Archivio per mese: Giugno, 2018

flash mob

28 giugno flash mob in Campidoglio: il "Piano rom" viola i diritti

Associazione 21 luglio sarà in piazza del Campidoglio (lato sala della Protomoteca) giovedì 28 giugno a partire dalle 15 per dire no al “Piano Rom” del Comune di Roma.

Il “Piano rom” del Comune di Roma: un piano di carta

Dal giorno in cui è stato presentato, il 31 maggio dell’anno scorso, la nostra organizzazione ha lanciato ripetuti appelli alla Giunta sottolineando l’inefficienza del progetto e il rischio di un fallimento. Abbiamo chiesto di rivedere le azioni previste e ne abbiamo monitorato attentamente gli sviluppi ascoltando la voce di tutti gli attori in campo (Per maggiori informazioni leggi il nostro rapporto: “Il Piano di Carta – Rapporto sui primi 12 mesi del piano rom del Comune di Roma”).

I fatti del Camping River

Gli ultimi eventi accaduti al Camping River ci hanno dato definitivamente ragione: il “Piano Rom” del Comune di Roma che sulla carta prometteva di superare i “campi” della Capitale nel rispetto dei principi della Strategia Nazionale di Inclusione, in realtà viola i diritti umani.  Lo sanno bene i residenti del Camping River che tra il 21 e il 22 giugno – la scorsa settimana – hanno visto le forze di polizia e gli addetti dell’Amministrazione impegnati nella vandalizzazione e nella distruzione dei container nei quali abitavano fino a poche ore prima. Finestre divelte, pareti sfondate e infissi distrutti. Uomini, donne e bambine – rifiutando la separazione del nucleo familiare che era stata loro proposta come alternativa – sono rimasti senza un tetto sopra la testa.

Il nostro flash mob

Di fronte a tutto questo, noi vogliamo chiedere al Comune di Roma – ancora una volta – di lavorare a una radicale rivisitazione delle azioni previste dal “Piano Rom”. Lo faremo  rivolgendoci all’Amministrazione, in piazza del Campidoglio, con un’azione creativa che metterà in scena tutta la nostra preoccupazione per quanto sta accadendo.

Il "Piano rom" del Comune di Roma calpesta i diritti umani

Dopo i fatti di Camping River, 61 organizzazioni e 27 accademici scrivono alla sindaca Raggi e all’Europa: «Il Piano rom del Comune di Roma va profondamente rivisto perché le sue azioni calpestano i diritti umani».
 
ROMA, 25/6/2018 – Di fronte alle pesanti violazioni dei diritti umani consumate in questi giorni, seguite alle preoccupanti dichiarazioni del Ministro dell’Interno Matteo Salvini che paventa un censimento etnico per la comunità rom in Italia, Associazione 21 luglio si sta mobilitando, a partire da una lettera inviata alla sindaca di Roma Virginia Raggi e ad alcuni organismi europei, sottoscritta da quasi 90 tra Associazioni e Organizzazioni della società civile, accademici e responsabili istituzionali.
Nella missiva sono tre le richieste avanzate in via urgente alla prima cittadina: l’immediata sospensione delle azioni previste nell’insediamento Camping River; l’adozione delle azioni più opportune volte alla verifica delle responsabilità della distruzione di beni di proprietà di Roma Capitale e della messa in stato di estrema vulnerabilità – in violazione delle basilari garanzie procedurali – dei nuclei familiari dimoranti in tali moduli; l’impegno ad una profonda revisione del “Piano di Indirizzo di Roma Capitale per l’inclusione delle Popolazioni Rom, Sinti e Caminanti” giudicato lesivo dei diritti umani.

