Al Polo ex Fienile prepariamo i colori naturali!

Il cavolo viola per ottenere i colori viola e blu con l’aggiunta della cenere, la paprika per l’arancio, lo zafferano e la curcuma per il giallo e, infine, la bieta e il cavolo nero per il verde. Et voilà! I colori naturali sono pronti. I bambini e la bambine dello Spazio Baby ogni giorno scoprono nuove attività manuali e nuovi successi. La nostra comunità multiculturale al Polo ex Fienile di Tor Bella Monaca continua a crescere.

E’ Carnevale allo Spazio Baby

I bambini e le bambine che frequentano le attività di ‘Spazio baby’ hanno costruito, supportati dagli operatori, mascherine colorate in occasione del Carnevale.

Quando i lavoretti sono stati ultimati, i bambini li hanno mostrati alle mamme per giocare insieme con stelle filanti e coriandoli.

E’ stato un viaggio meraviglioso alla scoperta dei colori e della manualità

“Sto facendo la cosa giusta?” Continuano gli appuntamenti con ‘Mondi di mamme’

“Sto facendo la cosa giusta?”. Quante volte questo dubbio si è insinuato nella mente di una giovane mamma? E in quella di un giovane papà? Nell’ambito delle attività ‘Mondi di mamme’ e ‘Cura del bebè’, organizzati dalla nostra associazione, promuoviamo incontri tra esperti della prima infanzia – ostetriche e pediatri – e i genitori.
Grazie al confronto e alla fiducia reciproca, al Polo ex Fienile di Tor Bella Monaca, si sviluppano una rete di sostegno e una comunità di famiglie.

Appello per una scuola aperta ed inclusiva – Gli effetti del Coronavirus sul gap educativo e sulla dispersione scolastica

Durante il primo lock-down la scuola si è trovata a dover inventare nuovi modi per restare in contatto con i propri alunni, e gli istituti scolastici, sotto la spinta del Ministero dell’Istruzione, hanno avviato la Didattica a Distanza. Nata come un modo per non disperdere la socialità, essa si è presto  trasformata in una brutta copia della scuola – già molto trasmissiva – a cui siamo abituati.

Era soltanto aprile quando già si guardava con l’amaro in bocca alla trasformazione dei processi educativi relazionali: un’insegnante attenta, una parola particolare detta al momento giusto, la presenza dei compagni, in un attimo “sono stati sfrondati o addirittura eliminati, come se fossero un surplus[1]. La quantità ha assunto valore predominante: mentre molti alunni si sono trovati a subire passivamente lezioni unidirezionali e a rincorrere consegne da eseguire entro scadenze incalzanti, di altri bambini e ragazzi sono rimasti solo i silenzi e le assenze.

Dai dati Istat e dalle indagini Censis, sono emerse infatti drammatiche disuguaglianze: tra il 12 e il 20% degli alunni (a seconda dell’area geografica) non avevano accesso alle lezioni per mancanza di un device; il gap educativo tra gli studenti con più mezzi e i più poveri è aumentato del 75%; la dispersione scolastica è stata superiore al 5% nel 40% delle scuole.

Lo scoppio della pandemia ha messo in luce la fragilità e forse anche l’insufficienza del quotidiano lavoro di inclusione delle fasce di popolazione scolastica più a rischio di insuccesso. Il primo elemento di fragilità è costituito dallo status socio-economico di provenienza: nel 2018 in Italia erano più di 3 milioni i minori a rischio di povertà o esclusione sociale e 1,6 milioni quelli che vivevano in condizioni di povertà assoluta. La povertà materiale è significativamente correlata alla povertà educativa, testimoniata sia da più basse performance cognitive, sia da un minore accesso all’offerta culturale.

Anche l’origine straniera determina un chiaro svantaggio: gli alunni stranieri hanno tassi di scolarità nelle scuole superiori sensibilmente minori a quelli dei loro coetanei italiani (il 65,8% contro il 79,7%). I ragazzi più a rischio fanno parte delle prime generazioni (circa il 47% del totale) e trovano maggiori difficoltà per ragioni linguistiche e culturali nel raggiungere livelli minimi di apprendimento.

