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Il monito della Corte Europea al Governo italiano sortisce i primi effetti a Giugliano in Campania

Il monito della Corte Europea al Governo italiano sortisce i primi effetti a Giugliano in Campania. Associazione 21 luglio e ERRC: «Si apre un’occasione storica per l’inclusione delle comunità rom»

“La Corte Europea dei Diritti Umani accoglie positivamente le osservazioni ricevute dal Governo italiano secondo cui non è stata adottata alcuna ordinanza di sgombero e che non è prevista, ad oggi, una tale misura”. È questo uno stralcio contenuto nella lettera che la Corte di Strasburgo ha inviato alle famiglie rom di Giugliano in Campania che hanno presentato ricorso a Strasburgo il 16 e il 21 maggio scorsi: sul capo delle 45 famiglie non pende nessuna minaccia di sgombero dall’ex area industriale della periferia comunale.

L’intervento e la mediazione di Associazione 21 luglio e ERRC tra i ricorrenti e la Corte Europea sono stati determinanti affinché il Governo italiano mostrasse impegni chiari a tutela dei diritti di uomini, donne e bambini già vittime di reiterati sgomberi da terreni adiacenti l’attuale soluzione. Grazie all’impegno di Associazione 21 luglio e ERRC, quindi, il Governo per il tramite del Comune, ha garantito l’accesso ai servizi base attraverso la collocazione di bagni chimici al di fuori dell’area diventata il rifugio di 450 rom.

Non solo, dopo il monito della Corte europea, il Governo ha fatto sapere che il Comune starebbe attivando una task force di servizi sociali a sostegno delle famiglie e il sostegno della Caritas, offrendo altresì soluzioni temporanee alloggiative in una tensostruttura e in strutture di accoglienza protetta sia sul territorio comunale che regionale.

Per tutte queste ragioni e per gli impegni assunti dal Governo a seguito dell’avviso ricevuto da Strasburgo, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha deciso di sospendere le misure ad interim in attesa dell’ufficializzazione del ricorso prevista per il prossimo mese di luglio.

Carlo Stasolla (Associazione 21 luglio) – «Guardiamo con soddisfazione e con speranza quanto deciso dalla Corte. Dopo 30 anni di marginalizzazione e ghettizzazione della comunità rom sul territorio giuglianese, per la prima volta si apre un’occasione storica per l’inclusione delle comunità rom, un’occasione che gli organi istituzionali hanno il dovere di cogliere e che come Associazione 21 luglio nel rispetto dei ruoli di ciascuno sosterremo e incoraggeremo nella loro implementazione».

“I rom hanno fatto di tutto per farsi odiare”, condannato a censura il giornalista di Roma.it

Violazione dell’art.2 del Testo Unico dei Doveri del Giornalista e degli artt. 5 e 9 della Carta dei doveri del Giornalista e della Carta di Roma. Sono queste le violazioni che il Secondo Collegio del Consiglio territoriale di disciplina dell’Ordine dei giornalisti del Lazio ha riconosciuto all’autore dell’articolo titolato “Dichiarazioni avventate – Campi Rom. Raggi fa la buonista: “Discriminazione che va superata” pubblicato sul quotidiano on line Roma.it-Le notizie di Roma, a firma di Federico Zamboni. A presentare l’esposto Associazione 21 luglio, da anni impegnata nella tutela dei diritti umani di chi vive la segregazione.

Stralcio dell’articolo oggetto di violazione

Riportiamo lo stralcio oggetto della segnalazione, contenuto all’interno dell’articolo pubblicato il 13 dicembre dello scorso anno. “I rom (sempre parlando in generale, ovvio) hanno fatto di tutto per farsi odiare. O quanto meno per non farsi accettare di buon grado. I loro atteggiamenti sono tribali. Le loro usanze inquietanti, a cominciare da come sfruttano i propri stessi figli per accattonaggio e per i furti”. Associazione 21 luglio, alla lettura dell’articolo di Roma.it ha immediatamente allertato l’Ordine dei giornalisti del Lazio perché: “Senza il dovuto controllo da parte del direttore della testata, ha dato ampio e acritico spazio a dichiarazioni, di carattere congetturale e generalizzante, senza evidenziarle come pure e semplici supposizioni contribuendo ad alimentare pregiudizi che da sempre colpiscono le comunità rom e sinte”. Per le violazioni di questi articoli all’autore è stata comminata la sanzione della censura.

