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Assessore Montanari

Flash mob in Campidoglio: l’Assessore Montanari risponde sui “nasoni”

Si è svolto ieri in Campidoglio il flash mob organizzato insieme a Terra! Onlus per protestare pacificamente contro la chiusura dei nasoni a Roma, un grande successo di partecipazione dopo la mobilitazione iniziata la settimana scorsa.
Anche l’attivista indiana Vandana Shiva, impegnata in un convegno nella Sala della Protomoteca del Campidoglio, si è unita a conclusione della mobilitazione ribadendo l’importanza fondamentale di ogni azione di protesta in difesa del libero accesso all’acqua.
Al termine del flash mob l’Assessore alla Sostenibilità Ambientale, Pinuccia Montanari, ha rilasciato una dichiarazione ai presidenti delle due associazioni organizzatrici dell’azione, assicurando che non ci sarà alcuna chiusura delle storiche fontanelle romane.
«Auspichiamo che non sia solo un annuncio ma un proposito concreto – ha commentato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – continueremo comunque a monitorare la situazione».

nasoni roma

Un flashmob per salvare i “nasoni” di Roma dalla chiusura

Le associazioni Terra! e 21 luglio saranno in piazza con Vandana Shiva e altre realtà ambientaliste e della società civile per chiedere di rispettare il diritto umano di accesso all’acqua e contrastare la siccità con politiche improntate alla giustizia climatica

ROMA – Oggi 10 luglio alle 17,30, in piazza del Campidoglio a Roma, Terra! e Associazione 21 luglio  organizzano, insieme a numerose realtà ambientaliste e della società civile, un flash mob per esortare la sindaca Virginia Raggi a non chiudere le fontanelle pubbliche, rispettare il diritto umano all’acqua e prendere misure contro la siccità che non vìolino il concetto di giustizia climatica.
Sarà presente anche Vandana Shiva, che ha svolto in India un’analoga battaglia per il diritto all’acqua. Il flash mob consisterà nel reggere un bicchiere vuoto in segno di protesta lungo la scalinata che porta alla Sala della Protomoteca.
All’iniziativa hanno già aderito Navdanya International, Coordinamento Romano Acqua Pubblica, A Sud Onlus, Casetta Rossa, Arci Roma, A Buon Diritto, Scup, Link Roma, Baobab Experience, Uisp Roma, Ostia per l’Africa Onlus, Coop Agricola Co.r.ag.gio, ReTer – Reti e Territorio, Roma Pirata.
Perché chiudere i “nasoni” è un atto inutile e ingiusto
Dietro esortazione del Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, l’ACEA ha cominciato a chiudere i “nasoni”, le storiche fontanelle simbolo della città costruite nel 1874. Sono 2800, e il piano prevede lo “spegnimento” di 30 punti acqua al giorno, finché non ne resteranno appena 85. Un gesto estremo, in risposta alla siccità che rosicchia le riserve idriche in tutta Italia. Ma è davvero così? Secondo i dati diffusi dal Coordinamento Romano Acqua Pubblica, i nasoni “sprecano” solo l’1% dell’oro blu che dai bacini del Lazio arriva nella capitale. Il vero scandalo sono piuttosto le perdite delle vecchie tubature, che disperdono il 40% del volume complessivo. Perché la sindaca Raggi e il Comune di Roma, azionista di ACEA, non si sono opposti a questa misura inutile?
Le istituzioni non possono più ignorare che le condizioni meteorologiche estreme si faranno sempre più intense con il riscaldamento globale: servono politiche di adattamento improntate al concetto di giustizia climatica, strettamente legato alla giustizia sociale, per non lasciare sole fasce di popolazione che non hanno i mezzi per risollevarsi da siccità, alluvioni, inondazioni e ondate di caldo sempre più intense in gran parte del mondo.
Nel 2010, il diritto all’acqua è stato inserito dall’ONU nella Dichiarazione universale dei diritti umani e nel 2015 è stato oggetto di una storica risoluzione del Parlamento Europeo.
Chiudere le fontanelle pubbliche a Roma contrasta con il principio chiave dell’accesso universale a questo bene comune. Inoltre, rappresenta un’interruzione di pubblico servizio e obbliga (chi può) ad acquistare bottiglie di plastica che in pochi minuti diventano rifiuti. Infine, mette a rischio l’accesso all’acqua potabile di circa 10 mila persone senza fissa dimora, che li utilizzano per rinfrescarsi e dissetarsi ogni giorno. Non sono loro ad aver causato il riscaldamento globale, perché devono pagarne le conseguenze?

Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio stampa e comunicazione
Associazione 21 luglio
Tel. 06.64815620 – 388.4867611
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"nasoni" roma

Al via oggi il piano Acea di chiusura dei "nasoni": Associazione 21 luglio inizia un'azione di Duran Adam

COMUNICATO STAMPA
Al via oggi il piano Acea per la progressiva chiusura dei “nasoni” a Roma. Associazione 21 luglio: “Nella Roma del 2017, viene improvvisamente negato l’accesso all’acqua a migliaia di persone in condizioni di indigenza”.
ROMA, 3/7/2017 – Per contrastare l’effetto della siccità a Roma, da oggi diventa operativo il piano Acea di progressiva chiusura dei 2800 “nasoni” della città, le storiche fontanelle che erogano acqua pubblica nelle strade della Capitale dal centro alla periferia. Saranno 30 al giorno le fontanelle che “chiuderanno i rubinetti”, solo 85 resteranno escluse dal piano.
Associazione 21 luglio ha sollevato da subito l’attenzione sugli effetti devastanti di questo provvedimento sui circa 10 mila indigenti (migranti, senzatetto e rom in emergenza abitativa) che abitano a Roma, troppo spesso dimenticati dalle istituzioni e dall’opinione pubblica.
Secondo un’indagine relativa alla condizione delle persone che vivono in povertà estrema realizzata tre anni fa – a seguito di una convenzione tra Istat, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora e Caritas Italiana – sono 7.700 a Roma le persone senza fissa dimora che utilizzano i servizi mensa o accoglienza notturna della Caritas. Ma il numero non è certo esaustivo e ad essi andrebbero aggiunte almeno altre 2000 unità per comprendere transitanti e migranti al di fuori del circuito di assistenza, oltre che le famiglie rom in emergenza abitativa che vivono in insediamenti informali. Per tutte queste persone i “nasoni” costituiscono l’unica fonte di approvvigionamento di acqua per svolgere funzioni quotidiane vitali: non soltanto bere, ma anche cucinare, igienizzare alimenti o indumenti e lavarsi.
Calcolando il totale di indigenti distribuito sul numero complessivo di “nasoni” si può stimare che con la chiusura delle prime 30 fontanelle, soltanto oggi non avranno accesso all’acqua circa 110 persone, numero che è destinato ad aumentare esponenzialmente con la progressiva attuazione del piano. Tutto a fronte di una percentuale di spreco, rappresentato appunto dalle fontanelle pubbliche, pari all’1% del totale immesso nella rete idrica.
«L’interruzione dell’erogazione dell’acqua dalle fontanelle della Capitale – ha commentato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – non risolverà in alcun modo il problema della siccità a Roma ma avrà invece effetti  devastanti sulla vita giornaliera di migliaia di persone tra cui anche bambini e neonati nella Roma del 2017».
Per difendere l’accesso all’acqua, un diritto che l’ONU con risoluzione 64/292 del 28/7/2010 ha riconosciuto come “diritto umano fondamentale”, lo staff e i volontari di Associazione 21 luglio si ritroveranno in Piazza del Campidoglio a partire da oggi, 3 luglio 2017, alle 16.30 per porre sotto i riflettori la gravità della situazione attraverso un’azione di “Duran Adam” (di cui sarà possibile avere aggiornamenti in diretta sulla Pagina FB di Associazione 21 luglio), una forma di protesta silenziosa e simbolica, durante la quale i partecipanti stringeranno in mano un bicchiere vuoto.
Obiettivo sarà quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle conseguenze di quanto sta accadendo e chiedere una revisione dell’inutile provvedimento che possa tenere conto soprattutto delle fasce più fragili e meno tutelate della popolazione.


