La rete REYN Italia da oggi è on-line

A maggio avevamo annunciato l’avvio della rete REYN Italia (Romanì Early Years Network – Rete per la prima infanzia rom), un progetto dedicato al supporto dei professionisti e para-professionisti che lavorano a stretto contatto con le comunità rom residenti in Italia nel campo dello sviluppo della prima infanzia. REYN è un’iniziativa di ISSA (International Step by Step Association) che a livello internazionale promuove l’importanza dell’accesso a servizi di qualità per i bambini rom e le loro famiglie, tramite professionisti rom e non rom, sostenendo lo scambio di esperienze e la formazione continua. In Italia il progetto è realizzato grazie al supporto dalla Open Society Foundations.
Nelle settimane successive il progetto è stato presentato a Torino, Roma e Reggio Calabria, con l’obiettivo di coinvolgere gli operatori del settore dal nord al sud del paese e ricevendo – ad oggi – oltre 50 adesioni tra privati e organizzazioni.
Da oggi si potranno seguire tutti gli aggiornamenti relativi a REYN Italia tramite il blog, all’indirizzo https://reynitaliablog.wordpress.com. Inoltre sarà possibile raggiungere in ogni momento gli altri iscritti alla rete grazie al gruppo Facebook riservato agli operatori che hanno aderito al nostro network.
Se anche tu lavori in questo settore, o conosci qualcuno che potrebbe essere interessato, potrai iscriverti gratuitamente alla rete inviando una mail a reynitalia@21luglio.org.
La rete italiana REYN è anche su Linkedin.

Noi siamo cittadini di tutto quanto il mondo!

Il progetto Amarò Foro è iniziato a gennaio 2015 ed è tutt’ora in corso. A conclusione del primo anno di laboratori, lo scorso dicembre, gli operatori hanno costruito insieme ai bambini uno spettacolo di musica e danza sul tema degli sgomberi forzati. Di seguito proponiamo il diario di uno degli educatori che ricostruisce il percorso di questa esperienza: la sua testimonianza è drammaticamente attuale oggi, perché l’insediamento in cui vivevano questi bambini è stato sgomberato a maggio.
Il primo anno dei laboratori di Amarò Foro si è chiuso in un modo che più festoso non poteva davvero essere. I nostri bambini si sono dedicati alla preparazione di una performance (il loro primo spettacolino) che hanno messo in scena in occasione di due eventi organizzati dall’Associazione 21 luglio: un flash-mob in piazza del Pantheon, a Roma, nell’ambito della campagna “Peccato Capitale”, lanciata per denunciare l’aumento degli sgomberi forzati nella Capitale dall’annuncio del Giubileo della Misericordia, e l’evento “Gitanistan. Lo stato immaginario delle famiglie rom salentine”, che si è tenuto al teatro Vascello di Roma.
Le due esibizioni, oltre a rappresentare dei momenti artistici molto importanti, hanno dato la possibilità ai bambini di riflettere intorno alle tematiche dell’abitare e degli sgomberi forzati, scelti come temi centrali dello spettacolo.
La performance, infatti, simulava un momento di festa e socialità all’interno di un insediamento rom, interrotto dall’arrivo di due spazzini che simbolicamente spazzano via le case, lasciando i bambini e le loro famiglie senza più un tetto sopra la testa. Tutta la comunità, dopo un primo momento di paura e rassegnazione, decide quindi di alzare la testa e di riaffermare attraverso il ballo, la musica e il canto la voglia di uscire dall’invisibilità e di autodeterminare una volta per tutte le proprie vite.
 

