Archivio per anno: 2018

Confini al centro

Confini al centro – verso una nuova giustizia sociale

Confini al centro, verso una nuova giustizia sociale”, è questo il titolo scelto per il Convegno che si terrà a Roma dall’11 al 13 maggio per aprire un confronto sui temi della povertà urbana e educativa, su migrazione ed esclusione sociale. (VISITA IL SITO DELLA CONVENTION). Nell’Italia del post-elezioni noi ricominciamo dalle periferie.

La Convention

Per parlare di questi argomenti e ripensare le città in modo da riportare al centro le periferie ricominceremo da Tor Bella Monaca, quartiere ad est della città di Roma.
Qui, presso l’Auditorium Ennio Morricone dell’Università di Tor Vergata, avrà luogo la tre giorni di “Confini al Centro”, Convention organizzata da Associazione 21 luglio, Università di Roma Tor Vergata e Reyn – Romanì Early Years Network.
Sono oltre 30 i relatori che condurranno il dibattito tra giornalisti, accademici, e attivisti. Porteranno il poprio prezioso contributo ONG internazionali, oltre che le tante associazioni del territorio che si spendono quotidianamente per dare una risposta al disagio e offrire un’alternativa. (LEGGI IL PROGRAMMA COMPLETO).
Ogni partecipante sarà chiamato a prendere parte attivamente, offrendo il suo contributo e collaborando per la redazione di un documento finale che riporti raccomandazioni e intenti emersi durante il Convegno. Per garantire uno svolgimento ottimale dei gruppi di lavoro, “Confini al Centro” è pensato per essere un convegno a numero chiuso ed è obbligatoria l’iscrizione. (CLICCA QUI PER L’ISCRIZIONE).

Cittadinanze ai margini

Cittadinanze ai margini ed esclusione sociale rappresentano le sfide fondamentali degli anni a venire con le quali il prossimo governo non potrà fare a meno di confrontarsi. La segregazione sociale si declina ormai in forme molteplici: baraccopoli e “campi rom”, centri di accoglienza per migranti e richiedenti asilo, quartieri ghetto, sono tutte facce diverse della stessa medaglia.

Obiettivi

Obiettivo della Convention è quello di analizzare le cause e gli effetti delle diverse forme di povertà urbana per promuovere linee di orientamento in grado di offrire soluzioni alternative realmente efficaci che pongano al centro l’individuo, i diritti umani fondamentali e la lotta ad ogni forma di disuguaglianza e discriminazione.

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8 marzo

L'8 marzo a Tor Bella Monaca: le donne di "Mondi di Mamme" si raccontano

L’8 marzo a Tor Bella Monaca sarà una giornata dedicata alle donne del quartiere. Saranno loro, infatti, a intervenire, raccontare le proprie storie e riflettere sul palco dell’Auditorium di Lettere e Filosofia presso l’Università di Roma “Tor Vergata”. L’evento #DonneDavvero avrà luogo a partire dalle 10 di mattina e avrà inizio con l’incontro tra gli studenti delle scuole del quartiere e dell’Università sui temi dell’emancipazione e della giustizia sociale.
Saranno presenti rappresentanti istituzionali, come l’Assessore alle Politiche Sociali e Pari Opportunità e il Presidente del Municipio Roma VI Le Torri. La giornata proseguirà con le letture e i racconti delle residenti del quartiere, per concludersi poi con il dialogo teatrale “Donna per cinque minuti” seguito dall’intervento musicale dell’artista romana e rapper Huntress D.