Essi a fronte dell’interruzione della didattica in presenza, sono potenzialmente più a rischio dispersione. Un’ultima condizione che richiede particolare attenzione e cura, è quella degli alunni con disabilità o con disturbi specifici dell’apprendimento, per i quali ancora di più la presenza del docente e la socialità che si instaura nelle aule scolastiche sono insostituibili.

Per fronteggiare l’impatto della crisi, occorre avviare un piano straordinario per l’infanzia e l’adolescenza, per il rafforzamento delle infrastrutture sociali ed educative territoriali, puntando sulla resilienza delle comunità locali e tenendo ben presente la necessità di misure rivolte ai minori più vulnerabili.

Pensiamo che dovrebbe essere seriamente colta l’opportunità che era stata avanzata nei “patti educativi di comunità”, in cui scuola e agenzie educative extrascolastiche dovrebbero essere a supporto dei bambini e degli adolescenti, in un’ottica di collaborazione e implementazione dei reciproci ruoli.

 

Chiediamo al Governo di predisporre al più presto, in maniera simile a quanto stabilito da molti altri paesi europei, la riapertura delle scuole di ogni ordine e grado, e comunque di non prevedere in futuro alcuna chiusura per i gradi che sono rimasti in presenza, poiché in base a diversi studi effettuati sia in Inghilterra[2] che in Germania[3] si è documentato che non esiste un ruolo della riapertura delle scuole nell’aumento dei casi di COVID-19.

Invitiamo il Ministro della Pubblica Istruzione a studiare soluzioni che consentano il rientro nelle classi in sicurezza, a fornire gli strumenti economici e di personale docente per affrontare la crisi generale in cui versa la scuola, a sviluppare una rete informatica con connessioni rapide e funzionanti, a prevedere che i libri scolastici e i device informatici siano forniti gratuitamente o in comodato d’uso ai ragazzi che ne abbiano bisogno in ogni ordine e grado di scuola, a lavorare per la promozione di strumenti educativi innovativi per rendere la scuola veramente inclusiva ed attiva, e a monitorare gli effetti che le politiche educative e le scelte didattiche hanno sull’esclusione e la dispersione scolastica.

Chiediamo alle Regioni di investire sul potenziamento e la capillarizzazione dei trasporti pubblici, soprattutto nelle fasce orarie di maggiore utilizzo da parte degli studenti, in modo che essi non rappresentino un pericolo per gli assembramenti e non favoriscano la diffusione dei contagi durante la pandemia, e che prevedano un uso gratuito o a costi calmierati degli stessi servizi per gli studenti e le fasce deboli, anche in considerazione della necessità di riduzione del traffico veicolare privato in vista dell’urgente sfida climatica.

Ai Dirigenti e ai Docenti chiediamo di sforzarsi ad utilizzare tutti gli spazi concessi dalla normativa per permettere agli studenti di rimanere in presenza; di lavorare per creare e rafforzare legami con i territori, le associazioni e il terzo settore alla realizzazione di una comunità educante territoriale che ponga particolare attenzione ai minori che, per qualunque condizione socio-economica, culturale o di difficoltà di apprendimento, rischiano di vedere aumentato il proprio gap educativo e di andare incontro al fenomeno dell’abbandono scolastico precoce.

Invitiamo anche la scuola tutta a riflettere sui propri tempi, su cosa vuol dire coinvolgere i ragazzi, comprendere una volta per tutte che la socializzazione è l’unico modo di apprendere. La comunità scolastica a nostro parere dovrebbe approfittare dell’emergenza in cui siamo incappati per cambiare radicalmente i modi della didattica: riformulare i tempi, gli spazi, i contenuti, i rapporti tra i ragazzi e la didattica, tenendo presenti i più fragili, e usando la fantasia per reinventare gli ambienti e i modi di apprendimento, al fine di affrontare quelle criticità che il Coronavirus non ha fatto che acuire.