Per permettere ai bambini di dare un senso alla creazione artistica di cui erano protagonisti, si è scelto di dedicare un momento specifico alla discussione collettiva rispetto al tema degli sgomberi forzati, invitando i bambini a condividere le proprie esperienze e ad esternare le proprie emozioni.
Nonostante la giovane età, tutti si sono dimostrati consapevoli di cosa fosse uno sgombero forzato e la maggior parte di loro ha raccontato di aver avuto esperienze dirette, vissute in prima persona o che hanno coinvolto membri della loro famiglia.
È stato un momento di condivisione, rispetto e ascolto reciproco. Tutti riuniti in cerchio, i bambini hanno dato vita ad una riflessione collettiva molto partecipata e estremamente rispettosa del tempo e delle emozioni di ciascuno. Sono così emerse paure e ansie rispetto alla possibilità di subire uno sgombero forzato, ma anche una forte voglia di migliorare la propria condizione e il desiderio di avere una vera casa per poter, ad esempio, invitare a giocare i propri compagni di scuola senza vergogna.
Negli sguardi e nei comportamenti dei bambini si è manifestata la forza derivante dal condividere con tutto il gruppo le proprie emozioni e i propri sogni e dal realizzare di vivere una condizione comune da trasformare tutti insieme. Avere una casa sufficientemente spaziosa e in un ambiente salubre, dove diritti quali lo studio, il gioco e la salute siano pienamente soddisfatti, è il primo passo per permettere ai bambini rom di sviluppare le proprie capacità fisiche e mentali e di uscire dalla condizione di marginalità in cui vivono.
È perciò importante che i bambini vengano stimolati a riflettere e prendere coscienza del mondo che li circonda, trovando strategie per interagire con esso in una posizione attiva e immaginando i percorsi da compiere per poter raggiungere l’espressione di una piena cittadinanza.
Il Progetto Amarò Foro è esattamente questo. Ed è qui che subentra l’arte che, stimolando mancanze e desideri e rafforzando l’identità dei bambini, permette loro di sviluppare tutto il proprio potenziale di trasformazione della realtà.

Francesco Garberini
Operatore Educazione
Associazione 21 luglio

L'ECRI bacchetta l'Italia: stop a segregazione dei rom e sgomberi forzati

Il nuovo rapporto ECRI (European Commission against Racism and Intolerance) dedicato all’Italia esprime preoccupazione per la condizione di forte emarginazione e discriminazione dei rom residenti in Italia, soprattutto in materia di diritto all’alloggio. Il rapporto sottolinea le condizioni di segregazione ed estrema precarietà degli insediamenti istituzionali, sia per le condizioni igienico-sanitarie sia per le difficoltà nell’accesso ai servizi. Le criticità delle soluzioni abitative riservate ai rom dalle autorità italiane sono state riscontrate dell’ECRI anche durante un sopralluogo realizzato a Roma nel settembre 2015 presso l’insediamento formale di Castel Romano e il centro di accoglienza per soli rom “Best House Rom”, in una visita finalizzata alla raccolta di informazioni sul campo che è stata facilitata da una delegazione di Associazione 21 luglio.
Proseguendo l’analisi sulla condizione abitativa di rom e sinti in Italia, l’ECRI accoglie con soddisfazione la sentenza del Tribunale Civile di Roma del 30 maggio 2015 – esito di un’istanza congiunta di Associazione 21 luglio e ASGI relativa all’insediamento formale de La Barbuta – riaffermando come essa abbia riconosciuto che gli insediamenti di comunità rom «sono una forma di segregazione e discriminazione fondati sulle origini etniche, in violazione del diritto italiano ed europeo». Tuttavia, per quanto apprezzabile, la Commissione sottolinea come alla sentenza non sia seguita per il momento «alcuna risposta idonea corredata da soluzioni alternative».
Per questo individua la necessità di procedere ad una concreta applicazione della Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom, completando l’istituzione dei tavoli regionali – ad oggi sono solo 11 su 20 – e potenziando il ruolo strategico dell’UNAR, in modo da fornire le risorse necessarie per poter coordinare, monitorare e valutare la Strategia.
L’ECRI esprime le sue raccomandazioni anche in materia di sgomberi forzati perpetrati dalle autorità italiane ai danni di uomini, donne e bambini rom che vivono negli insediamenti non autorizzati. Citando anche i dati raccolti da Associazione 21 luglio, ribadisce l’aumento esponenziale di operazioni registrato a Roma tra marzo e ottobre 2015 e sottolinea come «questi sgomberi forzati non comportano un miglioramento delle condizioni abitative o igienico-sanitarie ma, anzi, hanno l’effetto involontario di riprodurre altrove la stessa situazione precaria e insalubre che ha portato allo sgombero dal luogo precedente». Aggiunge, inoltre, come tali operazioni avvengano senza rispettare le procedure sancite dal diritto internazionale, quali una notifica scritta e la garanzia di un alloggio alternativo.
Nel bilancio complessivo del rapporto la condizione abitativa rappresenta il presupposto fondamentale da cui ripartire per garantire ai rom residenti in Italia il godimento dei diritti umani fondamentali quali salute, istruzione e lavoro.
Alla luce delle raccomandazioni espresse dall’ECRI, Associazione 21 luglio ribadisce l’urgenza con cui tali questioni dovranno essere affrontate nelle diverse città, ponendo un accento particolare sul lavoro che spetta ai nuovi amministratori locali che risulteranno vincenti alle elezioni di giugno.
Associazione 21 luglio auspica che tra le priorità del nuovo sindaco che sarà chiamato a governare Roma ci sia l’applicazione dell’ordinanza relativa all’insediamento de La Barbuta con la quale il Tribunale Civile ha condannato il Comune di Roma per il carattere discriminatorio e di cui ha ordinato la rimozione degli effetti.
SCARICA IL RAPPORTO ECRI

