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Lettera a Marino: «Subito delega ad hoc su questione rom»

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L’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Roma Rita Cutini (foto: Roma Capitale)


[tfg_social_share]Istituire con urgenza una delega ad hoc per affrontare la “questione rom” nella Capitale e affidare l’incarico a una persona indipendente e competente che sappia tracciare nuove linee guida per la chiusura dei “campi”. Lo chiede l’Associazione 21 luglio al sindaco di Roma Ignazio Marino, a un anno esatto dalla nomina di Rita Cutini alla guida dell’Assessorato al Sostegno Sociale e alla Sussidiarietà di Roma Capitale.
Secondo quanto stabilito dall’Ordinanza n. 134 del 27 giugno 2013, con la quale Rita Cutini è stata nominata Assessore con delega al Piano per l’inclusione sociale dei migranti, l’intera “questione rom” è di competenza dello stesso Assessore.
«In questi dodici mesi – scrive l’Associazione 21 luglio in una lettera inviata al sindaco Marino – l’Assessore Cutini ha mostrato scarsa competenza e mancanza di una visione politica adeguata per allineare la città di Roma alle linee guida indicate dalla Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom». Le decisioni assunte dall’Assessore – è l’analisi dell’Associazione – sono state contrassegnate dall’approccio emergenzialeimprovvisazionesperpero di denaro pubblico e violazione dei diritti umani fondamentali.
La prima azione dell’Assessorato è stata lo sgombero forzato della comunità rom di via Salviati avvenuto il 12 settembre 2013, costato oltre 150.000 euro e che ha portato alla protesta formale di organizzazioni internazionali che si battono per i diritti umani, come Amnesty International Italia e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom.
Malgrado le forti preoccupazioni espresse in una lettera del 12 novembre 2013 dal Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa Nils Muižnieks al sindaco Ignazio Marino, la successiva decisione dell’Assessore Cutini è stata il trasferimento di 137 rom dall’insediamento di via della Cesarina al “Best House Rom”, struttura nella quale, in assenza di luce naturale e spazi adeguati, vivono 320 rom.
Successivamente, il medesimo Assessore ha annunciato la decisione di realizzare un nuovo “villaggio della solidarietà” per soli rom nel luogo dove sorgeva fino al 2013 il “campo “ di via della Cesarina. Un progetto che finora, per le sole spese preliminari, è già costato quasi 600.000 euro.
«A un anno dalla sua nomina, l’Assessorato a guida Cutini non ha ancora prodotto alcuna linea politica operativa in risposta alle drammatiche condizioni di vita delle comunità rom e sinte nella Capitale e al fiume incontrollato di denaro che fuoriesce dalla casse comunali per il mantenimento del “sistema campi”», afferma l’Associazione 21 luglio che chiede quindi al sindaco Marino un suo intervento diretto e urgente per istituire una delega ad hoc per la “Programmazione di interventi per il superamento degli insediamenti formali e informali e per l’inclusione dei rom e sinti”.
«Solo con l’istituzione di una delega ad hoc, affidata a una persona con le competenze giuste, si potrà avviare con decisione il cambiamento di rotta voluto dall’attuale sindaco e delineare i passi concreti per l’attuazione della Strategia Nazionale per l’Inclusione di Rom nella città di Roma, a partire dal passaggio obbligato della chiusura degli 8 “villaggi della solidarietà” della Capitale».
Lo scorso 12 giugno, in Campidoglio, l’Associazione 21 luglio ha presentato il rapporto “Campi Nomadi s.p.a.” che ha evidenziato, per l’anno 2013, una spesa di oltre 24 milioni di euro sostenuta dal Comune di Roma per la gestione dei “campi” in città.
Questa sera, a partire dalle ore 17.30 nella sala Consiliare del Municipio Roma III – piazza Sempione 15, Roma – il rapporto sarà presentato nuovamente alle autorità del Municipio e al pubblico in un evento organizzato dal Municipio Roma III e dal suo presidente Paolo Marchionne.
 

