Archivio per anno: 2016

forced eviction

Forced eviction in Rome: 500 Roma rendered homeless

Associazione 21 luglio strongly condemns the forced eviction carried out this morning from the informal settlement of Giuseppe Mirri street in Rome. 500 Roma of Romanian origin have been affected, among which pregnant women, elderly and invalid persons, and about 250 minors, some aged just few months.
The forced eviction, realized through a consistent deployment of security force – 15 patrols of local police, 3 of Carabinieri and anti-riot police units – constitutes another blatant violation of human rights and international law standards by the Italian authorities. Once again, several families were rendered homeless without any alternative housing solution, exacerbating their living conditions and making them even more vulnerable.
The forced eviction was carried out in blatant violation of Italy’s international obligation, with a particular reference to the international standards on the right to an adequate housing, without the provision of the procedural safeguards foreseen by the UN Committee on Economic, Social and Cultural Rights. The eviction wasn’t formally notified nor an adequate advance notice was issued to the inhabitants prior to the eviction, while no genuine consultation with those affected was carried out. The only alternative housing offered was the temporary re-housing in emergency reception facilities for women with children only, resulting in the division of families as men would have had to provide for themselves. The authorities made it clear since the start of the operation that they had only 11 places available in such facilities. The families rejected the offer deeming it inadequate.
Around 100 children living in the informal settlement were attending school regularly and were involved in educational and social inclusion projects. The interruption of the pupils’ schooling paths will be one of the most dramatic onsequences of today’s forced eviction.
Even classmates and teachers of the evicted children mobilized themselves to support children and their families. They also prepared letters addressed to the Prefect of Rome.
Representatives of Associazione 21 luglio documenting today’s operation were moved away by police forces. Close to the informal settlement, members of the extremist political party Casa Pound were advocating for the eviction to be carried out. Representatives of the Romanian authorities in Italy witnessed the whole operation.
«These people are heartless. I am very worried about my 5 months-old daughter and I was unable to work since two days», said a Roma woman during the forced eviction. A child looking at the police forces said: «I am just a child». In an attempt to resisting the eviction, families tried to enter back in their houses shouting “We are citizens of Rome!”.
«The forced evictions carried out this morning demonstrates how local authorities in Rome are unwilling or unable to address the City’s social issues apart than reiterating an emergency and security approach – Associazione 21 luglio stated. Today, without any dialogue with the affected families, with the schools and the associations, a positive experience of social and scholastic inclusion has been abruptly interrupted, dooming hundreds of Roma persons to be again relegated in a vicious cycle of marginalization, vulnerability and prejudice against them. After the recent intervention of the European Court of Human Rights, who told the Italian Government to stop an eviction of more than 300 Roma from a segregated reception facility in Rome on 23 March 2016, instead of rethinking their approach the Italian authorities went further forcibly evicting 500 persons with less than 24 hours’ notice. This utterly reconfirms their systematic disregard for procedural safeguards and international standards on evictions when evicting Roma families».

Nasce REYN Italia, una rete per la prima infanzia rom

Una rete di professionisti e para-professionisti che lavorano a stretto contatto con le comunità rom in Italia nel campo dello sviluppo della prima infanzia.
Sabato 14 maggio, a Torino, sarà presentata ufficialmente anche in Italia la rete REYN (Romanì Early Years Network – Rete per la Prima Infanzia Rom), un progetto già attivo a livello internazionale, realizzato in parte, con il sostegno dell’Istituto Open Society Foundation in collaborazione con il Programma Early Childhood di Open Society Foundations.
Nello specifico, il network si propone di supportare la professionalità  di professionisti e para-professionisti attraverso l’erogazione di formazioni, la fornitura di materiali pratici e la condivisione di buone pratiche; svolgere attività di advocacy affinché vengano implementati sistemi educativi più inclusivi e non discriminatori, garantendo il diritto all’educazione a tutti i minori.
I beneficiari diretti del progetto, che in Italia sarà coordinato da Associazione 21 luglio, sono i bambini rom nella fascia di età che va dalla nascita ai 10 anni di vita. Tra le attività previste dal progetto, vi sono: una mappatura nazionale di organismi, enti, associazioni e singoli individui che lavorano nel campo della prima infanzia a cui verrà data la possibilità di far parte del network e partecipare agli incontri che verranno organizzati in tale contesto; l’organizzazione di training rivolti agli insegnanti della scuola primaria sul tema del multilinguismo, e alle donne rom con bimbi di età 0-8 anni per rafforzare le loro capacità genitoriali; infine la creazione di un gruppo di advocacy all’interno del network che si occuperà di organizzare una tavola rotonda sul tema della prima infanzia rom.
I professionisti e i para-professionisti impegnati nel settore della prima infanzia, che lavorano a stretto contatto con i bambini rom e le loro famiglie, sono invitati a entrare a far parte della rete REYN Italia. A partire da sabato 14 maggio a Torino, nell’ambito dell’iniziativa LabRom, si comincerà a raccogliere le prime adesioni al network; gli appuntamenti successivi saranno il 24 maggio a Roma e il 31 maggio a Reggio Calabria, all’interno delle giornate di LabRom con focus sul centro e sud Italia.
Con la nascita di REYN Italia, il network internazionale di REYN si arricchirà così di una nuova rete nazionale che andrà ad aggiungersi a quelle già esistenti in Croazia, Ungheria, Kosovo, Slovacchia, Slovenia, Irlanda.
Frequentemente, il network internazionale organizza workshop e visite studio in determinati Paesi per permettere ai membri Reyn provenienti da differenti contesti di conoscere e apprendere altre realtà e buone pratiche.
Per maggiori informazioni sulla rete REYN internazionale: http://reyn.blog.issa.nl

