Archivio per anno: 2013

Richiesta moratoria immediata delle azioni di sgombero a Roma

Questa mattina, infatti, sono stati sgomberati dalle forze dell’ordine Florin e Liliana, i genitori della bambina di 14 mesi caduta nel fiume Tevere il 21 febbraio scorso e deceduta due giorni dopo presso il Policlinico Gemelli di Roma. I genitori avevano acconsentito alla donazione degli organi della bambina suscitando parole di ammirazione della vice-sindaco Sveva Belviso. Anche il ministro Andrea Riccardi si era affrettato ad apprezzare la decisione dei genitori.

Nei giorni successivi al decesso della bambina i due giovani genitori rom non hanno ricevuto alcuna assistenza e alcun sostegno dal Comune di Roma e con l’aiuto di alcuni volontari dell’Associazione 21 luglio stavano provvedendo alle pratiche per il funerale e il rimpatrio della salma. Questa mattina, però, in presenza degli osservatori dell’Associazione 21 luglio che hanno documentato gli avvenimenti, le forze dell’ordine hanno proceduto allo sgombero forzato delle loro abitazioni senza fornire né un adeguato preavviso né una soluzione alternativa, costringendoli ad una condizione di ulteriore vulnerabilità. Una settimana dopo la morte della figlia, l’abitazione di Florin e Liliana è stata abbattuta e la coppia costretta ad allontanarsi con le loro cose, tra le quali i pochi ricordi della bambina deceduta.

L’Associazione 21 luglio condanna l’episodio e ritiene che la barbarie di questa mattina rappresenta una vergogna per una città e per i suoi amministratori che in nome della sicurezza continuano a calpestare i diritti dei più deboli offendendo la dignità umana. Quello di questa mattina è il 510° sgombero del Piano Nomadi della giunta capitolina.

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1 marzo 2013 – Sgomberati oggi a Roma i genitori rom della bambina annegata nel Tevere. Avevano deciso di donare gli organi della bambina ed erano in attesa del funerale.

Sono stati sgomberati questa mattina dalle forze dell’ordine Florin e Liliana, i genitori della bambina di 14 mesi caduta nel fiume Tevere il 21 febbraio scorso e deceduta due giorni dopo presso il Policlinico Gemelli di Roma.

I genitori avevano acconsentito alla donazione degli organi della bambina suscitando parole di ammirazione della vice-sindaco Sveva Belviso. Quest’ultima aveva definito «encomiabile il gesto di sensibilità e di solidarietà compiuto dai genitori della piccola che hanno deciso di donare i suoi organi compiendo un profondo atto d’amore verso il prossimo». Anche il ministro Andrea Riccardi si era affrettato ad apprezzare la decisione dei genitori: «E’ un gesto che nasce da un dolore atroce e profondo e che porta in sé i segni della speranza. La tragedia della piccola minore rom e la coraggiosa decisione dei suoi genitori – aveva aggiunto il ministro – ci fanno riflettere sulle condizioni di degrado e di precarietà nella quale, a due passi dalle nostre case, vivono uomini, donne e bambini; ma anche sulla necessità di lavorare di più per il dialogo e l’integrazione».

Nei giorni successivi al decesso della bambina i due giovani genitori rom non hanno ricevuto alcuna assistenza e alcun sostegno dal Comune di Roma e con l’aiuto di alcuni volontari dell’Associazione 21 luglio stavano provvedendo alle pratiche per il funerale e il rimpatrio della salma. Questa mattina, però, in presenza degli osservatori dell’Associazione 21 luglio che hanno documentato gli avvenimenti, le forze dell’ordine hanno proceduto allo sgombero forzato delle loro abitazioni senza fornire né un adeguato preavviso né una soluzione alternativa, costringendoli ad una condizione di ulteriore vulnerabilità. Una settimana dopo la morte della figlia, l’abitazione di Florin e Liliana è stata abbattuta e la coppia costretta ad allontanarsi con le loro cose, tra le quali i pochi ricordi della bambina deceduta.

«E’ il 510° sgombero del Piano Nomadi della giunta capitolina – ha dichiarato l’Associazione 21 luglio – Uno sgombero di una gravità inaudita che dimostra come nelle intenzioni del Piano si sia smarrita ogni traccia di umanità. La barbarie di questa mattina rappresenta una vergogna per una città e per i suoi amministratori che in nome della sicurezza continuano a calpestare i diritti dei più deboli offendendo la dignità umana».

