Archivio per anno: 2021

L’audizione in Senato di Associazione 21 luglio

Il prossimo 4 novembre, una delegazione di Associazione 21 luglio sarà accolta in Senato. Gli attivisti saranno ascoltatati in audizione presso la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato. Il loro intervento sarà in relazione alla condizione delle comunità rom e sinte in Italia.

Lo scorso 12 ottobre è stato pubblicato il Rapporto 2021 di Associazione 21 luglio dal titolo ‘L’esclusione nel tempo del Covid’ (qui il link) La ricerca fotografa un tempo compreso tra gennaio 2020 e giugno 2021, fortemente segnato dalla pandemia.

Il lavoro di Associazione 21 luglio mette in rilievo luci e ombre: il consolidarsi del fenomeno di fuoriuscita dagli insediamenti; l’avvio di processi virtuosi di superamento degli stessi da parte di sempre più Amministrazioni locali; l’organizzazione di sgomberi forzati anche dopo il Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 che prevedeva «una moratoria delle esecuzioni degli sgomberi a causa dell’emergenza pandemica».

 

 

All’Officina dei talenti del Polo ex Fienile restiamo in equilibrio!

Officina dei talenti – Continuano le attività con i bambini e le bambine del quartiere Tor Bella Monaca, nell’ambito del progetto ‘Amarò foro’, finanziato da Otto per Mille Chiesa Valdese.

Ogni pomeriggio, il Polo ex Fienile di largo Mengaroni  a Tor Bella Monaca – si anima di musica, giochi e colori con l’Officina dei talenti. Intervalliamo le ore di studio con occasioni ludico-creative per avviare azioni di responsabilizzazione e crescita dei bambini di età compresa tra i 6 e i 14 anni.

L’incontro tra diverse nazionalità e culture permette a tutti di riconoscersi nelle differenze e nelle peculiarità, imparando a rispettare l’altro interagendo in modo attivo, paritario e libero da pregiudizi.

Scuola di italiano per adulti stranieri, al via la seconda edizione

Al via la seconda edizione della scuola di italiano per adulti stranieri dal titolo ‘𝐔𝐧𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐚 𝐭𝐢𝐫𝐚 𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚!’
Dopo il successo della prima edizione che ha visto la partecipazione di oltre 30 iscritti, principalmente donne provenienti da Marocco, Egitto, Nigeria, siamo pronti per aprire le porte del Polo ex Fienile ai nuovi studenti.
Presso il PEF formiamo classi a più livelli per imparare a comunicare e sviluppare competenze di cittadinanza. Ci sono ancora posti a disposizione, per iscriversi è possibile chiedere informazioni presso il Polo, a largo Ferruccio Mengaroni, 29: il lunedì e il mercoledì dalle ore 9.30 alle ore 13.00.
L’attività rientra nell’ambito del progetto ‘Storie cucite a mano‘, finanziato da ‘Con i Bambini’ e con il partenariato di Infol Education.
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Rapporto 2021 – L’esclusione nel tempo del Covid

Rapporto_2021_L’esclusione nel tempo del Covid

Presentato il Rapporto annuale di Associazione 21 luglio – In Italia meno famiglie rom in emergenza abitativa; aumentano dei processi di superamento da parte di Amministrazioni virtuose.

Roma, 12 ottobre – L’approccio etnico, in Italia più che in Europa, ha consentito – e poi consolidato – la costruzione di un sistema abitativo per soli rom parallelo a quello proprio della società maggioritaria. Denominata non a caso il ‘Paese dei campi’, l’Italia ha assistito negli ultimi 40 anni a una presenza progressiva di baraccopoli monoetniche sull’intero territorio nazionale anche se nell’ultimo biennio si sottolineano importanti elementi di discontinuità già evidenziati negli anni precedenti.

