L’Associazione 21 luglio entra nel Gruppo CRC

Il Gruppo CRC, che si è costituito nel dicembre del 2000 e che è coordinato da Save the Children Italia, ha come obiettivo principale quello di ottenere una maggiore ed effettiva applicazione in Italia della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Convention on the Rights of the Child, CRC), che il nostro Paese ha ratificato nel 1991, e dei suoi Protocolli Opzionali.

Il Gruppo di Lavoro opera essenzialmente attraverso due linee di azione: il monitoraggio e l’advocacy.
Grazie al monitoraggio, vengono analizzate, in maniera indipendente, costante e condivisa, le prassi, le politiche e la legislazione relative all’infanzia, sia a livello locale che nazionale, al fine di verificare che queste rispettino i principi espressi nella Convenzione.

I risultati del monitoraggio vengono quindi utilizzati come strumenti di advocacy per dialogare con le istituzioni e sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi dell’infanzia e dell’adolescenza.
Il 6° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, presentato lo scorso 6 giugno, è solo l’ultima in ordine di tempo delle attività del Gruppo CRC.

Entrando a far parte del Gruppo CRC, l’Associazione 21 luglio ritiene di avere una possibilità unica perché anche i bambini di etnia rom che vivono in Italia, al pari dei loro coetanei non rom, vedano rispettati i propri diritti fondamentali da parte di istituzioni e politiche a livello locale e nazionale.

L’Associazione 21 luglio è infatti convinta che le politiche attuate nel nostro Paese nei confronti delle comunità rom non soltanto non salvaguardano i diritti dei minori rom, ma creano spesso le condizioni materiali affinché questi vengano violati.

Nell’articolo 2 della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza è sancito che i diritti dell’infanzia riguardano tutti i minori e vanno tutelati «a prescindere da ogni distinzione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o altra del fanciullo o dei suoi genitori, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria».

Quando, però, un bambino rom perde l’anno scolastico a causa di uno sgombero, il suo diritto all’istruzione viene negato; quando è esposto alle intemperie climatiche a causa delle condizioni di vita nei campi o quando non ha accesso all’acqua e a servizi igienici adeguati, il suo diritto alla salute e alla sicurezza è sospeso; quando un bambino non dispone dello spazio fisico per giocare, il suo diritto al gioco viene meno; quando è allontanato dai genitori perché questi non possono permettersi una casa e non hanno una fonte di reddito, il suo diritto alla famiglia è violato.

Per saperne di più:

Scarica il 6° Rapporto CRC

Richiedi una copia del 6° Rapporto CRC inviando una email a stampa@21luglio.org o contattandoci al 388 4867611

Scarica il rapporto dell’Associazione 21 luglio ROM(A) UNDERGROUND. Libro bianco sulla condizione dell’infanzia rom a Roma

(19 giugno 2013)

Incitamento all'odio verso i rom: chiusi due blog

I due blog on-line appena chiusi, intitolati rispettivamente “Basta zingari in Italia” e “Via i rom. Cacciamo gli zingari dall’Italia”, erano stati individuati durante le attività di monitoraggio della stampa italiana locale e nazionale, dei siti web e dei blog condotte quotidianamente dall’Osservatorio 21 luglio.

In “Basta zingari in Italia”, in particolare, si leggeva come tra i motivi fondanti della creazione del blog ci fosse l’intenzione di mettere «a fuoco tutte le notizie delle loro (dei rom N.d.R) “imprese e similia”».
Gli autori del blog continuavano sostenendo che «Non siamo neppure più padroni a casa nostra, costretti a chiuderci in casa, farci accompagnare da qualcuno in certe zone della città… furti, rapine, risse, aggressioni e violenze sono all’ordine del giorno da parte di questi individui! BASTA!!!».

Inviando due segnalazioni all’OSCAD (Osservatorio della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri per la sicurezza contro gli atti discriminatori), l’Osservatorio 21 luglio ha sottolineato come i due blog, aggregando e commentando eventi criminosi attribuiti esclusivamente a persone appartenenti alle comunità rom, potessero contribuire a creare in modo artificioso un clima di allarme sociale e a stigmatizzare l’intera minoranza rom, alimentando il diffuso stereotipo del “rom delinquente” in quanto tale, con il risultato di criminalizzare indistintamente un intero gruppo.

Nei giorni scorsi si è assistito all’immediata chiusura dei due blog.