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Foto di Aljazeera.com
chiusura "nasoni"

L’impatto devastante della chiusura dei “nasoni” a Roma

Tutti a Roma li conoscono come i “nasoni”. Sono le storiche fontanelle che erogano acqua pubblica in tutta la città dal centro alla periferia, circa 2.500 è il numero complessivo.
In questi giorni di caldo africano e siccità, le fontanelle della Capitale sono entrate nel dibattito istituzionale: “Ho apprezzato l’ordinanza della sindaca – ha detto il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti in riferimento all’ordinanza comunale emessa nei giorni scorsi per limitare l’uso superfluo di acqua – ma sarebbe anche un bel segnale, ad esempio, interrompere l’erogazione dei nasoni, almeno per qualche giorno”.
Certo, interrompere l’erogazione di acqua potrebbe comportare una riduzione degli sprechi, ma quali altre conseguenze potrebbero verificarsi, e sopratutto chi ne pagherebbe le spese?
Secondo un’indagine sulla condizione delle persone che vivono in povertà estrema realizzata tre anni fa – a seguito di una convenzione tra Istat, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora e Caritas Italiana – sono 7.700 a Roma le persone senza fissa dimora che utilizzano i servizi mensa o accoglienza notturna della Caritas. Ma il numero non è certo esaustivo e ad essi andrebbero aggiunti i transitanti (minori e non) e le famiglie rom in emergenza abitativa che vivono in insediamenti informali. Per tutte queste persone i “nasoni” costituiscono l’unica fonte di approviggionamento di acqua per bere, cucinare e lavarsi.
Secondo Associazione 21 luglio, bloccare l’acqua delle fontanelle significherebbe negarne l’accesso ai circa 10 mila indigenti che vivono nella Capitale, persone “invisibili” di cui tendiamo a dimenticare l’esistenza e i bisogni ma che continuano a esistere, nonostante tutto. L’interruzione dell’erogazione dell’acqua dalle fontanelle della Capitale – così come auspicato dal ministro Galletti – avrebbe un effetto devastante sulla vita giornaliera di migliaia di persone – tra cui anche bambini e neonati.
Ben più a monte dei “nasoni”, gli sprechi d’acqua in Italia iniziano da una rete idrica obsoleta, per cui la perdita tra la fase di erogazione e quella di effettiva ricezione è pari a ben il 27%.
Evitare gli sprechi è senz’altro un dovere, ma è bene interrogarsi sulle conseguenze, dirette e indirette, che ogni azione può avere anche in contesti apparentemente lontani.

superamento campi rom

Municipality of Rome presents semi-final draft plan for the overcoming of Roma camps: an improvised and expensive program

PRESS RELEASE

Municipality of Rome presents semi-final draft plan for the overcoming of Roma camps.
Associazione 21 luglio: “An improvised program, in violation of human rights and expensive. We call for an immediate change of course”.