Carlo Stasolla nominato membro della Commissione sull'intolleranza della Camera

Il presidente di Associazione 21 luglio Carlo Stasolla è stato nominato tra i membri della Commissione sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio della Camera dei Deputati istituita il 10 maggio 2016.
La neonata Commissione, presieduta dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, ha come obiettivo quello di condurre attività di studio e ricerca, anche attraverso lo svolgimento di audizioni, sui temi della xenofobia, del razzismo, dell’antigitanismo, dell’islamofobia, dell’antisemitismo, dell’omofobia e del sessismo.
La Commissione di Montecitorio nasce sull’onda dell’azione svolta dal Consiglio d’Europa, la cui Assemblea parlamentare ha sollecitato un ruolo attivo dei parlamenti nazionali ed ha attribuito alla deputata italiana Milena Santerini il mandato di Relatore generale sul razzismo l’intolleranza, con il compito di coordinare il lavoro del network di parlamentari “Alleanza contro l’odio”.
La Commissione è composta da un deputato in rappresentanza di ogni gruppo politico, da rappresentanti di organi nazionali e sovranazionali, da rappresentanti di associazioni e di istituti di studi e ricerche, da esperti sulle varie tematiche.
Associazione 21 luglio augura buon lavoro alla nuova Commissione, nella speranza che possa contribuire a combattere il clima di intolleranza e odio nel nostro Paese, e al presidente Carlo Stasolla.
Per maggiori informazioni sulla Commissione e sulla sua composizione clicca qui

