Archivio per anno: 2016

La rete REYN Italia da oggi è on-line

A maggio avevamo annunciato l’avvio della rete REYN Italia (Romanì Early Years Network – Rete per la prima infanzia rom), un progetto dedicato al supporto dei professionisti e para-professionisti che lavorano a stretto contatto con le comunità rom residenti in Italia nel campo dello sviluppo della prima infanzia. REYN è un’iniziativa di ISSA (International Step by Step Association) che a livello internazionale promuove l’importanza dell’accesso a servizi di qualità per i bambini rom e le loro famiglie, tramite professionisti rom e non rom, sostenendo lo scambio di esperienze e la formazione continua. In Italia il progetto è realizzato grazie al supporto dalla Open Society Foundations.
Nelle settimane successive il progetto è stato presentato a Torino, Roma e Reggio Calabria, con l’obiettivo di coinvolgere gli operatori del settore dal nord al sud del paese e ricevendo – ad oggi – oltre 50 adesioni tra privati e organizzazioni.
Da oggi si potranno seguire tutti gli aggiornamenti relativi a REYN Italia tramite il blog, all’indirizzo https://reynitaliablog.wordpress.com. Inoltre sarà possibile raggiungere in ogni momento gli altri iscritti alla rete grazie al gruppo Facebook riservato agli operatori che hanno aderito al nostro network.
Se anche tu lavori in questo settore, o conosci qualcuno che potrebbe essere interessato, potrai iscriverti gratuitamente alla rete inviando una mail a reynitalia@21luglio.org.
La rete italiana REYN è anche su Linkedin.

