lazio, di abrogare le leggi che istituiscono i “campi nomadi” nel nostro Paese, ghetti etnici che favoriscono la marginalizzazione e violano i diritti umani e dell’infanzia.
 

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