Sgombero forzato a Roma: 500 persone in strada

Associazione 21 luglio condanna fermamente lo sgombero forzato avvenuto questa mattina a Roma, presso l’insediamento informale di via Mirri, che ha coinvolto 500 persone rom di origine rumena, tra cui donne incinte, anziani, malati e circa 250 minori, anche di pochi mesi.
Lo sgombero forzato, realizzato attraverso un consistente dispiegamento di forze dell’ordine – 15 pattuglie della Polizia municipale, tre dei Carabinieri e forze antisommossa – rappresenta l’ennesima violazione del diritto internazionale e dei diritti umani da parte delle autorità locali che, ancora una volta, lascia sulla strada famiglie intere, senza fornire loro alcuna soluzione alternativa adeguata e aumentando irrimediabilmente la loro condizione di vulnerabilità.
Lo sgombero forzato è stato realizzato in evidente violazione degli obblighi internazionali dello Stato italiano, in particolare in materia di diritto a un alloggio adeguato, e non ha rispettato nessuna delle garanzie procedurali in materia di sgomberi previste dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite. L’operazione non è stata infatti accompagnata da una notifica formale scritta alle famiglie né da un congruo preavviso e da una genuina consultazione con le stesse. L’unica soluzione alternativa fornita  è stata il ricollocamento di appena 11 tra donne e bambini in strutture di accoglienza, con il conseguente smembramento del nucleo familiare e uomini lasciati in strada: soluzione ovviamente non accettabile da parte delle persone coinvolte.
Circa cento bambini che vivevano nell’insediamento informale frequentano regolarmente la scuola e prendono parte a progetti paralleli educativi e formativi volti a favorire la loro inclusione sociale. Tra le conseguenze drammatiche dello sgombero forzato vi sarà dunque, inevitabilmente, l’interruzione del percorso scolastico dei minori.
Anche i compagni di classe e gli insegnanti dei bambini si sono mobilitati in supporto dei bambini e delle famiglie rom, preparando delle letterine da consegnare al prefetto della Capitale.
Nel corso dello sgombero forzato,  operatori di Associazione 21 luglio, presenti sul posto per verificare l’evolversi della situazione, sono stati allontanati dall’insediamento dalle forze dell’ordine. Da segnalare anche la presenza sul posto di un presidio di militanti pro-sgombero appartenenti a Casa Pound. Alle operazioni di sgombero hanno assistito anche rappresentanti delle autorità rumene in Italia.
«Queste persone sono senza cuore. La mia preoccupazione in questo momento è che mia figlia ha solo cinque mesi e sono due giorni che non lavoro», ha raccontato una donna durante le operazioni di sgombero, mentre un bambino che assisteva sbalordito alle operazioni delle forze dell’ordine ha detto: «Io sono solo un bambino e basta». Durante lo sgombero, in segno di resistenza, le famiglie hanno tentato di rientrare nelle loro case al grido di “Siamo cittadini romani!”.
«Con lo sgombero forzato di questa mattina, le autorità locali si sono dimostrate incapaci di affrontare le problematiche di carattere sociale della città, se non attraverso la reiterazione di un approccio basato sull’emergenza e sulla sicurezza – è il commento di Associazione 21 luglio -. Si è così bruscamente interrotta, senza alcun dialogo con le famiglie, con la scuola e con le associazioni, una esperienza positiva di inclusione sociale e scolastica, condannando centinaia di persone rom a una vita di vulnerabilità e pregiudizi nei loro confronti. Oggi trattati come capro espiatorio per guadagnare consenso in vista delle imminenti elezioni amministrative, è quanto mai urgente che il prossimo sindaco della Capitale affronti la cosiddetta “questione dei rom” da una prospettiva sociale e non più etnica, mettendo finalmente una pietra sopra alle vergognose violazioni dei diritti umani che si continuano a mettere in atto nella Capitale».

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Per maggiori informazioni:

Danilo Giannese
Responsabile Comunicazione e Ufficio stampa
Associazione 21 luglio
Tel: 388 4867611

 

Belpietro e Giordano sanzionati dall'Ordine dei Giornalisti per un articolo riferito ai rom

Il Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, riunito nella seduta del 18 aprile 2016 in riferimento alla posizione del direttore di “Libero” Maurizio Belpietro e del giornalista Mario Giordano, ha sanzionato entrambi con la censura, misura disciplinare utilizzata quando un giornalista si rende autore di abusi o mancanze di grave entità.
Nel dicembre scorso Associazione 21 luglio e Naga avevano presentato un esposto avente per oggetto l’articolo a firma di Mario Giordano dal titolo “Ci teniamo i killer rom, premiamo i ladri”, apparso sul quotidiano “Libero”, l’8 novembre 2015. Nel corpo dell’articolo l’autore, riportando un evento criminoso scriveva: «massacrate da due rom» per poi aggiungere: «Facciamoci massacrare. Facciamoci ammazzare. Aspettiamo che tocchi a noi. Aspettiamo il nostro turno. Aspettiamo una sera che l’orrore bussa alla porta della nostra casa travestita da rom. Mi raccomando dite rom (…) e non zingari che altrimenti la Boldrini s’indigna. Anche quando vi stanno uccidendo a suon di botte, mentre vi frantumano i denti e le mascelle, mentre vi mandano al creatore per portarvi via la miseria accumulata nel salvadanaio con una vita di sacrifici, ricordatevelo bene: si dice rom».
Nell’esposto, presentato all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, le organizzazioni avevano denunciato l’intento xenofobo dell’articolo nel quale, partendo da un fatto di cronaca nera, si tendeva a criminalizzare un’intera etnia. Si faceva inoltre presente come solo sul quotidiano diretto da Maurizio Belpietro gli autori del reato venivano definiti come “rom”, mentre nelle altre testate che avevano trattato lo stesso episodio, non si era scritto che gli autori del reato appartenessero a tale etnia.
La diffusione di tali articoli – si legge nell’esposto – «ancor più non suffragati da dati certi e inequivocabili, trasmette un’immagine stereotipata e criminosa di un intero gruppo di persone senza distinzioni di sorta ed è lesiva della dignità delle persone rom». Nel testo le organizzazioni avevano fatto riferimento alla giurisprudenza della Corte di Cassazione che aveva disposto le tre condizioni in presenza delle quali il diritto di stampa è da ritenersi legittimo: l’utilità sociale dell’informazione, la verità, la forma civile dell’esposizione dei fatti e della loro valutazione. Proprio su quest’ultimo punto la Corte di Cassazione aveva stabilito che «la forma della critica non è civile, non soltanto quando è eccedente rispetto allo scopo informativo da conseguire o difetta di serenità e di obiettività o, comunque, calpesta quel minimo di dignità cui ogni persona ha sempre diritto, ma anche quando non è improntata a leale chiarezza».
Il Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine di Giornalisti, accogliendo pienamente le istanze delle due organizzazioni, nella decisione presa il 20 aprile scorso, ha ravvisato come Mario Giordano abbia elaborato nell’articolo «un pensiero critico che come tale sarebbe del tutto legittimo se non avesse connotazione xenofoba e razzista. Il linguaggio utilizzato molto drammatico, e i toni decisamente forti, enfatizzano ulteriormente la repulsa per quel genere di persone: i rom e gli zingari, gente che vive nel delitto e che non andrebbe tollerata» e, ravvisata la responsabilità del giornalista, ha ritenuto come sanzione adeguata la censura. Anche il direttore del quotidiano “Libero”, per il quale le due organizzazioni avevano chiesto di valutare l’omesso controllo, è stato condannato alla medesima sanzione.
Associazione 21 luglio e Naga esprimono profonda soddisfazione per l’esemplare sanzione che potrebbe rappresentare un precedente importante volto a scoraggiare tra gli addetti alla informazione linguaggi con forti accenti razzisti e xenofobi.