Condizioni inumane per gli oltre 300 rom sgomberati a Giugliano

Amnesty International, Associazione 21 luglio Onlus, Associazione Garibaldi 101, Centro Europeo per i Diritti dei Rom, Associazione Cinema e diritti – Festival del cinema dei diritti umani e OsservAzione hanno duramente condannato lo sgombero forzato eseguito il 21 giugno dalle autorità del comune di Giugliano, in provincia di Napoli, ai danni di circa 75 famiglie rom (oltre 300 persone), che dal campo di Masseria del Pozzo sono state trasferite in un’ex fabbrica e si trovano in condizioni inumane.
Le sei organizzazioni hanno sollecitato tutte le autorità competenti ad assicurare che alle famiglie colpite dallo sgombero forzato sia immediatamente offerto un riparo adeguato e che verrà approntato e realizzato per loro un piano a lungo termine, in consultazione con le famiglie interessate e nel pieno rispetto degli standard in materia di diritti umani.
Il caso di Giugliano, così come molti altri documentati dalle sei organizzazioni, mostra una volta di più la realtà quotidiana dei rom in Italia, spesso collocati in campi segregati, a rischio di sgomberi forzati e discriminati nell’accesso a un alloggio adeguato: gravi violazioni dei diritti umani, vietate dalle norme internazionali e da quelle dell’Unione europea. Per questo motivo, le sei organizzazioni chiedono alla Commissione europea di intraprendere un’azione decisiva nei confronti di queste violazioni, attraverso l’avvio di una procedura d’infrazione contro l’Italia per violazione della Direttiva anti-discriminazione razziale.
Lo sgombero forzato
Il 21 giugno oltre 300 rom, tra cui decine di bambini e alcuni neonati, sono stati costretti a lasciare il campo di Masseria del Pozzo, dove erano rimasti per quasi tre anni. Quel campo per soli rom era stato costruito nel 2013 dal comune di Giugliano nelle vicinanze di una discarica di rifiuti tossici, dopo che in precedenza le famiglie rom erano state ripetutamente sottoposte a sgombero forzato.
Le sei organizzazioni riconoscono il fatto che le famiglie rom dovevano essere urgentemente spostate da Masseria del Pozzo per ragioni di salute e d’incolumità. Infatti, il campo di Masseria del Pozzo non avrebbe mai dovuto essere costruito. La necessità di risolvere la situazione d’emergenza, creata dalle stesse autorità attraverso la costruzione di un campo in una zona inabitabile, non giustifica però il ricorso a uno sgombero forzato, che costituisce una grave violazione dei diritti umani.
Le autorità non hanno mai notificato per iscritto lo sgombero, limitandosi a fornire qualche informazione a voce. A partire dal 14 giugno, le autorità locali e la polizia avevano informato le famiglie rom che lo sgombero sarebbe stato realizzato il 16 o il 23 giugno.
Invece, lo sgombero forzato ha avuto luogo il 21 giugno e le famiglie rom sono state trasferite sul terreno di un’ex fabbrica di fuochi d’artificio.
La comunità era stata informata che lo sgombero era necessario poiché i terreni di Masseria del Pozzo erano stati posti sotto sequestro dall’autorità giudiziaria sin dall’ottobre 2015, in quanto potenzialmente pericolosi per la salute e l’incolumità dei residenti. Purtroppo, le famiglie rom non sono state coinvolte in alcuna autentica consultazione per esplorare soluzioni alternative. Dopo aver inizialmente preso in considerazione un terreno lontano, privo di servizi igienico-sanitari e di forniture d’acqua, le autorità locali hanno deciso di trasferire le 75 famiglie rom nel terreno abbandonato dell’ex fabbrica di fuochi d’artificio. Le famiglie hanno ricevuto pochissime informazioni al riguardo.
Decine di rom, incontrati da Amnesty International il 22 giugno, hanno dichiarato che non erano stati informati sulle condizioni della nuova area e che non avevano avuto la possibilità di vederla prima dello sgombero. Le famiglie rom si sono sentire dire che quella era l’unica alternativa esistente e sono state poste di fronte al dilemma se accettare il trasferimento in un luogo sconosciuto o rimanere del tutto senza tetto.
Dato che le necessarie salvaguardie – la notifica adeguata per iscritto, la genuina consultazione con la comunità e la messa a disposizione di un’alternativa alloggiativa adeguata – non sono state poste in essere prima del trasferimento, le sei organizzazioni hanno concluso che il trasferimento ha costituito uno sgombero forzato, ossia una grave violazione dei diritti umani in contrasto con gli obblighi assunti dall’Italia rispetto a una serie di norme internazionali e dell’Unione europea, tra cui la Direttiva anti-discriminazione razziale, che garantiscono il diritto a un alloggio adeguato e la protezione da ogni forma di discriminazione basata sull’etnia o sulla razza. Questo sgombero forzato e il successivo trasferimento in un ulteriore campo monoetnico si pongono inoltre in contrasto con gli impegni assunti dall’Italia nel 2012 con la Strategia nazionale d’inclusione di rom, sinti e caminanti.
Un’alternativa gravemente inadeguata
Dopo lo sgombero forzato, l’alternativa messa a disposizione dal comune di Giugliano è risultata gravemente inadeguata. Il terreno di circa 1000 metri quadrati, situato all’estremità della zona industriale del comune campano, è un area chiusa circondata su tre lati da vegetazione incolta e sul quarto da un muro con una cancellata. Nei pressi del terreno si trovano due bagni chimici, uno dei quali inagibile e l’altro in condizioni tali da costringere i residenti a recarsi nei cespugli, col conseguente impatto sulla loro salute e sull’ambiente.
All’arrivo, le famiglie rom hanno trovato rifiuti, materiale arrugginito e residui della lavorazione dei fuochi d’artificio, la cui fabbrica era stata distrutta da un’esplosione nel 2015. I rappresentanti di Amnesty International hanno rinvenuto sul posto un contenitore aperto di polvere di natura non identificata, insieme a molti altri contenitori pieni di sostanze sconosciute classificate come “polveri” e “a combustione spontanea”, insieme a pezzi apparentemente di amianto della struttura ancora in piedi nonostante i danni provocati dall’esplosione.
Il 22 giugno, le famiglie rom non avevano ancora avuto accesso all’energia elettrica e stavano usando fuochi, torce a batteria e fari delle automobili per fare luce dopo il tramonto. L’accesso all’acqua era rappresentato da quattro cannelle, insufficienti per il numero di famiglie presenti.
Le autorità locali non hanno messo a disposizione alcuna struttura o riparo. Chi aveva una roulotte ha avuto il permesso di portarla con sé da Masseria del Pozzo. Nel nuovo sito, adulti e bambini sono costretti a dormire stipati nelle roulotte o all’esterno. Almeno tre famiglie, che a Masseria del Pozzo vivevano all’interno di baracche, ora sono senza tetto e sono costrette a dormire nelle automobili o per terra. Quando Amnesty International ha visitato il nuovo campo, le persone stavano iniziando a costruire baracche improvvisate coi materiali che erano riusciti a salvare dallo sgombero di Masseria del Pozzo.
Un piano a lungo termine destinato alla segregazione
Le autorità locali hanno detto alle famiglie rom che il trasferimento sarà una misura “temporanea”, in attesa che venga costruito un nuovo campo. Sulla base della documentazione esaminata dalle sei organizzazioni e delle dichiarazioni ufficiali, nel febbraio 2016 è stata approvata a livello locale, regionale e nazionale la costruzione di un nuovo campo segregato con 44 unità abitative prefabbricate. Alla costruzione dei prefabbricati il ministero dell’Interno e la Regione Campania hanno destinato 1.300.000 euro, mentre non sono state minimamente finanziate le parti del progetto relative all’integrazione.
Non risulta inoltre esservi alcun piano per inserire nel medio e lungo termine le famiglie rom in alloggi adeguati. La comunità non è stata adeguatamente consultata nella fase definitoria del progetto e il trasferimento in un nuovo campo è stata l’unica opzione messa a disposizione. Il progetto dà adito a grandi preoccupazioni e solleva molti rischi, poiché rappresenta ancora una volta l’esempio di un modello di segregazione abitativa, per soli rom, vietata dalle norme internazionali e dell’Unione europea.
L’attiva partecipazione al progetto del ministero dell’Interno, anche attraverso il suo finanziamento, solleva forti preoccupazioni sull’effettiva intenzione del governo italiano di rispettare le norme e gli standard sui diritti umani a livello internazionale e dell’Unione europea così come la stessa Strategia nazionale per l’inclusione dei rom, dei sinti e dei caminanti del 2012, che conteneva l’impegno a “superare i campi”.