Amarò Foro vince il premio Walter Cantatore

Il progetto Amarò Foro ha ottenuto il suo primo riconoscimento pubblico e, il prossimo 9 giugno alle ore 17.30 presso la Casa della Memoria e della Storia di Roma, riceverà il premio Walter Cantatore per l’amicizia tra bambini.
L’iniziativa, giunta quest’anno alla seconda edizione, si propone di mettere in luce progetti e associazioni il cui obiettivo sia proprio quello di creare legami di amicizia fra bambini e ragazzi. Il premio è intitolato a Walter Cantatore, scomparso nel 2006, personalità significativa per il panorama artistico e letterario del secondo Novecento. La moglie Giacometta Limentani, insieme ad amici ed estimatori, promuove questa iniziativa per ricordare la sensibilità del marito nei confronti del delicato tema dell’infanzia, sottolineando la necessità di abbattere ogni tipo di barriera e pregiudizio proprio a partire dalle nuove generazioni.
Oltre a Giacometta Limentani alla premiazione interverranno il Consigliere del Ministro degli Affari Esteri per la Cooperazione Internazionale e i Diritti umani Tobia Zevi; Antonella Barina, giornalista, e il presidente di Associazione 21 luglio Carlo Stasolla. A seguire si svolgerà una breve esibizione dei bambini che partecipano ai laboratori del progetto.
Avviato nel 2015 da Associazione 21 luglio, Amarò Foro – “la nostra città” in lingua romanès – è rivolto a bambini e adolescenti rom che vivono a Roma in condizioni di disagio abitativo, negli insediamenti formali e informali della Capitale. Finanziato dalla Nando Peretti Foundation, Fondazione Alta Mane Italia e dall’8×1000 della Chiesa Valdese il progetto si pone l’obiettivo di contribuire a costituire nei suoi destinatari la consapevolezza dei propri diritti e delle proprie specificità all’interno della società, seguendo una proposta pedagogica legata ai principi dell’arte-educazione. Attraverso laboratori di musica e danza, si contribuisce a fornire gli strumenti necessari per facilitare l’espressione della propria personalità e superare la condizione di marginalità provocata dalle situazioni di disagio in cui molti di questi minori vivono: una riaffermazione della propria cittadinanza attraverso l’apprendimento di break dance, rap, fiati e percussioni.
GUARDA IL VIDEO DEL PROGETTO “AMARÒ FORO”

Infanzia, l'8 giugno presentazione 9° Rapporto del Gruppo CRC

SAVE THE DATE

Mercoledì 8 giugno 2016, alla presenza del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti e dell’ Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Filomena Albano, il Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Gruppo CRC), di cui anche Associazione 21 luglio fa parte, presenterà ufficialmente il 9° Rapporto di monitoraggio della Convenzione in Italia.
La fotografia delle persone di minore età in questi 25 anni è profondamente cambiata: nel 1991 erano 11.222.308 (il 19,7% della popolazione), il tasso di natalità era di 9,79 % (nati vivi per ogni 1000 residenti), grazie ai 556.000 nuovi nati. Nel 2015, i minorenni sono 10.096.165 (16,6%), il tasso di natalità è sceso a 8 e i nuovi nati hanno toccato il minimo storico dall’Unità d’Italia (solo 488.000). Questi alcuni dei dati che emergono dal 9° Rapporto di monitoraggio sull’attuazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza nel nostro Paese, realizzato dal Gruppo CRC, alla cui redazione hanno contribuito 91 associazioni del Gruppo.
Quest’anno il Rapporto viene annunciato in un’occasione speciale: il 25° anniversario dalla ratifica della Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia, avvenuta il 27 maggio 1991 con la Legge 176/1991. Eppure nel Rapporto viene messo in luce come tanti principi enunciati nella Convenzione non abbiano ancora trovato piena applicazione nel nostro Paese e le 143 raccomandazioni rivolte alle Istituzioni e contenute nel documento fanno riflettere su come il cammino sia ancora lungo. A fare il punto sulla situazione il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti e l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Filomena Albano, mercoledì 8 giugno 2016 in occasione della presentazione ufficiale del Rapporto.
Leggi il Rapporto dello scorso anno