Il Rapporto di Associazione 21 luglio, giunto ormai alla sua sesta edizione, intitolato quest’anno ‘L’esclusione nel tempo del Covid’ offre uno spaccato della situazione in Italia e nella città di Roma in un arco temporale compreso tra il primo gennaio 2020 e il 30 giugno 2021 e fortemente segnato dalla pandemia da Covid-19. Il lavoro di Associazione 21 luglio mette in rilievo luci e ombre: il consolidarsi del fenomeno di fuoriuscita dagli insediamenti; l’avvio di processi virtuosi di superamento degli stessi da parte di sempre più Amministrazioni locali; l’organizzazione di sgomberi forzati anche dopo il Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 che prevedeva «una moratoria delle esecuzioni degli sgomberi a causa dell’emergenza pandemica».

Dati e numeri in Italia: un calo di presenze che in 5 anni raggiunge il 36%. In Italia solo 1 rom su 10 vive nei “campi”

In Italia sono 109 gli insediamenti formali – ovvero progettati, costruiti e gestiti dalle Amministrazioni locali – distribuiti in 63 comuni e 13 regioni. In totale sono circa 17.800 i rom e sinti che vivono nelle baraccopoli formali e informali, pari allo 0,03% della popolazione italiana. Di questi 11.300 sono presenti nelle baraccopoli formali e 6.500 nelle baraccopoli informali e microinsediamenti. Dei rom e sinti presenti nelle baraccopoli istituzionali si stima che circa il 49% abbia la cittadinanza italiana, il 41% sia in possesso della nazionalità dei Paesi dell’ex Jugoslava, il 10% la cittadinanza rumena, con meno di 1.000 cittadini a rischio apolidia. Il numero delle persone residenti negli insediamenti monoetnici italiani è sceso, tra il 2016 e il 2021 di ben 10.000 unità, con un decremento pari al 36,5% (del 37% negli insediamenti formali e del 35% negli insediamenti informali),

Le cause vanno ricercate nel desiderio delle nuove generazioni residenti nei “campi” di intraprendere un percorso di fuoriuscita autonomo; le azioni di sgombero forzato che hanno spinto molte famiglie alla dispersione sul territorio; il ritorno nel Paese di origine per i cittadini comunitari; il processo virtuoso di alcune Amministrazioni locali verso il superamento dei “campi rom”.

Alla luce di questi numeri, se fosse confermata la stima del Consiglio d’Europa di una presenza di persone rom in Italia pari a 180.000 unità, si potrebbe affermare che allo stato attuale, nel nostro Paese, meno di 1 cittadino rom su 10, può essere identificato come un abitante del “campo”. Una verità – secondo Associazione 21 luglio – destinata da sola a smontare un caleidoscopio di “leggende urbane” ancorate a stereotipi e pregiudizi.

La politica dei campi: la strada verso il loro superamento

Risale al 2018 l’ultima realizzazione, nel Comune di Afragola, di un insediamento per soli rom. Nello stesso anno si è andata rafforzando una politica locale del loro superamento attraverso processi inclusivi a partire dai Comuni di Moncalieri e Sesto Fiorentino. Su questa scia sempre più Amministrazioni hanno dimostrato consapevolezza sull’importanza di porre fine a tali spazi di segregazione etnica da Ferrara a Palermo, da Olbia a Siracusa.

Nel periodo compreso dal Rapporto, malgrado le difficoltà dettate dal periodo pandemico, risultano essere stati superati 4 insediamenti nei Comuni di Firenze, Cerea, Porto Torres e Roma. Sono invece ben 15 i “campi rom” le cui azioni di superamento dovrebbero concludersi nei prossimi 18 mesi.

Tali esperienze, con i loro successi e fallimenti, aprono nuove strade verso la chiusura definitiva della triste stagione dei “campi rom” e andrebbero supportate da una nuova “Strategia Nazionale per l’Inclusione dei rom” che dovrà risultare più incisiva e vincolante.

Diminuiscono, ma non si arrestano, le azioni di sgombero forzato

Malgrado il Decreto Legge n.18 del 17 marzo 2020 prevedesse «una moratoria delle esecuzioni degli sgomberi a causa dell’emergenza pandemica» non si sono arrestate in Italia le azioni di sgombero forzato nei confronti delle comunità rom presenti negli insediamenti informali. Tra il gennaio del 2020 e il giugno del 2021 sono state ben 70 (35 nel Nord Italia, 24 nel Centro e 11 nel Sud Italia) in calo del 52% rispetto al 2019. Si segnala il forte peso specifico riconosciuto alle azioni organizzate dal Comune di Roma, con ben 17 sgomberi effettuati, un quarto di quelli registrati su scala nazionale.