Un laboratorio sui diritti al Palazzo delle Esposizioni

L’estate è alle porte ma le attività di Sar San 2.0 sono riprese e continueranno per tutta l’estate.
Tra i laboratori previsti dal progetto, realizzato da ABCittà Cooperativa e Associazione 21 luglio Onlus, sono previsti incontri mirati al rafforzamento dell’alfabetizzazione visiva, verbale ed emotiva dei bambini rom tra 0 e 8 anni coinvolti nelle varie iniziative.
Al Palazzo delle Esposizioni di Roma si è svolto un interessante laboratorio incentrato sul tema dei diritti. I bambini sono stati stimolati a mettersi in gioco e ad esprimere la propria idea di diritto in maniera creativa.
Dopo una prima introduzione al tema attraverso la lettura di libri specifici per bambini, ad ognuno dei partecipanti è stato distribuito un cartoncino colorato ed è stato invitato a completare la scritta “Diritto A…”.
Bandite penne e matite, i concetti sono stati espressi ritagliando lettere e immagini che rappresentassero le proprie idee e le attività per loro irrinunciabili: “diritto a fare rap”, “diritto a piantare”, “diritto ad esistere”.
Semplici e potenti, le parole dei bambini.
 

Noi siamo cittadini di tutto quanto il mondo!

Il progetto Amarò Foro è iniziato a gennaio 2015 ed è tutt’ora in corso. A conclusione del primo anno di laboratori, lo scorso dicembre, gli operatori hanno costruito insieme ai bambini uno spettacolo di musica e danza sul tema degli sgomberi forzati. Di seguito proponiamo il diario di uno degli educatori che ricostruisce il percorso di questa esperienza: la sua testimonianza è drammaticamente attuale oggi, perché l’insediamento in cui vivevano questi bambini è stato sgomberato a maggio.
Il primo anno dei laboratori di Amarò Foro si è chiuso in un modo che più festoso non poteva davvero essere. I nostri bambini si sono dedicati alla preparazione di una performance (il loro primo spettacolino) che hanno messo in scena in occasione di due eventi organizzati dall’Associazione 21 luglio: un flash-mob in piazza del Pantheon, a Roma, nell’ambito della campagna “Peccato Capitale”, lanciata per denunciare l’aumento degli sgomberi forzati nella Capitale dall’annuncio del Giubileo della Misericordia, e l’evento “Gitanistan. Lo stato immaginario delle famiglie rom salentine”, che si è tenuto al teatro Vascello di Roma.
Le due esibizioni, oltre a rappresentare dei momenti artistici molto importanti, hanno dato la possibilità ai bambini di riflettere intorno alle tematiche dell’abitare e degli sgomberi forzati, scelti come temi centrali dello spettacolo.
La performance, infatti, simulava un momento di festa e socialità all’interno di un insediamento rom, interrotto dall’arrivo di due spazzini che simbolicamente spazzano via le case, lasciando i bambini e le loro famiglie senza più un tetto sopra la testa. Tutta la comunità, dopo un primo momento di paura e rassegnazione, decide quindi di alzare la testa e di riaffermare attraverso il ballo, la musica e il canto la voglia di uscire dall’invisibilità e di autodeterminare una volta per tutte le proprie vite.
 

Per permettere ai bambini di dare un senso alla creazione artistica di cui erano protagonisti, si è scelto di dedicare un momento specifico alla discussione collettiva rispetto al tema degli sgomberi forzati, invitando i bambini a condividere le proprie esperienze e ad esternare le proprie emozioni.
Nonostante la giovane età, tutti si sono dimostrati consapevoli di cosa fosse uno sgombero forzato e la maggior parte di loro ha raccontato di aver avuto esperienze dirette, vissute in prima persona o che hanno coinvolto membri della loro famiglia.
È stato un momento di condivisione, rispetto e ascolto reciproco. Tutti riuniti in cerchio, i bambini hanno dato vita ad una riflessione collettiva molto partecipata e estremamente rispettosa del tempo e delle emozioni di ciascuno. Sono così emerse paure e ansie rispetto alla possibilità di subire uno sgombero forzato, ma anche una forte voglia di migliorare la propria condizione e il desiderio di avere una vera casa per poter, ad esempio, invitare a giocare i propri compagni di scuola senza vergogna.
Negli sguardi e nei comportamenti dei bambini si è manifestata la forza derivante dal condividere con tutto il gruppo le proprie emozioni e i propri sogni e dal realizzare di vivere una condizione comune da trasformare tutti insieme. Avere una casa sufficientemente spaziosa e in un ambiente salubre, dove diritti quali lo studio, il gioco e la salute siano pienamente soddisfatti, è il primo passo per permettere ai bambini rom di sviluppare le proprie capacità fisiche e mentali e di uscire dalla condizione di marginalità in cui vivono.
È perciò importante che i bambini vengano stimolati a riflettere e prendere coscienza del mondo che li circonda, trovando strategie per interagire con esso in una posizione attiva e immaginando i percorsi da compiere per poter raggiungere l’espressione di una piena cittadinanza.
Il Progetto Amarò Foro è esattamente questo. Ed è qui che subentra l’arte che, stimolando mancanze e desideri e rafforzando l’identità dei bambini, permette loro di sviluppare tutto il proprio potenziale di trasformazione della realtà.