«Con leggerezza disarmante, sulla stampa italiana, su internet e nei discorsi dei politici, specie in periodi di campagna elettorale, si ricorre a stereotipi nei confronti di rom e sinti che, se da un lato alimentano una percezione negativa verso queste minoranze, dall’altro vengono accettati come “normali” e non sono seguiti dagli opportuni provvedimenti che espressioni discriminatorie di questo genere meriterebbero – , sostiene l’Associazione 21 luglio – Accogliamo con favore la chiusura dei due blog auspicando che la stessa sia utile a scoraggiare l’utilizzo di un linguaggio che veicola messaggi di odio e discriminazione razziale».

Sale a 47 il numero di azioni correttive intraprese quest’anno dall’équipe dell’Osservatorio 21 luglio, un progetto dell’Associazione 21 luglio finanziato da Open Society Foundations e Fondazione Migrantes. Sono invece 18 i riscontri positivi pervenuti in seguito alle segnalazioni dell’Osservatorio da parte di organi competenti e soggetti interessati, come prese d’atto e lettere di scuse, da quando il progetto è stato avviato, nel settembre 2012.

Da gennaio 2013, l’Osservatorio 21 luglio ha individuato 549 casi di informazione contenenti elementi discriminatori nei confronti delle comunità rom e sinte. In particolare, sono stati rilevati 380 casi di informazione scorretta, 28 di incitamenti all’odio, 24 di discriminazione e 117 di incitamento all’odio e discriminazione.

Per ogni condotta discriminatoria riscontrata, l’Osservatorio 21 luglio procede all’invio di lettere di diffida ai soggetti interessati o a segnalazioni agli organi e alle autorità competenti quali l’Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni (UNAR), l’OSCAD, la Polizia Postale e il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti. Se nessuna misura correttiva dovesse essere intrapresa oppure in caso di condotta reiterata, viene valutata la possibilità di intraprendere un’azione legale.

Ieri, intanto, una delegazione dell’Osservatorio 21 luglio ha partecipato a un convegno alla Camera dei Deputati dal titolo “Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza on-line”, alla presenza del Presidente Laura Boldrini. Nel suo intervento, il rappresentante dell’Osservatorio si è soffermato sulle conseguenze negative che i messaggi veicolati attraverso il web possono avere circa la diffusione di stereotipi e pregiudizi contro le comunità rom e sinte.

Sulla questione è intervenuta anche la Presidente della Camera Boldrini: «La rete ha dimostrato come possa fungere anche da amplificatore dei messaggi tesi ad annientare una persona o un gruppo di persone. Bisogna mettere in atto forme di tutela efficaci contro parole di odio», ha dichiarato.

(11 giugno 2013)

 

Foto: Darwin Bell

Schedato su base etnica. Il Tribunale: «Rom discriminato»

DSC 0086Tre anni fa, insieme ad altri migliaia di rom residenti nella Capitale, fu censito nell’ambito dell’”emergenza” nomadi. Nei giorni scorsi, con una storica sentenza, il Tribunale Civile di Roma ha riconosciuto a un cittadino rom di essere stato vittima di una discriminazione su base etnica e ha ordinato al Ministero dell’Interno di distruggere tutti i documenti contenenti i dati sensibili dell’uomo.

Nel gennaio 2010 la polizia aveva fermato e rilevato le impronte digitali di Elviz Salkanovic, cittadino italiano di etnia rom, in possesso di regolare documento d’identità. Questi, convinto di essere stato vittima di una violazione della propria dignità personale, aveva allora intrapreso le vie legali nei confronti di Presidenza del Consiglio dei Ministri, Prefettura e Questura di Roma.

Il ricorso, sostenuto da Associazione 21 luglio, ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) e Open Society Justice Initiative, chiedeva l’accertamento del carattere discriminatorio delle procedure d’identificazione dei rom previste dal Piano Nomadi di Roma, varato in attuazione della più ampia “Emergenza nomadi” dichiarata dell’allora governo Berlusconi.

Secondo le tre organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti umani, tali misure hanno provocato, esclusivamente per un gruppo di appartenenti a una specifica comunità etnica, quella rom, una distinzione che ha gravemente violato il loro diritto all’onore, al decoro, alla reputazione e alla riservatezza, nonché il diritto all’eguaglianza nell’accesso all’alloggio. Il censimento era infatti stato presentato come una condizione necessaria per accedere a nuovi alloggi.

I ricorrenti hanno chiesto all’autorità giudiziaria la cessazione, da parte di Questura e Prefettura di Roma, dell’atto discriminatorio, consistente nella conservazione dei dati sensibili del soggetto.