“Campi Nomadi s.p.a.”: rapporto sui costi del “sistema campi” a Roma, 12.06.2014

nomadi roma[tfg_social_share]L’Italia è conosciuta in Europa come il Paese dei campi e Roma, da quando, nel 1994, fu costruito il primo “campo nomadi”, è la città che più delle altre ha investito risorse umane ed economiche nella realizzazione del “sistema campi”.
Ma quanto costa segregare, concentrare e allontanare i rom? A Roma, nel solo 2013, oltre 24 milioni di euro. È il dato, emblema del fiume incontrollato di denaro pubblico che confluisce nel “sistema campi”, che emerge dal rapporto “Campi Nomadi s.p.a.”, che l’Associazione 21 luglio presenta giovedì 12 giugno 2014 alle ore 13 presso la Sala del Carroccio, in piazza del Campidoglio, a Roma.
Con il rapporto “Campi Nomadi s.p.a.”, l’Associazione 21 luglio intende portare allo scoperto i costi reali del “sistema campi” nella Capitale, analizzando nei dettagli ogni singola voce di spesa relativa alla gestione degli otto “villaggi della solidarietà” e dei tre “centri di raccolta rom” e alla conduzione delle operazioni di sgombero degli insediamenti informali.
Il rapporto vuole altresì fare luce sul vasto indotto che si muove attorno alla gestione dei “campi rom” e che si alimenta attraverso l’erogazione di finanziamenti a pioggia, regolati in buona parte da affidamenti diretti, a più di 30 attori del terzo settore per la gestione di servizi assistenziali che quasi mai prevedono progetti di inclusione sociale.
Alla elencazione e alla ripartizione dei costi del “sistema campi”, segue una comparazione tra buone prassi di superamento dei “campi nomadi” in due città italiane e le politiche praticate nella città di Roma nel 2013. Il rapporto si conclude con la presentazione di una proposta concreta per superare la “politica dei campi” nella città di Roma attraverso il coinvolgimento di cittadini rom e non rom in emergenza abitativa.
Intervengono alla presentazione Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, Angela Tullio Cataldo, ricercatrice dell’Associazione 21 luglio e Stefania Viceconti, ingegnere, autrice del capitolo sulla proposta concreta per superare i “campi”. Modera Gianni Augello, giornalista di Redattore Sociale.
Sono stati invitati alla presentazione del rapporto il sindaco Ignazio Marino e i consiglieri di Roma Capitale.
INGRESSO LIBERO
Per maggiori informazioni:
Danilo Giannese
Responsabile Comunicazione e Ufficio Stampa
Associazione 21 luglio
Tel: 388 4867611 – 06 64815620
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Case popolari: stop a circolare che discrimina i rom a Roma

1512591_626869110683561_57604026_n[tfg_social_share]La circolare discriminatoria del 18 gennaio 2013 con la quale il Comune di Roma aveva stabilito che i rom presenti nei “campi nomadi” di Roma non sono da considerarsi assegnatari del massimo punteggio per l’assegnazione delle “case popolari” in quanto dimoranti in strutture definite “permanenti” «non è una circolare ma una nota che trova il tempo che trova. Una nota dai contenuti sbagliati. Ciò perchè non spetta a un dirigente decidere i criteri di assegnazione degli alloggi».
A dichiararlo davanti alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani è stato l’assessore alle politiche abitative di Roma Capitale, Daniele Ozzimo.
La circolare in questione, come già avevano denunciato Associazione 21 luglio, Amnesty International e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom il 5 marzo 2013 in una lettera congiunta indirizzata alle autorità,  sembrava voler nascondere «l‘intenzione discriminatoria di scoraggiare le famiglie rom dal presentare regolare domanda di assegnazione delle “case popolari”».
Successivamente la questione era stata riproposta dai rappresentanti dell’Associazione 21 luglio il 22 marzo scorso al sindaco di Roma Ignazio Marino, in un incontro privato in Campidoglio. In quell’occasione era stato chiesto al primo cittadino di garantire alle comunità rom e sinte presenti nella Capitale pari opportunità di accesso all’edilizia residenziale pubblica.
Secondo l’Associazione 21 luglio, dopo la circolare dell’8 aprile scorso con la quale il sindaco di Roma aveva vietato l’uso del termine “nomadi” in tutti gli atti del Comune, le dichiarazioni dell’assessore Daniele Ozzimo rappresentano un ulteriore passo verso l’inclusione delle comunità rom e sinte della città di Roma.
Un passo ancora non decisivo ma importante. «Ora bisogna andare oltre – dichiara l’Associazione 21 luglio – e predisporsi al prossimo passo. La questione fondamentale resta infatti la fine degli sgomberi forzati e il superamento degli insediamenti formali. E’ questa la vera sfida che la città di Roma deve affrontare e sulla quale occorrono decisioni urgenti e coraggiose».