Francesco Garberini
Operatore Educazione
Associazione 21 luglio

Roma e Reggio Calabria: gli incontri conclusivi di LabRom

Dopo Torino, anche Roma e Reggio Calabria hanno ospitato gli incontri di LabRom.
In queste due nuove tappe gli argomenti principali degli incontri sono stati, di nuovo, la condizione abitativa di rom e sinti in Italia – per alcuni ancora segregante e discriminatoria – e il tema dell’infanzia e la genitorialità.
Attivisti, ricercatori, associazioni, organizzazioni e operatori pastorali si sono incontrati al centro e al sud Italia, per condividere le proprie esperienze e costruire nuove idee in ambito professionale proprio attraverso il confronto.
Non solo criticità e problemi, come a Torino, anche a Roma e Reggio Calabria sono state portate esperienze positive. Tra queste, Ahmet Sadikov – un giovane rom che vive a Mazara del Vallo – ha mostrato ai partecipanti le testimonianze delle attività di musica e danza che porta avanti con i ragazzi e le ragazze che frequentano il centro di aggregazione giovanile “Casa della Comunità Speranza” nella città siciliana.
A Reggio Calabria, Ferizai Musa ha parlato invece delle attività di doposcuola per bambini rom che gestisce insieme alla sua associazione a Messina. Giovane rom vittima di discriminazioni quando frequentava la scuola, Ferizai ha deciso di trarre del buono da quella esperienza negativa: “ho capito che senza una solida scolarizzazione” – spiega – “è molto più facile essere discriminati”. Per questo con il suo doposcuola autogestito fornisce attività di sostegno e potenziamento allo studio, sia per i bambini sia per i genitori.
LabRom si è concluso con un bilancio positivo sia degli organizzatori sia dei partecipanti ed è stato considerato uno spazio fondamentale di sostegno e crescita professionale, oltre che un momento di riflessione importante per il raggiungimento di nuovi obiettivi.
GUARDA IL VIDEO DI LABROM ROMA E REGGIO CALABRIA

Gruppo CRC.

Adolescenti in Italia: una risorsa preziosa non sostenuta da politiche idonee

Nel 25° anniversario dalla ratifica in Italia della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, il 9° Rapporto del Gruppo CRC fa il punto sulla sua attuazione.

