Roma e i rom, la politica "senza luce" della Giunta Marino

Malgrado i buoni propositi, a otto mesi dal suo insediamento, la politica della Giunta Marino nei confronti dei rom e sinti della Capitale è stata caratterizzata da un approccio ancora una volta emergenziale, misure segregative e discriminatorie, mancanza di strategia e spreco di ingenti risorse pubbliche.
È l’analisi che emerge da “Senza Luce: rapporto sulle politiche della Giunta Marino, le comunità rom e sinte nella città di Roma e il Best House Rom” presentato oggi dall’Associazione 21 luglio nel corso di una conferenza stampa all’Ordine Nazionale dei Giornalisti.
Se, da un lato, l’Amministrazione capitolina ha espresso a più riprese la volontà di attuare anche a Roma la Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom, Sinti e Camminanti, dall’altro gli interventi realizzati vanno nella direzione opposta rispetto a quanto sancito dal documento adottato dall’Italia in sede europea nel 2012.
L’attuale Amministrazione ha condotto sinora 17 sgomberi forzati e non ha presentato un piano per superare la politica dei “campi”, come chiede la Strategia Nazionale. Al contrario, le autorità capitoline hanno affermato di voler ricostruire il “campo” della Cesarina e, nelle parole dell’Assessore Cutini, hanno manifestato l’intenzione di «superare i campi immaginando di creare campi di medie dimensioni». La Giunta Marino ha poi continuato a usare il termine “nomadi”, sia nei discorsi che negli atti pubblici, sebbene la Strategia parli di “nomadismo” come «termine superato sia da un punto di vista linguistico che culturale».
Secondo l’Associazione 21 luglio, il luogo simbolo che incarna le conseguenze delle azioni realizzate a Roma in questi mesi verso i rom e sinti in emergenza abitativa è il centro di accoglienza “Best House Rom”. Nel centro, situato in via Visso 14, nella periferia est della Capitale, vivono circa 320 rom, tra cui 200 minori, e vi sono stati trasferiti i 120 rom sgomberati nelle scorse settimane dal “villaggio attrezzato” della Cesarina e i 47 da via Belmonte Castello.
Il “Best House Rom”, si legge nel rapporto, non possiede i requisiti minimi previsti dalla Legge della Regione Lazio 41/2003 sui centri di accoglienza. Lo stabile, un capannone industriale, è infatti classificato come “locale utilizzato per il deposito delle merci”, è caratterizzato da spazi ridotti e inadeguati, inferiori anche rispetto agli standard per le strutture detentive, e le stanze, dove vivono in media 5 persone, sono prive di finestre o punti luce. In più, ospitando esclusivamente persone rom, il centro si configura come luogo di segregazione ed esclusione sociale, operata su base etnica con un chiaro profilo discriminatorio.
Per accogliere una famiglia di 5 persone nel “Best House Rom”, l’Amministrazione comunale spende quasi 3 mila euro al mese, per un totale di oltre 2 milioni di euro all’anno per i 320 rom.
Secondo i dati contenuti nel rapporto, per ricollocare una famiglia rom di 5 persone nel nuovo «villaggio attrezzato» di via della Cesarina il Comune di Roma spenderà, dopo un’accoglienza di 6 mesi presso il “Best House Rom”, una cifra stimata di 61.000 euro, con la prospettiva di dover individuare nuove voci di spesa per la gestione e l’assistenza dei rom nel nuovo insediamento per un periodo di tempo indeterminato.
L’anno scorso, per formare al lavoro e assegnare un’abitazione in affitto a una famiglia rom di 5 persone, il Comune di Messina, con il progetto “Casa e/è Lavoro”, ha speso una cifra di 12.500 euro.
«Dall’insediamento della Giunta Marino le gravissime e improrogabili problematiche legate alla cosiddetta “questione rom”, che andrebbero affrontate in maniera decisa e rapida, si sono scontrate con l’inadeguatezza di quanti, politici e tecnici, hanno in mano tale questione. Facciamo per questo appello al sindaco Marino per un suo intervento diretto volto a dare spinta ad una strategia politica verso le comunità rom e sinte che sinora si è dimostrata vuota, inconcludente e dagli altissimi costi economici», afferma Carlo Stasolla, Presidente dell’Associazione 21 luglio.
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Aiutare i rom a ottenere uno status legale in Italia

corso rom apolidi

Gruppo di lavoro durante il corso (foto: Sergio Bontempelli)


