Archivio per mese: Ottobre, 2020

Infanzia, la cura possibile di una comunità educante: da Alzano a Scampia, ecco il progetto nazionale Ip Ip Urrà

Educare e prendersi cura, soprattutto ora nell’emergenza Covid: una comunità educante per la prima infanzia, le famiglie e il territorio. Sarà presentato il 5 novembre dalle 11 alle 12 sulla piattaforma zoom, e in collegamento dal Chikù centro culturale e gastronomico a Scampìa, Napoli, – Largo della Cittadinanza Attiva, – con una conferenza stampa, il progetto Ip Ip Urrà Metodi e Strategie Informali per Mettere l’Infanzia Prima, selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile che vede come capofila l’associazione Chi rom e…chi no,  nell’ambito del Bando Un Passo Avanti dell’Impresa sociale Con i bambini – Fondo di contrasto alla povertà minorile.

Il progetto nazionale vede 10 regioni e 23 partner coinvolti: dalla Valle Seriana a Messina, passando per Firenze, Moncalieri, Roma, Lamezia Terme e Lecce: Cooperativa Sociale Il Cantiere (Albino, Valle Seriana), Coop L’Abbaino, Consorzio Mestieri Toscana (Firenze), Coop. Soc. Mignanego (Genova), Ass. Comunità Progetto Sud (Lamezia Terme), Ass. Fermenti lattici (Lecce), EcoS-Med coop. soc. (Messina), La Kumpania (Napoli) Libera Compagnia di Arti & Mestieri Sociali  (Pioltello), Associazione 21 luglio (Roma), Coop. Soc. Educazione Progetto (Torino), Fondazione Zancan, Università Federico II centro Sinapsi e tante scuole sparse lungo lo stivale.

Alla conferenza stampa interverranno la sottosegretaria al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali Francesca Puglisi, il vicepresidente dell’impresa sociale Con i Bambini Marco Rossi Doria, la presidente di Chi rom e… chi no Barbara Pierro, la Fondazione Compagnia di San Paolo con Claudia Mandrile e la Fondazione Zancan con la direttrice Cinzia Canali. Porterà i saluti l’assessore alla scuola del Comune di Napoli Annamaria Palmieri.

Saranno illustrati gli obiettivi di progetto, le azioni e la sfida educativa di comunità che insieme i diversi partner vogliono affrontare con l’intento di costruire una Task Force Kids più che mai necessaria in questo momento di particolare precarietà che potrebbe avere un impatto molto forte sui bambini e la loro crescita sociale, oltre che al loro grado di istruzione.

“Il progetto – dichiara Barbara Pierro, presidente dell’associazione capofila Chi rom e…chi no di Scampia – rappresenta un’occasione importante oltre che necessaria in questo momento di particolare disorientamento e fragilità per tutto il Paese. Un cammino lento e in luoghi naturali al fianco di chi vive in condizioni di vulnerabilità per scoprire i talenti personali, rafforzare le competenze di grandi e piccini e seminare lo spirito di comunità coese e solidali”.

Il progetto è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD. www.conibambini.org.

Comunicato stampa – Comune di Roma decide per blocco sgombero dopo interesse CE

Campo rom di Castel Romano. Associazione 21 luglio: «La Commissione Europea attenziona l’insediamento e il Comune di Roma decide il blocco dello sgombero. Ora si lavori per l’inclusione secondo il modello della Lega a Ferrara»

 

Secondo le intenzioni del Comune di Roma l’area F di Castel Romano, abitata da un centinaio di persone, doveva essere sgomberata prima il 10 settembre. Poi lo sgombero è stato rinviato alla fine dello stesso mese. Per scongiurare tale azione, Associazione 21 luglio, ravvisando un comportamento discriminatorio delle autorità capitoline, si era rivolta alla Commissione Europea e all’Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali (UNAR) presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Lo scorso 20 ottobre, Szabolcs Schmidt, capo Unità della Commissione Europea su “Non-discrimination and Roma coordination” in una missiva rivolta ad Associazione 21 luglio, ha comunicato che la Commissione Europea sta attenzionando le azioni del Comune di Roma sull’area F di Castel Romano e l’impatto dell’intero Piano rom della Giunta Raggi sulle comunità rom interessate. Nella lettera Schmidt ha ribadito come gli Stati membri, Italia compresa, devono garantire, in caso di sgombero, «che lo stesso avvenga nel pieno rispetto del diritto dell’Unione e degli altri diritti umani internazionali in ottemperanza agli obblighi come quelli stabiliti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Questo – continua Schmidt –  è stato rafforzato dalla raccomandazione del Consiglio del 9 dicembre 2013 riguardo le misure efficaci per l’integrazione dei Rom negli Stati membri (2013 / C 378/01)».