 

REYN Italia

Associazione 21 luglio, Associazione Articolo 34, Università Tor Vergata, Circolo culturale Popilia, Casa della Comunità Speranza, Asai

 

 

 

[1] (Mazzoneschi, Internazionale 24/04)

[2] https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.11.01.20222315v1.full?fbclid=IwAR1VyjRpPZwNM8dA0uBghpEZxXZuTENsVdv8quuhT0jh-3szOHsNtD9gC0k

[3] http://ftp.iza.org/dp13790?fbclid=IwAR0Ym4-7yagX8RiWOmuizYBq1BXNyvNaML9UHj1AF5gCwI0y9My80vDwDYI

Infanzia, la cura possibile di una comunità educante: da Alzano a Scampia, ecco il progetto nazionale Ip Ip Urrà

Educare e prendersi cura, soprattutto ora nell’emergenza Covid: una comunità educante per la prima infanzia, le famiglie e il territorio. Sarà presentato il 5 novembre dalle 11 alle 12 sulla piattaforma zoom, e in collegamento dal Chikù centro culturale e gastronomico a Scampìa, Napoli, – Largo della Cittadinanza Attiva, – con una conferenza stampa, il progetto Ip Ip Urrà Metodi e Strategie Informali per Mettere l’Infanzia Prima, selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile che vede come capofila l’associazione Chi rom e…chi no,  nell’ambito del Bando Un Passo Avanti dell’Impresa sociale Con i bambini – Fondo di contrasto alla povertà minorile.

Il progetto nazionale vede 10 regioni e 23 partner coinvolti: dalla Valle Seriana a Messina, passando per Firenze, Moncalieri, Roma, Lamezia Terme e Lecce: Cooperativa Sociale Il Cantiere (Albino, Valle Seriana), Coop L’Abbaino, Consorzio Mestieri Toscana (Firenze), Coop. Soc. Mignanego (Genova), Ass. Comunità Progetto Sud (Lamezia Terme), Ass. Fermenti lattici (Lecce), EcoS-Med coop. soc. (Messina), La Kumpania (Napoli) Libera Compagnia di Arti & Mestieri Sociali  (Pioltello), Associazione 21 luglio (Roma), Coop. Soc. Educazione Progetto (Torino), Fondazione Zancan, Università Federico II centro Sinapsi e tante scuole sparse lungo lo stivale.

Alla conferenza stampa interverranno la sottosegretaria al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali Francesca Puglisi, il vicepresidente dell’impresa sociale Con i Bambini Marco Rossi Doria, la presidente di Chi rom e… chi no Barbara Pierro, la Fondazione Compagnia di San Paolo con Claudia Mandrile e la Fondazione Zancan con la direttrice Cinzia Canali. Porterà i saluti l’assessore alla scuola del Comune di Napoli Annamaria Palmieri.

Saranno illustrati gli obiettivi di progetto, le azioni e la sfida educativa di comunità che insieme i diversi partner vogliono affrontare con l’intento di costruire una Task Force Kids più che mai necessaria in questo momento di particolare precarietà che potrebbe avere un impatto molto forte sui bambini e la loro crescita sociale, oltre che al loro grado di istruzione.

“Il progetto – dichiara Barbara Pierro, presidente dell’associazione capofila Chi rom e…chi no di Scampia – rappresenta un’occasione importante oltre che necessaria in questo momento di particolare disorientamento e fragilità per tutto il Paese. Un cammino lento e in luoghi naturali al fianco di chi vive in condizioni di vulnerabilità per scoprire i talenti personali, rafforzare le competenze di grandi e piccini e seminare lo spirito di comunità coese e solidali”.

Il progetto è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD. www.conibambini.org.