Secondo la sentenza emessa dalla seconda sezione civile del Tribunale di Roma, il fotosegnalamento ha «comportato una distinzione basata sulla provenienza etnica, poiché quella persona di etnia Rom, cittadino italiano munito di documento, è stato senza ragione identificato mediante rilievi segnaletici in quanto coinvolto in un’operazione i cui destinatari di fatto erano gli appartenenti alla comunità rom». «Il trattamento a cui è stato sottoposto – prosegue la sentenza – ha provocato l’effetto sia di violare la dignità del ricorrente sia di creare un clima ostile da parte dell’opinione pubblica».

Il Tribunale ha quindi ordinato al Ministero dell’Interno di distruggere tutti i documenti contenenti i dati sensibili estratti a seguito dell’identificazione del cittadino rom. In più, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e lo stesso Ministero dell’Interno sono stati condannati al pagamento di 8 mila euro in qualità di risarcimento morale nei confronti dell’uomo.

La sentenza del Tribunale di Roma interviene poche settimane dopo che la Suprema Corte di Cassazione aveva confermato quanto il Consiglio di Stato aveva già rilevato nel novembre del 2011, ossia che l’intera ”emergenza nomadi” varata dal governo nel 2009 era illegittima, in quanto basata su false premesse emergenziali.

In vista delle numerose critiche dagli organismi internazionali di monitoraggio dei diritti umani, nel marzo 2012, il governo aveva dichiarato al Comitato per la Discriminazione Razziale delle Nazioni Unite che i dati del censimento nomadi erano stati distrutti.

Ora la sentenza impone l’obbligo di tale distruzione che, tuttavia, non risulta essere mai stata ordinata, nonostante lo stesso governo italiano abbia pubblicamente dichiarato di averlo fatto.

«Raccogliere le impronte digitali e le informazioni personali di migliaia di persone in un archivio, esclusivamente in base all’appartenenza a un particolare gruppo etnico o sociale, oltre che costituire una discriminazione dal punto di vista giuridico, rappresenta una violazione della dignità umana – affermano Associazione 21 luglio, ASGI e Open Society Justice Initiative -. Risulta particolarmente grave perché effettuata da autorità pubbliche preposte alla tutela dei diritti di chi vive sul territorio».

«La sentenza conferma come l’”emergenza nomadi” e il Piano Nomadi della Capitale abbiano condotto a una serie di azioni che hanno legittimato una sistematica violazione dei diritti umani dei cittadini rom in Italia, aumentandone la condizione di segregazione e marginalizzazione sociale e favorendo l’aumento di stereotipi negativi nei loro confronti. È tempo di ripristinare una condizione di maggior rispetto delle garanzie fondamentali a partire dalla cancellazione di tutti i dati sensibili nell’ambito del censimento nomadi», concludono le tre organizzazioni.

 

Per approfondire:

Leggi il Memorandum dell’Associazione 21 luglio per il Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale dell’Onu

(6 giugno 2013)

Blitz elettorale di Alemanno in un campo rom

Per l’Associazione 21 luglio, «ragioni di mera opportunità propagandistica non possono giustificare le parole espresse oggi dal sindaco di Roma Gianni Alemanno e dalla vice sindaco Sveva Belviso nel corso del loro tour elettorale presso il “villaggio attrezzato” di via Candoni».

La visita odierna nel «villaggio attrezzato» di via Candoni si è concentrata in gran parte sulla vicenda che aveva avuto inizio due mesi fa, quando la Guardia di Finanza aveva concluso le procedure di controllo sulle posizioni patrimoniali e reddituali dei circa 3.500 rom presenti negli insediamenti formali di Roma.

Al termine delle indagini, notificate ai diretti interessati, il Comune di Roma, cogliendo la palla al balzo aveva in tutta fretta provveduto, di propria iniziativa, a notificare a 64 rom l’ordine di allontanamento da alcuni «villaggi attrezzati». La notizia era stata volutamente enfatizzata dallo stesso sindaco.

Nelle dichiarazioni odierne il sindaco ha espresso il proprio disappunto per l’impossibilità di portare a termine queste procedure a causa di presunti «cavilli». In realtà le procedure di allontanamento promosse dal Comune di Roma non hanno seguito il regolare iter per l’adozione di atti amministrativi.

Inoltre le autorità capitoline sembrano basare le loro dichiarazioni su regole non univoche all’interno dei “campi” dove non sono mai esistiti trasparenti criteri di ammissione e scaglioni economici che ne regolino la presenza.

