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vie d'uscita

Presentazione del Premio Ricerca: Vie d'uscita. Le carriere abitative dei rom

INVITO

È possibile uscire dai “campi”? Quali sono le strategie abitative dei rom che cercano di accedere a una casa convenzionale?
Il primo premio ricerca 21 luglio sarà pubblicamente consegnato lunedì 12 marzo a Torino.

“Vie d’uscita. Le carriere abitative dei rom usciti dai campi” è il titolo della tesi di dottorato di Chiara Manzoni, premiata da Associazione 21 luglio per la rilevanza del tema e l’accuratezza dell’indagine. Al Convegno, l’autrice presenterà i risultati del suo lavoro sul campo: un’analisi sui motivi di successo, di fallimento, le ragioni e le dinamiche delle carriere abitative dei rom che tentano di far fronte all’emergenza abitativa.

Lunedì 12 marzo, ore 15.00
Campus Luigi Einaudi, Sala Lauree Blu
Lungo Dora Siena, 100 – Torino

Presentano

Carlo Stasolla – presidente Associazione 21 luglio
Chiara Manzoni
 – vincitrice del Premio Ricerca 21 luglio e Social Researcher presso NIESR
Marianna Manca – sociologa UniTo
Pietro Cingolani – antropologo UniTo

Intervengono

A. Stopani – geografo UniTo
M.Ferrua – Cooperativa Animazione Valdocco
M.Cardino – Città di Torino, Funzionario Progetto Speciale Nomadi
M.Buttino – Storico UniTo

Il premio ricerca è un’iniziativa di Associazione 21 luglio avente l’obiettivo di valorizzare tesi di dottorato innovative ed originali e di diffondere la ricerca accademica funzionale alla promozione dei diritti umani in Italia. A breve, il bando Premio Ricerca 2019.

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La foto è tratta dal documentario “I ricordi del fiume” (2015), di Gianluca e Massimiliano Serio.
Per la sua pubblicazione si ringrazia La Sarraz Pictures.

Convegno.

Riconoscimento rom e sinti: un Convegno apre il confronto sulle priorità di oggi

Rivendicazioni di diritti e rivendicazioni di identità: tra queste due polarità si è sviluppato il Convegno presso il Senato della Repubblica “Riconoscimento tutela e promozione sociale delle comunità rom e sinte in Italia. Quali azioni promuovere?”.

Aperto un dibattito nazionale

L’evento, organizzato su iniziativa della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, Associazione 21 luglio e l’International Centre of Interdisciplinary Studies on Migration dell’Università del Salento, ha dato il via a un dibattito nazionale sulle proposte di legge per il riconoscimento di rom e sinti in Italia.
Durante il Convegno, diverse posizioni si sono confrontate apertamente e in modo costruttivo, tutte unite dall’urgenza di combattere l’esclusione sociale e la discriminazione cui sono esposti molti rom e sinti in Italia.
Diversi sono invece gli approcci e le aree di intervento individuate: dal riconoscimento istituzionale dello sterminio dei rom e sinti durante il nazi-fascismo, al riconoscimento della minoranza linguistica parlante il romanès, al riconoscimento dei diritti fondamentali.
«L’ostilità nei confronti di rom, sinti e camminanti nasce da molte motivazioni – ha sottolineato il Presidente della Commissione diritti umani del Senato, Luigi Manconi – una di queste è la cancellazione della loro storia. Pochi conoscono il numero dei morti rom e sinti nei campi di concentramento. È necessario riconoscere la dignità storica di questi gruppi».

Quali priorità?

«Tutte le battaglie sono legittime, ma è necessario capire quali sono le priorità oggi in Italia, nel “paese dei campi” – ha affermato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – bisognerà scegliere se continuare ad affrontare la questione ponendo al centro l’esistenza di una presunta e omogenea minoranza culturale o se porre al primo posto il problema dell’esclusione sociale, frutto della discriminazione etnica subìta da 28.000 rom e sinti presenti negli insediamenti formali e informali».
(Per i dati sui rom in emergenza abitativa in Italia, consulta il Rapporto Annuale 2016).
Quali sono le priorità che il Governo dovrà considerare nella stesura della Strategia Nazionale di Inclusione 2020? Quali conseguenze avranno sulla vita degli interessati le diverse proposte di legge?
Il Convegno ha iniziato a tracciare delle risposte a tali domande, essenziali per il futuro dei diritti umani dei rom e sinti in Italia.
Qui, la registrazione completa del Convegno.
A breve, gli atti del Convegno sul sito 21luglio.org

Strategia Nazionale.