Al Polo ex Fienile apre ‘Officina dei talenti’

Il progetto Officina dei talenti, inserito nei macro progetti Storie cucite a mano e Amaro Foro, in ambito socio educativo presso il polo ex Fienile di Tor Bella Monaca si pone come finalità  quella di ostenere gli apprendimenti e i percorsi evolutivi dei minori offrendo strumenti di socialità e di libera espressione in chiave interculturale attraverso l’uso di diversi linguaggi artistici espressivi; farsi ponte tra le famiglie e le scuole e il territorio; offrire sul territorio uno spazio di socialità e di creatività condivisa dove poter interagire, esprimendosi così in tutti i modi non possibili a casa o a scuola favorendo così l’inclusione sociale, la crescita della fiducia in sé stessi e combattendo l’evasione scolastica.

E’ rivolto a minori di età compresa tra i 6 e i 14 anni.

Le attività sono state definite in base a metodologie legate alla pedagogia socio-affettiva e all’outdoor education, resa possibile grazie agli ampi spazi esterni di cui la struttura è dotata. Tenendo in considerazione le diverse forme di intelligenza e, di conseguenza, le differenze nel modo di apprendere che queste forme di intelligenza innescano, la programmazione è stata realizzata dando la possibilità a ogni bambino di sperimentare la maggior varietà di esperienze in tutti i campi della vita umana: scientifico, umanistico, artigianale, artistico, accademico e non accademico. Si sono, pertanto, strutturati differenti tipologie di laboratori in modo da permettere ai bambini/e di scoprire la propria “vocazione” e di sperimentare diverse e innovative metodologie di apprendimento.

All’interno del progetto si svolgono diverse attività:

– Laboratorio teatrale
Una volta a settimana viene svolto, nei palchi esterni ed interni del Polo, il laboratorio teatrale, nel quale sono sperimentate tecniche che fanno riferimento al Teatro dell’Oppresso, a partire dalle esperienze e dai vissuti dei minori, permettendo loro di allenare memoria, concentrazione e sviluppare al contempo sentimenti di empatia.

– Laboratorio orto-giardino
In linea con le metodologie dell’outdoor education, vengono realizzate le attività negli spazi esterni del Polo utilizzando l’ambiente naturale come spazio privilegiato per le esperienze e per l’educazione: cura dell’orto, osservazione della natura, nomenclatura di piante e alberi.

– Laboratorio musicale
Convinti che l’educazione alla musica sia fondamentale per la formazione dello sviluppo cognitivo si è deciso di proporre ai ragazzi attività di propedeutica alla musica. Il laboratorio musicale prevede un’ampia varietà di esercizi svolti a cadenze fisse nel corso della settimana: esercizi ritmici con strumenti musicali, strettamente legati alla disciplina matematica; esercizi di psicomusica in cui, attraverso il gioco, si esercita la lettura della musica; body percussion per stimolare lo sviluppo del senso del ritmo e incentivare alla collaborazione reciproca creando e imparando ad ascoltare, rispettare e partecipare.

– Laboratorio LEGO
È stata avviata l’attività di costruzioni con mattoncini LEGO per stimolare la fantasia, la focalizzazione dell’attenzione, l’attivazione di processi di problem solving, l’ingegno e l’estro del bambino al fine di risvegliarne le potenzialità latenti.

– Laboratorio giochi di società
Con il gruppo dei pre-adolescenti si è sperimentata l’attività legata ai giochi di società costruiti ed elaborati dai ragazzi stessi. Considerando che la pre-adolescenza è un momento in cui la spinta verso l’autonomia si manifestata come atteggiamento oppositivo a priori nei confronti dell’adulto, gli educatori hanno ritenuto fondamentale focalizzarsi sulla comprensione del valore e dell’utilità della regola, da considerarsi non come un limite, ma come elemento che permea la struttura e il senso di ciò che si fa e come primo passo per la formazione del senso civico.
I ragazzi hanno manifestato interesse e una buona partecipazione allo svolgimento dei laboratori offerti. Sono emerse le potenzialità e le attitudini di ogni bambino, mostratesi nell’entusiasmo a partecipare ad alcuni laboratori specifici piuttosto che ad altri. Questo dato è confermato anche dal grado di stabilità nella frequenza alle attività in generale della Winter School. Ciò che è risultato evidente e che riguarda l’intero gruppo dei minori, è stata la necessità di svolgere attività motoria in spazi esterni a cui si è risposto inserendo un maggior numero più momenti di gioco libero e/o di movimento negli spazi esterni.