Alcuni casi si sono addirittura rivelati eclatanti, come quello di una donna rom apolide di fatto e affetta da gravi patologie invalidanti la quale ha ricevuto la revoca di assegnazione del container e l’ordine di allontanamento a causa dell’omonimia con un’altra persona.

Secondo il Comune di Roma tra i “rom milionari”, e quindi da allontanare dalle proprie abitazioni, risulterebbero essere anche due fratelli rom che pur vivendo in container ben distinti e separati e aventi ognuno il proprio nucleo familiare sono stati erroneamente scambiati per marito e moglie.

Anche per loro è scattato l’ordine di allontanamento dalla propria abitazione.

Ancora una volta fini propagandistici, urgenza di conquistare consenso elettorale attraverso i media e mancanza di verifiche hanno determinato gravi errori e sviste da parte degli organi comunali che hanno finito per ledere i diritti delle persone più fragili.

«E’ intollerabile come il concetto di legalità espresso da questa Amministrazione, un concetto peraltro ambiguo, si traduca solo in un atto di forza verso i più deboli e come la caccia al voto stia portando il sindaco di Roma ad un irresponsabile atteggiamento mirato a costruire consenso sulla pelle delle categorie meno tutelate», conclude l’Associazione 21 luglio.

Associazione 21 luglio e ERRC «In Italia lesi diritti umani di migliaia di rom».

I «villaggi attrezzati» visitati dalla delegazione sono quelli di via di Salone e di via della Cesarina, dove vivono rispettivamente 1076 e 181 persone.

Nel primo «villaggio», i maggiori punti di criticità sono rappresentati dalla lontananza dal centro abitato e dai servizi essenziali, il generale stato di abbandono e degrado dell’insediamento, l’aumento continuo di criminalità e la mancanza di qualsiasi alternativa che possa migliorare la condizione degli abitanti.

Quanto al «villaggio» di via della Cesarina, i rom residenti affermano di vivere in un perenne stato di paura e denunciano di subire continui ricatti da parte del personale che gestisce il campo, che spesso si tradurrebbero nella prassi di staccare per diversi giorni l’elettricità.

Nel corso di una conferenza stampa tenutasi al termine della visita nei due «villaggi attrezzati», in concomitanza con la Giornata Internazionale delle famiglie indetta dalle Nazioni Unite, il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) ha presentato una nuova ricerca sui “campi” formali di Roma e Milano dove, in totale, vivono più di 4.000 rom.

Secondo la ricerca, questi “campi”, che sono costruiti e autorizzati dalle autorità, dovrebbero sorgere in aree favorevoli alle comunità rom, in modo da impedire l’emarginazione urbana dei rom e facilitare l’accesso all’educazione, alla sanità e ai servizi sociali.

La realtà dei fatti, tuttavia, mostra che questi campi sono spesso luoghi di isolamento e segregazione rendendo così estremamente difficile per i rom l’accesso ai loro diritti di base, quali l’educazione, il lavoro e la salute.

Nella Capitale, secondo dati dell’Associazione 21 luglio, da quando è entrato in vigore il Piano Nomadi, nel luglio 2009, le autorità hanno speso più di 62 milioni di euro. Nelle intenzioni iniziali il Piano prevedeva la chiusura definitiva di 101 insediamenti e la collocazione di 6.000 rom all’interno di 13 «villaggi attrezzati» entro il 2011.

A quasi quattro anni di distanza, i «villaggi attrezzati» si sono fermati a quota otto. In più, gli insediamenti presenti a Roma si sono quintuplicati, passando a più di 500, sebbene siano stati realizzati ben 536 sgomberi forzati.

«Finora il Piano Nomadi della giunta Alemanno ha prodotto sovraffollamento nei «villaggi attrezzati», peggioramento del servizio di scolarizzazione per i bambini a causa della distanza dalle scuole, aumento dell’insicurezza nei “campi” ed emarginazione sociale – ha affermato Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio».

«Questo Piano rappresenta oggi l’incarnazione della violazione istituzionale dei diritti umani, una violazione non più accettabile perché sinora ha prodotto percorsi deumanizzanti e livelli di sofferenza drammatici», ha proseguito Stasolla.

«Chiediamo alle autorità italiane, sia locali che nazionali, di optare per soluzioni che superino la logica dei “campi” e che favoriscano attivamente l’integrazione dei rom» – ha detto invece Dezideriu Gergely, Direttore Esecutivo di ERRC.