Associazione 21 luglio diffida Marchini: discorsi stereotipati favoriscono la discriminazione

Associazione 21 luglio ha inviato una lettera di diffida al candidato sindaco di Roma Alfio Marchini, in seguito ad alcune dichiarazioni rilasciate lo scorso 26 febbraio durante un’intervista al quotidiano la Repubblica relativamente alla cosiddetta “questione rom”.
«Io dico che sono delle persone per la grandissima parte che proprio per la loro identità hanno una difficoltà di integrazione» – ha asserito Alfio Marchini – «Non vogliono farlo. Quando io sento cose sublimi tipo “facciamoli integrare”, quelle persone sono persone che volente oppure nolente hanno una loro identità forte e quindi non chiedono l’integrazione, sono orgogliose del loro status».
L’Osservatorio 21 luglio, che ha il compito di monitorare i principali canali di informazione per segnalare eventuali dichiarazioni incitanti all’odio e alla discriminazione, ha evidenziato come affermazioni di questo tipo incoraggino e favoriscano la diffusione di pregiudizi razziali legati ad una visione stereotipata e negativa tout court delle comunità rom e sinte.
Nella lettera si ricorda la responsabilità dei rappresentanti della politica, specie in campagna elettorale quando si raggiunge un pubblico ancora più ampio, a evitare ogni forma di discriminazione razziale e a contrastare la diffusione di pregiudizi basati su caratteristiche etniche oltre che di idee che potrebbero incitare all’odio o a sentimenti di intolleranza e xenofobia. Questi principi sono sanciti dall’Articolo 1 della Dichiarazione sulla razza e sui pregiudizi razziali, adottata il 27 novembre 1978, che afferma proprio come la diversità sia un diritto dell’individuo e dei gruppi e non possa in alcun modo costituire un pretesto per pregiudizi razziali o discriminazione.
La libertà di manifestare il proprio pensiero, protetta dall’articolo 21 della Costituzione, trova un limite dove iniziano i diritti inviolabili dell’uomo, come il diritto d’uguaglianza – anch’esso riconosciuto nella Costituzione – che è il presupposto indispensabile per il riconoscimento della dignità umana e la non discriminazione.
Associazione 21 luglio conclude, quindi, con l’invito a porre una maggiore attenzione nei messaggi veicolati nelle dichiarazioni pubbliche, desistendo dal continuare a rilasciare affermazioni di potenziale incitamento alla discriminazione, all’odio e all’intolleranza.
Foto di: Formiche.net 

