ANAC

Svelato il mistero del nuovo "campo" a Roma: Associazione 21 luglio invia esposto all'ANAC

Finalmente svelato il “mistero” del nuovo campo rom a Roma: i rom resteranno nel vecchio insediamento grazie a un bando redatto in modo da escludere altri potenziali concorrenti. Associazione 21 luglio invia esposto all’ANAC: «Violate le norme in materia di concorrenza e appalti».

Roma, 3/4/2017 – Il 31 marzo scorso presso il Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale è stato aperto dalla Commissione nominata l’unico plico pervenuto in risposta alla procedura di gara: “Reperimento di un’area attrezzata Municipio Roma XV o Municipi limitrofi per l’accoglienza e soggiorno di 120 nuclei familiari di etnia Rom e affidamento del servizio di gestione sociale e vigilanza”. E’ stato così finalmente svelato il “mistero” che da mesi accompagna a Roma la vicenda della costruzione di un insediamento destinato, come si legge nel bando «all’accoglienza e al soggiorno temporaneo di 120 nuclei di cui 109 attualmente ospiti presso il “Villaggio River” sito in Roma via Tenuta Piccirilli, 207 (Municipio Roma XV)».
Nei mesi scorsi, a più riprese, di fronte all’accusa di voler costruire un nuovo insediamento per soli rom, le autorità capitoline si erano sempre affrettate a rettificare: «Non si tratta di un nuovo campo».
Effettivamente l’unico plico pervenuto e aperto il 31 marzo scorso è a firma proprio della stessa Cooperativa operante nel settore sociale che dal 2005 gestisce l’accoglienza delle comunità rom nel “Villaggio River” che dal medesimo insediamento dovrebbero invece uscire. Negli ultimi anni, per la gestione dell’insediamento, classificato dal Comune di Roma come uno dei 7 “villaggi attrezzati” della Capitale, le autorità capitoline hanno speso quasi 1.200.000 euro annui per l’accoglienza di circa 500 persone. Il tutto attraverso una procedura negoziata senza bando di gara che negli anni ha visto la firma di dirigenti comunali coinvolti nell’inchiesta denominata “Mafia Capitale”.
Davanti all’impossibilità di proseguire con tale modalità operativa – a seguito di una relazione di analisi delle modalità di affidamento dei servizi dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) nella quale sono state anche segnalate le irregolarità – il Comune di Roma, anziché provvedere ad un ventaglio di soluzioni abitative alternative per le 109 famiglie rom, come raccomandato dalla Strategia Nazionale per l’inclusione dei rom, ha deciso di rendere pubblica, l’8 luglio 2016, la procedura di gara per il reperimento di una nuova area attrezzata per 15 mesi per un importo complessivo a base di gara di 1.549.484,26 euro. Il 21 dicembre 2016 il Dipartimento Politiche Sociali ha disposto la sospensione del bando in autotutela per poi confermare la procedura il 7 marzo 2017.
Il 31 marzo scorso, dopo l’apertura dell’unico plico, Associazione 21 luglio ha inviato un esposto all’ANAC nel quale è segnalato come la gara d’appalto sembrerebbe essere stata redatta in funzione dell’unico concorrente, da anni affidatario del servizio di gestione nel “Villaggio River”, «unico soggetto, questo, avente i requisiti strutturali, la capacità economica e finanziaria e le competenze tecnico-professionali espressamente richieste dal bando di gara».
Nell’esposto viene richiamata «l’esistenza di una forte similitudine tra i requisiti strutturali, le prestazioni e i servizi richiesti e forniti sino ad ora» nel “Villaggio River”, e quelli previsti dal recente bando. In quest’ultimo, le restrizioni territoriali (XV Municipio o Municipi limitrofi), quelle legate alla capacità tecnica (esperienza simile negli ultimi tre anni), quelle relative alla capacità economica (fatturato degli ultimi 3 anni non inferiore al 20% dell’importo a base di gara) sono tali che è possibile affermare – come si legge nell’esposto – che al di fuori della Cooperativa in oggetto «non vi siano altri concorrenti, né nel territorio del XV Municipio né in quelli limitrofi, in possesso né di una struttura rispondente ai requisiti strutturali previsti […], né aventi le capacità tecniche, economiche e finanziarie richieste dal bando oggetto del presente esposto».
«Si paventa il forte sospetto – si conclude nell’esposto presentato da Associazione 21 luglio – che la gara sia stata strutturata in modo tale da permettere la partecipazione della sola realtà appartenente al terzo settore» e pertanto «si ponga in violazione della normativa di settore e in dispregio dei basilari principi di concorrenza, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza e proporzionalità in quanto volta a celare dietro il ricorso a procedura aperta, palesi distorsioni del mercato».
«Dopo quanto avvenuto negli anni passati – afferma Carlo Stasolla presidente di Associazione 21 luglio – non ci saremo certo aspettati di incorrere nuovamente in elementi di forte opacità come quelli rilevati nel bando. Auspichiamo pertanto un pronto intervento non solo dell’Ufficio diretto dal dott. Raffaele Cantone ma anche degli organi politici dell’Amministrazione Capitolina volto a riportare chiarezza e trasparenza sull’intera, gravissima vicenda che sembra rievocare, nella città di Roma, i fantasmi del passato».
Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio stampa e comunicazione
Associazione 21 luglio
Tel. 06.64815620 – 388.4867611
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diritti umani