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Nel Lazio nasce il Tavolo per l'inclusione dei rom

rom roma lazio[tfg_social_share]Il 14 aprile la Regione Lazio ha presentato ufficialmente  il “Tavolo regionale per l’inclusione e l’integrazione dei Rom, dei Sinti e dei Caminanti“. «Dopo la messa al bando del termine “nomade” da parte del sindaco di Roma Marino, si tratta di un altro passo avanti importante verso la fine della politica dei “campi” e l’inclusione sociale di tali comunità», è il commento dell’Associazione 21 luglio.
Il Tavolo Regionale, la cui costituzione era stata annunciata lo scorso 18 febbraio con una determinazione della Direzione Regionale delle Politiche Sociali, Autonomie, Sicurezza e Sport, avrà come obiettivo quello di promuovere politiche e interventi in linea con la Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti che il Governo italiano aveva adottato in sede europea nel 2012.
Oltre agli enti locali e alle istituzioni pubbliche, parteciperanno al Tavolo le associazioni del terzo settore e le stesse comunità rom e sinte.  Alloggio, istruzione, lavoro e salute, ognuno rappresentato da tavoli specifici, i settori su cui si concentreranno i lavori, così come indicato dalla Strategia Nazionale. Ognuna delle associazioni coinvolte potrà partecipare a due tavoli specifici. L’Associazione 21 luglio, a tal proposito, interverrà nei lavori sul diritto all’alloggio e all’istruzione.
«L’avvio, nel Lazio, di un Tavolo per l’inclusione dei rom e sinti rappresenta senz’altro una buona base di partenza per avviare finalmente politiche strutturate, e non più basate su un approccio emergenziale, nei confronti di tali comunità sul territorio regionale», afferma in una nota l’Associazione 21 luglio che, nei mesi scorsi, aveva chiesto con insistenza alle autorità regionali l’adozione di questa iniziativa.
«Ora, però, per evitare che le buone intenzioni restino tali – precisa l’Associazione 21 luglio – è necessario che i lavori del Tavolo si concretizzino quanto prima in azioni efficaci per una reale inclusione sociale delle comunità rom e sinte, a partire dal superamento dei “campi nomadi”».
Nei giorni scorsi l’Associazione 21 luglio aveva accolto con grande soddisfazione la decisione del sindaco di Roma Ignazio Marino di vietare l’uso del termine “nomadi” negli atti pubblici dell’amministrazione capitolina. Anche in questo caso, prosegue la nota, «è fondamentale che a questa buona decisione segua un impegno chiaro per mettere fine alla stagione dei “campi nomadi”, veri e propri ghetti etnici che, negli anni, hanno alimentato l’esclusione sociale dei rom e sinti a Roma e i pregiudizi e gli stereotipi nei loro confronti da parte della società maggioritaria».
Con la costituzione del Tavolo regionale, il Lazio diventa l’ottava regione in Italia dove sono stati attivati Tavoli regionali per l’inclusione dei rom e dei sinti, dopo. Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Molise e Piemonte.