Superare lo “strabismo etnico” per superare i “campi rom”. Verso una nuova Strategia Nazionale

Abstract dell’intervento di Carlo Stasolla (Presidente Associazione 21 luglio Onlus) in programma nel Convegno “Riconoscimento, tutela e promozione sociale delle comunità rom e sinte in Italia. Quali azioni promuovere?“, previsto per il 20 febbraio, presso la Sala degli Atti Parlamentari, Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, Piazza della Minerva 38, Roma. (SCARICA LA LOCANDINA)
La “Strategia Nazionale per l’Inclusione dei rom 2012-2020” ha rappresentato sicuramente un importante spartiacque, un punto di non ritorno che, dopo le drammatiche conseguenze del triennium horribile dell'”Emergenza Nomadi”, assume un valore e un significato ancora più importante. Eppure ogni volta, come accadeva anche nel passato, quando si giunge alla prova dei fatti e ci scontriamo con la realtà, si rivive l’ennesima frustrazione del fallimento e del ritrovarsi nel punto di partenza. Nelle parole abbiamo sicuramente registrato dei passi in avanti ma nella prassi fatichiamo a dare concretezza a propositi e obiettivi.

Il “peccato originale” della Strategia

Questo perché esiste un peccato originale che ha una genesi antica ma che nel 2012, anno della presentazione della Strategia Nazionale per l’inclusione dei rom, è rimasto intatto. Abbiamo assunto la Strategia Nazionale come bussola ideale ma non abbiamo mai smesso di utilizzare un “approccio culturalista” che nel tempo ci ha provocato una grave forma di “strabismo” facendoci dirottare verso una pericolosa “deriva etnica”.
Si comprende bene come dal 2012 ad oggi le principali azioni condotte a livello istituzionale e le proposte legislative non abbiano posto al centro il superamento dei mega insediamenti monoetnici, azioni di contrasto alla povertà estrema e alla discriminazione, o la lotta alle azioni di sgombero forzato e alla violazione dei diritti fondamentali. Abbiamo piuttosto assistito a proposte per il riconoscimento linguistico, per salvaguardare la realizzazione di micro aree nel Nord Italia dove insistono dignitose case mobili, per tutelare specifiche tradizioni artistiche. Battaglie legittime ma che nell’Italia segnata da 150 baraccopoli istituzionali, non possiamo sicuramente considerare prioritarie!

Le comunità rom e sinte in Italia

In una revisione della Strategia Nazionale, prevista nel 2020, andrà posta al centro la parola “diritti fondamentali” e, in termini di “diritto all’inclusione”, alla base dell’azione della Strategia, sarà doveroso disegnare una mappa dell’esclusione sociale vissuta dalle comunità rom. Da questo punto di vista in Italia non esistono, come in altri Paesi, sfumature ma due grossi blocchi distinti. Esistono comunità “a rischio discriminazione” e comunità “discriminate”; comunità “a rischio esclusione sociale” e comunità che da generazioni vivono sulla loro pelle la segregazione abitativa e la marginalizzazione sociale. Non tutte subiscono con la medesima intensità, l’ostilità e l’avversione. Non tutte vedono le loro istanze rappresentate nelle opportune sedi istituzionali.
A un estremo troviamo rom e sinti di antica immigrazione che da Nord a Sud hanno raggiunto un sufficiente o alto livello di inclusione sociale. Con una forte capacità di rappresentanza – attraverso soggetti e organizzazioni che da decenni si muovono nel panorama nazionale – hanno strumenti per sostenere istanze e portare la loro voce presso le istituzioni nazionali ed europee. All’altro estremo 28.000 rom, i “senza voce”, in prevalenza di nazionalità straniera, in uno stato di povertà, marginalità, segregazione all’interno di insediamenti che altro non sono che baraccopoli. Sono loro, proprio perché “ipervisibili” le principali vittime della discriminazione e della segregazione istituzionale, delle frasi d’odio e delle azioni xenofobe. E’ anzitutto per loro che l’Europa ci ha chiesto una Strategia Nazionale, perché vittime di una Nazione denominata il “Paese dei campi”.