Diritti umani: il Comitato Onu boccia l'Italia e accoglie le osservazioni di Associazione 21 luglio

È stato pubblicato ieri il parere del Comitato Diritti Umani delle Nazioni Unite sull’Italia, durante la sessione numero 119, ha giudicato il livello di raggiungimento e godimento di alcuni diritti fondamentali nel nostro paese.
Associazione 21 luglio esprime profonda soddisfazione nell’apprendere come il Comitato abbia accolto le Osservazioni presentate nel suo rapporto ombra consegnato a gennaio scorso.
Nelle raccomandazioni del Comitato elaborate all’interno del capitolo “Discriminazione contro Rom, Sinti e Caminanti”, si legge infatti una particolare preoccupazione per l’assenza di rimedi legali rivolti alle comunità rom e sinte che hanno subìto pesanti violazioni dei diritti umani durante il periodo dell’emergenza nomadi tra maggio 2008 e novembre 2011; per i continui sgomberi forzati; per la scelta di reiterare la politica di campi monoetnici per soli rom e – infine – per l’imposizione di norme securitarie all’interno dei “campi” segreganti.
«Il parere e le raccomandazioni del Comitato ONU assumono un valore ancora più rilevante in questo particolare momento storico – ha dichiarato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio -considerato che il Comune di Napoli sta ultimando la costruzione di un nuovo insediamento per soli rom ed è in attesa di procedere allo sgombero forzato di circa 1.300 persone il località Gianturco e visto che il Comune di Roma ha confermato il bando per la costruzione di un nuovo “campo”, cedendo per l’ennesima volta alla tentazione di investire sui ghetti etnici riaprendo di fatto la triste stagione dei “campi rom”».

Amarò Foro

"Guardaci negli occhi, anche noi ci siamo"

Dai diari di Amarò Foro 2016, ecco il racconto di Dzemila, una delle mediatrici del progetto che da ottobre si tiene all’interno del Polo Ex Fienile di Tor Bella Monaca.
All’inizio dei laboratori di Amarò Foro D. era un vera peste, non sapevo come avvicinarmi a lui, era scontroso e aggressivo. Spesso all’interno delle attività dava fastidio alle bambine con il solo scopo di farsi notare e mettersi in mostra. Con noi operatori si poneva spesso con tono provocatorio e manifestazioni di sfida. Era difficile per me, una donna, conquistare la sua attenzione e dovetti cercare una strategia per avere la sua attenzione e il suo rispetto.
Dato che all’interno del laboratorio anche gli operatori si mettono in gioco e partecipano alle attività gli proposi una “scommessa”, una sorta di sfida permanente tra di noi a suon di passi di break dance. Ad ogni incontro mi riservavo un momento con lui per mostrargli ciò che avevo imparato e per dargli la possibilità di dimostrare i suoi progressi.
Così è iniziato un dialogo tra di noi, un gioco solo nostro, parallelo alle attività; uno spazio che attivavo ogni volta che lo vedevo nervoso e agitato. Mi avvicinavo nei suoi momenti di maggior tensione e lo sfidavo a battermi, a ballare: gli dicevo magari che mi ero esercitata a casa e che lo avrei battuto, o che mi sentivo particolarmente in forma.
Lui aveva modo di sfogarsi nella danza e io di accogliere la sua tensione e mantenere attivo quel dialogo. Settimana dopo settimana lui ci metteva sempre più impegno sentendo di riuscire, sentendosi finalmente bravo in qualcosa.
Nel tempo D. è diventato più tranquillo e affettuoso, non ha mai saltato un incontro, talvolta ha preferito sperimentare la musica piuttosto che la danza, ma la nostra piccola sfida utile è rimasta aperta.
Mi ha colpito molto il suo impegno nei giorni che hanno preceduto lo spettacolo di natale: un misto di eccitazione incontenibile, ansia e voglia di far bene.
Sul palco D. è stato bravissimo, privo di timidezza, aperto e divertito dalla situazione, sicuro di sé. Ho avuto la sensazione che si prendesse una bella rivincita sul mondo cantando a squarcia gola e di fronte al pubblico di un teatro pieno: “Guardaci negli occhi, anche noi ci siamo”.
Dzemila Salkanovic
Mediatrice
Associazione 21 luglio