LabRom a Torino: un miraggio possibile

Si è tenuto a Torino, il 13 e 14 maggio scorso, il primo LabRom: un incontro tra attivisti, associazioni, organizzazioni, ricercatori, professionisti e operatori pastorali che ruotano intorno al tema rom e sinti nel nord Italia.
È stata un’iniziativa ricca di spunti, all’insegna del confronto e dello scambio di idee ed esperienze. Durante la prima giornata sono intervenuti diversi attori che si occupano per motivi professionali o personali del tema dei rom e l’abitare nel nord Italia. Si è parlato di emergenza abitativa e marginalità sociale, ma anche di esempi positivi e buone pratiche. Sebastjian Abduluahu, rom kosovaro attualmente residente a Bergamo, ha portato la sua esperienza: lavora da dieci anni in un’azienda, vive in una casa e i suoi figli frequentano la scuola regolarmente. Ma ha riportato anche le difficoltà, come la necessità di nascondere la propria identità per ottenere una casa e la sofferenza legata all’impossibilità di esprimere completamente sé stesso.
La mattinata del secondo giorno ha visto alternarsi tanti interventi legati al tema dell’infanzia, periodo fondamentale per la crescita di ogni individuo, della maternità e delle politiche rivolte ai minori rom residenti in Italia.
In entrambe le giornate, oltre ai momenti seminariali, si sono predisposti dei tavoli di lavoro tematici costruiti sulla necessità di dibattito e confronto. Spunti, idee e riflessioni sono stati riportati e discussi in plenaria per arricchire la discussione e raccogliere proposte.
I partecipanti si sono dimostrati attivi e interessati, ma soprattutto, hanno manifestato la soddisfazione nel poter cogliere finalmente l’occasione per costruire una rete territoriale di condivisione e confronto: “un miraggio possibile”, è stato definito.
LabRom si svolgerà anche a Roma (23 e 24 maggio) e Reggio Calabria (30 e 31 maggio) in modo da coinvolgere tutte le realtà dal nord al sud del paese.
GUARDA IL VIDEO DI LABROM TORINO

forced eviction

Forced eviction in Rome: 500 Roma rendered homeless

Associazione 21 luglio strongly condemns the forced eviction carried out this morning from the informal settlement of Giuseppe Mirri street in Rome. 500 Roma of Romanian origin have been affected, among which pregnant women, elderly and invalid persons, and about 250 minors, some aged just few months.
The forced eviction, realized through a consistent deployment of security force – 15 patrols of local police, 3 of Carabinieri and anti-riot police units – constitutes another blatant violation of human rights and international law standards by the Italian authorities. Once again, several families were rendered homeless without any alternative housing solution, exacerbating their living conditions and making them even more vulnerable.
The forced eviction was carried out in blatant violation of Italy’s international obligation, with a particular reference to the international standards on the right to an adequate housing, without the provision of the procedural safeguards foreseen by the UN Committee on Economic, Social and Cultural Rights. The eviction wasn’t formally notified nor an adequate advance notice was issued to the inhabitants prior to the eviction, while no genuine consultation with those affected was carried out. The only alternative housing offered was the temporary re-housing in emergency reception facilities for women with children only, resulting in the division of families as men would have had to provide for themselves. The authorities made it clear since the start of the operation that they had only 11 places available in such facilities. The families rejected the offer deeming it inadequate.
Around 100 children living in the informal settlement were attending school regularly and were involved in educational and social inclusion projects. The interruption of the pupils’ schooling paths will be one of the most dramatic onsequences of today’s forced eviction.
Even classmates and teachers of the evicted children mobilized themselves to support children and their families. They also prepared letters addressed to the Prefect of Rome.
Representatives of Associazione 21 luglio documenting today’s operation were moved away by police forces. Close to the informal settlement, members of the extremist political party Casa Pound were advocating for the eviction to be carried out. Representatives of the Romanian authorities in Italy witnessed the whole operation.
«These people are heartless. I am very worried about my 5 months-old daughter and I was unable to work since two days», said a Roma woman during the forced eviction. A child looking at the police forces said: «I am just a child». In an attempt to resisting the eviction, families tried to enter back in their houses shouting “We are citizens of Rome!”.
«The forced evictions carried out this morning demonstrates how local authorities in Rome are unwilling or unable to address the City’s social issues apart than reiterating an emergency and security approach – Associazione 21 luglio stated. Today, without any dialogue with the affected families, with the schools and the associations, a positive experience of social and scholastic inclusion has been abruptly interrupted, dooming hundreds of Roma persons to be again relegated in a vicious cycle of marginalization, vulnerability and prejudice against them. After the recent intervention of the European Court of Human Rights, who told the Italian Government to stop an eviction of more than 300 Roma from a segregated reception facility in Rome on 23 March 2016, instead of rethinking their approach the Italian authorities went further forcibly evicting 500 persons with less than 24 hours’ notice. This utterly reconfirms their systematic disregard for procedural safeguards and international standards on evictions when evicting Roma families».

