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Camping River. Le verità nascoste nelle pieghe della propaganda

Svelata la propaganda del Comune di Roma sullo sgombero di Camping River. Associazione 21 luglio: «un’azione fallimentare e costosa, raccontata in maniera distorta e con numeri falsi dalla Giunta Raggi».

 «Lo sgombero di Camping River, avvenuto lo scorso 26 luglio, è stato un caso emblematico per mostrare l’utilizzo da parte del Comune di Roma della propaganda mediatica, uno strumento di distrazione di massa, che racconta una verità altra, utile a coprire inefficienze e promesse fatte in campagna elettorale e mai mantenute». È questo il commento di Associazione 21 luglio al termine della Conferenza stampa organizzata oggi presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati e dal titolo: “Camping River. Le verità nascoste nelle pieghe della propaganda”.

Analizzando come, attraverso video, post sui social e dichiarazioni fatte alla stampa, i rappresentanti dell’Amministrazione Capitolina hanno raccontato all’esterno lo sgombero di Camping River, Associazione 21 luglio ha individuato specifici tratti di una propaganda volta a raccontare le azioni che hanno preceduto lo sgombero e, in seguito, a giustificare l’allontanamento delle famiglie rom dall’insediamento posto lungo la via Tiberina.

I numeri sulla spesa

«Ogni anno – ha spesso ripetuto la sindaca Virginia Raggi – si spendono 25 milioni di euro per il sistema campi». Per Associazione 21 luglio si tratta di una dichiarazione volta a convincere i cittadini che il mantenimento dei rom nel “campi” romani ha un costo insostenibile e ingiustificato e soprattutto a rafforzare l’urgenza di chiudere Camping River. In realtà, dopo i tagli effettuati dalla Giunta Marino prima e dal Commissario Tronca dopo, nel 2016 si è spesa la cifra di 1,5 milioni di euro che nel 2017 è diventata di 3,5 milioni di euro. A fronte quindi dei 50 milioni di euro dichiarati dalla prima cittadini nel biennio 2016-2017, la cifra reale si riduce a un decimo.

Le condizioni igienico-sanitarie

«Lo sgombero di Camping River – ha scritto sui social la sindaca Raggi il giorno stesso dell’operazione – è stato fatto per la drammatica situazione igienico sanitaria prodotta, e quindi per tutelare la stessa salute degli abitanti». Nella sua dichiarazione la prima cittadina si è dimenticata di dire che la grave condizione in cui versava il “campo” è stata prodotta dalla decisione dell’Amministrazione capitolina di distruggere 50 moduli abitativi (dal 21 giugno 2018) e poi di sospendere l’erogazione idrica (dal 30 giugno 2018). «Prima si è provocato il degrado – ha sostenuto Associazione 21 luglio – e poi si è invocato lo stesso per tutelare la salute degli abitanti».

Il parere di Stasburgo

Sempre il giorno dello sgombero la sindaca ha esultato: «La Corte per i Diritti Umani ci dà ragione!». In realtà, sostiene Associazione 21 luglio, la Corte di Strasburgo non ha dato alcuna ragione al Comune di Roma. Ha solo potuto rilevare l’avvenuto sgombero il giorno prima del suo pronunciamento. «Sono venute meno le azioni di sospensioni cautelari, ma si sono aperti i termini per il perfezionamento del ricorso di fronte alla Corte per l’accertamento delle violazioni dei diritti umani».

Una vera e propria azione di propaganda mediatica quella organizzata dal Comune di Roma per raccontare ai cittadini e ai media una “verità altra”.

«Dal mio punto di vista – aveva affermato nei giorni la consulente del Comune di Roma, Monica Rossi – il bilancio dello sgombero di Camping River è estremamente positivo».

I dati sul “Piano rom”

«Se volessimo tirare le fila di 13 mesi di lavoro dell’Amministrazione Capitolina per superare il Camping River secondo la Strategia d’Inclusione Rom – risponde Associazione 21 luglio – restano, al di là delle violazioni dei diritti umani, i numeri a commento dell’efficacia delle azioni. A fronte di 359 persone del “campo” ammesse alle azioni del “Piano rom”, alla fine solo il 9% sono rientrate all’interno di tali azioni (rimpatri assistiti e sostegni all’affitto). Il 52% delle famiglie non ha trovato alcuna soluzione ed ora vaga in strada, mentre al 30 luglio 2018 risultano 123 le persone collocate in strutture di emergenza, dove, come da accordi verbali, resteranno solo fino al 30 settembre 2018. Per la loro accoglienza – a carattere meramente emergenziale – il Comune di Roma dovrà spendere, fino al 30 settembre 2018 una cifra stimata vicina ai 400.000 euro».

Di fronte ai fatti che hanno portato ai precipitosi eventi di questo ultimo mese, Associazione 21 luglio ribadisce ancora una volta la necessità di rivedere le azioni del “Piano rom”, per evitare che gli atri due insediamenti compresi all’interno del progetto del Comune (Monachina e Barbuta) finiscano per essere “superati” con lo stesso drammatico epilogo.

Foto di Giovanni Pulice

Per maggiori informazioni:

Elena Risi
Ufficio Stampa e Comunicazione – Associazione 21 luglio
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