In una lettera inviata oggi al sindaco Gianni Alemanno l’Associazione 21 luglio ha chiesto, alla luce del gravissimo episodio avvenuto oggi, una moratoria immediata delle azioni di sgombero che coinvolgono le comunità rom nella Capitale.

Sottoscrizione "Per Natalia"

I giovani genitori rom rumeni colpiti da questa tragedia hanno espresso il desiderio che il sacrificio della loro bimba servisse a salvare altre piccole vite, dando il consenso alla donazione degli organi della figlia.

A distanza di giorni la famiglia, che ancora vive nella baracca lungo il fiume, non ha ricevuto alcuna assistenza dal Comune di Roma ed è in attesa di espletare le pratiche per il funerale di Natalia, che verrà celebrato in Romania.

Il giorno dopo la morte di Natalia, le forze dell’ordine hanno preavvisato la coppia dell’imminente sgombero dell’area. La loro povera baracca verrà distrutta. L’Associazione 21 luglio ha deciso quindi di offrire al nucleo familiare assistenza legale.

Per sostenere i giovani genitori nelle spese per il funerale e per il rimpatrio della figlia, l’Associazione 21 luglio ha lanciato una sottoscrizione, alla quale è possibile aderire facendo un versamento attraverso le seguenti modalitä:

– tramite Bonifico bancario presso Bancoposta Codice IBAN: IT48 J076 0103 2000 0000 3589 968

– tramite Bollettino postale al conto n. 3589968 intestato ad Associazione 21 luglio.

– tramite carta di credito attraverso il sito dell’Associazione 21 luglio a questo link

Ogni versamento dovrà avere come causale: Per Natalia.

22 febbraio 2013 – L'Osservatorio 21 luglio pubblica il resoconto del lavoro nelle settimane che precedono il voto: «In campagna elettorale è soffiato con forza il vento dell'antigitanismo. Irresponsabile il comportamento di alcuni politici»

«Come è triste consuetudine, anche in questo periodo pre-elettorale dichiarazioni incitanti all’odio e alla discriminazione rivolte alle comunità rom e sinte, sono risuonate in diverse aree geografiche, alimentando un pericoloso antigitanismo sul territorio nazionale che puntualmente finisce con il tradursi in un infondato allarme sociale e in una pericolosa criminalizzazione indistinta». E’ questo il commento dell’Associazione 21 luglio alla luce del rapporto reso pubblico sul sito dell’Osservatorio (www.osservatorio21luglio.org) della medesima organizzazione.

Nei 45 giorni precedenti alle imminenti elezioni politiche e locali, l’Osservatorio 21 luglio ha rilevato sul territorio nazionale un totale di 59 episodi ritenuti come potenzialmente incitanti all’odio e/o alla discriminazione, con una media quotidiana superiore a 1 episodio, quasi tutti riconducibili a rappresentanti delle forze politiche. Ventisette episodi hanno riguardato esponenti della Lega Nord, 8 riconducibili a esponenti del PDL, 5 episodi aventi come protagonisti esponenti de La Destra. I restanti sono riconducibili a 2 esponenti di FLI e a partiti minori. Nel Lazio, seguito da Lombardia e Piemonte, si è verificato il maggior numero di casi. Nel medesimo periodo sono stati 10 i candidati alla Camera e al Senato e 3 i candidati regionali segnalati dall’Osservatorio per le loro gravi affermazioni con cui hanno preso di mira rom e sinti.

Il 18 febbraio 2013 l’Associazione 21 luglio ha inviato una lettera al segretario federale della Lega Nord Roberto Maroni per segnalare come molte delle dichiarazioni appartengono agli esponenti del partito leghista. Nella lettera è stato chiesto a Roberto Maroni di invitare dirigenti e attivisti della Lega Nord «ad evitare stigmatizzazioni indistinte e strumentali rivolte ai componenti delle comunità rom e sinte, al fine di evitare il rischio di alimentare tra i cittadini sentimenti di paura, rigetto e intolleranza verso le suddette comunità, lesivi della civile convivenza nel nostro Paese».

Secondo l’Associazione 21 luglio, è da considerarsi gravemente irresponsabile il comportamento di quanti hanno colto il periodo elettorale come il più propizio per scagliarsi contro gli appartenenti alle comunità rom e sinte presenti sul territorio nazionale. Ricorrere alla contrapposizione tra cittadini e appartenenti alle comunità rom, unitamente alla diffusione di stereotipi e pregiudizi, ha sicuramente contribuito ad iniettare nella società civile sentimenti di paura, rigetto e intolleranza verso le suddette comunità, configurando una minaccia per la civile convivenza nel nostro Paese e per la serenità del voto.