Come definire le questioni prioritarie

Nella nuova Strategia 2020, e in tutte le future proposte legislative che si andranno a proporre, dovemmo finalmente affrontare di petto questioni prioritarie che non sono certamente legate ad una sola salvaguardia culturale o linguistica. Questo richiede lo sforzo di non considerare più i rom, i sinti e i caminanti come una unica specificità culturale e linguistica, ma come una pluralità di individui e comunità, alcuni dei quali vittime di una sistematica discriminazione istituzionale che ha trovato la sua espressione architettonica nei mega insediamenti monoetnici. La Strategia deve parlare la lingua dell’“inclusione” e ha quindi il dovere di definire priorità di intervento adoperandosi in primis a favore di quelle comunità rom che sono le più svantaggiate di altre a causa di azioni discriminatorie e della condizione socio-economica nelle quali sono intrappolate.
E questo non solo perché ce lo chiede l’Europa.
di Carlo Stasolla

approccio culturalista.

Etnicizzare il sociale, rischi e contraddizioni di un approccio culturalista

Abstract dell’intervento di Antonio Ciniero (Università del Salento) in programma nel Convegno “Riconoscimento, tutela e promozione sociale delle comunità rom e sinte in Italia. Quali azioni promuovere?“, previsto per il 20 febbraio, presso la Sala degli Atti Parlamentari, Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, Piazza della Minerva 38, Roma. (SCARICA LA LOCANDINA)
La questione di chi possa essere o meno considerato rom non ha una soluzione condivisa, né sul piano degli studi scientifici, né su quello della definizione politico-legislativa. Non esistono criteri oggettivi per determinare chi sia rom e chi non lo sia: esistono paesi in cui i rom sono riconosciuti come minoranza e altri in cui non lo sono; non tutti coloro che si autodefiniscono o sono definiti rom parlano la stessa lingua, o condividono una religione comune; inoltre i gruppi rom hanno provenienze geografiche diverse, così come molto diverse sono le condizioni socio-economiche o i livelli di scolarizzazione. Anche i tassi di partecipazione alla vita politica dei paesi nei quali vivono cambiano sensibilmente, sia in termini di partecipazione attiva che passiva (Bačlija, Haček, 2012; McGarry, Timofey, 2014).

Cos’è la “cultura rom”?

Nonostante questa varietà, considerare i rom come appartenenti a gruppi etnici e/o con caratteristiche culturali comuni, più o meno rigidamente definite, è stato e continua ad essere un approccio piuttosto diffuso in parte della letteratura sul tema e, soprattutto, nell’azione politica che le istituzioni pubbliche mettono in campo. Sul piano sociale e culturale, il processo di costruzione di un’immagine più o meno omogenea – in alcuni casi essenzialista – con cui viene identificata la cultura rom, iniziato nel Settecento con la diffusione delle teorie sull’origine indoariana del romanes,  continua ancora oggi a condizionare il discorso pubblico sui rom (Sigona, 2006). È un discorso alla cui formazione partecipano, a diversi livelli, molti attori: politici, rappresentanti istituzionali, attivisti, associazioni, media, artisti e rappresentanti delle élites romanì (McGarry, 2014), che veicolano, a seconda dei casi, immagini con cui identificare la cultura rom: devianza, precarietà economica, disagio abitativo, ma anche rivendicazione in positivo di aspetti legati dell’uso del romanes, al mito fondativo della comune discendenza indoariana di tutti i rom o alle rappresentazioni artistiche, elementi parziali sui quali si basa, di volta in volta, la rappresentazione complessiva della storia, dell’identità e della cultura romanì (Daniele, 2010), lasciando da parte, tra l’altro, tutti gli aspetti di negoziazione dinamica dei singoli nella sfera pubblica e anche in quella privata (Benhabib, 2002).