[tfg_social_share]Sono nati nel nostro Paese o vi risiedono da moltissimi anni. Eppure non sono ancora in possesso di documenti italiani. Alcuni di loro, poi, non hanno più neanche i documenti del loro paese di origine e vivono così da apolidi di fatto.
Questa è la situazione che caratterizza una porzione significativa di rom in Italia, tra cui anche 15 mila minori, costretti a vivere in un vero e proprio limbo di invisibilità giuridica. Vivono infatti privati dei loro diritti fondamentali, dall’accesso ai servizi sociali all’istruzione, dall’assistenza sanitaria al lavoro, sino all’alloggio e ai diritti politici.
Per aiutare queste persone a ottenere uno status legale nel nostro paese, ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione), Associazione 21 luglio e Fondazione Romanì Italia hanno organizzato un corso di formazione per operatori paralegali, rom e non, specializzati nel supportare persone rom apolidi, a rischio apolidia o prive di documenti.
Il corso rientra nell’ambito del progetto “Out of Limbo“, realizzato grazie al sostegno di Open Society Foundations.
La prima sessione del workshop si è svolta a Firenze il 31 gennaio e il 1 febbraio scorso. Vi hanno partecipato trenta giovani provenienti da tutta Italia.
Nel video, Giulia Perin, avvocato dell’ASGI, spiega come si sono svolti i lavori. Segue la testimonianza di Marinella, rom rumena che abita a Bologna, che ha partecipato al workshop di Firenze.

 

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L'Associazione 21 luglio riesce a fermare uno sgombero forzato

sgombero rom roma

Sgombero bloccato: i rom riportano i loro beni nelle baracche.


[tfg_social_share]Lo sgombero forzato di un insediamento rom, in corso da stamane a Roma, è stato bloccato dalle forze dell’ordine perché non stava avvenendo in condizioni di legalità. Soddisfatta l’Associazione 21 luglio che, sul posto, aveva a lungo dialogato con le autorità al fine di fermare le operazioni.
Via Morandi, periferia est della Capitale. Questa mattina le forze dell’ordine si erano presentate nell’insediamento rom per sgomberare le venti persone che vi vivevano, tra cui 9 minori, alcuni dei quali frequentavano regolarmente la scuola.
Ricevuta la notizia, gli operatori dell’Associazione 21 luglio si erano subito recati sul posto per monitorare quanto stava accadendo e accertarsi che i diritti umani delle persone coinvolte fossero rispettati.
Secondo l’Associazione 21 luglio, lo sgombero in atto stava però configurandosi come una chiara violazione dei diritti in quanto nessuna delle garanzie procedurali previste dal Comitato Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali era rispettata.
Ai rom coinvolti, infatti, non era stata data alcuna notifica dello sgombero, con congruo e ragionevole preavviso, e non era stata avviata nessuna genuina consultazione con la comunità. In più, le autorità non avevano offerto loro una adeguata alternativa allo sgombero dato che l’unica soluzione prospettata alle persone era stata la separazione dei nuclei familiari: donne e bambini in strutture di accoglienza, uomini altrove.
A questo c’è da aggiungere che i bambini che frequentavano la scuola sarebbero probabilmente stati costretti a interrompere bruscamente il loro percorso scolastico.
La decisione di arrestare lo sgombero forzato è arrivata in seguito a un lungo dialogo tra gli operatori dell’Associazione 21 luglio e le autorità presenti, nel corso del quale l’Associazione ha fatto leva su tutte le violazioni dei diritti che lo sgombero, eseguito in quel modo, stava comportando.
L’ordine di bloccare le operazioni è arrivato dal vice comandante della polizia municipale presente sul posto il quale ha riconosciuto che «non sussistono le condizioni per garantire le operazioni di sgombero».
I venti rom coinvolti, dunque, hanno potuto riportare i loro pochi beni nelle loro baracche.
L’Associazione 21 luglio si dice molto soddisfatta per aver contributo a bloccare, grazie al dialogo e al riferimento al rispetto dei diritti umani, uno sgombero forzato che stava palesemente avvenendo nella illegalità e che rappresentava una chiara violazione dei diritti di uomini, donne e bambini.
Il blocco dello sgombero giunge nello stesso giorno in cui le autorità capitoline hanno convocato un tavolo tecnico per l’attuazione a Roma della Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom.

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Roma, ancora una sgombero forzato dei rom

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Una foto dello sgombero in corso in via Morandi.