Le donne di mondi di mamme

Le donne del quartiere che si racconteranno sono le protagoniste del progetto di Associazione 21 luglio “Mondi di Mamme”: Miriana, Irina, Dzemila, Lucy e le altre si apriranno al pubblico, riportando aspetti della propria vita privata e professionale.
“Mondi di Mamme”, parte del progetto Bambini al Centro, è uno spazio multiculturale per mamme con differenti retroterra, legate l’un l’altra dalla comune esperienza della maternità e desiderose di condividere strategie di accudimento, dubbi, problemi e soluzioni, con altre mamme. Gli incontri sono mensili e sono aperti a tutte le donne del quartiere di Tor Bella Monaca e della baraccopoli di Salone. (Leggi di più e guarda il calendario degli incontri qui).
#DonneDavvero è organizzato dalla Commissione Elette e Pari Opportunità del Municipio Roma VI delle Torri, dall’Università di Roma “Tor Vergata” e dal Polo ex Fienile.
Vi aspettiamo l’8 marzo, dunque, per parlare e riflettere insieme di parità di genere, scelte di vita, impegno civile.
SCARICA LA LOCANDINA

biblioteca del giocattolo.

Biblioteche del giocattolo a Roma e Mazara: il primo mese di vita

Giardinaggio urbano, origami, laboratori di maschere: la biblioteca del giocattolo a Roma, così quella di Mazara del Vallo, compiono il loro primo mese di vita.

La toy library di Roma

«Quando possiamo tornare?» chiede Marta alle educatrici presenti presso la biblioteca del giocattolo di Cubo Libro, nel quartiere di Tor Bella Monaca.
Siamo a Roma, in uno dei quartieri della periferia urbana. È qui che è stato inaugurato il 20 gennaio scorso, uno spazio di contrasto alla povertà educativa, in cui adulti e bambini possano accedere gratuitamente a giocattoli, libri e attività ludiche. Marta è la mamma di uno dei 17 minori che ad oggi frequentano la biblioteca del giocattolo romana. I bambini, dai 10 mesi di vita ai 10 anni, vivono con entusiasmo e meraviglia i momenti offerti dalla biblioteca del giocattolo.
«Che magia!», esclama a fine giornata Gioele, un bambino di 6 anni, incantato dall’origami che ha appena terminato di realizzare con l’aiuto di educatori attenti e qualificati.

La toy library di Mazara

«Figo questo posto!» esulta Serena – 10 anni – appena varca la soglia dell’altro spazio TOY, quello della Casa della Comunità Speranza a Mazara del Vallo. Qui, presso la biblioteca del giocattolo, i minori iscritti sono 14.
«Che belle modalità educative», afferma Teresa, una delle mamme presenti, riferendosi all’approccio ludico tramite cui gli educatori trasmettono ai minori senso civico, il rispetto per l’altro, l’amore per i libri.
«Biblioteca del giocattolo» racconta Francesca Petrucci, coordinatrice del progetto TOY for inclusion «vuol dire opportunità di incontro e scambio tra piccoli e grandi, di tutte le origini, attraverso la spensieratezza e la leggerezza del gioco. Vuol dire senso di comunione nel quartiere, di appartenenza, di inclusione. Per tutti, per coloro che non hanno la possibilità di acquistare giochi, per i più curiosi, per chi ama condividere, per chi pensa che la cultura possa cambiare la vita delle persone».
Per maggiori informazioni:
SCARICA LA LOCANDINA – MAZARA DEL VALLO
SCARICA LA LOCANDINA – TOR BELLA MONACA, ROMA

IL PROGETTO TOY IN EUROPA
IL PROGETTO TOY IN ITALIA
 

casapound

Per Casapound curare rom e immigrati è una spesa inutile

«Abbiamo su tutto il territorio il problema con gli immigrati, con persone irregolari, con i roghi tossici….Pensiamo alla sanità, a quanto sono congestionati i nostri pronto soccorso. Casapound Italia attraverso l’introduzione di pronti soccorso light per i codici bianchi e i codici verdi vorrebbe decongestionare i pronto soccorso (…) e soprattutto ci chiediamo tutti gli sprechi a favore di immigrati, rom e clandestini per le loro cure potrebbero essere tutti dirottati per gli italiani. Bisogna ridurre assolutamente le spese inutili per fare prestazioni anche di un certo livello verso i clandestini, gli immigrati e i rom che non contribuiscono in nessun modo alla spesa totale sanitaria, non contribuiscono nè con le tasse nè in altro modo. Quindi per noi anche nella sanità prima gli italiani» (questo il link all’intervista).
Questo è stato l’incipit delle dichiarazioni rilasciate da Mauro Antonini leader di Casapound alla trasmissione Centro Suono Sport “Mettiamoci una croce” in data 19.02.2018