Sono 2.293.778 gli adolescenti dai 14 ai 17 anni che vivono in Italia, di questi 186.450 sono stranieri. Trascorrono le loro giornate con il telefonino in mano (il 92,6 %); fanno uso di alcol, tabacco e cannabis ( 63,4%), conoscono il sexting, l’11,5% di loro gioca d’azzardo on line e oltre il 50% ha subito azioni di bullismo e/o cyberbullimo; 7.000 di loro vivono in comunità, con molte incertezze sul loro futuro dopo il compimento del 18esimo anno. Studiano, ma molti di loro abbandonano dopo la scuola dell’obbligo, soprattutto gli alunni disabili. Il 2,2%, infatti entra, suo malgrado, a far parte della categoria dei “NEET” (not in education, employment or training), ovvero quei giovani che non studiano e non lavorano, e non sono inseriti in un percorso di formazione. L’Istat ne ha contati addirittura 2 milioni nel 2014, circa il 24% dei giovani tra i 15 e i 29 anni. Certo è che l’Italia è anche tra i paesi europei con il più alto tasso di dispersione scolastica: il 15% dei ragazzi tra 18 e 24 anni ha conseguito al massimo il titolo di scuola media. Nel 2015, l’8,4% degli adolescenti tra i 14 e i 17 anni ha partecipato ad associazioni culturali, ricreative o di altro tipo; e il 9,7% ha svolto attività gratuite in associazioni di volontariato (nel 2014 erano l’8,6%).
Questi i principali dati che emergono dall’introduzione del 9° Rapporto di monitoraggio sull’attuazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza nel nostro Paese, realizzato dal Gruppo CRC, che quest’anno viene pubblicato e diffuso in un’occasione speciale: il 25° anniversario dalla ratifica della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, avvenuta il 27 maggio 1991 con la Legge 176/1991.
La politiche per l’adolescenza vivono, tra le altre cose, in un limbo trovandosi anche a cavallo tra quelle dedicate all’infanzia e quelle rivolte ai giovani. Solo per fare un esempio non esistono linee guida sul passaggio dal pediatra di famiglia al medico di medicina generale. Vengono affidate alla “ragionevolezza” di chi si incontra.
“Ragionare sulle politiche per gli adolescenti, considerandole come parte delle politiche rivolte in senso più ampio ai giovani, è importante” – sottolinea Arianna Saulini, di Save the Children e coordinatrice del Gruppo CRC – “anche perché è in corso a livello europeo un tentativo di profondo rinnovamento, che mira a promuovere iniziative che mettano definitivamente da parte la visione dei giovani come problema, riconoscendoli pienamente come risorsa, da rilanciare mediante politiche di empowerment. Occorre, inoltre, investire e progettare per garantire un supporto alle famiglie, rinforzando le competenze genitoriali, così come ben evidenziato nel IV Piano Nazionale d’azione per l’Infanzia di cui sollecitiamo l’ approvazione.”
L’adolescenza è uno dei numerosi focus presenti nel documento, alla cui redazione hanno contribuito 134 operatori delle 91 associazioni del Gruppo CRC. Il Rapporto approfondisce 50 tematiche che ricalcano i raggruppamenti dei diritti della CRC.
La mappatura della situazione individua criticità su più fronti. A partire da quello istituzionale, che vede delle importanti lacune sotto il profilo della Governance delle politiche a supporto dell’infanzia e degli adolescenti.
Numerose leggi sono ancora ferme in Parlamento, quali: la riforma del sistema di protezione e accoglienza dei Minori stranieri non Accompagnati; l’acquisizione della cittadinanza per i minorenni di origine straniera, ancora disciplinata dalla legge del 1992.
Il Gruppo CRC, inoltre, sottolinea la carenza di dati certi, completi fra loro e comparabili in riferimento alle complessa situazione delle persone di minore età fuori dalla famiglia di origine. Dati incerti si hanno anche sui minori adottabili e sulle coppie disponibili ad adottare.
Da 15 anni, infatti, manca una Banca Dati nazionale. Si è passati dalla stima di 1.900 minorenni adottabili, accolti in affido e in comunità perché non adottati da oltre due anni, al dato di 300 minorenni riportato dal Dipartimento di Giustizia Minorile, e infine al dato rilevato dall’ISTAT che evidenzia come nel 2013 fossero in comunità di accoglienza 779 minorenni adottabili.
In ambito sanitario ci sono ancora grandi disparità a livello territoriale, con le regioni del Sud fortemente penalizzate, sia nell’accesso ai servizi che nell’accesso alla prevenzione.
La novità più rilevante, rispetto allo scorso anno, è l’approvazione da parte dell’Osservatorio Nazionale Infanzia” del IV PIANO NAZIONALE d’azione per L’INFANZIA, PNI atteso oramai da diversi anni, che però non è ancora stato pubblicato e approvato in via definitiva.
Ad oggi, la legge di Stabilità e i provvedimenti ad essa collegati si confermano lo strumento principale di intervento, con tutti i limiti che questo comporta in termini di formulazione di strategia ad ampio respiro. In positivo si evidenzia che nell’ultima Legge di stabilità è stato introdotto un Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale che garantisca in via prioritaria interventi per nuclei familiari con figli minori; nonché un Fondo dedicato specificatamente al contrasto della povertà educativa minorile.
Il Gruppo CRC sottolinea la necessità di interventi educativi qualificati, che coinvolgano sinergicamente e congiuntamente gli attori del cosiddetto “quadrilatero formativo” (famiglia, scuola, istituzioni, Terzo Settore) e, allo stesso tempo, attivino le risorse dei ragazzi e delle ragazze e ne valorizzino il protagonismo.