[tfg_social_share]È in corso, a Roma, il sedicesimo sgombero di un insediamento rom da quando in Campidoglio si è insediata la nuova amministrazione guidata dal sindaco Ignazio Marino.
Nell’insediamento, situato in via Morandi, periferia est della Capitale, vivono 20 persone, di cui 9 bambini. Alcuni dei minori frequentano regolarmente la scuola e lo sgombero in atto potrebbe significare, per loro, l’interruzione improvvisa del percorso scolastico.
Sul posto sono presenti alcuni operatori dell’Associazione 21 luglio, nell’intento di monitorare le operazioni e dialogare con le autorità per riportare lo sgombero in un alveo di legalità.
Così come sono condotte, infatti, le operazioni di sgombero non rispettano le garanzie procedurali previste dal Comitato Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e, ancora una volta, si configurano come una palese violazione dei diritti umani delle persone coinvolte.
Ai rom dell’insediamento di via Morandi non è stato infatti dato alcun preavviso ragionevole circa l’azione di sgombero; allo stesso modo, nessuna genuina consultazione è stata avviata con le persone coinvolte e, ad ora, non è stata loro proposta una adeguata soluzione alternativa allo sgombero.
«È spiacevole constatare come oggi, a Roma, stiamo assistendo a un nuovo sgombero forzato dei rom, proprio nel giorno in cui, in questa stessa città, le autorità hanno convocato un tavolo di lavoro tecnico sull’attuazione della Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom. Procedere con gli sgomberi forzati vuol dire negare ogni possibilità a una reale ed efficace inclusione sociale di queste comunità», afferma l’Associazione 21 luglio.
Solo pochi giorni fa, Associazione 21 luglio e Popica Onlus avevano documentato e denunciato un altro sgombero nella Capitale, che aveva coinvolto 20 famiglie rom tra cui 40 minori, che, secondo le due organizzazioni, rappresentava l’inaugurazione del “metodo del rigore” verso i rom annunciato dal sindaco Marino.

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Danza e movimento: terapia per l'inclusione sociale

Favorire l’inclusione sociale dei bambini rom e la loro capacità di relazione con la famiglia, gli insegnanti e i compagni di scuola. In che modo? Con la danza movimento terapia, modalità educativa utilizzata nel progetto “Danzare la vita” dell’Associazione 21 luglio.
Il progetto,  avviato nel marzo 2013 con il sostegno della Fondazione Alta Mane Italia, coinvolge attualmente 46 piccoli studenti, rom e non rom, di un istituto comprensivo della Capitale. Tutti i bambini rom, in particolare, hanno sempre vissuto nei “campi” o in strutture riservate a soli rom, veri e propri luoghi di segregazione e marginalizzazione sociale.
Sara Di Michele, danza terapeuta impegnata nel progetto, spiega in cosa consistono le lezioni di danza movimento terapia e quali sono i benefici per i bambini partecipanti.
«Grazie alla danza e al movimento creativo, i bambini rom e non rom sperimentano la conoscenza reciproca e le differenze culturali. Nel corso della lezione, si fanno dapprima degli esercizi di riscaldamento e poi si utilizzano vari strumenti, dall’elastico ai colori, grazie ai quali i bambini imparano ad esprimersi non soltanto attraverso il linguaggio verbale ma anche con quello non verbale. La danza e il movimento, in particolare, diventano un modo per favorire l’inclusione sociale dei minori rom, a partire proprio dall’ambito scolastico».

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La bufala dei rom che gettano i cani sotto le auto in corsa