ROM(A) UNDERGROUND. White Paper on the condition of the Roma children in Rome (February 2013)

The report “Rom(a) Underground” is aimed at unveiling an underground reality, unknown, rarely discussed and in which a number of stereotypes are found: the living conditions of Roma children. The research, realised thanks to support of Open Society Foundations, analysed the consequences of Roman policies for Roma children living in housing emergency. More precisely, it analysis policies geared towards the Nomad Plan conducted from 2009 to 2012.
Download the report

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ROM(A) UNDERGROUND. Libro bianco sulla condizione dell’infanzia rom a Roma (febbraio 2013)

Copertina reportRomaUnderground webIl rapporto “Rom(a) Underground” ha l’obiettivo di dare visibilità a una realtà sotterranea, poco conosciuta, raramente discussa e sulla quale si concentrano numerosi stereotipi: le condizioni di vita dei minori rom. La ricerca, realizzata grazie al sostegno di Open Society Foundations, ha analizzato le conseguenze delle politiche capitoline degli ultimi tre anni, ovvero quelle realizzate in seno al Piano Nomadi, sull’esistenza dei minori che vivono a Roma in emergenza abitativa.
Gli ambiti indagati fanno riferimento ai diritti riconosciuti dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, ratificata dall’Italia da oltre 15 anni: in particolare, il diritto alla salute, all’istruzione, all’alloggio, al gioco e alla non-discriminazione. In che modo il Piano Nomadi ha tutelato la fruizione dei diritti dei quasi 4000 minori rom residenti a Roma presso insediamenti informali, centri di raccolta rom, “campi tollerati” e «villaggi attrezzati»?
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19 febbraio 2013 – Presentato ieri a Roma il Libro bianco sulla condizione dell’infanzia rom a Roma. Associazione 21 luglio: «Violazioni sistematiche dei diritti dell’infanzia nei tre anni del Piano Nomadi»

«Violazioni sistematiche dei diritti dell’infanzia all’interno di un Piano Nomadi aggressivo e violento»: sono questi i risultati contenuti nel rapporto “Rom(a) Underground. Libro bianco sulla condizione dell’infanzia rom a Roma” presentato ieri dall’Associazione 21 luglio. Il rapporto, prendendo in considerazione il periodo temporale compreso tra il 2009 e il 2012, ha voluto verificare quanto il Piano Nomadi dell’ultima Amministrazione comunale abbia rispettato, nella tutela dei diritti dell’infanzia, il principio di uguaglianza tra i minori rom e i minori non rom.

Nella Capitale, dopo più di tre anni segnati da sgomberi, trasferimenti forzati e concentrazione delle comunità rom in mega campi monoetnici, sono circa 3.900 i minori rom in emergenza abitativa e residenti in «villaggi attrezzati», “campi tollerati”, centri di raccolta e insediamenti informali. «Le politiche abitative rivolte ai rom – scrivono i ricercatori dell’Associazione 21 luglio – differenti rispetto a quelle adottate per il resto della popolazione, sono la testimonianza di come questi ultimi continuino ad essere percepiti dalle istituzioni come “nomadi”, come un popolo omogeneo inadatto alla vita stanziale, culturalmente disposto a vivere al di sotto degli standard minimi di vivibilità e in una condizione di perenne sospensione dei diritti fondamentali».

Un forte impatto sulla salute psico-fisica dei minori rom è stato provocato dalle azioni degli sgomberi forzati, quasi 500 negli ultimi 36 mesi. Azioni di sgombero e sospensione del diritto all’alloggio hanno avuto notevoli conseguenze sulla fruizione del diritto all’istruzione e del diritto alla salute. Gli insediamenti romani, formali e informali, visitati dai ricercatori dell’Associazione 21 luglio, si configurano come spazi degradati, isolati e sovraffollati. E’ stato inoltre rilevato come nei “campi nomadi” le condizioni di vita, talvolta estreme, non tutelino, ma anzi aggravino, la fragilità dei minori disabili e siano in alcuni casi corresponsabili dei decessi prematuri. Rilevati in diversi ambiti i sintomi riconducibili alle cosiddette “patologie da ghetto”: problemi respiratori, dermatiti, insonnia, attacchi di panico, stati depressivi e  ansiogeni.

