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Il “Piano rom” del Comune di Roma calpesta i diritti umani

Dopo i fatti di Camping River, 61 organizzazioni e 27 accademici scrivono alla sindaca Raggi e all’Europa: «Il Piano rom del Comune di Roma va profondamente rivisto perché le sue azioni calpestano i diritti umani».

 

ROMA, 25/6/2018 – Di fronte alle pesanti violazioni dei diritti umani consumate in questi giorni, seguite alle preoccupanti dichiarazioni del Ministro dell’Interno Matteo Salvini che paventa un censimento etnico per la comunità rom in Italia, Associazione 21 luglio si sta mobilitando, a partire da una lettera inviata alla sindaca di Roma Virginia Raggi e ad alcuni organismi europei, sottoscritta da quasi 90 tra Associazioni e Organizzazioni della società civile, accademici e responsabili istituzionali.

Nella missiva sono tre le richieste avanzate in via urgente alla prima cittadina: l’immediata sospensione delle azioni previste nell’insediamento Camping River; l’adozione delle azioni più opportune volte alla verifica delle responsabilità della distruzione di beni di proprietà di Roma Capitale e della messa in stato di estrema vulnerabilità – in violazione delle basilari garanzie procedurali – dei nuclei familiari dimoranti in tali moduli; l’impegno ad una profonda revisione del “Piano di Indirizzo di Roma Capitale per l’inclusione delle Popolazioni Rom, Sinti e Caminanti” giudicato lesivo dei diritti umani.

L’antefatto: Camping River

Il 15 maggio scorso l’Amministrazione Capitolina aveva inviato una lettera notificando ad ogni famiglia presente nell’insediamento di Camping River la necessità di «lasciare immediatamente libero da persone e cose il modulo abitativo occupato, unitamente al suo nucleo familiare, inderogabilmente entro la data del 15 giugno 2018». Ora la scadenza si è spostata al 30 giugno e il “pugno di ferro” utilizzato dall’Amministrazione non fa che svelare sempre più clamorosamente le fragilità del “piano Rom”, un progetto di cui il Camping River doveva essere la sperimentazione pilota nel pieno rispetto dei principi della Strategia Nazionale per l’Inclusione dei rom, sinti e caminanti (il Camping River è entrato nel “Piano” a partire dal 1 luglio 2017 con deliberazione n.146 del 28 giugno 2017). Leggi qui un breve excursus.

Le fragilità del “Piano”

Il “pugno di ferro” del Comune si è dovuto scontrare con la realtà dei fatti: nonostante la gran parte delle famiglie residenti all’interno del “campo” sia risultata idonea al progetto di fuoriuscita assistita dal “villaggio Camping River”, le persone in questione non hanno potuto accedere ai contributi per il contratto di locazione perché – trovandosi in una situazione di inoccupazione e indigenza – non possono fornire le garanzie economiche necessarie per accedere al mercato immobiliare privato.

La distruzione dei moduli abitativi

Vetri divelti, pareti sfondate, porte e finestre smontate. Scaduto l’ultimatum del Comune di Roma alle famiglie residenti all’interno del Camping River, l’insediamento che da tredici anni ospita circa 400 persone di origine rom, l’Amministrazione ha iniziato il “superamento del Camping River” distruggendo, nelle mattinate del 21 e 22 giugno, 18 container nei quali vivevano le famiglie.

I rom del Camping River

La soluzione abitativa alternativa per i residenti è stata, come di consueto, quella di dividere le famiglie: donne e bambini in case famiglia, uomini per strada. La proposta non è stata accettata da nessuno dei nuclei in questione e i residenti sono rimasti inermi a guardare lo scempio che si consumava sotto i loro occhi.  Rimaste senza un tetto sopra la testa, le famiglie hanno dormito all’addiaccio, accampate vicino ai container distrutti. In questo modo, persone già vulnerabili e in condizioni di emergenza abitativa, sono oggi in una situazione di ancora maggiore fragilità.

La denuncia di Associazione 21 luglio

Oltre a rappresentare una pesante violazione dei diritti umani che infrange gli standard internazionali del diritto all’abitare, distruggere i container è stato un atto cinico e illogico, fa notare Associazione 21 luglio. Le strutture di proprietà del Comune di Roma hanno un costo, stando ai prezzi di mercato, di circa 20 mila euro. Distruggere e vandalizzare i container rappresenta dunque un consistente danno erariale per l’Amministrazione.

«Si è trattato di azioni gravissime, ciniche e crudeli. Sono state attuate ai danni di queste persone perché rom. Se si fosse trattato di qualcun altro, questa storia avrebbe avuto un esito diverso – ha affermato Associazione 21 luglio Onlus – Accusiamo la Giunta di incompetenza, per non essere stata capace di superare il Camping River secondo i principi della Strategia Nazionale di Inclusione. È ormai chiaro che questo “Piano rom” viola i diritti umani – aggiunge l’Organizzazione – e chiediamo ancora una volta e con sempre maggiore preoccupazione una revisione profonda delle azioni previste».

Il Flash mob

Per il giorno giovedì 28 giugno alle 15, Associazione 21 luglio ha indetto inoltre un flash mob davanti al Campidoglio per esprimere il proprio dissenso di fronte ai gravi fatti di questi giorni, denunciare le gravi violazioni dei diritti umani riscontrate nelle azioni del “Piano rom” e per chiederne una profonda revisione.

Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio stampa e comunicazione
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