medium_2478635948[tfg_social_share]Rom che scagliano i cani sotto le auto in corsa e che poi chiedono il risarcimento all’ignaro autista. Questa notizia, nei giorni scorsi, ha fatto il giro del web ed è stata pubblicata da numerosi quotidiani, suscitando nell’opinione pubblica un’ondata di indignazione generalizzata verso le comunità rom.
Dagli accertamenti effettuati dall’Associazione 21 luglio, tuttavia, emerge che la notizia è priva di fondamento e che chi ha provveduto alla sua diffusione non si è preoccupato di verificare le informazioni.
Secondo quanto riportato da diversi quotidiani on line lo scorso 31 gennaio, tra cui Leggo, Libero e Il Mattino, i rom che vivono in un insediamento informale di Acilia, nei pressi di Roma, avrebbero escogitato una truffa dai contorni cruenti ai danni degli automobilisti.
I rom, è stato scritto, getterebbero i cani randagi tra le ruote delle auto in corsa, si fingerebbero poi disperati per quanto accaduto al proprio fedele amico a quattro zampe e incolperebbero del misfatto il malcapitato autista che, a quel punto, si vedrebbe costretto dagli stessi rom a un risarcimento in denaro.
Secondo quanto riportato da Il Mattino “la denuncia arriva da un comitato di abitanti della zona che si è già rivolto alle forze dell’ordine”. L’Associazione 21 luglio, nell’intento di verificare la notizia, ha potuto contattare i carabinieri di Acilia i quali hanno smentito che nella zona vi sia in atto tale truffa nonché di aver ricevuto denunce e segnalazioni dai cittadini.
La notizia è stata rilanciata anche dall’esponente del movimento “Primavera Nazionale” Stefano Tersigni, il quale, in un flash dell’agenzia Omniroma, ha affermato di aver ricevuto le informazioni dai cittadini di Acilia. Tersigni ha quindi chiesto «un immediato sopralluogo delle forze dell’ordine», auspicando che «i cani presenti nell’accampamento vengano tolti a questa gente e affidati a strutture adeguate».
La notizia ha subito generato una reazione forte degli utenti del web che, in numerosi casi, hanno accusato indistintamente l’intera comunità in Italia di rendersi autrice di gesti di tale gravità.
Commenti di questo genere hanno raggiunto anche la pagina Facebook dell’Associazione 21 luglio: «Bella gente difendete, proprio bella gente», è stato il commento di un utente.
«Notizie di tale gravità possono arrecare un danno enorme all’intera comunità rom in Italia, alimentando nell’opinione pubblica un clima ostile e di intolleranza nei loro confronti – afferma l’Associazione 21 luglio – È fondamentale che i media, secondo quanto sancito anche dalla Carta di Roma, osservino la massima attenzione nel trattamento delle informazioni concernenti la popolazione romanì evitando “la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte”».
photo credit: akk_rus via photopin cc

A Firenze un corso per assistere i rom apolidi e privi di documenti

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Un momento del corso per attivisti rom e sinti dell’Associazione 21 luglio


[tfg_social_share]Oggi e domani, trenta rom e non rom provenienti da tutta Italia si ritroveranno a Firenze per partecipare a un corso di formazione per operatori paralegali specializzati nell’aiutare le persone rom prive di documenti e apolidi a ottenere uno status legale in Italia.
Il corso è organizzato da ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione), Associazione 21 luglio e Fondazione Romanì, e rientra tra le attività del progetto “Out of Limbo”, finanziato da Open Society Foundations, che mira a cambiare le normative, le politiche e le prassi che causano la mancanza di uno status legale degli immigrati privi di documenti e apolidi di origine rom in Italia.

La problematica della mancanza di documenti e dell’apolidia

Una percentuale significativa dei rom originari dei Balcani e nati o abitualmente residenti nel nostro Paese è costituita da persone apolidi senza alcuno status legale o persone prive di documenti a rischio di apolidia.
Queste persone sono bloccate in un limbo di invisibilità giuridica e mancanza di diritti, generazione dopo generazione. Esse hanno un limitato o nessun accesso ai servizi sociali, all’assistenza sanitaria, all’istruzione, al lavoro e all’alloggio, nonché ai diritti politici. Rischiano inoltre di ricevere provvedimenti di espulsione e di essere detenute in un centro di detenzione (CIE).
Si stima che circa 15.000 bambini rom siano apolidi o a rischio di apolidia e che il numero sia destinato ad aumentare, perché nella maggior parte dei casi questo status passerà ai loro figli.
Tra le cause di questa situazione troviamo:
–    normative, politiche e prassi restrittive in materia di cittadinanza, apolidia e immigrazione, sia dell’Italia che degli Stati derivanti dalla disgregazione della Jugoslavia;
–    la mancanza di conoscenza da parte della popolazione rom, delle ONG e delle autorità competenti sulle questioni concernenti l’identificazione e la tutela delle persone apolidi nonché l’accesso ad uno status legale e alla cittadinanza.