Perché la segnalazione

L’intervento del Candidato alla Regione Lazio, Mauro Antonini, ha richiamato immediatamente l’attenzione dell’equipe di lavoro dell’Osservatorio 21 luglio che ha segnalato le dichiarazioni agli organi competenti, per la rilevante gravità delle dichiarazioni sopra riportate, perché in netto conflitto con il diritto costituzionale, interno ed internazionale in materia di tutela alla salute e  in materia di non discriminazione. Secondo il rappresentante di Casapound, infatti, il diritto di accedere alle cure mediche e all’assistenza sanitaria dipenderebbe dall’origine etnica e razziale delle persone.

L’Osservatorio

L’Osservatorio 21 luglio svolge una costante e scrupolosa attività di monitoraggio per tenere traccia degli “hate speech” e attivare misure correttive volte alla decostruzione degli stereotipi e dei pregiudizi che coinvolgono autorità, esponenti pubblici e media.

Convegno.

Riconoscimento rom e sinti: un Convegno apre il confronto sulle priorità di oggi

Rivendicazioni di diritti e rivendicazioni di identità: tra queste due polarità si è sviluppato il Convegno presso il Senato della Repubblica “Riconoscimento tutela e promozione sociale delle comunità rom e sinte in Italia. Quali azioni promuovere?”.

Aperto un dibattito nazionale

L’evento, organizzato su iniziativa della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, Associazione 21 luglio e l’International Centre of Interdisciplinary Studies on Migration dell’Università del Salento, ha dato il via a un dibattito nazionale sulle proposte di legge per il riconoscimento di rom e sinti in Italia.
Durante il Convegno, diverse posizioni si sono confrontate apertamente e in modo costruttivo, tutte unite dall’urgenza di combattere l’esclusione sociale e la discriminazione cui sono esposti molti rom e sinti in Italia.
Diversi sono invece gli approcci e le aree di intervento individuate: dal riconoscimento istituzionale dello sterminio dei rom e sinti durante il nazi-fascismo, al riconoscimento della minoranza linguistica parlante il romanès, al riconoscimento dei diritti fondamentali.
«L’ostilità nei confronti di rom, sinti e camminanti nasce da molte motivazioni – ha sottolineato il Presidente della Commissione diritti umani del Senato, Luigi Manconi – una di queste è la cancellazione della loro storia. Pochi conoscono il numero dei morti rom e sinti nei campi di concentramento. È necessario riconoscere la dignità storica di questi gruppi».

Quali priorità?

«Tutte le battaglie sono legittime, ma è necessario capire quali sono le priorità oggi in Italia, nel “paese dei campi” – ha affermato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – bisognerà scegliere se continuare ad affrontare la questione ponendo al centro l’esistenza di una presunta e omogenea minoranza culturale o se porre al primo posto il problema dell’esclusione sociale, frutto della discriminazione etnica subìta da 28.000 rom e sinti presenti negli insediamenti formali e informali».
(Per i dati sui rom in emergenza abitativa in Italia, consulta il Rapporto Annuale 2016).
Quali sono le priorità che il Governo dovrà considerare nella stesura della Strategia Nazionale di Inclusione 2020? Quali conseguenze avranno sulla vita degli interessati le diverse proposte di legge?
Il Convegno ha iniziato a tracciare delle risposte a tali domande, essenziali per il futuro dei diritti umani dei rom e sinti in Italia.
Qui, la registrazione completa del Convegno.
A breve, gli atti del Convegno sul sito 21luglio.org

Strategia Nazionale.