Nel periodo segnato dalla pandemia da Covid-19 sono state due le azioni di sgombero più violente: quella realizzate a Roma (insediamento del Foro Italico sgomberato l’11 agosto 2020) e a Torino (insediamento di Germagnano esterno sgomberato il 20 agosto 2020). Non è un caso che le due città siano le uniche nelle quali sia prevalente l’approccio etnico con un “Ufficio Speciale” dedicato alla “questione rom” in seno all’Amministrazione e un “Piano rom” espressamente rivolto alle comunità riconosciute come tali.

Associazione 21 luglio: ora occorre l’impulso del Governo centrale

Secondo Associazione 21 luglio nel periodo dell’emergenza da Covid-19 si è assistito a un’accelerazione del processo di riflessione sulla necessità di superare gli insediamenti monoetnici, riconosciuti ormai da tutti come troppo impegnativi economicamente e lesivi dei diritti fondamentali.

«Mai come in questo momento risulta fondamentale – sostiene Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – dare impulso a processi virtuosi, chiudere “Uffici Speciali”, sostenere le famiglie che da questi ghetti vogliono uscire, facilitare l’accesso a servizi ordinari. La battaglia, anzitutto culturale, che da più di un decennio Associazione 21 luglio sta conducendo per la fine di questa “vergogna nazionale” denominata “sistema campi” – conclude Stasolla – sta andando nella giusta direzione e nei prossimi anni risulterà decisivo l’intervento del Governo centrale al fine di sostenere Amministrazioni locali, troppo spesso isolate nell’affrontare questa sfida che, se vinta, consentirà al Paese di chiudere finalmente una buia parentesi storica che parla il linguaggio dalla discriminazione e l’esclusione sociale».

 

Rapporto 2021 – L’esclusione nel tempo del Covid

Associazione 21 luglio presenta il ‘Rapporto 2021 – L’esclusione nel tempo del Covid. Comunità rom negli insediamenti formali e informali in Italia’. L’edizione di quest’anno abbraccia l’intero periodico pandemico (gennaio 2020-giugno 2021) scattando una fotografia ampia dello spaccato nazionale e romano che interessa le comunità rom in emergenza abitativa con riferimenti a numeri e nuove strategie.
Il fenomeno dei “campi rom” continua il suo calo seguendo il trend degli anni precedenti e nuovi percorsi inclusivi, promossi da Amministrazioni virtuose di diverso colore politico, scandiscono un deciso cambio di passo nelle politiche attuate. Malgrado ciò non sembra arrestarsi la pratica degli sgomberi forzati.
Rapporto 2021 – L’esclusione nel tempo del Covid
Comunità rom negli insediamenti formali e informali in Italia

12 ottobre 2021 ore 11.30

CSV Lazio – Centro di Servizio per il Volontariato
via Liberiana, 17 – Roma

‘Oltre il campo’. Le linee guida per gli amministratori pubblici

In 65 Comuni italiani insistono ancora 109 campi rom e alle loro Amministrazioni è rivolto il testo: ‘Oltre il campo. Il superamento dei campi rom in Italia. Un’analisi comparativa con linee guida per amministratori pubblici’ (Edizioni Tau, 2021). Si tratta di un importante lavoro realizzato da un team di ricercatori di Associazione 21 luglio grazie al supporto della Fondazione Migrantes.

Azioni assolutamente impensabili anni fa, sono diventate ‘buone pratiche’ di amministrazioni comunali e vengono raccontate tra le pagine della ricerca. ‘Oltre il campo’ analizza e compara  gli interventi con cui dieci Amministrazioni Comunali italiane – Alghero, Ferrara, Firenze, Messina, Moncalieri, Palermo, Pisa, Roma, Sesto Fiorentino e Torino – hanno organizzato, promosso e concluso il processo di chiusura o di superamento di uno o più insediamenti presenti sul proprio territorio.