Unar.

Cild scrive all'on. Boschi per difendere le attività dell'Unar

Alcuni giorni fa sono state rese note le vicende che hanno portato alle dimissioni del direttore dell’Unar, in seguito alle denunce di un servizio delle Iene che accusava il finanziamento da parte di questo ente di un’associazione nelle cui sedi si svolgerebbero attività sessuali a pagamento. Il dibattito che ne è seguito ha fatto però un uso strumentale di questa vicenda, mettendo in discussione il ruolo dell’Unar tout court e dimenticando l’importanza centrale di questo ente nella lotta a tutte le discriminazioni in Italia.
Pubblichiamo di seguito la lettera scritta dalla CILD, Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili di cui Associazione 21 luglio fa parte, alla Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi per ribadire l’importanza del ruolo dell’Unar e della sua indipendenza.
On.le Ministro Maria Elena Boschi
Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio
Gentile Ministro,
Le scriviamo a proposito dell’Unar, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali.
La Coalizione che rappresento è composta da ben trentaquattro organizzazioni della società civile italiana impegnata nei settori dei diritti dei migranti, della lotta alle discriminazioni, della giustizia, dei diritti civili e politici, della trasparenza nella pubblica amministrazione.
Molte delle nostre associazioni hanno già espresso pubblicamente la propria profonda preoccupazione per ciò che potrebbe accadere all’Unar. Il dibattito successivo al servizio televisivo delle Iene è stato distorto e poca attenzione qualificata è stata posta al tema del ruolo strategico che l’Unar ha avuto e potrebbe avere per favorire un cambiamento culturale nel nome dell’uguaglianza e delle libertà fondamentali, grazie alle attività di prevenzione e contrasto delle discriminazioni di carattere razzista, sessista, religioso, etnico, fondate sulla nazionalità, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere.
Nei prossimi giorni l’Italia sarà sotto scrutinio del Comitato Diritti Umani delle Nazioni Unite. Nel nostro rapporto ombra che discuteremo a Ginevra davanti alla rappresentanza italiana e all’organismo multinazionale, tra il 6 e il 10 marzo, ribadiremo la nostra ferma convinzione che l’Unar va difeso, protetto ma anche reso autenticamente indipendente dall’autorità di Governo così come le stesse organizzazioni intergovernative richiedono.
Immaginiamo che una riforma di questo genere non sia facile da realizzare a fine legislatura ma per noi resta obiettivo prioritario.
In questo momento però riteniamo strategico che si arrivi presto alla nomina di un responsabile di alto profilo dell’Unar affinché l’ufficio sia messo nelle condizioni di svolgere le sue attività e per lanciare all’opinione pubblica un segnale forte nel nome della lotta a tutte le discriminazioni. Una figura che per storia, cultura personale, autorevolezza possa dare all’Unar quel ruolo di grande rilievo che ancor più potrebbe avere in una fase delicata come quella attuale, dominata da populismi e sentimenti xenofobi.
Ovviamente se ritiene possiamo in un incontro meglio spiegarle i nostri convincimenti.
Cordiali saluti.
Patrizio Gonnella
Presidente Cild
Roma, 28 febbraio 2017
via dei Monti di Pietralata, 16
00157 Roma, Italy
Tel. 06/4506850
info@cilditalia.org
www.cilditalia.org
La Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili è composta da 34 organizzazioni:

A Buon Diritto, Associazione Nazionale Stampa Interculturale (ANSI), Antigone, Associazione Studi Giuridici Immigrazione (ASGI), ARCI, ARCIGAY, Associazione 21 luglio Onlus, Associazione Luca Coscioni, Avvocati Per Niente, Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford, CIE Piemonte, Certi
Diritti, CIPSI, Cittadinanza Attiva, Cittadini del Mondo, Consiglio Italiano Rifugiati (CIR), COSPE, Diritto di Sapere, Diversity Lab, Fondazione Leone Moressa, Forum Droghe, Gruppo Umana Solidarietà, Hermes Center for Transparency and Digital Human Rights, Lunaria, Magen David Keshet Italia (MDKI), Movimento Difesa del Cittadino, NAGA, PARSEC, Progetto Diritti, Società della Ragione, SocietàinFormazione, Tefa Colombia, Volontari in Carcere, Zabbara

Sul grave evento di Follonica Associazione 21 luglio invia lettera a Lidl Italia

È accaduto la mattina del 23 febbraio a Follonica, al supermercato Lidl. Tre dipendenti del noto supermercato, due ripresi più un terzo che ha filmato tutto, hanno rinchiuso con un carrello elevatore due donne rom intente a frugare all’interno dei cassonetti. Le hanno derise mentre giravano le immagini, e poi hanno pubblicato il video sui social scatenando decine e decine di commenti razzisti.
Associazione 21 luglio, ritiene gravissimo questo episodio, in cui viene lesa la dignità umana delle vittime, che hanno subito comportamenti attivi d’odio e sono state private arbitrariamente della loro libertà personale, e con una lettera inviata a Lidl Italia, esprime viva preoccupazione chiedendo che vengano intraprese serie ed esemplari misure disciplinari nei confronti dei tre dipendenti.
Secondo Associazione 21 luglio, il comportamento dei tre dipendenti, fondato sulla discriminazione multipla legata all’identità di genere e all’appartenenza etnica delle vittime, ha comportato nelle stesse gravi patimenti e angosce, e oltre ad evidenti profili penali, ha leso la loro dignità umana.
«Pertanto – conclude la missiva – Associazione 21 luglio chiede di esser informata in merito alle concrete misure disciplinari adottate dalla Vostra catena nei confronti degli autori di tale comportamento, di conoscere se esiste una policy di condotta per il contrasto di comportamenti d’odio e discriminazione all’interno dei vostri punti vendita e se sono previste adeguate formazioni in merito a tali temi».
«L’increscioso episodio di Follonica – dichiara Carlo Stasolla, presidente Associazione 21 luglio – altro non è che la conseguenza di un clima d’odio che, promosso da esponenti politici ed amplificato dai media, da mesi sta avvelenando nel nostro Paese, menti e coscienze. Davanti a dichiarazioni pubbliche che esprimono intolleranza e razzismo, il confine tra la parola e i fatti si va assottigliando in maniera pericolosa e incontrollata. Si ravvisa pertanto, l’urgenza di porre argini dal punto di vista culturale e legislativo al fine di offrire risposte adeguate davanti ad un Paese in cui i valori democratici e costituzionali rischiano di essere messi a serio rischio».

Giornata mondiale della Giustizia Sociale.

Giornata Mondiale della Giustizia Sociale – dialogo con Padre Alex Zanotelli

Il 20 febbraio ricorre la Giornata Mondiale della Giustizia Sociale, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 febbraio 2007 per sottolineare l’importanza dell’equità nel mondo. Un concetto che significa “pari condizioni tra i ceti sociali e i popoli di accedere all’istruzione, ai servizi e al soddisfacimento dei bisogni primari per l’uomo: abitazioni e alimentazione dignitose.”
Celebriamo questa giornata riportando un dialogo con Padre Alex Zanotelli proprio su questi temi.

Quali sono i presupposti necessari per parlare di “giustizia sociale”?