Attuando la Strategia Nazionale per l’inclusione di Rom, Sinti e Caminanti, per la quale l’Italia si è ufficialmente impegnata in sede europea, il nostro Paese ha oggi la possibilità di imboccare un nuovo cammino circa la definizione di nuove politiche nei confronti della popolazione rom che si dimostrerebbero al contempo efficaci nella lotta contro i pregiudizi diffusi verso queste comunità.

(15 maggio 2013)

 

Scarica il rapporto sul «villaggio attrezzato» di via di Salone

Scarica il rapporto sul «villaggio attrezzato» di via della Cesarina

 


Il 15 maggio a Roma il nuovo rapporto del Centro Europeo per i Diritti dei Rom

Nel corso di una conferenza stampa, che avrà luogo nella sede dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, in via Parigi 11, a Roma, a partire dalle ore 12,00, Stephan Muller presenterà il nuovo rapporto dell’European Roma Rights Centre (Centro Europeo per i diritti dei rom), uno studio dell’organizzazione internazionale relativo alle condizioni di vita delle comunità rom nei campi formali di Roma e Milano.

Di seguito, l’Associazione 21 luglio ripercorrerà dati e statistiche relative al Piano Nomadi del Comune di Roma nell’intento di sottolineare come quella dei «villaggi attrezzati» sia una risposta sbagliata che genera discriminazione ed emarginazione delle comunità rom, anziché favorirne l’integrazione sociale.

Secondo l’Associazione 21 luglio, del resto, i numerosi cartelloni e manifesti elettorali che si vedono nel periodo pre-elettorale per le strade della Capitale contengono cifre che non corrispondono alla realtà e che rischiano di creare una percezione pubblica non sostenuta dai fatti del Piano Nomadi della giunta Alemanno e dei suoi presunti successi all’insegna della legalità e della solidarietà.

Al termine della conferenza stampa alcuni parlamentari italiani renderanno noti i risultati di una “visita a sorpresa” da loro effettuata nei giorni scorsi in alcuni «villaggi attrezzati» della Capitale con l’obiettivo di rendersi conto in prima persona delle condizioni di vita delle famiglie rom e sinte.

(9 maggio 2013)

La Corte di Cassazione decreta la fine dell' “emergenza nomadi”

La vicenda aveva inizio il 21 maggio 2008, quando l’allora presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, con Decreto dichiarava lo «stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi», nominando i prefetti di Roma, Napoli, Milano commissari delegati «per la realizzazione di tutti gli interventi necessari al superamento dello stato di emergenza» nelle regioni di Lazio, Campania, e Lombardia. Lo stato di emergenza, di durata annuale, sarebbe dovuto terminare il 31 maggio 2009 ma, contrariamente a quanto previsto, con un nuovo decreto del presidente del Consiglio dei ministri veniva prorogato al 31 dicembre 2010, estendendolo a sua volta alle regioni del Piemonte e del Veneto. Trascorsi più di due anni dalla sua dichiarazione, un ulteriore Decreto prorogava la durata al 31 dicembre 2011 nelle cinque regioni interessate.

In seguito ad un ricorso presentato da European Roma Rights Centre e da una famiglia rom, il Consiglio di Stato il 16 novembre 2011 con sentenza n. 6050 statuiva «l’illegittimità del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 maggio 2008». Contro di essa il 15 febbraio 2012 il Governo Italiano presentava ricorso presso la Corte Suprema di Cassazione. Oggi la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiudendo ogni possibilità di ulteriori appelli.

Secondo l’Associazione 21 luglio, «la chiusura della stagione emergenziale, sancita definitivamente dalla Corte di Cassazione, chiude una delle pagine più buie dei diritti umani delle comunità rom e sinte in Italia. Il periodo dell’emergenza aveva scandito la nascita di diversi Piani Nomadi, attraverso i quali, in alcune città italiane, politiche discriminatorie e segregative avevano causato sistematiche violazione dei diritti delle comunità rom e sinte. Dietro la giustificazione di un presunto “stato di emergenza”, le autorità delle città interessate, in deroga alle normative vigenti, hanno promosso politiche segnate da schedature etniche, costruzione di mega campi monoetnici e azioni di sgombero forzato».

«La storica sentenza di oggi – conclude l’Associazione 21 luglio – ci dice che è giunta l’ora di voltare pagina, per fare uscire dall’alveo dell’emergenza le politiche indirizzate alle comunità rom e sinte, da 5 anni ricondotte esclusivamente ad un’ottica securitaria».