Il giorno dopo è seguita una comunicazione dell’UNAR nella quale è stato riportato che sia il Capo Gabinetto che il vice Capo Gabinetto della sindaca Virginia Raggi «hanno confermato di avere piena consapevolezza delle criticità oggetto della vostra istanza e assicurato circa il non luogo a procedere dello sgombero, inizialmente previsto entro la fine di settembre».

Secondo Associazione 21 luglio aver scongiurato lo sgombero dell’area F rappresenta un grande successo che però si potrebbe rivelare insufficiente in assenza di reali azioni inclusive volte al superamento dell’area, caratterizzata da condizioni igienico sanitarie gravissime. Per tale ragione, in un contesto come l’attuale, l’Associazione indica come via maestra quella già percorsa lo scorso anno dalla Giunta leghista di Ferrara e proposta dai residenti dell’area F in una lettera aperta rivolta alla sindaca Virginia Raggi lo scorso agosto.

Nel settembre 2019 la giunta guidata dal leghista Alan Fabbri, per completare il superamento del campo rom di Ferrara, ha fatto ricorso a una normativa regionale: un regolamento permette infatti alle amministrazioni locali, nei casi urgenti di estrema fragilità, di disporre di una quota delle abitazioni di edilizia residenziale pubblica. A Ferrara la quota è del 3%, a Roma del 15%. Nella cittadina estense tre famiglie rom, in forza di questo regolamento sono entrate in una casa popolare. Tale prassi – secondo Associazione 21 luglio – potrebbe essere fatta propria anche dall’Amministrazione Capitolina.

Secondo il Regolamento della Regione Lazio n.2 del 20 settembre 2000, n. 2 “Regolamento per l’assegnazione e la gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica destinata all’assistenza abitativa ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della Legge regionale 6 agosto 1999, n. 12”, come riportato all’articolo 13, comma 1: il Comune di Roma può riservare un’aliquota degli alloggi ERRP del 15% «da assegnare sulla base del bando generale, a nuclei familiari che si trovino in specifiche documentate situazioni di emergenza abitativa dovute a […] provvedimenti esecutivi di rilascio forzoso; sgombero di alloggi di proprietà pubblica da destinare ad uso pubblico».

Non va dimenticato che tale possibilità è stata paventata anche nella Memoria di Giunta sottoscritta da Virginia Raggi il 9 luglio 2020: riguardo l’area F di Castel Romano tra le varie misure si cita proprio la riserva Erp degli alloggi, riserva che ogni Comune ha a disposizione per i nuclei più fragili.

Secondo Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio: «Se i primi a sperimentare questo modello sono stati i rom entrati nelle case popolari di Ferrara, città governata da una giunta leghista, perché lo stesso non potrebbe essere fatto proprio dalla città di Roma? Non si tratta di optare per una corsia preferenziale creata ad hoc ma di avvalersi di regolamento regionale che lo consente. Nell’area F di Castel Romano risiedono 96 persone e di esse l’80% ha già fatto domanda di casa popolare. Se si dovesse ravvisare la necessità urgente di liberare l’area, già posta sotto sequestro dal Tribunale di Roma, l’opzione della riserva Erp resterebbe come l’unica come alternativa ad uno sgombero forzato inutile, costoso e lesivo dei diritti».