Nasce REYN Italia, una rete per la prima infanzia rom

Una rete di professionisti e para-professionisti che lavorano a stretto contatto con le comunità rom in Italia nel campo dello sviluppo della prima infanzia.
Sabato 14 maggio, a Torino, sarà presentata ufficialmente anche in Italia la rete REYN (Romanì Early Years Network – Rete per la Prima Infanzia Rom), un progetto già attivo a livello internazionale, realizzato in parte, con il sostegno dell’Istituto Open Society Foundation in collaborazione con il Programma Early Childhood di Open Society Foundations.
Nello specifico, il network si propone di supportare la professionalità  di professionisti e para-professionisti attraverso l’erogazione di formazioni, la fornitura di materiali pratici e la condivisione di buone pratiche; svolgere attività di advocacy affinché vengano implementati sistemi educativi più inclusivi e non discriminatori, garantendo il diritto all’educazione a tutti i minori.
I beneficiari diretti del progetto, che in Italia sarà coordinato da Associazione 21 luglio, sono i bambini rom nella fascia di età che va dalla nascita ai 10 anni di vita. Tra le attività previste dal progetto, vi sono: una mappatura nazionale di organismi, enti, associazioni e singoli individui che lavorano nel campo della prima infanzia a cui verrà data la possibilità di far parte del network e partecipare agli incontri che verranno organizzati in tale contesto; l’organizzazione di training rivolti agli insegnanti della scuola primaria sul tema del multilinguismo, e alle donne rom con bimbi di età 0-8 anni per rafforzare le loro capacità genitoriali; infine la creazione di un gruppo di advocacy all’interno del network che si occuperà di organizzare una tavola rotonda sul tema della prima infanzia rom.
I professionisti e i para-professionisti impegnati nel settore della prima infanzia, che lavorano a stretto contatto con i bambini rom e le loro famiglie, sono invitati a entrare a far parte della rete REYN Italia. A partire da sabato 14 maggio a Torino, nell’ambito dell’iniziativa LabRom, si comincerà a raccogliere le prime adesioni al network; gli appuntamenti successivi saranno il 24 maggio a Roma e il 31 maggio a Reggio Calabria, all’interno delle giornate di LabRom con focus sul centro e sud Italia.
Con la nascita di REYN Italia, il network internazionale di REYN si arricchirà così di una nuova rete nazionale che andrà ad aggiungersi a quelle già esistenti in Croazia, Ungheria, Kosovo, Slovacchia, Slovenia, Irlanda.
Frequentemente, il network internazionale organizza workshop e visite studio in determinati Paesi per permettere ai membri Reyn provenienti da differenti contesti di conoscere e apprendere altre realtà e buone pratiche.
Per maggiori informazioni sulla rete REYN internazionale: http://reyn.blog.issa.nl

Carlo Stasolla nominato membro della Commissione sull'intolleranza della Camera

Il presidente di Associazione 21 luglio Carlo Stasolla è stato nominato tra i membri della Commissione sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio della Camera dei Deputati istituita il 10 maggio 2016.
La neonata Commissione, presieduta dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, ha come obiettivo quello di condurre attività di studio e ricerca, anche attraverso lo svolgimento di audizioni, sui temi della xenofobia, del razzismo, dell’antigitanismo, dell’islamofobia, dell’antisemitismo, dell’omofobia e del sessismo.
La Commissione di Montecitorio nasce sull’onda dell’azione svolta dal Consiglio d’Europa, la cui Assemblea parlamentare ha sollecitato un ruolo attivo dei parlamenti nazionali ed ha attribuito alla deputata italiana Milena Santerini il mandato di Relatore generale sul razzismo l’intolleranza, con il compito di coordinare il lavoro del network di parlamentari “Alleanza contro l’odio”.
La Commissione è composta da un deputato in rappresentanza di ogni gruppo politico, da rappresentanti di organi nazionali e sovranazionali, da rappresentanti di associazioni e di istituti di studi e ricerche, da esperti sulle varie tematiche.
Associazione 21 luglio augura buon lavoro alla nuova Commissione, nella speranza che possa contribuire a combattere il clima di intolleranza e odio nel nostro Paese, e al presidente Carlo Stasolla.
Per maggiori informazioni sulla Commissione e sulla sua composizione clicca qui