 

“Sognare per crescere”, la storia di Enzo tra attivismo e università per Reyn Italia

Si chiama Enzo, è un educatore professionista rom e racconta la storia della sua vita ponendo attenzione sull’importanza della scuola, perché credere nei propri sogni significa anche poterli realizzare.

Il racconto che vi proponiamo è inserito all’interno del progetto Reyn International. Buona lettura!

Sono Enzo, dall’Italia. Partendo da dove sono ora, e tornando indietro ai miei primi anni di vita, vi accompagnerò nel viaggio che mi ha portato ad essere la persona che sono oggi. Condividerò momenti importanti della mia vita – analizzando gli eventi che mi hanno reso forte e presentandovi le persone che mi hanno sostenuto – tra le tante sfide che ho intrapreso nel mio viaggio.

Sono orgoglioso di essere rom, di chi sono ora e del mio sogno di crescere. Lavoro in un un progetto chiamato “Giovani rom, costruttori di speranza” che consiste nell’offrire sostegno scolastico ai bambini rom e organizzare corsi di formazione ed eventi di sensibilizzazione. Ma non solo, rivesto diversi ruoli! Sono anche un tutor che accompagna i giovani del circuito giudiziario nei percorsi di inserimento lavorativo e di integrazione sociale. Quando avevo 29 anni, ho conseguito la laurea in Lingue e Scienze dell’Educazione. Dopo la laurea ho deciso di proseguire gli studi e frequentare il corso di laurea magistrale in Scienze Pedagogiche.

All’età di 15 anni dopo aver lasciato la scuola superiore, ho iniziato un periodo di formazione di durata biennale presso un’agenzia formativa professionale e scolastica. Inoltre, ho cominciato a svolgere volontariato nella stessa associazione che mi ha sostenuto quando ero bambino.

Quando frequentavo le elementari andavo molto bene a scuola ed ero sostenuto nello svolgimento dei compiti da un’associazione locale. Tuttavia ho dovuto affrontare molte difficoltà a causa delle mie origini rom. Alle medie, sono stato inserito in una classe dove erano presenti tutti i ragazzi rom iscritti nella scuola. Nonostante ciò, sono riuscito a instaurare relazioni positive anche con i compagni non rom.

Dai 3 ai 6 anni, ho frequentato regolarmente un centro educativo domiciliare. Mi sono divertito molto con gli altri bambini. Anche se molti italiani credono che tutti i rom non siano italiani, io lo sono. Sono nato in Italia da genitori italiani. Grazie alla mia cittadinanza ho potuto accedere ai servizi di base per la prima infanzia e vivere in una casa popolare con la mia numerosa famiglia.

La storia di Enzo

IP IP URRA’ – Infanzia Prima

IP IP URRA’ metodologie e strategie informali per mettere l’Infanzia, Prima” è un progetto nazionale che si sviluppa su dieci territori e “festeggia” la famiglia come primo e fondamentale fattore protettivo per il benessere dei bambini, in particolare quelli più piccoli.
IP IP URRA’ crea spazi in cui i bambini possano attivare e nutrire aspirazioni e desideri, trasformare il talento nascosto in valore da mettere a frutto nel proprio percorso di vita, sperimentando il fare con e per gli altri. Sviluppa con gli adulti processi di formazione e di riprogettazione professionale, crescita, partecipazione e reciproca solidarietà tra le famiglie. Mette al centro di tutte le strategie l’informalità, il gioco, i talenti e la cultura del sospeso, partendo dalla potenza degli incontri e del lavoro di rete.