Al Polo ex Fienile apre ‘Officina dei talenti’

Il progetto Officina dei talenti, inserito nei macro progetti Storie cucite a mano e Amaro Foro, in ambito socio educativo presso il polo ex Fienile di Tor Bella Monaca si pone come finalità  quella di ostenere gli apprendimenti e i percorsi evolutivi dei minori offrendo strumenti di socialità e di libera espressione in chiave interculturale attraverso l’uso di diversi linguaggi artistici espressivi; farsi ponte tra le famiglie e le scuole e il territorio; offrire sul territorio uno spazio di socialità e di creatività condivisa dove poter interagire, esprimendosi così in tutti i modi non possibili a casa o a scuola favorendo così l’inclusione sociale, la crescita della fiducia in sé stessi e combattendo l’evasione scolastica.

E’ rivolto a minori di età compresa tra i 6 e i 14 anni.

Le attività sono state definite in base a metodologie legate alla pedagogia socio-affettiva e all’outdoor education, resa possibile grazie agli ampi spazi esterni di cui la struttura è dotata. Tenendo in considerazione le diverse forme di intelligenza e, di conseguenza, le differenze nel modo di apprendere che queste forme di intelligenza innescano, la programmazione è stata realizzata dando la possibilità a ogni bambino di sperimentare la maggior varietà di esperienze in tutti i campi della vita umana: scientifico, umanistico, artigianale, artistico, accademico e non accademico. Si sono, pertanto, strutturati differenti tipologie di laboratori in modo da permettere ai bambini/e di scoprire la propria “vocazione” e di sperimentare diverse e innovative metodologie di apprendimento.

All’interno del progetto si svolgono diverse attività:

– Laboratorio teatrale
Una volta a settimana viene svolto, nei palchi esterni ed interni del Polo, il laboratorio teatrale, nel quale sono sperimentate tecniche che fanno riferimento al Teatro dell’Oppresso, a partire dalle esperienze e dai vissuti dei minori, permettendo loro di allenare memoria, concentrazione e sviluppare al contempo sentimenti di empatia.

– Laboratorio orto-giardino
In linea con le metodologie dell’outdoor education, vengono realizzate le attività negli spazi esterni del Polo utilizzando l’ambiente naturale come spazio privilegiato per le esperienze e per l’educazione: cura dell’orto, osservazione della natura, nomenclatura di piante e alberi.

– Laboratorio musicale
Convinti che l’educazione alla musica sia fondamentale per la formazione dello sviluppo cognitivo si è deciso di proporre ai ragazzi attività di propedeutica alla musica. Il laboratorio musicale prevede un’ampia varietà di esercizi svolti a cadenze fisse nel corso della settimana: esercizi ritmici con strumenti musicali, strettamente legati alla disciplina matematica; esercizi di psicomusica in cui, attraverso il gioco, si esercita la lettura della musica; body percussion per stimolare lo sviluppo del senso del ritmo e incentivare alla collaborazione reciproca creando e imparando ad ascoltare, rispettare e partecipare.

– Laboratorio LEGO
È stata avviata l’attività di costruzioni con mattoncini LEGO per stimolare la fantasia, la focalizzazione dell’attenzione, l’attivazione di processi di problem solving, l’ingegno e l’estro del bambino al fine di risvegliarne le potenzialità latenti.

– Laboratorio giochi di società
Con il gruppo dei pre-adolescenti si è sperimentata l’attività legata ai giochi di società costruiti ed elaborati dai ragazzi stessi. Considerando che la pre-adolescenza è un momento in cui la spinta verso l’autonomia si manifestata come atteggiamento oppositivo a priori nei confronti dell’adulto, gli educatori hanno ritenuto fondamentale focalizzarsi sulla comprensione del valore e dell’utilità della regola, da considerarsi non come un limite, ma come elemento che permea la struttura e il senso di ciò che si fa e come primo passo per la formazione del senso civico.
I ragazzi hanno manifestato interesse e una buona partecipazione allo svolgimento dei laboratori offerti. Sono emerse le potenzialità e le attitudini di ogni bambino, mostratesi nell’entusiasmo a partecipare ad alcuni laboratori specifici piuttosto che ad altri. Questo dato è confermato anche dal grado di stabilità nella frequenza alle attività in generale della Winter School. Ciò che è risultato evidente e che riguarda l’intero gruppo dei minori, è stata la necessità di svolgere attività motoria in spazi esterni a cui si è risposto inserendo un maggior numero più momenti di gioco libero e/o di movimento negli spazi esterni.