Alla luce dei risultati raccolti, il testo presenta, dunque, una carrellata di errori da non ripetere per giungere al superamento dei campi rom (dall’istituzione di uffici speciali, alla scarsa attenzione a donne e giovani e all’approccio speciale declinato su base etnica – per citarne alcuni) suggerendo, invece, linee guida costruite su modus operandi che si sono dimostrati efficaci. Uno strumento fondamentale che non può mancare sulla scrivania di quanti, negli uffici comunali o nelle sedi associative, sono chiamati ad affrontare la questione legata al “sistema campi”.

Nelle prossime settimane il lavoro verrà presentato e discusso in diverse città italiane.

I volontari del Servizio Civile Internazionale sbarcano al PEF per costruire un’area ludico-educativa

I volontari del Servizio Civile Internazionale sbarcano al Polo ex Fienile per realizzare un’area ludico-educativa a disposizione dei bambini e delle bambine del quartiere. L’iniziativa è promossa da SCI Italia, un’associazione laica di volontariato internazionale. Dal 1920 svolge campi di volontariato in tutto il mondo.

Attività previste

L’obiettivo del mini-campo è la costruzione di un’area ludico-educativa, all’interno dell’arena esterna del Polo ex Fienile, dedicata ai bambini del quartiere Tor Bella Monaca di Roma, che comprenderà: mandala delle tabelline, frazionatore in legno, cucina di fango, ponte tibetano.

L’arrivo dei volontari che avranno necessità di pernotto è previsto venerdì 8 ottobre alle h18 alla Città dell’Utopia, via Valeriano 3f (Roma). Le attività del mini-campo si svolgeranno sabato 9 e domenica 10 ottobre, con conclusione prevista per le h19 presso il Polo ex Fienile.

Parte studio

L’associazione 21 luglio presenterà ai volontari le attività che svolge all’interno dello spazio culturale Polo Ex Fienile. Durante il mini-campo saranno guidati alla conoscenza del territorio anche attraverso un percorso alla scoperta del quartiere Tor Bella Monaca con un esponente locale dell’associazione “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”.

Vitto e alloggio

Le/i volontari che avranno necessità di un alloggio saranno ospitati presso l’ostello della Città dell’Utopia dello SCI Italia (Via Valeriano 3F Roma). All’interno dell’edificio sono presenti i servizi di base (camere con letti, servizi igienici, bagni, cucina attrezzata). I pasti saranno garantiti per tutti i/le partecipanti. Le/i volontari saranno coinvolti nella preparazione dei pasti e dei turni di pulizia durante l’arco del mini-campo.

Per chi ne avrà necessità sarà garantito il trasporto tra La Città dell’Utopia e il Polo Ex Fienile.

Info COVID

Il mini-campo si svolgerà nel rispetto delle normative Covid 19. È richiesto il Green Pass come da obbligo di legge. Siamo tuttavia convinti del rischio di esclusione che questo comporta da un lato e dall’altro che non sia uno strumento sufficiente alla tutela della salute individuale e collettiva, soprattutto in virtù del fatto che non è garanzia completa di immunità. L’autoconsapevolezza e l’assunzione di responsabilità individuale e collettiva rimangono i mezzi che riteniamo più efficaci. Per questo invitiamo le/i partecipanti a mantenere comportamenti adeguati a tutelare se stessi e gli altri prima, durante e dopo l’attività (mascherine al chiuso o quando non è possibile mantenere il distanziamento, igiene frequente delle mani, etc.). Rimaniamo altresì a disposizione anche telefonicamente per chi avesse dubbi in questo senso. Per saperne di più sulle norme vigenti in Italia e nella Regione Lazio puoi controllare su:

www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/homeNuovoCoronavirus.jsp

Portare con sé: Mascherina anti-Covid, Gel disinfettante, Una borraccia

Spray antizanzare, Vestiti e scarpe comode, guanti da lavoro, Possono essere utili occhiali o mascherina trasparente per proteggere gli occhi, Per chi pernotterà alla Città dell’Utopia: Asciugamani e oggetti per l’igiene personale

Tesseramento SCI

Per partecipare al mini-campo è necessario avere la Tessera SCI Italia 2021 (25 euro). E’ possibile fare la tessera durante il mini-campo per chi ne fosse sprovvista/o o effettuare un bonifico attraverso il seguente link. Durante la realizzazione del mini-campo, a tutti i partecipanti sarà data la tessera cartacea. La Tessera SCI fornisce l’assicurazione di base per le attività per la durata del mini-campo e permette di partecipare alle attività SCI per l’anno 2021.