Giocare all’aria aperta e negli spazi pubblici, fare insieme genitori e figli, partecipare a eventi culturali e opportunità educative a cui avvicinarsi liberamente e gratuitamente, nei parchi, nelle piazze, nelle nostre periferie, per riscoprire la forza educativa della famiglia, favorendo un atteggiamento di ricerca e di riflessione sul ruolo genitoriale e di adulti consapevoli, scoprendo la bellezza dell’agire collettivo, con un progetto unico, indirizzato al bene comune (cofinanziamento comunitario, reciprocità e cultura del dono).

Dieci realtà diffuse sul territorio nazionale impegnate in un’unica sfida: costruire un mondo a misura di bambine e bambini.

Associazione 21 luglio, nell’ambito del progetto ‘IP IP Urrà – Infanzia Prima’ svolge attività all’interno del Polo ex Fienile di Tor Bella Monaca.

 

Il superamento dei campi rom in Italia: una sfida possibile oltre l’utopia

Ai nastri di partenza la seconda edizione del corso ideato da Associazione 21 luglio, dal titolo “Si può fare – ll superamento dei campi rom in Italia: una sfida possibile oltre l’utopia”.

 

A partire dal 25 settembre si svolgeranno attraverso piattaforma on line webinar delle durata di tre ore circa alla presenza di formatori di caratura nazionale e internazionale. Cinque gli appuntamenti fissati in calendario da seguire on line, per giungere a una due giorni in presenza a Roma (30-31 ottobre) per una tavola rotonda Dalla teoria alla pratica. Il superamento dei campi rom in Italia e le amministrazioni che ce l’hanno fatta. Esperienze a confronto.

La partecipazione è gratuita, per maggiori informazioni scrivere a info@21luglio.org entro e non oltre il prossimo 20 settembre.

Il programma del corso “Si può fare – Il superamento dei campi rom in Italia: una sfida possibile oltre l’utopia”

 

La scuola non deve fermarsi, per nessuno

“La scuola non si ferma”: questa l’indicazione del Ministro dell’istruzione Lucia Azzolina e la pronta risposta al lock-down da parte del MIUR, che già l’8 marzo scorso diffondeva con una nota le “istruzioni operative” per la prosecuzione delle attività didattiche nella modalità “a distanza”.
Così anche il mondo della scuola in pochissimo tempo si è ritrovato in piena emergenza, senza sapere cosa significasse effettivamente insegnare nell’emergenza e dovendo fare i conti con il concetto di distanziamento sociale, che è decisamente lontano da una qualsiasi concezione di scuola e di comunità ed è ciò che fa soffrire di più oggi i ragazzi.

Per chi già lavora sul territorio, dentro e fuori la scuola, è l’occasione per diffondere la consapevolezza che la scuola riguarda davvero tutti, non esclusivamente insegnanti e alunni, e che siamo tutti parte di una “comunità educante” richiamata a un duplice impegno: se da un lato è necessario combattere il rischio di isolamento e demotivazione mantenendo viva la comunità di classe, dall’altro ci troviamo di fronte al dovere di garantire il diritto all’istruzione, con il processo di studio e apprendimento che non può e non deve essere interrotto. Per nessuno.
Attraverso il progetto Storie cucite a mano stiamo cercando di dare una risposta rapida ed efficace che, partendo da queste considerazioni preliminari, tenga conto anche delle difficoltà oggettive e dei rischi del passaggio repentino a una forma di didattica a distanza.

Il primo fattore da prendere in considerazione è senza dubbio il carico di lavoro sommerso al quale sono esposti gli insegnanti. “La scuola non si ferma” per molti significa infatti lavorare più di prima, in un contesto sicuramente più stressante e per alcuni del tutto nuovo: mettere in piedi una classe “virtuale” e modificare il metodo didattico non è un’operazione semplice, soprattutto per chi aveva competenze tecnologiche limitate, e comunque in una situazione angosciante e densa di fatiche familiari.