 

“Sognare per crescere”, la storia di Enzo tra attivismo e università per Reyn Italia

Si chiama Enzo, è un educatore professionista rom e racconta la storia della sua vita ponendo attenzione sull’importanza della scuola, perché credere nei propri sogni significa anche poterli realizzare.

Il racconto che vi proponiamo è inserito all’interno del progetto Reyn International. Buona lettura!

Sono Enzo, dall’Italia. Partendo da dove sono ora, e tornando indietro ai miei primi anni di vita, vi accompagnerò nel viaggio che mi ha portato ad essere la persona che sono oggi. Condividerò momenti importanti della mia vita – analizzando gli eventi che mi hanno reso forte e presentandovi le persone che mi hanno sostenuto – tra le tante sfide che ho intrapreso nel mio viaggio.

Sono orgoglioso di essere rom, di chi sono ora e del mio sogno di crescere. Lavoro in un un progetto chiamato “Giovani rom, costruttori di speranza” che consiste nell’offrire sostegno scolastico ai bambini rom e organizzare corsi di formazione ed eventi di sensibilizzazione. Ma non solo, rivesto diversi ruoli! Sono anche un tutor che accompagna i giovani del circuito giudiziario nei percorsi di inserimento lavorativo e di integrazione sociale. Quando avevo 29 anni, ho conseguito la laurea in Lingue e Scienze dell’Educazione. Dopo la laurea ho deciso di proseguire gli studi e frequentare il corso di laurea magistrale in Scienze Pedagogiche.

All’età di 15 anni dopo aver lasciato la scuola superiore, ho iniziato un periodo di formazione di durata biennale presso un’agenzia formativa professionale e scolastica. Inoltre, ho cominciato a svolgere volontariato nella stessa associazione che mi ha sostenuto quando ero bambino.

Quando frequentavo le elementari andavo molto bene a scuola ed ero sostenuto nello svolgimento dei compiti da un’associazione locale. Tuttavia ho dovuto affrontare molte difficoltà a causa delle mie origini rom. Alle medie, sono stato inserito in una classe dove erano presenti tutti i ragazzi rom iscritti nella scuola. Nonostante ciò, sono riuscito a instaurare relazioni positive anche con i compagni non rom.

Dai 3 ai 6 anni, ho frequentato regolarmente un centro educativo domiciliare. Mi sono divertito molto con gli altri bambini. Anche se molti italiani credono che tutti i rom non siano italiani, io lo sono. Sono nato in Italia da genitori italiani. Grazie alla mia cittadinanza ho potuto accedere ai servizi di base per la prima infanzia e vivere in una casa popolare con la mia numerosa famiglia.

La storia di Enzo

“Asyslum. Dalle ‘istituzioni totali’ di Goffman ai ‘campi rom’ della città di Roma

«Per definire l’oggetto del presente studio, cioè i “campi rom” voluti, finanziati e in parte realizzati da tutte le Giunte Capitoline tra il 1994 e il 2018, sono necessari un neologismo e una metafora.

La metafora è quella del “campo rom” come istituzione totale, il neologismo è AsySlum.

AsySlum è un neologismo formato da due parole, Asylums e Slum. Il primo termine richiama il titolo dell’omonimo lavoro di Goffman, a cui la presente ricerca si è ispirata. Slum – al pari di favela, baraccopoli, bidonville – è un termine che indica un insediamento urbano densamente popolato e collocato ai margini di una metropoli.

I “campi rom” allestiti a Roma dall’Amministrazione locale, quindi con i soldi pubblici, dall’inizio degli anni Novanta e la seconda decade degli anni Duemila, sono tecnicamente degli slum monoetnici, dove sono state concentrate, con
intento segregazionista (Asylum), le famiglie in emergenza abitativa assimilabili alla categoria dei rom».

Asyslum – La ricerca di Associazione 21 luglio

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