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Roma: Ignazio Marino mette al bando il termine "nomadi"

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Il sindaco Ignazio Marino al termine dell’incontro dello scorso 22 marzo con l’Associazione 21 luglio.


[tfg_social_share]Da oggi, a Roma, i rom e i sinti non saranno più chiamati  “nomadi”. Lo ha deciso il sindaco della Capitale Ignazio Marino che ha firmato una circolare in cui vieta l’uso del termine “nomadi” in tutti gli atti del Comune. «Il fattore culturale è centrale per superare le discriminazioni», ha detto Marino che ha così dato seguito immediato alla prima delle richieste avanzategli nei giorni scorsi dall’Associazione 21 luglio.
«Credo che uno dei fattori centrali per superare le discriminazioni sia quello culturale, affinché l’approccio metodologico di tipo emergenziale possa essere abbandonato a favore di politiche capaci di perseguire l’obiettivo dell’integrazione – si legge nella circolare firmata dal sindaco l’8 aprile, Giornata internazionale dei rom e sinti – . In questo processo anche la proprietà terminologica utilizzata può essere, ad un tempo, indice e strumento culturale per esprimere lo spessore di conoscenza e consapevolezza degli ambiti su cui si è chiamati ad intervenire: in proposito devo registrare come, nel linguaggio comune, le comunità Rom, Sinti e Caminanti vengano impropriamente indicate con il termine di ‘nomadi’. Per questo motivo chiedo che d’ora in poi – nelle espressioni della comunicazione istituzionale e nella redazione degli atti amministrativi – in luogo del riferimento al termine ‘nomadi’ sia più correttamente utilizzato quello di «Rom, Sinti e Caminanti».
La decisione di Marino giunge a pochi giorni da un incontro privato, avvenuto lo scorso 22 marzo in Campidoglio, tra una delegazione dell’Associazione 21 luglio e il primo cittadino romano. In quell’occasione, l’Associazione 21 luglio aveva avanzato alcune richieste precise alla Giunta capitolina, nell’intento di voltare pagina nelle politiche rivolte alle comunità rom e sinte a Roma.
Prima di tali richieste era proprio l’abolizione dell’utilizzo, da parte dell’Amministrazione, del termine “nomadi” in riferimento ai rom e ai sinti. «I rom non sono “nomadi” e continuare a definirli come tali, specie negli atti pubblici,  giustifica, a Roma e in Italia, la politica segregativa e ghettizzante dei “campi”, basata appunto sul presupposto infondato che tali comunità siano “nomadi”», era la posizione espressa dall’Associazione 21 luglio davanti al sindaco il quale, al termine dell’incontro, aveva promesso un immediato intervento al fine di non reiterare, da quel momento in poi, l’uso dell’espressione “nomadi” nella città di Roma.
«Auspico che, anche attraverso questa apparentemente semplice attenzione terminologica – ha affermato Marino nella circolare – possa essere testimoniata la considerazione che l’amministrazione Capitolina rivolge a tutte le persone che vivono nel suo territorio. Un atto simbolico per il superamento di ogni forma di discriminazione».
L’Associazione 21 luglio esprime profondo apprezzamento per l’impegno assunto dal sindaco. «Da oggi, a Roma, rom e sinti non saranno più chiamati “nomadi”. Si tratta di un primo, importante passo per mettere fine alle discriminazioni verso tali comunità e cominciare un percorso di reale inclusione sociale. Un passo al quale dovranno però seguirne altri, nella direzione della chiusura e del superamento dei “campi” nella Capitale», afferma l’Associazione 21 luglio che ieri, in occasione della Giornata internazionale dei rom e sinti, ha inviato, assieme ad Amnesty International Italia e altre nove organizzazioni della società civile, una lettera aperta a Marino dal titolo “Chiudere i campi nomadi a Roma, sostenere la città”.
L’effetto del divieto del termine “nomadi” negli atti ufficiali del Comune di Roma è già visibile su quello che, fino a ieri, era la pagina web dell’Ufficio Nomadi di Roma Capitale. Da oggi, infatti, la dicitura che compare sul sito istituzionale del Comune è “Ufficio Rom, Sinti e Caminanti“. Tuttavia, segnala con rammarico l’Associazione 21 luglio, il termine “nomadi” è ancora presente per tre volte all’interno della descrizione dell’Ufficio sulla stessa pagina web.
 