Superare lo “strabismo etnico” per superare i “campi rom”. Verso una nuova Strategia Nazionale

Abstract dell’intervento di Carlo Stasolla (Presidente Associazione 21 luglio Onlus) in programma nel Convegno “Riconoscimento, tutela e promozione sociale delle comunità rom e sinte in Italia. Quali azioni promuovere?, previsto per il 20 febbraio, presso la Sala degli Atti Parlamentari, Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, Piazza della Minerva 38, Roma. (SCARICA LA LOCANDINA)
La “Strategia Nazionale per l’Inclusione dei rom 2012-2020” ha rappresentato sicuramente un importante spartiacque, un punto di non ritorno che, dopo le drammatiche conseguenze del triennium horribile dell'”Emergenza Nomadi”, assume un valore e un significato ancora più importante. Eppure ogni volta, come accadeva anche nel passato, quando si giunge alla prova dei fatti e ci scontriamo con la realtà, si rivive l’ennesima frustrazione del fallimento e del ritrovarsi nel punto di partenza. Nelle parole abbiamo sicuramente registrato dei passi in avanti ma nella prassi fatichiamo a dare concretezza a propositi e obiettivi.

Il “peccato originale” della Strategia

Questo perché esiste un peccato originale che ha una genesi antica ma che nel 2012, anno della presentazione della Strategia Nazionale per l’inclusione dei rom, è rimasto intatto. Abbiamo assunto la Strategia Nazionale come bussola ideale ma non abbiamo mai smesso di utilizzare un “approccio culturalista” che nel tempo ci ha provocato una grave forma di “strabismo” facendoci dirottare verso una pericolosa “deriva etnica”.
Si comprende bene come dal 2012 ad oggi le principali azioni condotte a livello istituzionale e le proposte legislative non abbiano posto al centro il superamento dei mega insediamenti monoetnici, azioni di contrasto alla povertà estrema e alla discriminazione, o la lotta alle azioni di sgombero forzato e alla violazione dei diritti fondamentali. Abbiamo piuttosto assistito a proposte per il riconoscimento linguistico, per salvaguardare la realizzazione di micro aree nel Nord Italia dove insistono dignitose case mobili, per tutelare specifiche tradizioni artistiche. Battaglie legittime ma che nell’Italia segnata da 150 baraccopoli istituzionali, non possiamo sicuramente considerare prioritarie!

Le comunità rom e sinte in Italia

In una revisione della Strategia Nazionale, prevista nel 2020, andrà posta al centro la parola “diritti fondamentali” e, in termini di “diritto all’inclusione”, alla base dell’azione della Strategia, sarà doveroso disegnare una mappa dell’esclusione sociale vissuta dalle comunità rom. Da questo punto di vista in Italia non esistono, come in altri Paesi, sfumature ma due grossi blocchi distinti. Esistono comunità “a rischio discriminazione” e comunità “discriminate”; comunità “a rischio esclusione sociale” e comunità che da generazioni vivono sulla loro pelle la segregazione abitativa e la marginalizzazione sociale. Non tutte subiscono con la medesima intensità, l’ostilità e l’avversione. Non tutte vedono le loro istanze rappresentate nelle opportune sedi istituzionali.
A un estremo troviamo rom e sinti di antica immigrazione che da Nord a Sud hanno raggiunto un sufficiente o alto livello di inclusione sociale. Con una forte capacità di rappresentanza – attraverso soggetti e organizzazioni che da decenni si muovono nel panorama nazionale – hanno strumenti per sostenere istanze e portare la loro voce presso le istituzioni nazionali ed europee. All’altro estremo 28.000 rom, i “senza voce”, in prevalenza di nazionalità straniera, in uno stato di povertà, marginalità, segregazione all’interno di insediamenti che altro non sono che baraccopoli. Sono loro, proprio perché “ipervisibili” le principali vittime della discriminazione e della segregazione istituzionale, delle frasi d’odio e delle azioni xenofobe. E’ anzitutto per loro che l’Europa ci ha chiesto una Strategia Nazionale, perché vittime di una Nazione denominata il “Paese dei campi”.