Rome, 3.20.2017 – Lack of compliance with the principles recommended by the European Commission, absence of specific financing and appropriate consultations, process of “skimming” with probable initiation of new cycles of new shantytowns, slums and illegal occupations, reinforcing perverse and expensive assistance circuits. This is the alarm raised today by Associazione 21 luglio during the press conference where the path for overcoming Roma camps decided by the Municipality of Rome was presented and analysed.
Mayor Virginia Raggi had written in her electoral program: “For what concerns the management of Roma camps, the measures that have already been provided by the European Community will be implemented, as acknowledged by the Government, in relation to the gradual overcoming of the camps”. Today, 9 months after taking office, Raggi’s City Council appears instead to be moving in an opposite direction to that provided by the National Strategy for Roma Inclusion drafted by the Italian Government in the implementation of the Communication of the European Commission n. 173/2011.
Following the Memory of Council of 21 November which sets the time schedule of actions, the Resolution of the Capitoline Council of 16 December establishing the local table for the inclusion of the Roma, Sinti and Caminanti people”, the first convocation of the institutional table with the approval of a semi-final draft of the “Plan of Roma Capitale for Inclusion of Roma, Sinti and Caminanti people”, it has been possible to enter into the details of the scheduled course of actions foreseen by the Municipality of Rome viewing the documentation filed by the Office of the Capitoline Advocate constituted in a case pending before the Civil Court of Rome.
This course, exclusively addressed to approximately 4,500 Roma present in formal and tollerate settlements, and thus forgetting the remaining 3,000 present in informal settlements, foresees three stages: expulsion from the “camps” of individuals without legal documentation, evaluation of social needs and inclusion in intermediate reception structures. In the semi-final draft “Plan” released on January 31, 2017 by the Institutional Table details of the course are delineated: the closure of social services are foreseen and the suspension, in the settlements where public services are present, of school accompaniment; among the families that will be considered as beneficiaries only those with registered residence and willing to participate in individualized plans for social inclusion subordinating them to the fulfillment of compulsory education; absolutely no action is planned to regularize the position of “de facto stateless persons”.
A key passage in the course concerns the “intermediate structures”. To begin the construction the Municipality of Rome has a few days ago released the procedures to build a new “camp” in the XV Municipality (or neighboring Municipalities). A settlement that will cost the municipal coffers more than 1.5 million euro and that, for cost and management characteristics, will be very similar to the “equipped villages” desired by the former Mayor of Rome Gianni Alemanno, where, in the face of an alleged temporary nature, the costs for social inclusion is nearly zero and therefore resets to zero the chances of overcoming.
Associazione 21 luglio analyzed the course introduced by the Municipality of Rome identifying in it the absence of the cardinal principles of the National Strategy for Roma Inclusion, the lack of consultative processes, the birth of a new evil “system of assistance for Roma-only”, the absence of alternative housing tools as well as the lack of assured funding.
“The consequences? – asks Associazione 21 luglio – In the immediate an expense of 1.5 million euro to build a new “Roma camp”. The course that will be implemented is based on a principle of merit and not need thus we will witness the start of a dangerous process of skimming from which no more than 1,500 Roma will benefit. The other 6,000 (those present in formal and informal settlements) will remain on the street with an evident proliferation of slums and the cycle of occupations.”
“Actually – continues Associazione 21 luglio – if the Municipality of Rome intends to comply with the UE provisions, as promised during Mayor Virgina Raggi’s election campaign, the National Strategy, drafted by the Italian Government and not by associations for human rights, speaks clearly. It is the competence of the Municipalities – the Strategy states – to assess a wide range of housing options such as: social housing in ordinary public housing, support for the purchase of ordinary private housing, support for the rental of ordinary private housing, self-construction accompanied by social inclusion projects, rental of rural houses and farm buildings of public property into disuse.”
In light of the critical situation, Associazione 21 luglio asks the Raggi Council for a rapid turnabout and does so with three specific requests: the suspension of any action as provided for in the course of overcoming Roma camps; contact with the Lazio Region to start again, as provided by the governance framework given in the Strategy, from that which emerged during the meetings of the Regional Table in recent months that have seen the participation of Roma communities and associations; the approval of the Resolution of popular initiative for overcoming of camps signed by 6,000 citizens of Rome and presented by the 9 organizations of the “Comitato Accogliamoci“ which will be debated during the Capitoline Assembly on March 30th. The Resolution, the text which was taken up also by the then city councilor Virginia Raggi, could represent a turning point but also a moment of truth to understand truly how far the City of Rome really wants to go to overcome the shame of shantytowns in the Roman suburbs or whether said commitment remains devoid of any concreteness.
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Elena Risi
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superamento campi rom