"Ultimo Banco" a Roma politiche scolastiche inefficienti per i minori rom

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Dal 2002 al 2015 il Comune di Roma ha investito nel “Progetto Scolarizzazione Rom di Roma Capitale” circa 27 milioni di euro, coinvolgendo un numero compreso tra i 500 e i 2000 minori rom residenti negli insediamenti formali della Capitale. Nonostante il forte investimento di risorse e l’estesa durata del “Progetto”, in questi anni non sono mai stati prodotti dati ufficiali relativi alla valutazione dei risultati e alla qualità degli interventi.
Considerata tale carenza, Associazione 21 luglio ha condotto un’accurata analisi del “Progetto Scolarizzazione Rom” con uno specifico focus sul periodo 2009-2015, e ha elaborato i risultati nel report “Ultimo Banco. Analisi dei progetti di scolarizzazione rivolti ai minori rom a Roma”. La ricerca è stata presentata mercoledì 27 aprile 2016 presso la Sala Parlamentino della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sede dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali alla presenza del direttore dell’UNAR Francesco Spano e dell’ex assessore alle politiche scolastiche di Roma Capitale Marco Rossi Doria.
Il quadro che emerge dal rapporto è allarmante. Secondo i dati relativi al periodo analizzato, nella città di Roma 9 minori rom su 10 non hanno frequentato la scuola con regolarità, un minore rom su 2 è in ritardo scolastico e frequenta quindi una classe non conforme alla sua età anagrafica, infine, sulla media dei 1.800 bambini rom iscritti a scuola solo 198 hanno frequentato almeno i tre quarti dell’orario scolastico. Nell’ultimo anno scolastico monitorato, quello del 2014-2015, nella baraccopoli istituzionale di Castel Romano, la frequenza regolare ha raggiunto il suo valore più basso attestandosi al 3,1%.
Da questi elementi emerge come le politiche di scolarizzazione rivolte ai minori rom residenti nella Capitale siano state negli anni del tutto insufficienti. Le responsabilità di tale insuccesso sono imputabili a diversi soggetti e fattori: all’impianto politico e istituzionale, alle competenze e risorse di cui hanno potuto disporre gli enti affidatari del “Progetto”, alla risposta dei minori rom e al loro contesto socio-economico, alle politiche abitative e di sgombero.
Dal rapporto emerge come anche il corpo docente non sembra mostrarsi adeguatamente preparato nel fornire risposte concrete alla questione. Ai minori rom vengono spesso assegnati programmi didattici semplificati rispetto a quelli del resto della classe, aumentando di fatto il loro ritardo scolastico che è destinato ad accumularsi nel corso degli anni. Già all’interno della Strategia Nazionale di Inclusione delle comunità Rom, Sinti e Camminanti – documento ufficiale pubblicato nel 2012 – veniva evidenziato come in Italia la percentuale di minori rom con un handicap certificato toccava percentuali allarmanti (30-40%). Il dato indicherebbe un uso improprio del sostegno scolastico, assegnato in modo indiscriminato per fronteggiare i ritardi scolastici interpretati come cognitivi.
Nel report presentato da Associazione 21 luglio viene sottolineato come – alla base di tutto – la segregazione abitativa all’interno delle baraccopoli, isituzionali e non, incida in maniera determinante sulle possibilità di successo delle politiche di scolarizzazione adottate. Un bambino nato e cresciuto in un contesto di emergenza abitativa inizia il proprio percorso scolastico in una condizione di oggettiva penalizzazione. Non dispone di servizi igienici adeguati e di spazi di studio per i compiti; quasi sempre i suoi genitori sono privi di strumenti e capacità per sostenerlo nello svolgimento dello studio; il trasporto scolastico – effettuato con mezzi riservati esclusivamente a minori rom – è riconosciuto istituzionalmente insufficiente tanto che l’alunno della baraccopoli è giustificato ad entrare anche un’ora dopo dall’inizio delle lezioni e ad uscire anticipatamente rispetto al normale orario scolastico.
«Gli impietosi numeri della ricerca rivelano il fallimento di una politica abitativa segregazionista, condotta su base etnica, dispendiosa e lesiva dei diritti fondamentali, quale quella adottata dalle diverse amministrazioni che si sono succedute nella Capitale» – ribadisce Associazione 21 luglio – «È dal superamento delle baraccopoli romane che il nuovo sindaco che uscirà dalle urne dovrà ripartire per salvaguardare un’infanzia il cui futuro appare già gravemente compromesso».
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ULTIMO BANCO. Analisi dei progetti di scolarizzazione rivolti ai minori rom a Roma