Approccio culturalista e azione politica

Questo tipo di definizione culturalista dei rom, in Italia più che altrove, ha influenzato l’azione politica delle istituzioni pubbliche e delle organizzazioni sociali. È il caso delle leggi regionali che dagli anni Ottanta hanno istituito in diverse regioni italiane aree sosta da destinare alla residenza esclusiva dei rom, o anche l’istituzione negli anni Settanta delle classi lacio drom. Il condizionamento culturalista dell’azione politica non è solo un retaggio del passato. Per fare un esempio, ancora nel 2016, nella Strategia per l’integrazione dei Rom, Sinti e Caminanti della Regione Emilia Romagna, si legge, riguardo al tema del lavoro: la cultura zingara non appare generalmente compatibile con un inserimento occupazionale basato su una prestazione lavorativa giornaliera da portare avanti secondo un numero costante di ore alle dipendenze di terzi (p. 45). Il condizionamento culturalista si ripropone, inoltre, in maniera preponderante nella proposta di legge “Norme per la tutela e le pari opportunità della minoranza storico-linguistica dei Rom e dei Sinti”, in particolare quando si fa riferimento alle forme dell’abitare e ai dispositivi di discriminazione positiva previsti esclusivamente per Rom e Sinti per favorire l’accesso all’alloggio (artt. 26, 27, 28, 29 e 30) e, anche se con minore enfasi, quando affronta il tema del lavoro (art. 31).
Tra le ricadute maggiormente contradditorie di questo tipo di impostazione, c’è la ridefinizione, su un piano di presunte differenze culturali, di ciò che in molti casi è invece conseguenza di diseguaglianze sociali, reiterate per generazioni, in parte incentivate o mantenute proprio dagli interventi politici.
I processi di esclusione sociale di cui parte dei rom è vittima è, in primo luogo, una questione di politica sociale e come tale dovrebbe essere affrontata, non in termini etnico-culturali, anche perché, evidenze storiche ci dicono che processi di inclusione sociale positiva si sono registrati proprio laddove non è stata creata politicamente “una questione rom”. Il caso di alcuni gruppi rom dell’Italia meridionale è a tal proposito emblematico.

Culturalismo e relazioni sociali

In diversi territori dell’Italia meridionale, che registrano presenze rom già a partire dal 1500, si sono rilevati processi di inclusione sociale positiva proprio laddove sono stati assenti dispositivi politici o giuridici che tendevano a separare i rom dal resto della popolazione (Pontrandolfo, 2013; Ciniero, 2017).  Inoltre, aspetto non secondario, sul piano dei rapporti e delle interazioni sociali, la mancata definizione politica e giuridica di una differenza della quale i rom sarebbero portatori rispetto al resto della popolazione ha anche facilitato le possibilità di confronto e scambio tra rom e non rom.  Ha fatto sì che l’identità e l’appartenenza culturale, fossero, a seconda dei casi, negoziate, rivendicate o anche rifiutate, ma sempre all’interno di relazioni individuali, famigliari e sociali. Le relazioni sociali, individuali e famigliari, sebbene esercitino delle forme di condizionamento (legate al reddito, al genere, all’età, all’estrazione sociale) sulla vita dei singoli, non hanno la possibilità di tradurre, sul piano politico, tali forme di condizionamento, come invece avviene quando sono le leggi a sancire e reificare una differenza che inevitabilmente produce effetti sociali.
La costruzione identitaria e l’appartenenza culturale, svincolata da politiche etniche, diviene in primo luogo una questione di scelta personale, un’elaborazione individuale complessa, processuale e articolata, che è facilitata nell’avere tali connotazioni proprio perché non è ingabbiata nelle anguste maglie definitorie di una legge o di un insieme di provvedimenti amministrativi.
di Antonio Ciniero
Riferimenti bibliografici
Bačlija I., Haček M., 2012, Minority Political Participation at the Local Level: e Roma, in International Journal on Minority and Group Rights, n. 19, 53–68.
Benhabib S., 2002, The Claims of Culture: Equality and Diversity in the Global Era, Princeton University Press, Princeton.
Ciniero A., 2017, Mascarimirì, come legge! Percorsi scolastici, identità e rielaborazione delle appartenenze culturali nel racconto intergenerazionale di una famiglia rom dell’Italia meridionale. Note su un’indagine in corso, in Rivista di Storia dell’Educazione, v. 1, n. 1, giugno 2017. pp. 31-49
Daniele U., 2010, Zingari di carta. Un percorso nella presa di parola rom ai tempi dell’emergenza, in Zapruder, n. 21, Odradek, Roma, pp. 57-72.
McGarry A. (2014), Roma as a political identity: Exploring representations
of Roma in Europe, in Ethnicities, Vol. 14(6) 756–774.
McGarry A, Timofey A. (2014), Unpacking the Roma Participation Puzzle: Presence, Voice and Influence in Journal of Ethnic and Migration Studies, Vol. 40, No. 12, 02.12.2014, p. 1972-1990.
Pontrandolfo, S.. 2013. Rom dell’Italia meridionale, Roma: CISU.
Piasere L., 2004, I rom d’Europa. Una storia moderna, Editori Laterza, Roma-Bari.
Sigona N., 2006, Locating the “Gypsy problem”. The Roma in Italy: Stereotyping, Labelling and Nomad Camps, Journal of Ethnic and Migration Studies, Vol. 31, n° 4, p. 741-756.
 

riconoscimento.