Associazione 21 luglio sul percorso di superamento dei "campi rom" a Roma: lesivo dei diritti umani e costoso

Presentato il percorso di superamento dei campi rom del Comune di Roma. Associazione 21 luglio: «Programma improvvisato, lesivo dei diritti umani e costoso. Chiediamo immediato cambio di rotta».

Roma, 20/3/2017 – Mancanza di rispetto dei principi raccomandati dalla Commissione Europea, assenza di finanziamenti certi e di consultazioni adeguate, processo di “scrematura” con probabile ripresa dei cicli di nuove baraccopoli e occupazioni abusive, rafforzamento di perversi e costosi circuiti assistenziali. E’ questo l’allarme lanciato oggi da Associazione 21 luglio all’interno della conferenza stampa nel corso della quale è stato presentato e analizzato il percorso di superamento dei campi rom deciso dal Comune di Roma.
Nel programma elettorale della sindaca Virginia Raggi era scritto: “Per ciò che concerne la gestione dei campi Rom, saranno attuate le misure già previste dalla Comunità Europea, come recepite dal Governo, relativamente al progressivo superamento dei campi stessi”. Oggi, a 9 mesi dall’insediamento, la Giunta Raggi sembra invece andare in una direzione opposta a quella prevista dalla Strategia Nazionale per l’Inclusione dei rom redatta dal Governo italiano in attuazione della Comunicazione della Commissione Europea n. 173/2011.
Dopo la Memoria di Giunta del 21 novembre scorso che fissa il cronoprogramma delle azioni, la Delibera della Giunta Capitolina del 16 dicembre che istituisce il “Tavolo cittadino per l’inclusione delle popolazioni Rom, Sinti e caminanti”, la prima convocazione del Tavolo istituzionale con l’approvazione di una bozza semi-definitiva del “Piano di Roma Capitale per l’Inclusione delle popolazioni rom, sinti e caminanti”, è stato possibile entrare nel dettaglio del percorso previsto dal Comune di Roma visionando la documentazione depositata dall’Avvocatura Capitolina costituitasi in un procedimento pendente dinanzi al Tribunale Civile di Roma.
Tale percorso, rivolto esclusivamente ai circa 4.500 rom presenti negli insediamenti formali, e quindi dimentico dei restanti 3.000 presenti in quelli informali e tollerati, prevede tre tappe: espulsione dai “campi” dei soggetti privi di regolare documentazione, valutazione dei bisogni sociali e inserimento in strutture intermedie per l’accoglienza. Nella bozza semi-definitiva del “Piano” uscita il 31 gennaio 2017 dal Tavolo istituzionale si scende nei dettagli del percorso: viene prevista la chiusura dei servizi sociali e la sospensione, negli insediamenti dove è presente il servizio pubblico, dell’accompagnamento scolastico; tra i nuclei famigliari verranno considerati beneficiari solo quelli con residenza anagrafica e disponibili alla partecipazione a piani individualizzati di inclusione sociale subordinandoli all’adempimento degli obblighi scolastici; non viene prevista nessuna azione per regolarizzare la posizione degli “apolidi di fatto”.