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Giornata internazionale dei rom e sinti: lettera al sindaco Marino

Ignazio Marino

Il sindaco di Roma, Ignazio Marino


[tfg_social_share]Chiudere i campi “nomadi” a Roma, fermare il progetto di rifacimento del “villaggio attrezzato” di via della Cesarina e riconvertire le risorse economiche in progetti di reale inclusione sociale dei rom. È l’appello rivolto a Ignazio Marino, in occasione della Giornata Internazionale del popolo rom, che si celebra oggi in tutto il mondo, da undici organizzazioni della società civile che chiedono al sindaco della Capitale di cogliere un’occasione storica per cambiare finalmente rotta nelle politiche verso i rom.
«Oggi la Giunta da Lei presieduta ha l’opportunità concreta di avviare questo processo, tanto rivoluzionario quanto urgente, per i rom e per la nostra città», inizia la lettera al sindaco, intitolata “Chiudere i campi nomadi a Roma, sostenere la città”, firmata da Amnesty International Italia, Associazione 21 luglio, ATD Quarto Mondo, Bottega Solidale, Casa dei Diritti Sociali, Cittadinanza e Minoranze, Osservatorio sul Razzismo e le Diversità “M.G. Favara” – Università Roma Tre, OsservAzione, Popica Onlus, Rete Territoriale Roma Est.
Negli ultimi mesi l’impegno dell’Amministrazione Comunale – scrivono le organizzazioni – si è concentrato sul rifacimento ex novo del nuovo «villaggio attrezzato» di via della Cesarina il cui costo, secondo le stime, dovrebbe essere superiore a 1 milione di euro. Le 137 persone che dovranno abitarlo sono state momentaneamente accolte nel “Best House Rom” di via Visso, una struttura convenzionata con il Comune di Roma ma priva dei requisiti strutturali e organizzativi minimi prevista dalla normativa vigente e nel quale ogni famiglia dispone di una stanza di 12 mq priva di finestre e di luce naturale.
Per una famiglia rom di 5 persone si può stimare, sommando le spese per l’accoglienza nel Best House Rom a quelle per il rifacimento del campo, una spesa superiore ai 60 mila euro.
La scelta dell’Amministrazione, prosegue la lettera delle organizzazioni, «ci sembra assolutamente sbagliata per due motivi». In primo luogo perché con essa si «intende reiterare quella politica di segregazione dei rom nei campi nomadi che negli ultimi trent’anni ha contraddistinto la città di Roma». La seconda ragione, «riguarda un tema centrale, che coinvolge tutta la cittadinanza, ovvero quello dell’efficacia della spesa pubblica».
«Occorre tra l’altro notare – sottolineano le organizzazioni firmatarie – come la segregazione dei rom, attraverso l’individuazione di “campi nomadi” come unica soluzione abitativa riservata alle famiglie rom indigenti, vada di pari passo con la loro esclusione sociale e il mancato accesso alle “case popolari” che permetterebbero la loro integrazione. Si tratta di due facce della stessa medaglia, coniata dalla precedente giunta capitolina e poi fatta propria dall’attuale».
Per questo viene chiesto al primo cittadino una svolta epocale con la richiesta esplicita di impedire la rinascita del campo della Cesarina riconvertendo «l’ingente somma economica già impegnata per l’accoglienza dei 137 rom nel Best House Rom e il rifacimento in progetti di inclusione sociale che, alla luce della sua entità, possano interessare, oltre alle famiglie rom anche altre fasce della popolazione romana in disagio abitativo».
Le organizzazioni firmatarie non chiedono alcun trattamento preferenziale per i rom, ma l’utilizzo delle risorse a disposizione per finanziare politiche abitative che provvedano alle esigenze di tutte le famiglie che si trovano in stato di bisogno, indipendentemente dalla loro etnia.
«Dalle parole è il momento di passare ai fatti – afferma Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio -. Oggi i rom non hanno bisogno di cerimonie ma di scelte politiche che cambino la loro condizione di vita accompagnandoli fuori dai campi. Se gli amministratori romani dicono di voler superare i campi questo è il momento di farlo. Continuare a sperperare denaro pubblico nella costruzione di ghetti etnici è inaccettabile mentre è giunto il momento di voltare pagina guardando con coraggio alle tante buone pratiche che in Italia e all’estero hanno dimostrato come l’inclusione dei rom, oltre ad essere possibile e auspicabile, comporterebbe un importante risparmio di denaro pubblico».
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Roma: il sindaco Marino incontra la 21 luglio