Rom e sinti in Italia: quale diritto al riconoscimento?

INVITO

Il dibattito sul diritto al riconoscimento di rom e sinti è oggi in Italia aperto, acceso e complesso.

Diverse le posizioni sulle proposte di legge avanzate in questi ultimi anni: il disegno di legge sul riconoscimento istituzionale dello sterminio di rom e sinti durante il Nazi-fascismo (n.1748/2015); la proposta di legge sul riconoscimento formale della minoranza linguistica storica parlante la lingua romanì (n.3162/2015); la proposta di legge di iniziativa popolare “Norme per la tutela e le pari opportunità della minoranza storico-linguistica dei Rom e dei Sinti”, orientata al riconoscimento delle peculiarità culturali di rom e sinti.

Su iniziativa della Commissione straordinaria per la tutela e e la promozione dei diritti umani si terrà il Convegno:

“Riconoscimento tutela e promozione sociale delle comunità rom e sinte in Italia. Quali azioni promuovere?”

Martedì 20 febbraio alle ore 15.00
presso la Sala degli Atti Parlamentari, Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”
Piazza della Minerva 38, Roma

avrà luogo un confronto pubblico sugli effetti concreti che i diversi tipi di riconoscimento avrebbero sulla vita quotidiana di rom e sinti, così come sulla portata universale di temi quali
cultura, rappresentanza, identità.

Programma:

Saluti
Luigi Manconi – presidente Commissione diritti umani del Senato

Interventi
Francesco Palermo – membro Commissione diritti umani del Senato
Roberto Bortone – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali
Carlo Stasolla – presidente Associazione 21 luglio
Antonio Ciniero – Università del Salento
Nazzareno Guarnieri – Fondazione Romanì Italia

Modera
Giovanni Augello – giornalista di Redattore Sociale

I principali candidati nazionali alle elezioni politiche saranno invitati a partecipare al Convegno.
L’accesso alla sala – con abbigliamento consono e, per gli uomini, obbligo di giacca e cravatta – è consentito fino al raggiungimento della capienza massima.

Per informazioni e accrediti: 06/67065229 – E-mail: dirittiumani@senato.it
I giornalisti devono accreditarsi secondo le modalità consuete inviando un fax allo 06/67062947 o una E-mail: accrediti.stampa@senato.it

Le opinioni e i contenuti espressi nell’ambito dell’iniziativa sono nell’esclusiva responsabilità dei proponenti e dei relatori e non sono riconducibili in alcun modo al Senato della Repubblica o ad organi del Senato medesimo.

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Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio Stampa e Comunicazione
Associazione 21 luglio
Tel: 388 4867611 – 06 64815620

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Cosenza.

Sgombero Cosenza, organizzazioni inviano appello al sindaco

In seguito alla deliberazione n.128 del 17 ottobre 2017 per la demolizione e lo sgombero dell’insediamento di via Reggio Calabria a Cosenza, il Mo.C.I., Associazione 21 luglio Onlus e Un Mondo di Mondi congiuntamente all’attivista rom Enzo Abruzzese, hanno inviato una lettera di preoccupazione al sindaco Mario Occhiuto e al prefetto Gianfranco Tomao.
Nel documento viene evidenziato come all’interno dell’insediamento siano ancora attualmente residenti 10 famiglie rom in condizioni di grave vulnerabilità per le quali, senza una soluzione abitativa condivisa con le famiglie che garantisca il diritto ad un alloggio adeguato, lo sgombero rappresenterebbe un ulteriore aggravamento della situazione di fragilità sociale in cui versano.