Un passaggio-chiave del percorso riguarda le “strutture intermedie”. Per avviarne la realizzazione il Comune di Roma ha sbloccato nei giorni scorsi la procedura per realizzare un nuovo “campo” nel Municipio XV (o Municipi limitrofi). Un insediamento che costerà alle casse comunali più di 1,5 milioni di euro e che, per costi e caratteristiche di gestione, assomiglierà molto ai “villaggi attrezzati” voluti dall’allora sindaco di Roma Gianni Alemanno, dove, a fronte di una presunta temporaneità, la spesa per l’inclusione sociale è quasi nulla e quindi sono azzerate le possibilità di superamento.
Associazione 21 luglio ha analizzato il percorso introdotto dal Comune di Roma individuando nello stesso l’assenza dei principi cardine della Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom, la mancanza di processi consultivi, la nascita di un nuovo perverso “sistema assistenziale per soli rom”, l’assenza di strumenti abitativi alternativi così come la mancanza di finanziamenti certi.
«Le conseguenze? – si chiede Associazione 21 luglio. Nell’immediato la spesa di 1,5 milioni di euro per realizzare un nuovo “campo rom”. Il percorso è fondato sul principio del merito e non del bisogno per cui vedremo avviarsi un pericoloso processo di scrematura del quale beneficeranno non più di 1.500 rom. Gli altri 6.000 (quelli presenti negli insediamenti formali e informali) resteranno per strada con un evidente moltiplicarsi delle baraccopoli e del ciclo delle occupazioni».
«In realtà – continua Associazione 21 luglio – se il Comune di Roma intende adeguarsi a quanto previsto dall’Europa, così come promesso in campagna elettorale dalla sindaca Virginia Raggi, la Strategia Nazionale redatta dal Governo italiano e non da associazioni per i diritti umani, parla chiaro. Spetta ai Comuni – sostiene la Strategia – valutare un ampio spettro di opzioni abitative quali: edilizia sociale in abitazioni ordinarie pubbliche, sostegno all’acquisto di abitazioni ordinarie private, sostegno all’affitto di abitazioni ordinarie private, autocostruzioni accompagnate da progetti di inserimento sociale, affitto di casolari e cascine di proprietà pubblica in disuso».
Alla luce delle criticità rilevate, Associazione 21 luglio chiede alla Giunta Raggi una rapida marcia indietro e lo fa attraverso tre specifiche richieste: la sospensione di ogni azione così come prevista dal percorso di superamento dei campi rom; la presa di contatto con la Regione Lazio per ripartire, così come previsto dagli schemi di governance riportati nella Strategia, da quanto emerso negli incontri del Tavolo Regionale che nei mesi scorsi hanno visto la partecipazione di comunità rom e associazioni; l’approvazione della Delibera di iniziativa popolare per il superamento dei campi sottoscritta da 6.000 cittadini romani e presentata dalle 9 organizzazioni del Comitato Accogliamoci che il 30 marzo prossimo verrà discussa nell’Assemblea Capitolina. La Delibera, il cui testo era stato fatto proprio anche dall’allora consigliera comunale Virginia Raggi, potrebbe rappresentare un punto di svolta ma anche un momento di verità in cui comprendere fino a dove il Comune di Roma vuole realmente spingersi per superare la vergogna delle baraccopoli nelle periferie romane o se tale impegno resta un proposito privo di qualsiasi concretezza.