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Da sinistra: Dzemila Salkanovic, Luigi Nieri, Magdalena Dinka, Ignazio Marino, Miriana Halilovic, Carlo Stasolla, Riccardo Magi


[tfg_social_share]Sabato 22 marzo, in Campidoglio, l’Associazione 21 luglio ha tenuto un seminario di studi dal titolo “La città di Roma e i rom. Nuove politiche possibili” davanti al sindaco di Roma Ignazio Marino.
All’iniziativa, promossa dal consigliere della Lista civica Marino Riccardo Magi, hanno partecipato anche il vicesindaco Luigi Nieri, il Comandante della Polizia Municipale di Roma Capitale Raffaele Clemente, la Presidente della Commissione Politiche Sociali Erica Battaglia e le autorità capitoline competenti.
Nel corso dell’incontro, che si è svolto in forma privata nella Sala delle Bandiere, sono intervenuti, per l’Associazione 21 luglio, Carlo Stasolla (presidente), Danilo Giannese (Ufficio stampa), Aurora Sordini (area legale), Dzemila Salkanovic (mediatrice culturale), Miriana Halilovic e Magdalena Dinka (attiviste) e alcuni studiosi del settore: Francesco Careri, ricercatore della Facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre, Ulderico Daniele, antropologo dell’Università Roma Tre e Sergio Bontempelli, vicepresidente di OsservAzione (centro di ricerca-azione contro le discriminazioni contro rom e sinti).
Nel seminario sono state analizzate le politiche attuate nella Capitale verso rom e sinti dal 1994 ad oggi, le criticità maggiori che caratterizzano la situazione attuale e le possibili soluzioni che potrebbero essere messere in campo per favorire l’inclusione sociale di tali comunità nella città di Roma.
L’Associazione 21 luglio e gli studiosi intervenuti hanno ribadito al sindaco Marino la necessità di superare i “campi rom” nella Capitale, ghetti etnici in cui vengono sistematicamente violati i diritti umani, in particolare dei bambini, e che alimentano stereotipi e pregiudizi diffusi nella pubblica opinione verso rom e sinti.
«E’ stato un incontro molto utile e concreto – ha dichiarato il sindaco di Roma Capitale Ignazio Marino – basato su un dialogo aperto e, soprattutto, propositivo. Abbiamo analizzato la situazione dei Rom, Sinti e Camminanti a Roma e ci siamo confrontati sulle buone prassi da mettere in campo, prendendo come esempio gli altri Paesi Europei, per allineare Roma sulla strada dell’integrazione e dell’inclusione sociale nel rispetto dei diritti di tutti e della legalità. Sono convinto che sia l’inizio di un ottimo cammino che faremo insieme per migliorare il volto della città».
Al termine dell’incontro anche il Presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla ha espresso la sua soddisfazione: «Siamo soddisfatti che il sindaco Marino voglia iniziare a prendere in mano la cosiddetta “questione rom”. Il nodo centrale resta il superamento dei “campi nomadi” e per questo obiettivo prioritario e urgente occorre l’impegno di tutti, delle autorità locali, dell’associazionismo e delle comunità rom. Adesso alle parole dovranno seguire i fatti e l’Associazione 21 luglio è pronta a fare la sua parte».
 