“Investire adeguatamente significa permettere agli adolescenti di progettare percorsi di vita, rafforzati da un forte senso di appartenenza e di cittadinanza, e di vivere fuori dalla marginalità, come protagonisti reali – e non virtuali – del tessuto sociale”, conclude Arianna Saulini. “significa riconoscergli il diritto a una formazione continua ed efficace e alla sperimentazione di sé attraverso percorsi scuola-lavoro organizzati. È urgente che si ricominci a parlare dell’adolescenza come di una fase di crescita, di evoluzione e di preparazione all’età adulta.”
E’ possibile scaricare il 9°Rapporto CRC completo QUI e dal sito www.gruppocrc.net
NOTA: Il Gruppo CRC è un network, coordinato da Save the Children Italia, che si è costituito nel 2000, ed è composto da 91 soggetti del Terzo Settore che da tempo si occupano attivamente della promozione e tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nel nostro Paese. Il Gruppo CRC pubblica ogni anno un Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della CRC, in occasione dell’anniversario della ratifica della Convenzione in Italia (27 maggio). Ad oggi, il Network ha realizzato nove Rapporti di aggiornamento annuali e due Rapporti Supplementari inviati al Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in occasione dell’esame del nostro Paese nel 2003 e nel 2011.
Il Gruppo CRC è composto dalle seguenti 91 associazioni: ABA Onlus- Fondazione Fabiola De Clercq, Fondazione ABIO Italia onlus, ACP – Associazione Culturale Pediatri, Fondazione ACRA, AGBE, Agedo – Associazione di genitori, parenti e amici di omosessuali, AGESCI – Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani, Agevolando, AIAF – Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia e per i Minori, Ai.Bi. – Associazione Amici dei Bambini, AISMI – Associazione Italiana Salute Mentale Infantile, ALAMA – Associazione Laziale Asma e Malattie Allergiche, Ali per giocare – Associazione Italiana dei Ludobus e delle Ludoteche , Alpim – Associazione Ligure per i minori, Anfaa – Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie, Anffas Onlus – Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale, ANPE – Associazione Nazionale dei Pedagogisti Italiani, ANPEF Associazione Nazionale dei Pedagogisti Familiari, Associazione Antigone Onlus, A.P.MA.R. – Associazione Persone con Malattie Reumatiche Onlus, Fondazione Arché – Associazione di Volontariato Onlus, Archivio Disarmo – Istituto di Ricerche Internazionali, ARCIRAGAZZI, Associazione Bambinisenzasbarre Onlus, Batya – Associazione per l’accoglienza, l’affidamento e l’adozione, CamMiNo – Camera Nazionale Avvocati per la Famiglia e i Minorenni, CAM – Centro Ausiliario per i problemi Minorili, CARE – – Coordinamento delle Associazioni familiari adottive e affidatarie in Rete, Caritas Italiana, CbM – Centro per il bambino maltrattato e la cura della crisi famigliare, Coop. Cecilia Onlus, CSB – Centro per la Salute del Bambino onlus, Centro Studi Minori e Media, Centro Studi e Ricerche IDOS/Immigrazione Dossier Statistico, Cesvi Fondazione Onlus, CIAI – Centro Italiano Aiuti all’Infanzia, CISMAI – Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso dell’Infanzia, Cittadinanzattiva, CNCA – Coordinamento Nazionale delle Comunità d’Accoglienza, Comitato Giù Le mani dai bambini onlus, Comitato italiano per l’Unicef Onlus, Coordinamento Genitori Democratici onlus, CR.EA. “Crescere Educare Agire” – Società Sportiva Dilettantistica, CSI – Centro Sportivo Italiano, CTM onlus Lecce, Dedalus Cooperativa Sociale, ECPAT Italia, Cooperativa Sociale E.D.I. Onlus, FederASMA e ALLERGIE OnlusFederazione Italiana Pazienti, Associazione Figli Sottratti, FISH onlus – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, G2- Seconde Generazioni, Geordie Associazione onlus, Associazione Giovanna d’Arco Onlus, Fondazione Giuseppe Di Vittorio, Gruppo Nazionale nidi e infanzia, HelPeople Foundation Onlus, IBFAN Italia, International Adoption, IPDM – Istituto per la Prevenzione del Disagio Minorile, IRFMN – Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Associazione L’abilità Onlus, Fondazione L’Albero della Vita onlus, L’Altro diritto onlus, La Gabbianella ed altri animali, La Gabbianella Coordinamento per il Sostegno a distanza Onlus, La Leche League Italia Onlus, M.A.I.S. – Movimento per l’Autosviluppo l’interscambio e la Solidarietà, MAMI – Movimento Allattamento Materno Italiano Onlus, Fondazione Mission Bambini Onlus, On the Road Associazione onlus, Opera Nomadi Milano, OsservAzione – centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti, OVCI la Nostra Famiglia, Fondazione PAIDEIA, Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus, Fondazione Roberto Franceschi onlus, Save the Children Italia, Associazione Saveria AntiochiaOsservatorio antimafia a.p.s., SIMM – Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, SINPIA – Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, SIP – Società Italiana di Pediatria, SOS Villaggi dei Bambini onlus, Terre des Hommes, UISP – Unione Italiana Sport Per tutti, UNCM – Unione Nazionale Camere Minorile, Valeria Associazione Onlus, VIS – Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, WeWorld, Fondazione Emanuela Zancan onlus, Associazione 21 luglio.