Altra particolare attenzione è quella volta a evitare il rischio di tradurre la didattica a distanza in una mera trasmissione agli studenti di materiali, compiti ed esercitazioni, non accompagnata quindi da un’azione didattica programmata e con la possibilità di creare sovrapposizioni tra discipline curriculari differenti. Ultimo, ma non meno importante, è il digital divide: il rapido passaggio della didattica alla tecnologia digitale rischia di amplificare le differenze e di escludere invece che includere, sia per mancanza di mezzi tecnologici che di strumenti culturali, cognitivi ed economici. È quindi necessario ragionare su una forma di educazione che tenga conto delle disuguaglianze sostanziali tra le famiglie degli studenti.

L’equipe educativa di Storie cucite a mano (il progetto è stato selezionato da Con i Bambini, nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile), formata a Roma da educatori di Associazione 21 luglio e di Coop. Sociale ABCittà, è stata quindi chiamata al difficile compito di intervenire a supporto di questa trasformazione, indipendentemente dal fatto che sia temporanea o meno: tuttora, a più di un mese dall’inizio dell’emergenza, non si hanno purtroppo informazioni certe rispetto ai tempi e alle modalità con cui riprenderanno le lezioni in aula.

Il lavoro a fianco degli insegnanti nei mesi precedenti, in una logica di programmazione e costruzione partecipata degli interventi a sostegno della didattica, ha senza dubbio consentito un’incisiva collaborazione nella prima fase di questo passaggio, nella quale è stato indispensabile rimodulare la programmazione del calendario didattico mettendo comunque la centro la relazione educativa.

Il lavoro volto a non ridurre la didattica a distanza alla sola trasmissione di nozioni è la risposta di educatori e insegnanti dell’IC Palombini di Rebibbia all’importante bisogno di bambini e ragazzi di avere punti di riferimento: vedere accolte le loro ansie e i loro vissuti, coltivare e condividere le loro emotività, strutturare piani di apprendimento specifici per età e livello di istruzione, instaurare un metodo di confronto e feedback sui risultati della didattica, significa per noi dare il giusto peso alla qualità della relazione.

Gli educatori di plesso continuano quindi il loro intervento in 10 classi dell’istituto, dall’infanzia alla secondaria. Oltre alla collaborazione nella preparazione e nella divulgazione delle videolezioni, tra gli strumenti utilizzati decisamente importante è il ricorso ai “circle time” per i ragazzi della scuola secondaria, momenti strutturati di condivisione dei propri vissuti e delle proprie emozioni guidati dagli stessi insegnanti e da educatori ed educatrici qualificate. Mentre per i bambini più piccoli della scuola dell’infanzia e della primaria stiamo prestando profonda attenzione alla creazione di percorsi didattici che siano ben distanti dalla logica del tutto errata del “lavoretto” o del “passatempo”.

Infine, sempre nella visione di “comunità territoriale”, lo staff di Associazione 21 luglio sta cercando di sopperire all’assenza delle istituzioni nel supportare le famiglie più fragili. Così, mentre i volontari dell’associazione sono impegnati nelle operazioni di sostegno alimentare attraverso la distribuzione mirata di alimenti e beni di prima necessità, operatori sociali ed educatori professionali stanno seguendo “a distanza” (fisica, non certo emotiva) le situazioni familiari più difficili, individuate grazie all’aiuto dell’istituto Palombini e delle case famiglia del territorio. Ad oggi, sono circa 20 i bambini che ricevono con continuità un sostegno didattico specifico e che, soprattutto, sono supportati nel superamento degli ostacoli sociali e tecnologici che possono pregiudicare la relazione con le insegnanti e i loro compagni.

La scuola non si deve fermare, per nessuno.

Associazione 21 luglio ETS - Largo Ferruccio Mengaroni, 29, 00133, Roma - Email: info@21luglio.org - C.F. 97598580583 - Privacy Policy - Cookie Policy