Numero partecipanti e requisiti

Il mini-campo è aperto alla partecipazione di massimo 10 persone. Età minima per partecipare: 16 anni.

Come iscriversi e deadline: Per iscrizioni, compila il Google Form entro il 4 ottobre.

Contatti: Per informazioni, contattaci all’indirizzo campisud@sci-italia.it indicando il tuo nome e cognome e il mini-campo su cui si richiedono informazioni.

Tre proposte per il quartiere Tor Bella Monaca

L’istituzione di un mediatore culturale scolastico e la creazione di equipe mobili nel quartiere e ancora l’istituzione di un mercato contadino con il contributo di realtà produttive di prossimità. Inoltre, orti urbani e aree verdi attrezzate, come nella pineta di largo Mengaroni. Sono queste le tre proposte che Associazione 21 luglio ha consegnato ai candidati alla presidenza del Municipio VI lo scorso 18 settembre durante il confronto pubblico che si è svolto nei locali del Polo ex Fienile – PEF. Con Fabrizio Compagnone (Pd), Naomi Durante (REvoluzione civica), Francesca Filipponi (M5s), Valter Mastangeli (Calenda Sindaco) e Nicola Franco (FdI) l’impegno a discuterne dopo le elezioni.

Di seguito le proposte:

Istituzione di un mediatore culturale scolastico

1) Avviare in via sperimentale l’istituzione della figura del mediatore scolastico, a partire da analoghe esperienze di successo nei contesti di fragilità urbana in Europa dell’est. Si tratta di figure professionali che vanno ad intervenire sulla “mancanza di comunicazione tra gli insegnanti, gli studenti e le loro rispettive famiglie, le difficoltà nella gestione delle relazioni e delle dinamiche fra questi soggetti, nonché l’inadeguatezza delle istituzioni nella comprensione dei problemi giovanili” ; figure che saranno attive in tutti i servizi e le agenzie educative e di welfare, che inoltre possano agire da “ponte” tra le eventuali diagnosi e la messa in pratica delle terapie per i minori. In generale il mediatore scolastico “agisce come agente della comunità nei confronti della scuola, rappresenta la comunità nella scuola e la scuola nella comunità”.
Utile e urgente la creazione di pool professionali, equipe mobili nel quartiere in grado di agire nei vari poli di welfare territoriale. Attraverso appositi bandi pubblici, tali equipe, composte da professionisti titolati, potranno intervenire in via sperimentale per i primi 2-3 anni e poi calibrare meglio l’intervento. I pool si muoveranno tra scuola, associazioni, Municipio, Servizi sociali e altre Istituzioni. Tra queste equipe saranno attive una o più specifiche figure con un ruolo di Garante del diritto all’accesso allo studio a livello municipale, in grado di coordinare, intermediare con le Istituzioni ai vari livelli e farsi promotore del superamento di ogni fattispecie di ostacolo nell’accesso al diritto all’istruzione per i minori nel VI Municipio.

Istituzione di un mercato contadino

2) Istituzione di un Mercato contadino, promosso dal Municipio che lo co-gestisce insieme a produttori diretti, gruppi informali di consumatori del quartiere, enti del terzo settore, ecc. Si fa riferimento ad esperienze già esistenti anche in altre zone di Roma, da cui partire per sviluppare un progetto con obiettivi più ampi in termini di prevenzione ed educazione alla salute, in linea con le esigenze specifiche di Tor Bella Monaca. Dovrà essere un mercato pensato il più possibile a km zero, con il contributo di realtà produttive di prossimità (Roma est, Castelli romani) e con caratteristiche di produzione di cibo sano e proveniente da filiere rispettose dell’ambiente e del lavoro umano. Chiamati con appositi bandi pubblici, i produttori potranno vendere generi alimentari tagliando gli intermediari e dunque i costi al consumatore. Il Mercato contadino prevederà punti di orientamento all’educazione alimentare, appositamente pensati e calendarizzati con la presenza di professionisti, e spazi per l’imprenditoria locale e femminile.