Il mio punto di partenza su questa tema ha una doppia prospettiva: la prima, fondamentale, da dove leggi la realtà. Se tu la leggi dal cuore di Roma la vedi in un modo, se sei a Tor Bella Monaca è tutto un altro discorso. Ciascuno di noi è profondamente influenzato dal luogo in sui si colloca, si leggono in un’altra maniera le cose.
Per me un altro aspetto fondamentale, oltre alla posizione, è il mio bagaglio. Credo in un Dio che è il Dio degli ultimi e non può accettare le ingiustizie, ma “sogna” – è un termine improprio ma rende bene l’idea – un mondo dove tutti, uomini e donne, abbiano davvero la piena possibilità di esprimere meglio che possono i doni che hanno ricevuto. Una società che sia più equa possibile e che accetti i limiti che abbiamo nei confronti del pianeta Terra.
Leggere la realtà dalla parte degli ultimi ti fa capire che il nostro è un mondo profondamente ingiusto e squilibrato. Le statistiche sono incredibili, l’1% della popolazione mondiale possiede più di quanto dispone il restante 99%. Viviamo in un sistema che non distribuisce la ricchezza ma permette che i beni si concentrino nelle mani di pochi. Questa minoranza di persone spende in armi per continuare a concentrare le ricchezze nelle proprie mani e per avere accesso alle risorse. Tutto questo a spese dell’ecosistema. Stiamo distruggendo l’unico spazio vitale di cui disponiamo. La giustizia non è solo un fatto umano ma anche una questione ambientale, non può esistere giustizia sociale senza un’eco-giustizia.
Quali riflessioni suscita la “giustizia sociale” nei confronti di temi come l’accoglienza o la povertà delle baraccopoli?

Non possiamo bloccare l’accoglienza perché queste persone scappano da un inferno che abbiamo contribuito noi a creare. Io ho vissuto dodici anni a Korogocho (Kenia) che è una delle slum più terribili dell’Africa e posso dire che certe situazioni si riescono a comprendere davvero solo nel momento in cui si vivono.
La presenza di queste realtà porta alla luce un problema: questo è un mondo disordinato, dobbiamo trovare un modo perché tutti vivano bene su questo pianeta. Ci vuole una redistribuzione dei beni. L’uomo non ha mai prodotto tanta ricchezza e questa non è mai stata distribuita in maniera tanto diseguale come oggi.
A proposito di disuguaglianze, come considera la condizione dei rom in emergenza abitativa in Italia?
La situazione dei rom è un dramma nel dramma perché vengono trattati come gli ultimi tra gli ultimi, sono stigmatizzati dai pregiudizi della società maggioritaria e sono un argomento scomodo anche per la politica. Le istituzioni non li tengono in considerazione e alcune di queste persone continuano a vivere in condizioni di pesante marginalità.
Ad esempio, non ho mai visto un gruppo umano tanto bistratto come le famiglie rom di Giugliano, sbattute da una parte all’altra e poi relegate in una situazione di precarietà estrema. Non accetto situazioni come queste. A Gianturco c’è un’altra comunità sotto sgombero imminente ma il Comune non ha preparato alcuna soluzione abitativa alternativa. Non si possono sbattere fuori delle persone da una territorio se non si ha una soluzione alternativa, è la legge universale del rispetto degli esseri umani.
Di fronte a queste ingiustizie in che modo le periferie del mondo possono affrontare tali e tante disuguaglianze?
Noi qui stiamo cercando di affrontare queste problematiche con il “Popolo in Cammino”, vogliamo unire tutte le periferie per far pressione sul Governo e sulle amministrazioni. Bisogna essere uniti e battersi per i propri diritti fondamentali. Chiediamo di investire in queste realtà, chiediamo istruzione e lavoro per rispondere i primo luogo all’emergenza che riguarda le nuove generazioni, per dare loro una possibilità. Senti cosa dice il parere del Tribunale di Napoli emesso dal giudice in una sentenza di condanna legata alla paranza dei bambini: «un filo sottile ed esistenziale lega i giovani che ricorrono alle armi nel centro storico di Napoli – per uccidere e farsi uccidere – e i militanti della jihad. Entrambi sono ossessionati dalla morte, forse la amano, probabilmente la cercano. Quasi fosse l’unica chance per dare un senso alla propria vita e vivere in eterno».
Dobbiamo chiedere sicurezza sociale. Mantenere nel degrado bombe sociali come queste è pericoloso per tutti, anche per chi non ne fa parte. Ma tocca agli impoveriti mettersi insieme e chiedere diritti perché se aspetti che ti diano qualcosa dall’alto non arriverà mai niente.

Ghetto dei bulgari.