Scarica l’approfondimento sullo stato di emergenza

Roma: il Comune costretto a fare marcia indietro sui rom

Circa un mese fa, dopo che la Guardia di Finanza aveva concluso le procedure di controllo sulle posizioni patrimoniali e reddituali dei circa 3.500 rom presenti negli insediamenti formali della capitale, il Comune di Roma aveva proceduto a sua volta alla notifica in capo a 64 rom, titolari di beni e conti correnti postali con importi variabili, dell’ordine di allontanamento da alcuni «villaggi attrezzati» e “campi tollerati”. L’allontanamento avrebbe interessato l’intero nucleo famigliare delle persone coinvolte. Il sindaco, Gianni Alemanno, e la vice sindaco, Sveva Belviso, quest’ultima stipulando tra l’altro un contratto con una ditta di cartellonistica stradale radiata dal Comune di Roma, ne avevano fatto, in vista delle elezioni, uno dei loro slogan elettorali.

Il documento di allontanamento si fondava sull’infrazione di presunte regole relative allo stato di indigenza ritenuto requisito per risiedere all’interno di uno degli insediamenti. In realtà, con l’eccezione dell’insediamento La Barbuta, nessuna regola sullo stato di indigenza come pre-requisito risulta a tutt’oggi in vigore.

Nei giorni successivi alla notifica di tale provvedimento tre famiglie di rom si erano rivolte al TAR che in via preventiva aveva disposto la sospensione del provvedimento del Comune di Roma, impedendo quindi l’allontanamento dei rom interessati. Lo scorso 24 aprile, il TAR, preso atto della determinata dirigenziale del Comune di Roma, ha rilevato l’improcedibilità del ricorso venendo a mancare la materia del contendere.

«L’indagine patrimoniale della Guardia di Finanza – sostiene l’Associazione 21 luglio – era stata volutamente fatta propria dall’Amministrazione comunale che l’aveva strumentalizzata, a due mesi dalle elezioni, per una campagna mediatica rivolta contro le comunità rom al fine di giustificare allontanamenti coatti privi di un supporto legale. Si tratta dell’ennesima dimostrazione di come il concetto di legalità che gli amministratori romani esprimono appare spesso ambiguo e contraddittorio e sembra fin troppo facile, nelle settimane prossime alle elezioni, trattare tutto ciò che riguarda le comunità rom con irresponsabilità».

(Foto: Paese Sera)

Esposto contro l’europarlamentare Borghezio

Lo scorso 8 aprile, in occasione delle Giornata Internazionale dei rom e dei sinti, l’on. Laura Boldrini ha ricevuto una delegazione di otto giovani rom provenienti da tutta Italia, accompagnati dall’Associazione 21 luglio. A seguito dell’incontro, l’eurodeputato Borghezio ha apostrofato i rom come «facce di c….. che qualche presidente della Camera riceve». «Speriamo – ha continuato Mario Borghezio durante il programma radiofonico a Radio 24– che non portino via gli arredi della Camera, perché lì è pieno di quadri di pregio, di soprammobili, gli arazzi […]. Io un esamino con l’elenco di tutto quello che c’era prima della visita e quello che è rimasto dopo lo farei. Prudenzialmente, ecco. L’esperienza insegna». Le dichiarazioni dell’eurodeputato sono sopraggiunte proprio nella Giornata internazionale dei rom dei sinti, ribattezzata da Mario Borghezio «come la giornata della demagogia e del fancazzismo … con un contorno di festival dei ladri».

L’esposto è stato formalmente proposto, oltre che dall’Associazione 21 luglio, anche da uno dei giovani rom presenti all’incontro con la presidente della Camera, che ha ritenuto le affermazioni dell’on. Borghezio «ingiuriose e offensive oltre che ledenti la mia dignità, quella dei ragazzi presenti e quella del mio popolo».

L’Associazione 21 luglio ritiene che le dichiarazioni rilasciate dall’eurodeputato, oltre ad essere lesive della dignità umana, possano essere suscettibili di incitare all’odio razziale, a sentimenti xenofobi e alla discriminazione.

(Foto: Paese Sera)

I candidati sindaco Medici e De Vito aderiscono all'Agenda Rom e Sinti

Proseguiranno nelle prossime settimane gli incontri dell’Associazione 21 luglio con gli altri candidati, per presentare i contenuti dell’Agenda rom e sinti e richiedere una formale adesione. 

L’Agenda rom e sinti è consultabile a questo link: http://www.carlodojmi.it/21lugliogantry/index.php/notizie/177

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