Orti urbani e orti attrezzati

3) Realizzazione, messa in rete e sistematizzazione di orti urbani ed aree verdi attrezzate. Nel caso degli orti urbani, il Municipio provvede alla presenza di figure di professionisti, per consulenze e affiancamento – ad esempio agronomi – nonché all’affitto di attrezzature o piccoli macchinari agricoli. Le aree verdi, si pensi alla pineta abbandonata in prossimità di Largo Mengaroni, potranno essere utilizzate per lo sport, anche con strutture apposite, gestite e ideate direttamente dai cittadini interessati.

‘Oltre il campo’. Superare i campi rom in Italia: dalle sperimentazioni di ieri alle certezze di oggi

Per la prima volta in Italia, amministratori pubblici si confrontano su quanto realizzato negli anni per favorire il superamento dei campi rom. Lunedì, presso la Nuova Aula del Palazzo dei Gruppi Parlamentari della Camera, al convegno ‘Oltre il campo. Superare i campi rom in Italia: dalle sperimentazioni di ieri alle certezze di oggi’. Interverranno i comuni di Moncalieri, Palermo e Sesto Fiorentino mentre saranno presenti delegazioni di altre città italiane, attivisti, associazioni, comunità rom.

Il superamento delle baraccopoli, tema centrale della nostra azione di advocacy da oltre dieci anni e obiettivo principale della Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti, è affrontato nello studio ‘Oltre il campo’ (Edizioni Tau) curato da un’equipe di ricercatori di Associazione 21 luglio coordinata da Antonio Ciniero dell’Università del Salento.

La ricerca mette in luce le esperienze di dieci città italiane (Alghero, Ferrara, Firenze, Messina, Moncalieri, Palermo, Pisa, Roma, Sesto Fiorentino e Torino) e in alcuni casi racconta una bella storia: quella di innovazioni politiche e istituzionali che stanno avendo ricadute benefiche di più ampia portata per tutti i cittadini.

Il lavoro disegna un confine netto tra le azioni in ‘chiusura di un insediamento’, declinata spesso in azioni di sgomberi forzati e in ‘superamento’ che prevede, invece, l’inserimento dei nuclei familiari nel contesto sociale attraverso processi inclusivi.

L’appuntamento, presso la Sala dei gruppi parlamentari della Camera, si inserisce all’interno di un contesto storico-politico di discontinuità rispetto al passato: nelle intenzioni di alcuni amministratori, 15 campi rom, in Italia, saranno superati nei prossimi 18 mesi.

 

REYN – La giustizia sociale inizia nella prima infanzia

PRIMA INFANZIA – Nelle ultime settimane, abbiamo assistito a una massiccia mobilitazione della minoranza rom in Europa contro l’ingiustizia e gli esiti devastanti dell’antiziganismo. I recenti eventi nella Repubblica ceca mostrano tristemente come la discriminazione, l’esclusione sociale e la violenza esercitata dalla polizia contro la minoranza rom possano portare a tragiche circostanze in cui sono in gioco vite umane.