Il "Ghetto dei Bulgari" è sotto sgombero: Associazione 21 luglio scrive al sindaco di Foggia

Associazione 21 luglio ha inviato una lettera di preoccupazione a Franco Landella, sindaco di Foggia, per esprimere preoccupazione in merito allo sgombero del cosiddetto “ghetto dei Bulgari”, una baraccopoli che sorge nelle campagne di Manfredonia (nel comune di Foggia) e in cui vivono numerosi braccianti bulgari che lavorano nei terreni circostanti. L’ordinanza è stata pubblicata il 9 febbraio e l’operazione è pianificata per la seconda metà del mese.
Già alcuni mesi fa Associazione 21 luglio si era recata nella baraccopoli con Antonio Ciniero – ricercatore di Sociologia delle migrazioni dell’Università del Salento – e insieme avevano denunciato sul quotidiano Avvenire la totale assenza di servizi igienico-sanitari e le condizioni di povertà assoluta in cui vivevano circa 800 persone, di cui la metà erano minori. Nel corso del tempo l’organizzazione ha continuato a monitorare lo sviluppo degli eventi, registrando la condizione di estrema vulnerabilità di queste famiglie. Rivolgendosi al sindaco di Foggia, l’Associazione sottolinea proprio come in assenza delle garanzie procedurali che comprendono l’offerta di una soluzione alloggiativa alternativa in seguito allo sgombero, si rischia di rendere le condizioni di queste persone, circa 100 e di cui la metà sono minori, ancora più precarie.
«Nelle azioni propedeutiche allo sgombero – si legge nella lettera – Associazione 21 luglio ha riscontrato l’assenza di adeguate e genuine consultazioni con i residenti della baraccopoli e ha accertato che solo ad alcune famiglie è stata rilasciata copia cartacea della documentazione atta alla formalizzazione scritta dello sgombero, non prevedendo per loro alcuna offerta di soluzione alternativa e adeguata e dando loro un termine perentorio, secondo quanto stabilito nell’Ordinanza summenzionata, di soli 10 giorni per lasciare le loro abitazioni.»

Per queste ragioni, continua, l’operazione assume i connotati di uno sgombero forzato, perché non garantisce le garanzie procedurali previste dal Comitato per i Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite e dunque rappresenta una violazione dei diritti umani.
Associazione 21 luglio conclude quindi chiedendo che vengano ristabiliti e rispettati gli standard internazionali e che si avvii nel più breve tempo possibile una consultazione con i nuclei famigliari coinvolti tenendo conto delle loro specifiche esigenze.
Foto di Foggia Today

Casa Sar San

Spazio ai diritti: lo sportello legale di Casa Sar San

Nell’ambito delle attività del progetto Casa Sar San, di Cooperativa ABCittà e Associazione 21 luglio, lo sportello legale di assistenza e consulenza per l’acquisizione dei documenti e per il diritto alla cittadinanza è cresciuto molto e ha allargato notevolmente il bacino di utenza. Al momento si tratta di uno sportello itinerante ma presto anche questa attività diventerà fissa all’interno del Polo Ex Fienile di Tor Bella Monaca che verrà inaugurato ufficialmente a gennaio 2017.
Ad oggi l’attività è gestita da un legale e un mediatore culturale che, insieme, si recano una volta a settimana nelle baraccopoli istituzionali della Capitale per ascoltare necessità e problematiche dei residenti relativamente a questioni come il rinnovo dei permessi di soggiorno, l’acquisizione della cittadinanza o dello status di apolidia. “L’approccio è molto informale” – spiega la responsabile dell’ufficio legale di Associazione 21 luglio – “facciamo consulenza e assistenza all’interno di un container e mentre siamo lì si affacciano tanti altri vicini incuriositi dalla nostra presenza”.
In questo modo il metodo del passaparola ha funzionato efficacemente e ha portato a un numero di richieste di consulenza sempre crescente. Se all’inizio bisognava andare alla ricerca di persone in difficoltà, oggi – nella maggior parte dei casi – sono i diretti interessati a rivolgersi a lei, anche telefonicamente.
Crescendo il numero di assistiti, sono aumentate anche le soddisfazioni per i casi risolti. I più recenti hanno riguardato due abitanti della baraccopoli di Salone: D., un giovane di origini montenegrine che al compimento dei 18 anni ha potuto ottenere la cittadinanza italiana, e S. a cui è stato riconosciuto un permesso umanitario per sé e per i suoi figli.