L’antefatto: Camping River

Il 15 maggio scorso l’Amministrazione Capitolina aveva inviato una lettera notificando ad ogni famiglia presente nell’insediamento di Camping River la necessità di «lasciare immediatamente libero da persone e cose il modulo abitativo occupato, unitamente al suo nucleo familiare, inderogabilmente entro la data del 15 giugno 2018». Ora la scadenza si è spostata al 30 giugno e il “pugno di ferro” utilizzato dall’Amministrazione non fa che svelare sempre più clamorosamente le fragilità del “piano Rom”, un progetto di cui il Camping River doveva essere la sperimentazione pilota nel pieno rispetto dei principi della Strategia Nazionale per l’Inclusione dei rom, sinti e caminanti (il Camping River è entrato nel “Piano” a partire dal 1 luglio 2017 con deliberazione n.146 del 28 giugno 2017). Leggi qui un breve excursus.

Le fragilità del “Piano”

Il “pugno di ferro” del Comune si è dovuto scontrare con la realtà dei fatti: nonostante la gran parte delle famiglie residenti all’interno del “campo” sia risultata idonea al progetto di fuoriuscita assistita dal “villaggio Camping River”, le persone in questione non hanno potuto accedere ai contributi per il contratto di locazione perché – trovandosi in una situazione di inoccupazione e indigenza – non possono fornire le garanzie economiche necessarie per accedere al mercato immobiliare privato.

La distruzione dei moduli abitativi

Vetri divelti, pareti sfondate, porte e finestre smontate. Scaduto l’ultimatum del Comune di Roma alle famiglie residenti all’interno del Camping River, l’insediamento che da tredici anni ospita circa 400 persone di origine rom, l’Amministrazione ha iniziato il “superamento del Camping River” distruggendo, nelle mattinate del 21 e 22 giugno, 18 container nei quali vivevano le famiglie.

I rom del Camping River

La soluzione abitativa alternativa per i residenti è stata, come di consueto, quella di dividere le famiglie: donne e bambini in case famiglia, uomini per strada. La proposta non è stata accettata da nessuno dei nuclei in questione e i residenti sono rimasti inermi a guardare lo scempio che si consumava sotto i loro occhi.  Rimaste senza un tetto sopra la testa, le famiglie hanno dormito all’addiaccio, accampate vicino ai container distrutti. In questo modo, persone già vulnerabili e in condizioni di emergenza abitativa, sono oggi in una situazione di ancora maggiore fragilità.

La denuncia di Associazione 21 luglio

Oltre a rappresentare una pesante violazione dei diritti umani che infrange gli standard internazionali del diritto all’abitare, distruggere i container è stato un atto cinico e illogico, fa notare Associazione 21 luglio. Le strutture di proprietà del Comune di Roma hanno un costo, stando ai prezzi di mercato, di circa 20 mila euro. Distruggere e vandalizzare i container rappresenta dunque un consistente danno erariale per l’Amministrazione.
«Si è trattato di azioni gravissime, ciniche e crudeli. Sono state attuate ai danni di queste persone perché rom. Se si fosse trattato di qualcun altro, questa storia avrebbe avuto un esito diverso – ha affermato Associazione 21 luglio Onlus – Accusiamo la Giunta di incompetenza, per non essere stata capace di superare il Camping River secondo i principi della Strategia Nazionale di Inclusione. È ormai chiaro che questo “Piano rom” viola i diritti umani – aggiunge l’Organizzazione – e chiediamo ancora una volta e con sempre maggiore preoccupazione una revisione profonda delle azioni previste».

Il Flash mob

Per il giorno giovedì 28 giugno alle 15, Associazione 21 luglio ha indetto inoltre un flash mob davanti al Campidoglio per esprimere il proprio dissenso di fronte ai gravi fatti di questi giorni, denunciare le gravi violazioni dei diritti umani riscontrate nelle azioni del “Piano rom” e per chiederne una profonda revisione.

Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio stampa e comunicazione
Associazione 21 luglio
Tel. 06.64815620 – 388.4867611
Email: stampa@21luglio.org
www.21luglio.org
Camping River

La distruzione dei container al Camping River lascia senza tetto molte famiglie

È iniziata questa mattina all’alba una massiccia operazione della Polizia Municipale all’interno del Camping River di Roma, il primo insediamento che, secondo il Piano rom del Comune, doveva essere superato secondo i principi della Strategia per l’Inclusione dei rom (Piano fortemente criticato da Associazione 21 luglio e per il quale si è richiesta una profonda revisione delle azioni).

Le operazioni di oggi

Alcune famiglie sono state costrette a lasciare il proprio container mentre veniva distrutto sotto i loro occhi dagli operatori del comune di Roma.
A seguito del nostro sopralluogo abbiamo verificato che le operazioni perpetrate presso il Camping River questa mattina, compresa la distruzione dei moduli abitativi, è avvenuta ai danni di famiglie che – secondo il Comune di Roma – non erano autorizzate ad occupare i container, lasciandole di fatto senza tetto.

La nota di Associazione 21 luglio

Associazione 21 luglio fa presente che:
– il Camping River dal 1° ottobre 2017 è un’area occupata, quindi non si comprende come l’Amministrazione Capitolina possa distinguere tra soggetti autorizzati e non autorizzati;
– distruggere le abitazioni di persone che già vivono in condizioni di emergenza abitativa, in quanto non autorizzati, lasciando uomini, donne e bambini all’addiaccio, rappresenta un atto cinico e privo di un qualsiasi spiegazione logica;
– la distruzione di un container di proprietà pubblica in buone condizioni rappresenta un danno economico per l’intera comunità.
Associazione 21 luglio sta valutando in queste ore l’esistenza degli estremi per azioni future.

Annual Report 2017

With its Annual Report, submitted on the occasion of the Roma and Sinti International Day, Associazione 21 luglio intends to focus on the condition of the Roma and Sinti communities that, due to institutional discrimination policies, are segregated in Italy as well as in the city of Rome in the so called “Roma camps”.
DOWNLOAD THE REPORT

Amarò Foro

"Gli invisibili" – lo spettacolo finale dei laboratori Amarò Foro

Abbiamo chiuso questo intenso e lungo anno di Amarò Foro con un bellissimo spettacolo, una coreografia dei più grandi (11-13 anni) presentata in occasione della festa di chiusura attività.
La performance è stato un grande successo, un’esperienza impagabile di bellezza, frutto di un profondo lavoro di auto-narrazione che abbiamo portato avanti in questi ultimi mesi.

Come ci siamo preparati

Abbiamo cominciato a scoprire la “grammatica delle emozioni”, per partire da modelli e codici riconoscibili. Abbiamo studiato la storia e la cultura hip-hop e abbiamo sperimentato diversi modi di praticare break dance e associare loro, grazie all’aiuto dei nostri arteducatori, diversi sentimenti e stati d’animo. Abbiamo costruito nuove pose e nuove mosse di break dance con l’aiuto di “personaggi modello”, come supereroi o altri personaggi dei fumetti. L’esperimento più riuscito è stato quello di improvvisare teatralmente scene di cose impossibili, come diventare invisibili o ottenere dei superpoteri.

La coreografia finale

Da questo lungo percorso abbiamo sviluppato la nostra coreografia finale, costruita nel corso delle settimane su esperienze accumulate durante le attività di auto-narrazione. Anche il nome della crew (il gruppo che ha portato in scena lo spettacolo) è stato il risultato di questo percorso: “gli invisibili”, un chiaro riferimento a quell’invisibilità elencata tra le cose “impossibili” che ci piacerebbe ottenere, ma anche come parola chiave dell’esperienza scolastica da cui spesso ci sentiamo completamente estranei. La base che ha accompagnato la nostra performance, Cara Italia di Ghali, era una delle canzoni utilizzate nell’esercizio di disegno delle emozioni; mentre l’utilizzo delle maschere si ispirava a uno dei video proposti all’inizio dell’attività.