La voce dei bambini risuona nel rapporto in maniera spesso drammatica. «Attraverso le loro parole – scrive nella prefazione del Libro bianco, Vincenzo Spadafora, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza – capiamo che cosa implica essere spostati in campi attrezzati fuori dal Grande Raccordo Anulare, essere accompagnati a scuola in un “pulmino speciale”, non avere spazi e tempi per giocare con i compagni non rom e quale sia l’impatto della vita nei campi attrezzati sulla loro salute fisica e psicologica».

Per un bambino rom, nascere oggi a Roma significa avere una vita segnata all’origine e avere molte più probabilità rispetto a un bambino non rom di nascere sottopeso, di ammalarsi, di sviluppare forme di malessere psicologico, di avere una speranza di vita più bassa, di essere escluso dall’ambiente scolastico, di non poter frequentare l’Università, di essere allontanato dalla propria famiglia di origine, di vivere, in assenza o a parità di reato, l’esperienza carceraria.

Secondo l’Associazione 21 luglio, dai risultati del rapporto si evince come in nessuna azione del Piano Nomadi di Roma sia stata declinata la parola “diritti dell’infanzia” e come le stesse «hanno compromesso il presente dei giovani rom, limitato il loro potenziale di autodeterminazione e rischiato di creare un’intera generazione di persone presenti a Roma sin dalla nascita, ma escluse dalla società, dal mondo della scuola e del lavoro e dalla cittadinanza».

Il testo integrale del libro bianco è scaricabile a questo link

ROM(A) UNDERGROUND. Libro bianco sulla condizione dell’infanzia rom a Roma

Copertina reportRomaUnderground webIl rapporto “Rom(a) Underground” ha l’obiettivo di dare visibilità a una realtà sotterranea, poco conosciuta, raramente discussa e sulla quale si concentrano numerosi stereotipi: le condizioni di vita dei minori rom. La ricerca ha analizzato le conseguenze delle politiche capitoline degli ultimi tre anni, ovvero quelle realizzate in seno al Piano Nomadi, sull’esistenza dei minori che vivono a Roma in emergenza abitativa.

Gli ambiti indagati fanno riferimento ai diritti riconosciuti dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, ratificata dall’Italia da oltre 15 anni: in particolare, il diritto alla salute, all’istruzione, all’alloggio, al gioco e alla non-discriminazione. In che modo il Piano Nomadi ha tutelato la fruizione dei diritti dei quasi 4000 minori rom residenti a Roma presso insediamenti informali, centri di raccolta rom, “campi tollerati” e «villaggi attrezzati»?

Scarica il rapporto in versione integrale

Esternazioni e iniziativa anti-rom del leghista Manes Bernardini

contro «orde di nomadi molesti che da mesi bivaccano davanti all’ospedale, tra sporcizia e degrado, infastidendo pazienti e visitatori e facendo irrispettoso chiasso». Il candidato leghista nel comunicato invoca «pugno di ferro» e la «politica della tolleranza zero» contro la presenza di «decine di nomadi e sbandati che ogni giorno, con arroganza e strafottenza, vi si recano per usurpare gli spazi e i servizi a disposizione dei pazienti e del personale lasciandoli in condizioni precarie da un punto di vista igienico-sanitario. Senza contare i numeri furti all’interno dei reparti».
 In data odierna pare emergere che la “ronda” non si sia limitata a presidiare l’ingresso dell’ospedale, ma sia «andata fino in fondo» giungendo ad «allontanare gli zingari dai bagni».

L’Associazione 21 luglio osserva con estrema preoccupazione come questa iniziativa sia sfociata in una condotta discriminatoria volta ad allontanare persone esclusivamente in quanto identificate come «zingari». Colpisce tale gesto di irresponsabilità da parte di un esponente politico candidato al Senato, che dovrebbe ben conoscere i limiti della libera manifestazione del pensiero e le particolari responsabilità che il suo esercizio comporta, tra le quali certamente di primaria importanza l’obbligo di non diffondere, alimentare o incitare all’odio razziale. 


Lo scorso settembre l’Osservatorio aveva già provveduto a segnalare agli organi competenti altre iniziative “anti –rom” promosse da Manes Bernardini.
 L’Associazione 21 luglio, a fronte dell’estrema gravità dell’episodio in questione, sta valutando l’azione più efficace da intraprendere e provvederà nelle prossime ore ad effettuare le opportune segnalazioni di fronte alle autorità e agli organi competenti.


Vai al sito dell’Osservatorio per consultare l’articolo segnalato

(13 febbraio 2013)

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