L'ECRI bacchetta l'Italia: stop a segregazione dei rom e sgomberi forzati

Il nuovo rapporto ECRI (European Commission against Racism and Intolerance) dedicato all’Italia esprime preoccupazione per la condizione di forte emarginazione e discriminazione dei rom residenti in Italia, soprattutto in materia di diritto all’alloggio. Il rapporto sottolinea le condizioni di segregazione ed estrema precarietà degli insediamenti istituzionali, sia per le condizioni igienico-sanitarie sia per le difficoltà nell’accesso ai servizi. Le criticità delle soluzioni abitative riservate ai rom dalle autorità italiane sono state riscontrate dell’ECRI anche durante un sopralluogo realizzato a Roma nel settembre 2015 presso l’insediamento formale di Castel Romano e il centro di accoglienza per soli rom “Best House Rom”, in una visita finalizzata alla raccolta di informazioni sul campo che è stata facilitata da una delegazione di Associazione 21 luglio.
Proseguendo l’analisi sulla condizione abitativa di rom e sinti in Italia, l’ECRI accoglie con soddisfazione la sentenza del Tribunale Civile di Roma del 30 maggio 2015 – esito di un’istanza congiunta di Associazione 21 luglio e ASGI relativa all’insediamento formale de La Barbuta – riaffermando come essa abbia riconosciuto che gli insediamenti di comunità rom «sono una forma di segregazione e discriminazione fondati sulle origini etniche, in violazione del diritto italiano ed europeo». Tuttavia, per quanto apprezzabile, la Commissione sottolinea come alla sentenza non sia seguita per il momento «alcuna risposta idonea corredata da soluzioni alternative».
Per questo individua la necessità di procedere ad una concreta applicazione della Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom, completando l’istituzione dei tavoli regionali – ad oggi sono solo 11 su 20 – e potenziando il ruolo strategico dell’UNAR, in modo da fornire le risorse necessarie per poter coordinare, monitorare e valutare la Strategia.
L’ECRI esprime le sue raccomandazioni anche in materia di sgomberi forzati perpetrati dalle autorità italiane ai danni di uomini, donne e bambini rom che vivono negli insediamenti non autorizzati. Citando anche i dati raccolti da Associazione 21 luglio, ribadisce l’aumento esponenziale di operazioni registrato a Roma tra marzo e ottobre 2015 e sottolinea come «questi sgomberi forzati non comportano un miglioramento delle condizioni abitative o igienico-sanitarie ma, anzi, hanno l’effetto involontario di riprodurre altrove la stessa situazione precaria e insalubre che ha portato allo sgombero dal luogo precedente». Aggiunge, inoltre, come tali operazioni avvengano senza rispettare le procedure sancite dal diritto internazionale, quali una notifica scritta e la garanzia di un alloggio alternativo.
Nel bilancio complessivo del rapporto la condizione abitativa rappresenta il presupposto fondamentale da cui ripartire per garantire ai rom residenti in Italia il godimento dei diritti umani fondamentali quali salute, istruzione e lavoro.
Alla luce delle raccomandazioni espresse dall’ECRI, Associazione 21 luglio ribadisce l’urgenza con cui tali questioni dovranno essere affrontate nelle diverse città, ponendo un accento particolare sul lavoro che spetta ai nuovi amministratori locali che risulteranno vincenti alle elezioni di giugno.
Associazione 21 luglio auspica che tra le priorità del nuovo sindaco che sarà chiamato a governare Roma ci sia l’applicazione dell’ordinanza relativa all’insediamento de La Barbuta con la quale il Tribunale Civile ha condannato il Comune di Roma per il carattere discriminatorio e di cui ha ordinato la rimozione degli effetti.
SCARICA IL RAPPORTO ECRI

Amarò Foro vince il premio Walter Cantatore

Il progetto Amarò Foro ha ottenuto il suo primo riconoscimento pubblico e, il prossimo 9 giugno alle ore 17.30 presso la Casa della Memoria e della Storia di Roma, riceverà il premio Walter Cantatore per l’amicizia tra bambini.
L’iniziativa, giunta quest’anno alla seconda edizione, si propone di mettere in luce progetti e associazioni il cui obiettivo sia proprio quello di creare legami di amicizia fra bambini e ragazzi. Il premio è intitolato a Walter Cantatore, scomparso nel 2006, personalità significativa per il panorama artistico e letterario del secondo Novecento. La moglie Giacometta Limentani, insieme ad amici ed estimatori, promuove questa iniziativa per ricordare la sensibilità del marito nei confronti del delicato tema dell’infanzia, sottolineando la necessità di abbattere ogni tipo di barriera e pregiudizio proprio a partire dalle nuove generazioni.
Oltre a Giacometta Limentani alla premiazione interverranno il Consigliere del Ministro degli Affari Esteri per la Cooperazione Internazionale e i Diritti umani Tobia Zevi; Antonella Barina, giornalista, e il presidente di Associazione 21 luglio Carlo Stasolla. A seguire si svolgerà una breve esibizione dei bambini che partecipano ai laboratori del progetto.
Avviato nel 2015 da Associazione 21 luglio, Amarò Foro – “la nostra città” in lingua romanès – è rivolto a bambini e adolescenti rom che vivono a Roma in condizioni di disagio abitativo, negli insediamenti formali e informali della Capitale. Finanziato dalla Nando Peretti FoundationFondazione Alta Mane Italia e dall’8×1000 della Chiesa Valdese il progetto si pone l’obiettivo di contribuire a costituire nei suoi destinatari la consapevolezza dei propri diritti e delle proprie specificità all’interno della società, seguendo una proposta pedagogica legata ai principi dell’arte-educazione. Attraverso laboratori di musica e danza, si contribuisce a fornire gli strumenti necessari per facilitare l’espressione della propria personalità e superare la condizione di marginalità provocata dalle situazioni di disagio in cui molti di questi minori vivono: una riaffermazione della propria cittadinanza attraverso l’apprendimento di break dance, rap, fiati e percussioni.
GUARDA IL VIDEO DEL PROGETTO “AMARÒ FORO”