Lo spettacolo

La messa in scena dello spettacolo finale è stata un’ultima sfida per mettere alla prova le nostre capacità individuali e collettive e il successo della performance ci ha riempito di orgoglio, specie per quegli sguardi di innocente fierezza propri di chi si approccia per la prima volta a un pubblico con la consapevolezza di stare per raccontare qualcosa di urgente.
 
 
GUARDA IL VIDEO FINALE DELLA COREOGRAFIA

Camping River: il 15 giugno 400 persone resteranno senza casa

Il 15 giugno il Comune di Roma preleverà i container dall’insediamento Camping River. Associazione 21 luglio: «Quattrocento rom resteranno senza casa, ostaggio dell’incapacità del Comune di Roma di superare i campi».
Roma, 13/6/2018. L’ultimatum del Comune di Roma alle famiglie del Camping River scade venerdì 15 giugno, data in cui i residenti – secondo la decisione assunta dall’Ufficio Speciale Rom, Sinti e Caminanti – si vedranno costretti a lasciare i moduli abitativi in cui risiedono dal 2005.

L’ingiunzione del Comune di Roma

La lettera di ingiunzione dell’Amministrazione Capitolina è arrivata il 15 maggio, notificando ad ogni famiglia presente nell’insediamento la necessità di «lasciare immediatamente libero da persone e cose il modulo abitativo occupato, unitamente al suo nucleo familiare, inderogabilmente entro la data del 15 giugno 2018» e – in vista della dismissione – il Comune avrebbe già individuato e reperito un’area di stoccaggio per i 50 container in un’area di 2 mila m² nel quartiere di Valle Muricana.

Il Camping River dall’inserimento nel “Piano rom” ad oggi

Il Camping River era entrato all’interno della sperimentazione delle misure previste dal “Piano di Roma Capitale per l’inclusione dei rom” a partire dal 1 luglio 2017 con deliberazione n.146 del 28 giugno 2017. Nonostante la gran parte delle famiglie residenti all’interno del “campo” sia risultata idonea al progetto di fuoriuscita assistita dal “villaggio Camping River”, le persone in questione non hanno potuto accedere ai contributi per il contratto di locazione perché – trovandosi in una situazione di inoccupazione e indigenza – non possono fornire le garanzie economiche necessarie per accedere al mercato immobiliare privato.
Ne è seguito che da ottobre 2017 il Camping River non è stato più considerato un “villaggio attrezzato” ma un’area privata occupata per la quale l’Amministrazione Comunale ha disposto la modifica della Deliberazione n. 146 del 28 giugno 2017, esonerando la stessa Amministrazione Comunale da qualsiasi responsabilità nei confronti di questa struttura ricettiva.

Precarietà e incertezza: le conseguenze sulla pelle dei rom

Tale situazione di precarietà, unita all’assenza di un dialogo adeguato con le famiglie presenti nell’insediamento, hanno impattato gravemente sui residenti specialmente sui minori. È significativo, a questo proposito, il dato relativo alla frequenza scolastica: nell’anno scolastico 2015-2016, i minori rom residenti nel Camping River e iscritti a scuola erano 238. Nell’anno scolastico 2017-2018 risultavano essere invece 107, segnando un crollo delle iscrizioni pari al 55%.L’ingiunzione di rilascio dei moduli abitativi entro il 15 giugno, per essere stoccati a tempo indeterminato in un’area abbandonata, è l’ennesima azione di un “Piano” inefficace, che non prevede l’avvio di alcun processo partecipativo con i destinatari delle politiche. In particolare, intimare alle persone di abbandonare i moduli abitativi senza fornire alcuna soluzione abitativa alternativa, viola tutti gli standard internazionali sul diritto all’alloggio – oltre ad andare in netto contrasto con i principi della Strategia Nazionale per l’Inclusione dei rom, sinti e caminanti – e pone le famiglie rom in una situazione di gravissima vulnerabilità, vedendosi costrette a dormire all’addiaccio o ad allontanarsi dall’insediamento per adattarsi a soluzioni informali, temporanee e precarie.