I precedenti

Gli scriventi sottolineano come già dal 2012 l’area è sotto l’attenzione dell’amministrazione che nello stesso anno ne aveva disposto un sequestro preventivo tramite l’autorità giudiziaria nonostante fosse abitata da numerosi nuclei famigliari di cittadinanza italiana appartenenti alla comunità rom in condizioni di disagio economico sociale. Da allora non solo non è stata attuata alcuna azione di supporto per la risoluzione di questa situazione di fragilità ma, al contrario, l’Amministrazione si è mossa per la realizzazione del “Ponte di Calatrava” culminando nel 2015 con l’ottenimento del dissequestro di una porzione dell’area fino alla fine dei lavori dell’infrastruttura.

Richieste e raccomandazioni

Alla luce di questi avvenimenti, i firmatari della lettera si sono appellati all’Amministrazione di Cosenza per chiedere quali azioni siano state messe in atto per fare fronte alla situazione emergenziale delle 10 famiglie presenti in via Reggio Calabria e a quanti sia stata comunicata l’assegnazione di alloggi popolari di riserva come previsto dall’art. 31 della Legge Regionale N. 32/1996.
Nella lettera viene sottolineato infatti come, in accordo con le recenti Osservazioni adottate dal Comitato dei Diritti Umani delle Nazioni Unite il 23 marzo 2017, sia necessario attuare ogni misura necessaria «al fine di evitare la pratica degli sgomberi forzati delle comunità rom residenti sul suolo nazionale – si legge nel testo della missiva –  e, in caso di sgombero, di provvedere alla garanzia di un alloggio alternativo adeguato in linea con gli standard internazionali».
È stata menzionata anche la Circolare del Ministero Interno 1 settembre 2017 N. 11001/123/111(1), la quale, riconoscendo  come elemento prioritario il diritto all’alloggio delle famiglie con reddito molto basso, ha stabilito che non si possano effettuare sgomberi di nuclei familiari con reddito basso senza aver prima trovato un’adeguata soluzione abitativa.
Foto di QuiCosenza
 

sgomberi forzati

Il ritorno delle ruspe: nuovo brief sugli sgomberi forzati a Roma

A Roma negli ultimi 8 mesi gli sgomberi forzati verso i rom sono aumentati del 133%. Associazione 21 luglio: «Servono provvedimenti sociali abbandonando l’approccio sicuritario».

ROMA –  12/7/2017. Nella Capitale le ruspe sono tornate in piena attività. Lo dicono i dati raccolti nell’ultimo report di Associazione 21 luglio – “Il ritorno delle ruspe. Briefing sui recenti sgomberi forzati nei confronti di rom e migranti in transito nella città di Roma” – che riportano un incremento degli sgomberi forzati pari al 133% negli ultimi otto mesi (1° novembre 2016 – 30 giugno 2017) rispetto agli otto precedenti.

In pieno contrasto con quanto raccomandato dagli enti internazionali di monitoraggio sui diritti umani, gli sgomberi forzati continuano ad annoverarsi tra le principali violazioni che colpiscono le comunità più vulnerabili, quelle che quotidianamente vivono segregazione e discriminazione.
Secondo il monitoraggio quotidiano di Associazione 21 luglio nel periodo di riferimento, sono stati 28 solo quelli che hanno coinvolto le comunità rom, una media mensile pari a 3,5 sgomberi, numero nettamente superiore rispetto a quello registrato negli otto mesi precedenti e pari a 1,5. Il picco delle azioni è stato riportato nel Municipio XI per una cifra complessiva di 6 sgomberi. Il numero stimato di persone coinvolte è di 478 unità per un costo totale di circa 600.000 euro.
Tutto questo a fronte di un numero davvero esiguo di persone rom che vivono in insediamenti informali nella Capitale. Se nell’ultimo quinquennio il numero era quantificato intorno alle 2.200/2.500 unità, oggi il numero non supera le 1.000 unità. Il calo è giustificato in minima parte da rientri nel Paese i origine o da spostamenti in altri Paesi Europei, ma è spiegato soprattutto dal passaggio dall’insediamento informale a strutture industriali occupate senza titolo. In una città che ha 2,9 milioni di abitanti, dunque, i rom che vivono in insediamenti informali costituiscono solo lo 0,03% della popolazione.
Un’altra importante cartina di tornasole che evidenzia la necessità di strutturare e programmare politiche abitative inclusive è rappresentata dalla situazione dei migranti transitanti che, privi di assistenza pubblica, sono presenti nel quartiere Tiburtino.
Solo nel periodo 15 aprile –  30 giugno sono stati 5 gli sgomberi forzati dei transitanti collocati a ridosso della Stazione Tiburtina, hanno coinvolto una media di 120 persone, tra cui anche minori, e hanno comportato la distruzione di tende da campeggio, sacchi a pelo e lenzuola donate da privati cittadini.
In relazione alle recenti azioni di sgombero forzato organizzate nei confronti delle comunità rom presenti negli insediamenti informali e dei gruppi di migranti transitanti, Associazione 21 luglio esprime profonda preoccupazione perché le stesse violano gli obblighi assunti dall’Italia sui diritti umani.
«È necessario abbandonare l’approccio sicuritario e strutturare una programmazione politica e sociale che includa quanti risiedono negli insediamenti informali della Capitale – raccomanda Associazione 21 luglio Onlus  – altrimenti si rischia di inaugurare una nuova stagione di ostilità e tensione sociale che, con una campagna elettorale alle porte, potrebbe rappresentare il combustibile ideale per il suo propagarsi  e il suo degenerare in azioni incontrollate».
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Rapporto Annuale 2016