Come definire le questioni prioritarie

Nella nuova Strategia 2020, e in tutte le future proposte legislative che si andranno a proporre, dovemmo finalmente affrontare di petto questioni prioritarie che non sono certamente legate ad una sola salvaguardia culturale o linguistica. Questo richiede lo sforzo di non considerare più i rom, i sinti e i caminanti come una unica specificità culturale e linguistica, ma come una pluralità di individui e comunità, alcuni dei quali vittime di una sistematica discriminazione istituzionale che ha trovato la sua espressione architettonica nei mega insediamenti monoetnici. La Strategia deve parlare la lingua dell’“inclusione” e ha quindi il dovere di definire priorità di intervento adoperandosi in primis a favore di quelle comunità rom che sono le più svantaggiate di altre a causa di azioni discriminatorie e della condizione socio-economica nelle quali sono intrappolate.
E questo non solo perché ce lo chiede l’Europa.
di Carlo Stasolla

approccio culturalista.

Etnicizzare il sociale, rischi e contraddizioni di un approccio culturalista

Abstract dell’intervento di Antonio Ciniero (Università del Salento) in programma nel Convegno “Riconoscimento, tutela e promozione sociale delle comunità rom e sinte in Italia. Quali azioni promuovere?“, previsto per il 20 febbraio, presso la Sala degli Atti Parlamentari, Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, Piazza della Minerva 38, Roma. (SCARICA LA LOCANDINA)
La questione di chi possa essere o meno considerato rom non ha una soluzione condivisa, né sul piano degli studi scientifici, né su quello della definizione politico-legislativa. Non esistono criteri oggettivi per determinare chi sia rom e chi non lo sia: esistono paesi in cui i rom sono riconosciuti come minoranza e altri in cui non lo sono; non tutti coloro che si autodefiniscono o sono definiti rom parlano la stessa lingua, o condividono una religione comune; inoltre i gruppi rom hanno provenienze geografiche diverse, così come molto diverse sono le condizioni socio-economiche o i livelli di scolarizzazione. Anche i tassi di partecipazione alla vita politica dei paesi nei quali vivono cambiano sensibilmente, sia in termini di partecipazione attiva che passiva (Bačlija, Haček, 2012; McGarry, Timofey, 2014).

Cos’è la “cultura rom”?

Nonostante questa varietà, considerare i rom come appartenenti a gruppi etnici e/o con caratteristiche culturali comuni, più o meno rigidamente definite, è stato e continua ad essere un approccio piuttosto diffuso in parte della letteratura sul tema e, soprattutto, nell’azione politica che le istituzioni pubbliche mettono in campo. Sul piano sociale e culturale, il processo di costruzione di un’immagine più o meno omogenea – in alcuni casi essenzialista – con cui viene identificata la cultura rom, iniziato nel Settecento con la diffusione delle teorie sull’origine indoariana del romanes,  continua ancora oggi a condizionare il discorso pubblico sui rom (Sigona, 2006). È un discorso alla cui formazione partecipano, a diversi livelli, molti attori: politici, rappresentanti istituzionali, attivisti, associazioni, media, artisti e rappresentanti delle élites romanì (McGarry, 2014), che veicolano, a seconda dei casi, immagini con cui identificare la cultura rom: devianza, precarietà economica, disagio abitativo, ma anche rivendicazione in positivo di aspetti legati dell’uso del romanes, al mito fondativo della comune discendenza indoariana di tutti i rom o alle rappresentazioni artistiche, elementi parziali sui quali si basa, di volta in volta, la rappresentazione complessiva della storia, dell’identità e della cultura romanì (Daniele, 2010), lasciando da parte, tra l’altro, tutti gli aspetti di negoziazione dinamica dei singoli nella sfera pubblica e anche in quella privata (Benhabib, 2002).