 
 

Regione Lazio: sì al Tavolo per l'inclusione dei rom

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La sede della Regione Lazio, a Roma


[tfg_social_share]L’Associazione 21 luglio esprime apprezzamento per la decisione della Regione Lazio di istituire un tavolo regionale per l’inclusione dei rom e dei sinti. «Un passo importante nella direzione del superamento dei “campi rom” e dell’attuazione di efficaci percorsi di inclusione sociale», afferma l’Associazione.
Il “Tavolo regionale per l’inclusione e l’integrazione sociale delle popolazioni Rom, Sinti e Caminanti” sarà finalizzato alla promozione, nel Lazio, di politiche e interventi in sintonia con i principi espressi dalla Strategia Nazionale adottata dal Governo italiano, in ambito europeo, nel febbraio 2012.
Il Tavolo, così come annunciato nella determinazione dello scorso 18 febbraio della Direzione Regionale delle Politiche sociali, Autonomie, Sicurezza e Sport, avrà come obiettivo anche quello di coinvolgere gli enti locali, le istituzioni pubbliche e gli organismi del terzo settore, nell’implementazione di nuove strategie rivolte a rom e sinti.
Il Lazio diventa così la settima regione, in Italia, dove sono stati attivati Tavoli regionali per l’inclusione dei rom e dei sinti. Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Umbria, Marche e Molise le regioni in cui l’iniziativa, in linea con la Strategia Nazionale, risulta già in vigore.
Per l’Associazione 21 luglio, la notizia della decisione di istituire un Tavolo regionale anche nel Lazio rappresenta il conseguimento di un’importante vittoria. Più volte, infatti, l’Associazione aveva chiesto alle autorità regionali del Lazio, potendo contare, in particolare, sull’impegno e la determinazione della Consigliera Marta Bonafoni, di dare avvio a questa iniziativa e ripensare così le politiche nei confronti delle comunità rom e sinte a Roma e nel resto della regione.
«Accogliamo la notizia della decisione della Regione Lazio con l’auspicio che possa essere il primo vero passo verso una nuova politica che prediliga la strada dell’inclusione agli approcci emergenziali», sostiene l’Associazione.
Nell’ambito della Campagna “Stop all’apartheid dei Rom!“, l’Associazione 21 luglio ha lanciato un appello con raccolta firme per chiedere a 8 Presidenti di Regione, tra cui il Lazio, di abrogare le leggi che istituiscono i “campi nomadi” nel nostro Paese, ghetti etnici che favoriscono la marginalizzazione e violano i diritti umani e dell’infanzia.
 

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SENZA LUCE. Rapporto sulle politiche della Giunta Marino, le comunità rom e sinte nella città di Roma e il “Best House Rom” (marzo 2014)

“Senza Luce” è un rapporto che esamina se e come la nuova Amministrazione di Roma Capitale abbia affrontato, a 8 mesi dal suo insediamento, le urgenti problematiche che riguardano le comunità rom e sinte a Roma. Il report opera altresì un focus sul “Best House Rom”, un “centro di accoglienza” per soli rom, nella periferia est della città.
Scarica il rapporto