Tali eventi dovrebbero ricordarci che i pregiudizi, la discriminazione e l’uso violento del potere spesso portano a risultati devastanti. Non c’è modo di giustificare tali azioni. Dobbiamo parlare e far luce sulla presenza della discriminazione e dell’antiziganismo in Europa. Quando si perde una vita umana, è già troppo tardi.
La promozione dei valori della democrazia come l’uguaglianza, l’equità e l’inclusione e l’apprendimento della giustizia sociale iniziano nei primissimi anni di vita. Fin dalla più tenera età, i bambini iniziano a dare un senso alla diversità che esiste intorno a loro e imparano ad apprezzarla. L’International Step by Step Association (ISSA) e l’International Child Development Initiatives (ICDI) chiedono a tutte le parti interessate europee di sfruttare l’attuale slancio di protesta per iniziare subito a dare priorità allo status della minoranza rom in Europa, garantendo che le giovani generazioni crescere in società sicure, giuste e educative, dove ogni bambino sarà in grado di sviluppare il proprio potenziale unico con dignità. Non possiamo semplicemente aspettare che avvenga il cambiamento; dobbiamo disporre di meccanismi reattivi e sostenibili per combattere l’antiziganismo, la discriminazione e l’esclusione sociale.

Coltivare i valori europei della diversità dovrebbe essere al centro del nostro lavoro, indipendentemente dal campo o dall’età. Essere un esempio per le nostre giovani generazioni è fondamentale. L’ISSA e l’ICDI continuano a rimanere impegnati nella promozione di pratiche inclusive di cui c’è un disperato bisogno, specialmente in tempi in cui l’incidenza della discriminazione è in aumento.

Rete dei primi anni rom – REYN

La costruzione di una società inclusiva in cui la diversità sia vista come un’opportunità di crescita e sviluppo deve iniziare nei primi anni, quando i bambini iniziano a costituire le basi per il loro sviluppo lungo tutto l’arco della vita. Ecco perché, attraverso la sua iniziativa, il Romani Early Years Network (REYN), ISSA e i partner promuovono i valori della giustizia sociale e abbracciano la diversità.

REYN sostiene l’accesso a uno sviluppo della prima infanzia di qualità per i bambini Rom e nomadi, la professionalità nei servizi per la prima infanzia e una migliore rappresentanza di Rom e nomadi nella forza lavoro della prima infanzia. Partendo dall’inizio della storia, REYN contribuisce alla creazione di società che si oppongono all’antiziganismo, alla discriminazione e all’esclusione sociale.

TOY for Inclusion

L’educazione e cura della prima infanzia di alta qualità (ECEC) è una base essenziale per tutti i bambini. Le disparità nell’accesso a un’istruzione di qualità e la crescente segregazione nelle scuole iniziano in giovane età e colpiscono maggiormente i bambini con un background Rom, minoritario e migrante.

TOY for Inclusion mira a combattere la segregazione, promuovere l’inclusione e migliorare l’esperienza di passaggio dei bambini vulnerabili alle scuole. Il progetto è attivo in 15 comuni di 8 paesi dell’UE e promuove il lavoro intersettoriale, soluzioni flessibili e risposte contestualizzate ai bisogni specifici dei bambini e delle loro famiglie. L’integrazione e la coesione sociale vengono rafforzate riunendo bambini e famiglie provenienti da ambienti diversi, con un’attenzione particolare alle comunità rom. Sono riuniti per giocare, incontrarsi e prendere parte ad attività creative e sociali in spazi educativi inclusivi non formali di alta qualità (Play Hub).

Questo approccio sviluppa le capacità genitoriali e migliora la cooperazione tra la società civile e le agenzie locali coinvolte nella promozione del benessere e dell’istruzione dei bambini piccoli. L’approccio promuove anche l’organizzazione di attività intergenerazionali tra gli anziani ei bambini piccoli.
L’inclusione sociale è responsabilità di tutti

Queste due iniziative sono un esempio di come ISSA e ICDI promuovono pratiche inclusive nella vita dei bambini e delle loro famiglie in Europa e nel mondo. L’inclusione sociale inizia nei primi anni con i bambini e la loro voglia di giocare e imparare.

Sebbene i bambini fin da piccoli riconoscano le differenze tra le persone, la discriminazione non è qualcosa con cui nascono, è qualcosa che imparano. Dovremmo lavorare tutti insieme per una società più inclusiva. Dobbiamo celebrare l’importanza dell’inclusione e della diversità e insegnare ai bambini a trattare tutti con uguale rispetto.

foto di Fabio Moscatelli

tratto da https://www.issa.nl/content/social-justice-begins-early-childhood

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