Il corso

L’obiettivo del corso è quello di rafforzare le competenze legali e la capacità di advocacy degli operatori (sia rom che non) che lavorano con le comunità rom, così come le loro relazioni con avvocati esperti, in modo che possano svolgere il ruolo di “paralegali di comunità” e promuovere l’accesso allo status legale delle persone rom senza documenti e apolidi, assistendole nei casi individuali, sostenendo le autorità locali e promovendo attività di educazione della comunità.
I partecipanti, tra cui figurano anche 14 attivisti rom e sinti che partecipano a due corsi organizzati da Associazione 21 luglio e Federazione Romanì, saranno invitati a individuare tre casi di migranti di origine rom privi di documenti o apolidi che si impegnano di assistere nel loro accesso a uno status legale.
I casi individuati di particolare rilevanza saranno infine selezionati per dar luogo ad azioni legali strategiche portate avanti dagli operatori legali di ASGI e Associazione 21 luglio.
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Giorno della Memoria: incontro alla Camera con Laura Boldrini

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La Presidente della Camera Laura Boldrini con Gad Lerner e Marco Paolini.


[tfg_social_share]In occasione della Giornata della Memoria, l’Associazione 21 luglio, insieme ad alcuni rappresentanti della comunità rom e sinta della Capitale, ha partecipato all’incontro “Giovani e Storia, il valore del ricordare” alla Camera dei Deputati, alla presenza della Presidente Laura Boldrini.
Nel corso dell’evento, organizzato per ricordare tutte le vittime delle persecuzioni nazifasciste, tra cui oltre 500 mila rom e sinti, il giornalista Gad Lerner e il drammaturgo Marco Paolini hanno dialogato con gli studenti di alcune scuole di Roma e di Paternò, in provincia di Catania.
Attraverso le loro testimonianze dirette, sono intervenute all’iniziativa anche due donne sopravvissute ai campi di concentramento, Liliana Segre e Mirella Stanzione ed è stato proiettato un brano dell’opera “Ausmerzen“, di Marco Paolini.
L’Associazione 21 luglio ha consegnato al Presidente della Camera Laura Boldrini il rapporto Figli dei campi, il libro bianco sulla condizione dell’infanzia rom in emergenza abitativa in Italia. Per l’Associazione 21 luglio, la Giornata della Memoria deve infatti porsi l’obiettivo di ricordarci costantemente di segnalare gli abusi e di vigilare sulle discrIminazioni che continuano ad attuarsi anche ai giorni nostri.
«Si deve sempre attualizzare la storia. La storia non è finita nel passato – ha detto la Presidente Boldrini in conclusione dell’incontro -. Si sta più sicuri se coloro che sono considerati diversi sono messi in disparte. E con questa idea folle si diffonde il germe della paura per cui l’altro diventa minaccioso».
«Questa demagogia è veleno nel pozzo che avvelena l’acqua. E chi beve quell’acqua, giorno dopo giorno, finisce con l’avvelenarsi», ha proseguito la Presidente della Camera.
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Bambini rom e non rom: a scuola una lezione speciale