Approccio culturalista e azione politica

Questo tipo di definizione culturalista dei rom, in Italia più che altrove, ha influenzato l’azione politica delle istituzioni pubbliche e delle organizzazioni sociali. È il caso delle leggi regionali che dagli anni Ottanta hanno istituito in diverse regioni italiane aree sosta da destinare alla residenza esclusiva dei rom, o anche l’istituzione negli anni Settanta delle classi lacio drom. Il condizionamento culturalista dell’azione politica non è solo un retaggio del passato. Per fare un esempio, ancora nel 2016, nella Strategia per l’integrazione dei Rom, Sinti e Caminanti della Regione Emilia Romagna, si legge, riguardo al tema del lavoro: la cultura zingara non appare generalmente compatibile con un inserimento occupazionale basato su una prestazione lavorativa giornaliera da portare avanti secondo un numero costante di ore alle dipendenze di terzi (p. 45). Il condizionamento culturalista si ripropone, inoltre, in maniera preponderante nella proposta di legge “Norme per la tutela e le pari opportunità della minoranza storico-linguistica dei Rom e dei Sinti”, in particolare quando si fa riferimento alle forme dell’abitare e ai dispositivi di discriminazione positiva previsti esclusivamente per Rom e Sinti per favorire l’accesso all’alloggio (artt. 26, 27, 28, 29 e 30) e, anche se con minore enfasi, quando affronta il tema del lavoro (art. 31).
Tra le ricadute maggiormente contradditorie di questo tipo di impostazione, c’è la ridefinizione, su un piano di presunte differenze culturali, di ciò che in molti casi è invece conseguenza di diseguaglianze sociali, reiterate per generazioni, in parte incentivate o mantenute proprio dagli interventi politici.
I processi di esclusione sociale di cui parte dei rom è vittima è, in primo luogo, una questione di politica sociale e come tale dovrebbe essere affrontata, non in termini etnico-culturali, anche perché, evidenze storiche ci dicono che processi di inclusione sociale positiva si sono registrati proprio laddove non è stata creata politicamente “una questione rom”. Il caso di alcuni gruppi rom dell’Italia meridionale è a tal proposito emblematico.

Culturalismo e relazioni sociali

In diversi territori dell’Italia meridionale, che registrano presenze rom già a partire dal 1500, si sono rilevati processi di inclusione sociale positiva proprio laddove sono stati assenti dispositivi politici o giuridici che tendevano a separare i rom dal resto della popolazione (Pontrandolfo, 2013; Ciniero, 2017).  Inoltre, aspetto non secondario, sul piano dei rapporti e delle interazioni sociali, la mancata definizione politica e giuridica di una differenza della quale i rom sarebbero portatori rispetto al resto della popolazione ha anche facilitato le possibilità di confronto e scambio tra rom e non rom.  Ha fatto sì che l’identità e l’appartenenza culturale, fossero, a seconda dei casi, negoziate, rivendicate o anche rifiutate, ma sempre all’interno di relazioni individuali, famigliari e sociali. Le relazioni sociali, individuali e famigliari, sebbene esercitino delle forme di condizionamento (legate al reddito, al genere, all’età, all’estrazione sociale) sulla vita dei singoli, non hanno la possibilità di tradurre, sul piano politico, tali forme di condizionamento, come invece avviene quando sono le leggi a sancire e reificare una differenza che inevitabilmente produce effetti sociali.
La costruzione identitaria e l’appartenenza culturale, svincolata da politiche etniche, diviene in primo luogo una questione di scelta personale, un’elaborazione individuale complessa, processuale e articolata, che è facilitata nell’avere tali connotazioni proprio perché non è ingabbiata nelle anguste maglie definitorie di una legge o di un insieme di provvedimenti amministrativi.
di Antonio Ciniero
Riferimenti bibliografici
Bačlija I., Haček M., 2012, Minority Political Participation at the Local Level: e Roma, in International Journal on Minority and Group Rights, n. 19, 53–68.
Benhabib S., 2002, The Claims of Culture: Equality and Diversity in the Global Era, Princeton University Press, Princeton.
Ciniero A., 2017, Mascarimirì, come legge! Percorsi scolastici, identità e rielaborazione delle appartenenze culturali nel racconto intergenerazionale di una famiglia rom dell’Italia meridionale. Note su un’indagine in corso, in Rivista di Storia dell’Educazione, v. 1, n. 1, giugno 2017. pp. 31-49
Daniele U., 2010, Zingari di carta. Un percorso nella presa di parola rom ai tempi dell’emergenza, in Zapruder, n. 21, Odradek, Roma, pp. 57-72.
McGarry A. (2014), Roma as a political identity: Exploring representations
of Roma in Europe, in Ethnicities, Vol. 14(6) 756–774.
McGarry A, Timofey A. (2014), Unpacking the Roma Participation Puzzle: Presence, Voice and Influence in Journal of Ethnic and Migration Studies, Vol. 40, No. 12, 02.12.2014, p. 1972-1990.
Pontrandolfo, S.. 2013. Rom dell’Italia meridionale, Roma: CISU.
Piasere L., 2004, I rom d’Europa. Una storia moderna, Editori Laterza, Roma-Bari.
Sigona N., 2006, Locating the “Gypsy problem”. The Roma in Italy: Stereotyping, Labelling and Nomad Camps, Journal of Ethnic and Migration Studies, Vol. 31, n° 4, p. 741-756.
 