Belpietro e Giordano sanzionati dall'Ordine dei Giornalisti per un articolo riferito ai rom

Il Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, riunito nella seduta del 18 aprile 2016 in riferimento alla posizione del direttore di “Libero” Maurizio Belpietro e del giornalista Mario Giordano, ha sanzionato entrambi con la censura, misura disciplinare utilizzata quando un giornalista si rende autore di abusi o mancanze di grave entità.
Nel dicembre scorso Associazione 21 luglio e Naga avevano presentato un esposto avente per oggetto l’articolo a firma di Mario Giordano dal titolo “Ci teniamo i killer rom, premiamo i ladri”, apparso sul quotidiano “Libero”, l’8 novembre 2015. Nel corpo dell’articolo l’autore, riportando un evento criminoso scriveva: «massacrate da due rom» per poi aggiungere: «Facciamoci massacrare. Facciamoci ammazzare. Aspettiamo che tocchi a noi. Aspettiamo il nostro turno. Aspettiamo una sera che l’orrore bussa alla porta della nostra casa travestita da rom. Mi raccomando dite rom (…) e non zingari che altrimenti la Boldrini s’indigna. Anche quando vi stanno uccidendo a suon di botte, mentre vi frantumano i denti e le mascelle, mentre vi mandano al creatore per portarvi via la miseria accumulata nel salvadanaio con una vita di sacrifici, ricordatevelo bene: si dice rom».
Nell’esposto, presentato all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, le organizzazioni avevano denunciato l’intento xenofobo dell’articolo nel quale, partendo da un fatto di cronaca nera, si tendeva a criminalizzare un’intera etnia. Si faceva inoltre presente come solo sul quotidiano diretto da Maurizio Belpietro gli autori del reato venivano definiti come “rom”, mentre nelle altre testate che avevano trattato lo stesso episodio, non si era scritto che gli autori del reato appartenessero a tale etnia.
La diffusione di tali articoli – si legge nell’esposto – «ancor più non suffragati da dati certi e inequivocabili, trasmette un’immagine stereotipata e criminosa di un intero gruppo di persone senza distinzioni di sorta ed è lesiva della dignità delle persone rom». Nel testo le organizzazioni avevano fatto riferimento alla giurisprudenza della Corte di Cassazione che aveva disposto le tre condizioni in presenza delle quali il diritto di stampa è da ritenersi legittimo: l’utilità sociale dell’informazione, la verità, la forma civile dell’esposizione dei fatti e della loro valutazione. Proprio su quest’ultimo punto la Corte di Cassazione aveva stabilito che «la forma della critica non è civile, non soltanto quando è eccedente rispetto allo scopo informativo da conseguire o difetta di serenità e di obiettività o, comunque, calpesta quel minimo di dignità cui ogni persona ha sempre diritto, ma anche quando non è improntata a leale chiarezza».
Il Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine di Giornalisti, accogliendo pienamente le istanze delle due organizzazioni, nella decisione presa il 20 aprile scorso, ha ravvisato come Mario Giordano abbia elaborato nell’articolo «un pensiero critico che come tale sarebbe del tutto legittimo se non avesse connotazione xenofoba e razzista. Il linguaggio utilizzato molto drammatico, e i toni decisamente forti, enfatizzano ulteriormente la repulsa per quel genere di persone: i rom e gli zingari, gente che vive nel delitto e che non andrebbe tollerata» e, ravvisata la responsabilità del giornalista, ha ritenuto come sanzione adeguata la censura. Anche il direttore del quotidiano “Libero”, per il quale le due organizzazioni avevano chiesto di valutare l’omesso controllo, è stato condannato alla medesima sanzione.
Associazione 21 luglio e Naga esprimono profonda soddisfazione per l’esemplare sanzione che potrebbe rappresentare un precedente importante volto a scoraggiare tra gli addetti alla informazione linguaggi con forti accenti razzisti e xenofobi.

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