Ore 13. Il suono della campanella della scuola segna la fine dell’ora di lezione. Ancori pochi minuti e in classe arriverà un nuovo insegnante. Ma per alcuni bambini rom e non rom di prima e seconda media quella che sta per iniziare è una lezione diversa dalle altre. Un’ora molto speciale.
David, Giorgia, Serif, Armando, Sharon e Giorgio arrivano puntuali nella grande aula dove ad attenderli c’è Sara, la loro maestra danza terapeuta. E così i bimbi rom e non rom di questa scuola media alla periferia di Roma iniziano la loro nuova lezione di Danza Movimento terapia.
David, Giorgia, Serif, Armando, Sharon e Giorgio sono tra i 48 bambini (di cui 29 rom) delle scuole ementari e medie che partecipano alle attività del progetto “Danzare la vita”, realizzato dall’Associazione 21 luglio con il sostegno della fondazione Alta Mane Italia. Il progetto ha come obiettivo principale quello di costruire la cittadinanza, promuovendo l’incontro tra culture diverse e favorendo il superamento dell’esclusione e della marginalità sociale a partire proprio dall’ambito scolastico.
A ritmo di musica, seguendo le indicazioni dell’insegnante, i giovani studenti si cimentano in una serie di esercizi fisici che rientrano in una modalità educativa (la Danza Movimento terapia e il Movimento Creativo) che utilizza il corpo e il movimento come principale canale di comunicazione per promuovere la salute e lo sviluppo del bambino.
I bambini rom e non rom sembrano divertirsi e rilassarsi. Frequentano classi diverse ma, da quando frequentano il corso, iniziano a conoscersi tra di loro e a diventare amici. In più, per i bimbi rom, che vivono in due centri di raccolta rom della Capitale – dei “campi nomadi” in muratura – è un modo per facilitare il proprio inserimento scolastico e instaurare relazioni con i propri coetanei non rom. Lontano dalla dimensione “ghettizzante” dei “campi” e degli altri luoghi riservati a soli rom.
A un tratto Sara, la danza terapeuta, che durante l’attività è accompagnata da Dzemila, mediatrice culturale dell’Associazione 21 luglio, ferma la musica e propone ai bambini un nuovo esercizio. I bimbi si suddividono a coppie e, in ogni coppia, uno di loro viene bendato. Il bimbo con gli occhi liberi ha quindi il compito di accompagnare lentamente il suo compagno attraverso la sala, appoggiandogli una mano sulla spalla per guidarlo nella giusta direzione. Obiettivo di questo esercizio è che il bambino sviluppi ancor più il suo senso di orientamento e aumenti la propria capacità di relazione con i compagni.
Poco dopo, su input dell’insegnate, l’esercizio assume delle varianti. L’unico bimbo bendato deve seguire le indicazioni degli altri bambini i quali, a turno, iniziano ad attrarre la sua attenzione con la voce o con dei rumori. E quando Sara dice stop al bimbo bendato il compito di indovinare in che punto della sala si trova.
E così via per tutti i bimbi del corso: anche in questo caso si tratta di una modalità educativa che mira alla ricerca di equilibrio e armonia tra il mondo “che sta dentro” e il mondo “che sta fuori” del minore. In questo modo, poi, i giovani studenti acquisiscono maggiore sicurezza in se stessi e nei rapporti con i propri coetanei, oltre che con gli insegnanti e con le proprie famiglie.
La Danza Movimento terapia è solo una delle attività del progetto “Danzare la vita”: oltre ad essa il progetto prevede un corso di flamenco e un laboratorio di arte teatrale.
Parte integrante del progetto sono inoltre la cura e lo sviluppo dei rapporti con le famiglie dei bambini  coinvolti nei laboratori, in particolare di quelli rom; l’organizzazione di incontri con il corpo docente; l’organizzazione di incontri nelle classi dei bambini coinvolti nel progetto; l’organizzazione di attività extrascolastiche nel periodo estivo.
L’Associazione 21 luglio, nell’ambito del progetto, svolge infine attività di monitoraggio delle condizioni dei campi in cui vivono i minori coinvolti e attività di advocacy, intraprendendo azioni volte a rimuovere eventuali violazioni dei diritti dell’infanzia.
Per maggiori informazioni sul progetto clicca qui

RomaShare, scambio di buone pratiche a Palermo

download[tfg_social_share]Tre giorni dedicati al confronto sullo status legale, il social housing, l’educazione e l’inclusione sociale dei rom.
Il 23, 24 e 25 gennaio prossimi, a Palermo, si terrà il seminario RomaShare – Best Practices’ Exchange in Palermo in cui esperti locali e nazionali, rappresentanti delle istituzioni, la comunità rom palermitana e le organizzazioni giovanili e della società civile daranno vita a un dialogo su buone pratiche e percorsi virtuosi.
Il seminario si inquadra nell’ambito del progetto – dal medesimo titolo – finanziato dall’European Youth Foundation del Consiglio d’Europa e realizzato dall’Associazione Per Esempio in collaborazione con l’Assessorato alla Partecipazione del Comune di Palermo.
Il seminario, che si svolgerà presso i locali della Real Fonderia nel capoluogo siciliano, sarà interamente dedicato al confronto costruttivo tra esperti locali e nazionali che, partendo dalle proprie esperienze professionali, offriranno la loro testimonianza e contribuiranno ad individuare strade percorribili ed azioni concrete in favore dei rom residenti nella città di Palermo, a partire da quegli esempi di successo realizzati in altre città italiane.
I relatori che si alterneranno nelle varie sessioni – ad aprire le quali vi sarà il sindaco di Palermo Leoluca Orlando – dialogheranno tra loro, discutendo di status legale, di social housing e di inserimento scolastico e sociale dei rom.
L’attenzione si estenderà infine, nel corso dell’ultima giornata di lavori, sulle derive razziste e sul fenomeno della discriminazione etnica in atto nelle società contemporanee, mettendo in luce la relazione tra le forme di razzializzazione e i processi economici capitalistici.
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