RAPPORTO ANNUALE 2016

Sono 28 mila i rom in emergenza abitativa in Italia, il Rapporto Annuale 2016 raccoglie i dati relativi al numero di insediamenti formali, informali e i centri di raccolta per soli rom. Un capitolo è dedicato alla Capitale, città con il maggior numero di baraccopoli istituzionali. Un’ultima parte infine è focalizzata su azioni e progetti di Associazione 21 luglio Onlus.
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Giornata della Memoria

A Roma uno sgombero forzato nella Giornata della Memoria

ROMA, 27/1/2016 – Mentre si celebrava in Senato la Giornata della Memoria per ricordare il genocidio di rom e sinti durante il nazifascismo, è stato perpetrato dagli agenti di polizia di Roma Capitale uno sgombero forzato di una comunità romena che viveva in un insediamento informale presso via Cilicia. L’operazione è stata effettuata dai PICS (Pronto Intervento Centro Storico) e dai vigili del VII gruppo Appio in assenza delle garanzie procedurali previste dal Comitato per i diritti sociali, economici e culturali della Nazioni Unite.
«Dovrebbero arrossire di vergogna le autorità capitoline nell’attuare, nella Giornata in cui si ricorda lo sterminio di 500.000 rom ad opera del nazifascismo, uno sgombero illegale ai danni di una comunità rom. – dichiara Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – Spiace constatare come nella Capitale la Giornata della Memoria venga scandita da una parte da solenni eventi commemorativi e dall’altra da allontanamenti forzati a danno delle stesse comunità che 70 anni fa, anche in Italia, in quanto rom, subirono persecuzioni, confische, internamenti.»

27 Gennaio – in Senato si celebra la Giornata della Memoria

INVITO

Si stima che il regime nazifascista abbia sterminato in Europa almeno 500 mila rom e sinti. Il genocidio di questo popolo – ricordato in lingua romanès come “Porrajmos” (“grande divoramento”) o “Samudaripen” (“tutti morti”) – rimane per la memoria collettiva una tragedia silenziosa, dimenticata.
Per ricordare questo importante capitolo di storia dell’Europa e del nostro paese,  la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato e la Cild (Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili), in collaborazione con Associazione 21 luglio invitano al convegno

“Il genocidio di rom e sinti durante il nazi-fascismo: una memoria rimossa”

Venerdì 27  gennaio ore 11
Senato della Repubblica – Sala ISMA
Piazza Capranica 72, Roma

Saluti introduttivi

Patrizio Gonnella – Presidente CILD, Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili
Robert Rydberg – Ambasciatore della Svezia in Italia
Luigi Manconi – Presidente Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani

Intervengono

Paola Trevisan– Antropologa,  “Da stranieri da espellere a italiani pericolosi: la persecuzione dei Rom e dei Sinti durante il regime fascista”
Majgull Axelsson–Scrittrice, autrice del libro “Io non mi chiamo Miriam”

Modera

Carlo Stasolla – Presidente Associazione 21 luglio ONLUS

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L’accesso alla sala è consentito sino al raggiungimento della capienza massima.
Per gli uomini sono obbligatorie giacca e cravatta.
Si ricorda che per accedere al Senato è obbligatorio l’accredito.
Per informazioni e accrediti: 06. 67065299 dirittiumani@senato.it
I giornalisti devono accreditarsi presso l’Ufficio stampa del Senato
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