Il CERD sull'Italia: preoccupante la discriminazione verso comunità rom e sinta

Il Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD): profonda preoccupazione per la persistente e consolidata discriminazione nei confronti della comunità rom e sinta in Italia, specie in materia di segregazione abitativa e sgomberi forzati.
A conclusione della novantunesima sessione del Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD) terminata lo scorso 9 dicembre, sono state rese note le prime Osservazioni adottate in seguito al ciclo di monitoraggio sull’Italia in materia di discriminazione a cui anche Associazione 21 luglio ha portato il suo contributo in termini di raccolta dati.
Il Comitato ha espresso profonda preoccupazione per la persistente discriminazione cui è sottoposta la comunità rom e sinta residente in Italia, ponendo una particolare attenzione sulla continua pratica degli sgomberi forzati, che violano i diritti umani e compromettono la frequenza scolastica dei minori, oltre che sulla perpetrazione della segregazione abitativa. Il Comitato ha sottolineato l’inadeguatezza degli alloggi e delle aree predisposte, collocate in zone remote rispetto ai centri abitati e ai servizi di base, nettamente separate dalla società maggioritaria e sottoposte a condizioni igienico-sanitarie precarie.
Sul tema della condizione abitativa, il Comitato ha raccomandato allo Stato italiano di fermare «qualsiasi piano che stabilisca la costruzione di nuovi campi o aree abitative che li separino dal resto della società» e di porre fine «all’esistenza e all’uso dei campi segreganti», prevedendo allo stesso tempo un alloggio adeguato.
Alla luce di queste osservazioni e per sollecitare un intervento dell’Amministrazione Capitolina nella direzione di un superamento definitivo del “sistema campi”, nei giorni scorsi Associazione 21 luglio ha inviato una lettera all’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre e ai dirigenti del Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale, per rimarcare la propria condanna per la prosecuzione del Bando di Gara di appalto, reso pubblico lo scorso luglio, che prevede il reperimento di una nuova area attrezzata per soli rom nel territorio del XV Municipio di Roma. «Appare evidente – si legge nella lettera – il profondo gap presente tra la politica adottata dall’Amministrazione Capitolina, volta a dar vita ancora una volta ad una nuova area per soli rom, e le richieste sempre più pressanti degli organismi europei e internazionali come il CERD».
Associazione 21 luglio ha pertanto chiesto formalmente all’Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità Solidale e al Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale di arrestare qualunque procedura rivolta alla realizzazione di una nuova area per soli rom e di uniformarsi alle richieste espresse dal Comitato delle Nazioni Unite.
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Buone feste da Associazione 21 luglio

Natale si avvicina ed è questo il momento giusto per pensare di sostenere tanti bambini in difficoltà con un gesto concreto. Le condizioni di vita dei circa 20.000 minori rom, che in Italia vivono in condizioni di povertà ed emergenza abitativa e igienico-sanitaria, contrassegnano fatalmente il loro futuro.
Un minore rom che nasce oggi in una baraccopoli istituzionale e non, avrà possibilità prossime allo zero di accedere a un percorso universitario e le possibilità di frequentare le scuole superiori non superano l’1%. Inoltre, 9 minori su 10 non hanno frequentato con regolarità e in 1 caso su 5 non inizieranno mai il percorso scolastico.
Associazione 21 luglio si occupa dei diritti delle comunità rom e sinte in Italia, principalmente attraverso la tutela dei diritti dell’infanzia e la lotta contro ogni forma di discriminazione e intolleranza. Con il nostro impegno quest’anno, abbiamo favorito percorsi d’istruzione e cura a 45 bambini e la creazione di un atteggiamento positivo e responsabile delle famiglie dei minori rom, coinvolti nel progetto di scolarizzazione.
Natale è il momento migliore per testimoniare la propria sensibilità. Per poter proseguire questo cammino al fianco dei genitori, il sostegno di tutti è fondamentale.
Se volete sostenere Associazione 21 luglio, scoprite subito come donare visitando la pagina DONA ORA.

Associazione 21 luglio ETS - Largo Ferruccio Mengaroni, 29, 00133, Roma - Email: info@21luglio.org - C.F. 97598580583 - Privacy Policy - Cookie Policy