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Giornata della Memoria

A Roma uno sgombero forzato nella Giornata della Memoria

ROMA, 27/1/2016 – Mentre si celebrava in Senato la Giornata della Memoria per ricordare il genocidio di rom e sinti durante il nazifascismo, è stato perpetrato dagli agenti di polizia di Roma Capitale uno sgombero forzato di una comunità romena che viveva in un insediamento informale presso via Cilicia. L’operazione è stata effettuata dai PICS (Pronto Intervento Centro Storico) e dai vigili del VII gruppo Appio in assenza delle garanzie procedurali previste dal Comitato per i diritti sociali, economici e culturali della Nazioni Unite.
«Dovrebbero arrossire di vergogna le autorità capitoline nell’attuare, nella Giornata in cui si ricorda lo sterminio di 500.000 rom ad opera del nazifascismo, uno sgombero illegale ai danni di una comunità rom. – dichiara Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – Spiace constatare come nella Capitale la Giornata della Memoria venga scandita da una parte da solenni eventi commemorativi e dall’altra da allontanamenti forzati a danno delle stesse comunità che 70 anni fa, anche in Italia, in quanto rom, subirono persecuzioni, confische, internamenti.»

Peccato Capitale: consegnate le firme in Campidoglio

Associazione 21 luglio ha consegnato al commissario Tronca le firme raccolte nell’ambito della Campagna internazionale “Peccato Capitale”. Grazie all’impegno di cittadini, attivisti e sostenitori sono state presentate oltre 1800 adesioni per chiedere una moratoria sugli sgomberi forzati di uomini, donne e bambini rom residenti nella Capitale. In attesa che la prossima Giunta capitolina avvii un Tavolo di concertazione per esplorare alternative possibili in linea con il rispetto dei diritti umani, Associazione 21 luglio continuerà il lavoro di monitoraggio del flusso delle azioni di sgombero per evitare ulteriori violazioni da parte dell’attuale Amministrazione.
Nei mesi successivi al lancio della Campagna, Associazione 21 luglio ha constatato un netto calo degli sgomberi forzati nella Capitale, in concomitanza anche con l’arrivo dell’inverno: sono state 10 le operazioni registrate da novembre 2015 a marzo 2016 e hanno coinvolto 471 persone.
La Campagna era stata lanciata il 5 ottobre 2015, in seguito al lavoro di monitoraggio svolto tra gennaio e ottobre 2015 da cui è emerso che dal giorno dell’annuncio del Giubileo della Misericordia, il 13 marzo 2015, il Comune di Roma aveva triplicato il numero di sgomberi forzati effettuati, passando da una media di 3 al mese ad una di 10. Queste operazioni non rispettano le garanzie procedurali previste dagli organismi internazionali e rappresentano una pesante violazione dei diritti umani di uomini, donne e soprattutto bambini.
«Sebbene le condizioni igienico-sanitarie degli insediamenti informali siano oggettivamente inadeguate», si legge nella lettera formale allegata all’elenco delle firme, «gli sgomberi forzati non rappresentano certamente una soluzione efficace per affrontare la questione. Queste operazioni» – continua – «non fanno che rendere ancora più vulnerabili le famiglie, in molti casi le privano di un tetto, seppur precario, sopra la testa e hanno conseguenze devastanti sulla vita dei bambini, costretti peraltro a interrompere la frequenza scolastica».
La consegna delle firme al Commissario, tuttavia, non conclude la Campagna, attraverso la quale, anche nei mesi a venire, si continuerà il lavoro di monitoraggio per evitare ulteriori violazioni dei diritti umani nella Capitale anche da parte della Giunta che salirà al Campidoglio dopo le elezioni.


Foto di: Lorenzo Moscia/Popica Onlus

"Oltre le baraccopoli": il 23 marzo la presentazione dell'Agenda ai candidati sindaco di Roma


INVITO

 

Negli anni Ottanta, nella Capitale, si abbattevano le ultime baracche dove per trent’anni avevano vissuto circa 100 mila “baraccati” italiani.
Oggi, tuttavia, nella città di Roma si registra ancora la presenza di baraccopoli – in linea con la definizione di “baraccopoli” dell’agenzia delle Nazioni Unite UN-Habitat – abitate da 9 mila persone, in prevalenza cittadini di origini rom, italiani e stranieri. Grazie ad un piano sociale di superamento, è possibile chiuderle in maniera definitiva, così come fatto nel passato a Roma e, negli ultimi anni, in altre capitali europee.