Roma e i rom, la politica "senza luce" della Giunta Marino

Malgrado i buoni propositi, a otto mesi dal suo insediamento, la politica della Giunta Marino nei confronti dei rom e sinti della Capitale è stata caratterizzata da un approccio ancora una volta emergenziale, misure segregative e discriminatorie, mancanza di strategia e spreco di ingenti risorse pubbliche.
È l’analisi che emerge da “Senza Luce: rapporto sulle politiche della Giunta Marino, le comunità rom e sinte nella città di Roma e il Best House Rom” presentato oggi dall’Associazione 21 luglio nel corso di una conferenza stampa all’Ordine Nazionale dei Giornalisti.
Se, da un lato, l’Amministrazione capitolina ha espresso a più riprese la volontà di attuare anche a Roma la Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom, Sinti e Camminanti, dall’altro gli interventi realizzati vanno nella direzione opposta rispetto a quanto sancito dal documento adottato dall’Italia in sede europea nel 2012.
L’attuale Amministrazione ha condotto sinora 17 sgomberi forzati e non ha presentato un piano per superare la politica dei “campi”, come chiede la Strategia Nazionale. Al contrario, le autorità capitoline hanno affermato di voler ricostruire il “campo” della Cesarina e, nelle parole dell’Assessore Cutini, hanno manifestato l’intenzione di «superare i campi immaginando di creare campi di medie dimensioni». La Giunta Marino ha poi continuato a usare il termine “nomadi”, sia nei discorsi che negli atti pubblici, sebbene la Strategia parli di “nomadismo” come «termine superato sia da un punto di vista linguistico che culturale».
Secondo l’Associazione 21 luglio, il luogo simbolo che incarna le conseguenze delle azioni realizzate a Roma in questi mesi verso i rom e sinti in emergenza abitativa è il centro di accoglienza “Best House Rom”. Nel centro, situato in via Visso 14, nella periferia est della Capitale, vivono circa 320 rom, tra cui 200 minori, e vi sono stati trasferiti i 120 rom sgomberati nelle scorse settimane dal “villaggio attrezzato” della Cesarina e i 47 da via Belmonte Castello.
Il “Best House Rom”, si legge nel rapporto, non possiede i requisiti minimi previsti dalla Legge della Regione Lazio 41/2003 sui centri di accoglienza. Lo stabile, un capannone industriale, è infatti classificato come “locale utilizzato per il deposito delle merci”, è caratterizzato da spazi ridotti e inadeguati, inferiori anche rispetto agli standard per le strutture detentive, e le stanze, dove vivono in media 5 persone, sono prive di finestre o punti luce. In più, ospitando esclusivamente persone rom, il centro si configura come luogo di segregazione ed esclusione sociale, operata su base etnica con un chiaro profilo discriminatorio.
Per accogliere una famiglia di 5 persone nel “Best House Rom”, l’Amministrazione comunale spende quasi 3 mila euro al mese, per un totale di oltre 2 milioni di euro all’anno per i 320 rom.
Secondo i dati contenuti nel rapporto, per ricollocare una famiglia rom di 5 persone nel nuovo «villaggio attrezzato» di via della Cesarina il Comune di Roma spenderà, dopo un’accoglienza di 6 mesi presso il “Best House Rom”, una cifra stimata di 61.000 euro, con la prospettiva di dover individuare nuove voci di spesa per la gestione e l’assistenza dei rom nel nuovo insediamento per un periodo di tempo indeterminato.
L’anno scorso, per formare al lavoro e assegnare un’abitazione in affitto a una famiglia rom di 5 persone, il Comune di Messina, con il progetto “Casa e/è Lavoro”, ha speso una cifra di 12.500 euro.
«Dall’insediamento della Giunta Marino le gravissime e improrogabili problematiche legate alla cosiddetta “questione rom”, che andrebbero affrontate in maniera decisa e rapida, si sono scontrate con l’inadeguatezza di quanti, politici e tecnici, hanno in mano tale questione. Facciamo per questo appello al sindaco Marino per un suo intervento diretto volto a dare spinta ad una strategia politica verso le comunità rom e sinte che sinora si è dimostrata vuota, inconcludente e dagli altissimi costi economici», afferma Carlo Stasolla, Presidente dell’Associazione 21 luglio.
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