La denuncia di Associazione 21 luglio

«Colpisce come il Comune di Roma adotti la scelta di sottrarre i container presenti nel Camping River con l’unico obiettivo  di esasperare le famiglie presenti, nella speranza che le stesse, private dell’abitazione, lascino spontaneamente l’insediamento. È questo il superamento dei “campi” annunciato un anno fa dalla sindaca Raggi? Rendendo 400 persone ostaggio dell’incapacità comunale di avviare percorsi inclusivi? – denuncia Associazione 21 luglio – Chiediamo con estrema urgenza al Comune di Roma di tornare sui propri passi e optare per soluzioni ragionate e condivise. Superare i “campi” della Capitale non può e non deve significare per soggetti per i quali è stato certificato lo stato di indigenza, lasciare gli stessi senza un tetto sopra la propria testa».
Associazione 21 luglio si è attivata nei giorni scorsi presso organi nazionali ed internazionali, per segnalare e documentare la grave situazione; ad essi è stato chiesto un intervento diretto presso le autorità capitoline al fine di scongiurare un’azione gravemente lesiva dei diritti umani.


Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio stampa e comunicazione
Associazione 21 luglio
Tel. 06.64815620 – 388.4867611
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Aquarius

Aquarius: la prima di una lunga serie di violazioni?

Associazione 21 luglio ha aderito ieri alla mobilitazione in sostegno ai 629 migranti a bordo della nave Aquarius a cui il nuovo Governo Italiano ha negato l’accesso ai porti del nostro Paese. Uomini, donne e bambini in fuga da condizioni già estremamente critiche, si sono visti negare la possibilità di portare in salvo le proprie vite in un porto italiano.
Come organizzazione impegnata nella tutela dei diritti umani e come attivisti di Associazione 21 luglio non possiamo non guardare con profonda preoccupazione la posizione assunta dalle autorità Italiane e siamo convinti che – purtroppo – questa potrebbe essere solo l’alba di una nuova stagione caratterizzata da una lunga serie di violazioni dei diritti umani alla quale non potremo assistere inermi.
Oggi è stata la volta dei migranti della nave Aquarius, domani potrebbe toccare a qualcun altro che vive nelle nostre città la marginalità, la povertà, la discriminazione.

discorsi d'odio

Mancano statistiche sui discorsi d'odio: il CERD bacchetta l'Italia

Il Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale delle Nazioni Unite (CERD) ha inviato, il 17 maggio scorso, una lettera di preoccupazione al Governo Italiano inerente preoccupazione per la mancanza di statistiche riguardo casi penali in risposta a discorsi d’odio, incitamento all’odio e alla discriminazione razziale e alla mancata assistenza delle vittime.
Giunto alla sua 95esima sessione, gli Stati Membri si sono riuniti per discutere e confrontarsi sui rapporti ombra realizzati nei vari paesi a cui anche Associazione 21 luglio ha collaborato per quanto riguarda la parte relativa alle comunità rom e sinte residenti in Italia.
Le Osservazioni conclusive del CERD si sono sviluppate in una serie di considerazioni inerenti i discorsi e i crimini d’odio, attirazzisti e discriminazione.
Il paragrafo 17 è interamente dedicato a questa tema, sul quale il Comitato fa notare alle istituzioni italiane la «mancanza di statistiche riguardo casi penali in risposta a discorsi d’odio, incitamento all’odio e alla discriminazione razziale e alla mancata assistenza delle vittime» e richiede che vengano fornite « queste statistiche nel prossimo rapporto, in aggiunta a informazioni relative a misure prese per il raccoglimento di informazioni sulle ragioni di discriminazione dei crimini commessi».

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