Dal 2002 al 2015 il Comune di Roma ha investito nel “Progetto Scolarizzazione Rom” circa 27 milioni di euro, coinvolgendo un numero compreso tra i 500 e i 2000 minori rom residenti negli insediamenti formali della Capitale. Nonostante il forte investimento di risorse e l’estesa durata del “Progetto”, in questi anni non sono mai stati prodotti dati ufficiali relativi alla valutazione dei risultati e alla qualità degli interventi.
La ricerca “Ultimo banco. Analisi dei progetti di scolarizzazione rivolti ai minori rom a Roma” conduce un’analisi qualitativa e quantitativa che approfondisce le politiche di scolarizzazione del Comune di Roma nei confronti dei minori rom residenti negli insediamenti formali della Capitale.
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"Ultimo banco": Il 27 aprile la presentazione del nuovo report di Associazione 21 luglio

Qual è l’impatto delle politiche di scolarizzazione degli ultimi 5 anni rivolte ai minori rom residenti a Roma? Quali sono i risultati ottenuti? Quali costi hanno comportato per la Capitale i progetti di scolarizzazione dal 2002 ad oggi?

Sono queste le domande alla base della nuova ricerca di Associazione 21 luglio

“Ultimo banco – Analisi dei progetti di scolarizzazione rivolti a minori rom a Roma”

un’analisi quantitativa e qualitativa che approfondisce le politiche di scolarizzazione del Comune di Roma nei confronti dei minori rom presenti negli insediamenti formali della Capitale nel periodo 2009-2015.

La ricerca verrà presentata mercoledì 27 aprile alle ore 17 presso la Sala Parlamentino della Presidenza del Consiglio dei Ministri in via della Ferratella in Laterano 51, Roma.

Per partecipare è necessario l’accredito. È possibile accreditarsi fino ad esaurimento posti inviando il proprio nome, cognome e data di nascita all’indirizzo assistente.comunicazione@21luglio.org

Intervengono:

Francesco Spano – direttore UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali)
Angela Tullio Cataldo e Federica Floridi – autrici della ricerca
Marco Rossi Doria – ex assessore all’Istruzione, alla formazione professionale e alle politiche per le periferie di Roma Capitale
Roberto Bortone – UNAR, ufficio servizio studi, ricerche e relazioni istituzionali

Modera:

Carlo Stasolla – presidente di Associazione 21 luglio

Ai presenti sarà consegnata copia gratuita del rapporto

Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Assistente comunicazione e ufficio stampa
Associazione 21 luglio
Tel: 388 4867611 – 06 64815620
Email: assistente.comunicazione@21luglio.org
www.21luglio.org

i ricordi del fiume

"I ricordi del fiume": proiezione del film e dibattito al cinema Apollo 11

Mercoledì 20 aprile 2016 alle ore 20 presso il cinema Apollo 11 di Roma – in via Nino Bixio 80/A – Associazione 21 luglio e Legacoopsociali presentano in anteprima “I ricordi del fiume”, un film-documentario dei fratelli Gianluca e Massimiliano De Serio che uscirà nelle sale a partire dal 21 aprile.
Il documentario ci riporta agli ultimi mesi di esistenza del Platz di Torino, una delle più grandi baraccopoli d’Europa, che si estendeva lungo il fiume Stura nella periferia nord della città e in cui vivevano oltre mille persone di diverse nazionalità. Il Platz è stato recentemente oggetto di un grande progetto di smantellamento e ricollocamento delle famiglie che lo abitavano. Un film necessario per non dimenticare, “I ricordi del fiume” (che ha una durata di 96 minuti) offre agli spettatori la possibilità di rivivere uno spaccato significativo di quelle esistenze, portandoci a conoscere alcune storie di vita delle persone (non personaggi) che hanno abitato in quei luoghi. Il film, prodotto da “La Sarraz Pictures” con Rai Cinema, è stato presentato Fuori Concorso alla 72esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Dalle 18, la proiezione del film sarà preceduta dal dibattito “Rom e non solo: superare le baraccopoli, dare casa ai diritti umani”. Partecipano Mario Morcone (capo Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno), Carlo Stasolla (presidente di Associazione 21 luglio), Paola Menetti (Presidente nazionale Legacoopsociali), Massimiliano Ferrua (Cooperativa Sociale Animazione Valdocco – Torino) e i registi del film Gianluca e Massimiliano De Serio.
 
GUARDA IL TRAILER DEL FILM “I RICORDI DEL FIUME”

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