Infanzia, l'8 giugno presentazione 9° Rapporto del Gruppo CRC

SAVE THE DATE

Mercoledì 8 giugno 2016, alla presenza del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti e dell’ Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Filomena Albano, il Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Gruppo CRC), di cui anche Associazione 21 luglio fa parte, presenterà ufficialmente il 9° Rapporto di monitoraggio della Convenzione in Italia.
La fotografia delle persone di minore età in questi 25 anni è profondamente cambiata: nel 1991 erano 11.222.308 (il 19,7% della popolazione), il tasso di natalità era di 9,79 % (nati vivi per ogni 1000 residenti), grazie ai 556.000 nuovi nati. Nel 2015, i minorenni sono 10.096.165 (16,6%), il tasso di natalità è sceso a 8 e i nuovi nati hanno toccato il minimo storico dall’Unità d’Italia (solo 488.000). Questi alcuni dei dati che emergono dal 9° Rapporto di monitoraggio sull’attuazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza nel nostro Paese, realizzato dal Gruppo CRC, alla cui redazione hanno contribuito 91 associazioni del Gruppo.
Quest’anno il Rapporto viene annunciato in un’occasione speciale: il 25° anniversario dalla ratifica della Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia, avvenuta il 27 maggio 1991 con la Legge 176/1991. Eppure nel Rapporto viene messo in luce come tanti principi enunciati nella Convenzione non abbiano ancora trovato piena applicazione nel nostro Paese e le 143 raccomandazioni rivolte alle Istituzioni e contenute nel documento fanno riflettere su come il cammino sia ancora lungo. A fare il punto sulla situazione il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti e l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Filomena Albano, mercoledì 8 giugno 2016 in occasione della presentazione ufficiale del Rapporto.
Leggi il Rapporto dello scorso anno

LabRom a Torino: un miraggio possibile

Si è tenuto a Torino, il 13 e 14 maggio scorso, il primo LabRom: un incontro tra attivisti, associazioni, organizzazioni, ricercatori, professionisti e operatori pastorali che ruotano intorno al tema rom e sinti nel nord Italia.
È stata un’iniziativa ricca di spunti, all’insegna del confronto e dello scambio di idee ed esperienze. Durante la prima giornata sono intervenuti diversi attori che si occupano per motivi professionali o personali del tema dei rom e l’abitare nel nord Italia. Si è parlato di emergenza abitativa e marginalità sociale, ma anche di esempi positivi e buone pratiche. Sebastjian Abduluahu, rom kosovaro attualmente residente a Bergamo, ha portato la sua esperienza: lavora da dieci anni in un’azienda, vive in una casa e i suoi figli frequentano la scuola regolarmente. Ma ha riportato anche le difficoltà, come la necessità di nascondere la propria identità per ottenere una casa e la sofferenza legata all’impossibilità di esprimere completamente sé stesso.
La mattinata del secondo giorno ha visto alternarsi tanti interventi legati al tema dell’infanzia, periodo fondamentale per la crescita di ogni individuo, della maternità e delle politiche rivolte ai minori rom residenti in Italia.
In entrambe le giornate, oltre ai momenti seminariali, si sono predisposti dei tavoli di lavoro tematici costruiti sulla necessità di dibattito e confronto. Spunti, idee e riflessioni sono stati riportati e discussi in plenaria per arricchire la discussione e raccogliere proposte.
I partecipanti si sono dimostrati attivi e interessati, ma soprattutto, hanno manifestato la soddisfazione nel poter cogliere finalmente l’occasione per costruire una rete territoriale di condivisione e confronto: “un miraggio possibile”, è stato definito.
LabRom si svolgerà anche a Roma (23 e 24 maggio) e Reggio Calabria (30 e 31 maggio) in modo da coinvolgere tutte le realtà dal nord al sud del paese.
GUARDA IL VIDEO DI LABROM TORINO

Associazione 21 luglio ETS - Largo Ferruccio Mengaroni, 29, 00133, Roma - Email: info@21luglio.org - C.F. 97598580583 - Privacy Policy - Cookie Policy