Mercoledì 23 marzo 2016 alle ore 12 presso la Sala Di Liegro di Palazzo Valentini – via IV Novembre 119/a, Roma (secondo piano) – l’Associazione 21 luglio presenta “Roma: Oltre le baraccopoli. Agenda politica per ripartire dalle periferie dimenticate”.
L’Agenda, alla cui stesura hanno contribuito personalità del mondo accademico, intende fornire strumenti collaudati a quanti amministreranno la città di Roma per mutare radicalmente le politiche nei confronti di chi vive nelle baraccopoli. Nel corso della presentazione verranno sottoposte ai candidati a sindaco proposte concrete per dare una risposta anche ai cittadini dei quartieri che vivono in prossimità delle baraccopoli e per superare definitivamente il “sistema” costoso e ghettizzante dei “campi nomadi”.
Interverranno i candidati Virginia raggi, Roberto Giachetti e Stefano Fassina.
Si attendono conferme dagli altri candidati.
Modera Gianni Augello, giornalista di Redattore Sociale.

N.B. Per partecipare alla conferenza è necessario accreditarsi scrivendo una email a assistente.comunicazione@21luglio.org, per i giornalisti si chiede di indicare la testata.
L’accesso alla sala è consentito sino al raggiungimento della capienza massima.
 
Per maggiori informazioni:
Danilo Giannese
Responsabile Comunicazione e Ufficio Stampa
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Bambini rom e la scuola : due pesi, due misure

Lunedì 30 marzo, in una lettera inviata al quotidiano “Il Tempo” a proposito della scolarizzazione dei bambini rom a Roma, gli assessori Francesca Danese e Paolo Masini hanno affermato che «negli ultimi tre anni la percentuale di frequenza media o regolare dei bambini rom oggetto di percorsi di scolarizzazione è rimasta stabile tra il 55% e il 60%».
L’Associazione 21 luglio non contesta il dato dei due assessori. Contesta però il criterio con cui esso viene stabilito.
Secondo il decreto legislativo n. 59 del 2004, «ai fini della validità dell’anno per la valutazione degli allievi è richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell’orario annuale personalizzato» pari a una frequenza del 75% del totale dei giorni previsti dal calendario scolastico. Quindi in Italia la frequenza di un alunno può essere definita regolare se supera il 75% delle frequenze.
In realtà da diversi anni l’Ufficio Rom, Sinti e Camminanti del Dipartimento Politiche Scolastiche del Comune di Roma elabora i dati relativi alla frequenza scolastica dei minori rom utilizzando una tabella, redatta solo per i rom, che prevede quattro fasce: frequenza regolare (70%-100%), frequenza media (40%-70%), frequenza scarsa (0,1%-40%), frequenza nulla (0%).
È solo attraverso l’utilizzo di tale diverso indicatore che gli assessori Danese e Masini possono concludere che negli ultimi tre anni scolastici più del 50% dei minori rom ha frequentato in maniera media e regolare la scuola. Il dato risulta quindi falsato perché falsato è il criterio utilizzato. Falsato, per esempio, è affermare che un bambino rom che va a scuola 1 solo giorno all’anno abbia una “frequenza scarsa”. Ciò che alla fine dichiarano i due assessori è che, a fronte dei più di 3 milioni di euro spesi annualmente dal Comune di Roma, il 55-60% dei minori rom va a scuola più di 4 volte su 10. Un dato che non ci sembra particolarmente incoraggiante.
A titolo esemplificativo riportiamo i dati relativi al campo di Lombroso e resi pubblici dal consigliere municipale Andrea Montanari. A fronte dei quasi 100mila euro spesi per la scolarizzazione, riferendosi alla soglia del 75% che la legge italiana utilizza per definire regolare la frequenza scolastica, emerge che solo 2 minori rom frequenterebbero in maniera regolare. Se però adottiamo il criterio fissato dall’Ufficio Rom, Sinti e Camminanti la frequenza media o regolare raggiungerebbe per l’insediamento considerato le 18 unità.
Per l’ennesima volta i rom sono considerati, anche dalle istituzioni, cittadini diversi, per i quali applicare tabelle e criteri differenti. Con buona pace di chi è chiamato, dopo aver vinto il bando, a lavorare per l’inclusione scolastica dei minori rom.

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