martedì grasso

Amarò Foro festeggia il martedì grasso a Tor Bella Monaca

L’equipe di Amarò Foro ha festeggiato il martedì grasso partecipando al Carnevale Popolare di Tor Bella Monaca organizzato da Cubo Libro e e El Chentro Sociale  con la partecipazione di Los Adoquines de Spartaco.

Il Carnevale popolare di Tor Bella Monaca

Giunto alla sua sesta edizione, i festeggiamenti si sono aperti con la consueta sfilata attraverso il quartiere della Murga Los Adoquines de Spartaco – un tripudio di colori, musica e danza – e sono proseguiti in Largo Mengaroni dove le famiglie e i bambini del quartiere si sono incontrate e hanno condiviso insieme giochi e lanci di stelle filanti e coriandoli. Last but not least…l’esibizione di un’artista di strada che ha concluso i festeggiamenti in maschera.

La festa più colorata dell’anno

Tanti i bambini e le bambine che erano presenti in piazza, tutti rigorosamente mascherati, per celebrare la festa più colorata dell’anno. Il Carnevale è una delle espressioni più autentiche della tradizione popolare del nostro Paese, un momento fondamentale ed estremamente pedagogico per i più piccoli, che viene festeggiato con centinaia di celebrazioni in tutte le parti d’Italia, dal nord al sud, alle isole. La fantasia, l’energia, la spontaneità e le creatività popolari trovano espressione da sempre in questo evento, portando la sua  potenza simbolica ben al di là della semplice festa.
 

sgombero forzato

Sgombero forzato per 250 rom. Associazione 21 luglio: «grave violazione dei diritti fondamentali»

Associazione 21 luglio condanna con fermezza lo sgombero forzato che ha coinvolto 250 persone di origine rom avvenuto questa mattina a Roma: «ennesima ferita di una città incapace di dare risposte».
Roma, 13/2/2018. Sono iniziate all’alba di questa mattina le operazioni di sgombero forzato di 250 persone di origine rom – tra cui circa 130 minori, donne incinte e anziani – che occupavano lo stabile di via Tiburtina 781 a Roma, un capannone industriale di proprietà della Società Romana Tiburtina Immobiliare S.p.A.
Le forze dell’ordine, un dispiego di Polizia Municipale, Carabinieri e Polizia di Stato, si sono presentate in tenuta antisommossa e hanno iniziato le operazioni di sgombero in evidente violazione degli obblighi internazionali e senza rispettare alcuna delle garanzie procedurali in materia di sgomberi previste dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite, in parte fatte proprie dal Decreto Minniti (legge 48/2017). L’operazione non è stata infatti preceduta da alcuna notifica scritta alle famiglie e – soprattutto – non è stata fornita alcuna soluzione abitativa alternativa.
I residenti, di origine rumena, abitavano nello stabile da circa un anno e provenivano da ripetuti sgomberi di insediamenti informali. Nel 2017 sono state 33 le operazioni di sgombero forzato a Roma, che hanno coinvolto 557 persone, tutte appartenenti alla comunità rom.
Come denuncia da sempre Associazione 21 luglio, gli sgomberi forzati non fanno che aggravare le condizioni di vulnerabilità delle persone coinvolte e, oltretutto, interrompono irrimediabilmente il percorso scolastico dei minori coinvolti. Numerosi infatti le bambine e i bambini sgomberati oggi che frequentavano le scuole del quartiere (Istituto Comprensivo di Via Cortina e Istituto Comprensivo Palombini) e che difficilmente riusciranno a riprendere gli studi con regolarità.
Si tratta del primo sgombero forzato dopo quello di Piazza Indipendenza e dopo la circolare del Ministero dell’Interno – la n. 11001/123/11(1) – nella quale si ribadisce la necessità di tutelare i nuclei familiari più vulnerabili e in condizioni di grave disagio economico.
«Dopo il giusto clamore suscitato lo scorso agosto dallo sgombero di Piazza Indipendenza – ha sottolineato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – si prova amarezza nel constatare il silenzio che ha accompagnato lo sgombero odierno. Quella di oggi è una gravissima violazione dei diritti fondamentali – aggiunge – che provoca un’ennesima ferita nel corpo di una città incapace di ascoltare e di dare risposte a fasce di popolazione doppiamente discriminate: perché povere, perché di etnia rom».

Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio stampa e comunicazione
Associazione 21 luglio
Tel. 06.64815620 – 388.4867611
Email: stampa@21luglio.org
www.21luglio.org

Jhon Cabot

Lezione sui matrimoni precoci alla John Cabot University

Associazione 21 luglio è stata invitata a parlare di matrimoni precoci presso l’Università John Cabot, istituzione universitaria e punto di riferimento per gli studenti americani a Roma.
Nel corso dell’evento, sono stati presentati i risultati dell’indagine “Non ho l’età“, ultima ricerca di Associazione 21 luglio incentrata sul tema dei matrimoni precoci all’interno delle baraccopoli romane.

I matrimoni precoci e la politica dei “campi”

Durante l’iniziativa alla John Cabot, Associazione 21 luglio ha avuto l’opportunità di raccontare a un ampio pubblico cosa significhi, per una giovane donna, vivere in una baraccopoli, in che modo l’esclusione sociale si intrecci alle scelte matrimoniali e perché il fallimento dell’esperienza scolastica faciliti la precocità delle unioni.
(Sul tema della scolarizzazione dei minori rom in emergenza abitativa, consulta il Report “Ultimo Banco“).
«Nelle baraccopoli da noi studiate, il tasso dei matrimoni precoci si attesta al 77%. Si tratta di un fenomeno fortemente connesso all’esclusione sociale vissuta da chi cresce in baraccopoli, piuttosto che a fattori culturali come generalmente si pensa» ha affermato Angela Tullio Cataldo, ricercatrice di Associazione 21 luglio.
Ad introdurre i lavori, Isabella Clough Marinaro, Chair of the Department of Modern Languages and Literature dell’Università John Cabot, la quale ha illustrato l’evoluzione della politica dei “campi” in Italia, dagli anni ’80 ad oggi.
(Sul tema della politica dei “campi”, leggi il nostro ultimo Rapporto Annuale).

Non solo esclusione sociale

I partecipanti all’evento, tra cui molti studenti della John Cabot, hanno assistito alla proiezione di video-pillole “Rom, cittadini dell’Italia che verrà”, brevi e delicate incursioni nella vita ordinaria di alcuni rom, simbolo di un’inclusione possibile e di successo: contrariamente allo stereotipo secondo il quale vengono normalmente rappresentate le comunità rom, la narrazione non si esaurisce solo a coloro che vivono in condizioni di segregazione estrema all’interno dei cosiddetti “campi”, ma include anche numerose storie di cittadini comuni.
A chiudere l’evento, la preziosa testimonianza di Driton Berisha, Project Coordinator presso la NGO Kosova Education Centre, da anni impegnato nella prevenzione dei matrimoni precoci: «In quanto rom, ho vissuto ed assistito a molte delle situazioni riportate nell’indagine “Non ho l’età”. La situazione in Kosovo è molto simile a quella raccontata nel report. E anche nel nostro caso, la lotta alla povertà educativa si è rivelata essere la chiave fondamentale di contrasto a tali pratiche».

Associazione 21 luglio ETS - Largo Ferruccio Mengaroni, 29, 00133, Roma - Email: info@21luglio.org - C.F. 97598580583 - Privacy Policy - Cookie Policy