Violazione dell’articolo 2 del Testo Unico dei Doveri del Giornalista

A rispondere al Collegio anche il direttore responsabile del quotidiano Roma.it, Francesco Vergovich, per omesso controllo sul testo pubblicato. Dopo l’esposto di Associazione 21 luglio, Vergovich (anche ascoltato dal Collegio) è stato ritenuto colpevole di aver violato gli articoli 2 del Testo Unico dei Doveri del Giornalista, dell’articolo 5 della Carta dei doveri del Giornalista e di tutte le linee guida contenute nella Carta di Roma in tema di minoranze. Per lui, la sanzione dell’avvertimento.

Associazione 21 luglio continua a tenere alta la guardia e a monitorare costantemente pubblicazione a mezzo stampa e social per arginare sempre di più fenomeni di violazione dei doveri con l’obiettivo di tutelare i diritti umani delle comunità rom e sinte.

Dopo Torre Maura e Casal Bruciato, l’odio verso i rom si estende a Giugliano

ROMA 15 maggio 2019 – Si è svolta nella giornata di oggi la conferenza stampa organizzata da Associazione 21 luglio presso la Sala stampa della Camera dei Deputati. Insieme a Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio, Riccardo Magi parlamentare, Alex Zanotelli, sacerdote comboniano, Enrico Muller, responsabile di CasArcobaleno di Scampia, Nicola Palma, consigliere comunale di Giugliano.

Dopo i fatti di Torre Maura e di Casal Bruciato, continua ad accendersi di odio contro i rom la periferia italiana. A Giugliano, nella provincia di Napoli, 450 rom, di cui la metà bambini, dopo tre sgomberi forzati organizzati dall’Amministrazione Comunale e avvenuti nella sola giornata del 10 maggio scorso, si sono rifugiati in un’area dismessa della periferia giuglianese in condizioni drammatiche e a forte rischio per la loro incolumità. I diritti umani sono stati violati dalle istituzioni nel Comune campano e in Italia l’onda dell’odio verso i rom vede crescere la sua forza.

Secondo Carlo Stasolla, oggi al terzo giorno dello sciopero della fame per protestare contro l’abbandono istituzione delle famiglie rom di Giugliano, lo sgombero organizzato dall’Amministrazione Comunale ha di fatto provocato una gravissima emergenza umanitaria che Associazione 21 luglio ha toccato con mano con numerosi sopralluoghi. “La vita di 450, tra cui numerosi neonati e bambini, è messa a serio repentaglio da politiche irresponsabili e noncuranti della dignità umana. A Giugliano abbiamo visto declinata una discriminazione di stampo istituzionale nei confronti di una comunità che da più di 30 anni paga sulla pelle il prezzo dell’emarginazione e della segregazione abitativa. Chiediamo al governo nazionale e locale un intervento urgente volto a garantire servizi minimi e a salvaguardare il diritto alla salute e alla scolarizzazione”.

Associazione 21 luglio ha lanciato un appello urgente al Sindaco del Comune di Giugliano, Antonio Poziello, al Governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca e al capo del Dip. della Protezione Civile, Angelo Borrelli per chiedere di attivare con la massima urgenza e senza ulteriori ritardi misure volte ad offrire soluzioni alloggiative adeguate e dignitose per tutte le persone, garantendo loro l’accesso ai servizi base e il ripristino della frequenza scolastica per i minori in età scolare. L’appello, che in poche ore ha già raccolto un migliaio di adesioni è visionabile su www.21luglio.org

Per informazioni: stampa@21luglio.org

Nella periferia parigina 22 attacchi contro i rom in soli 3 giorni

Giorni e notti di violenza smisurata e incontrollata nella periferia parigina: 22 attacchi razzisti nel mese di marzo, in soli tre giorni. Colpi di arma da fuoco, incendi, minacce, aggressioni, pestaggi da parte di singoli come di gruppi sempre nei confronti di rom di qualsiasi età e genere.

Parigi: 22 attacchi in 3 giorni

Tra il 25 e il 28 marzo gli attacchi sono stati 22, altri 3 sono stati registrati nella settimana successiva. Tutti sono stati compiuti in seguito a messaggi sui social networks relativi a presunti rapimenti di bambini da parte di rom che guidavano un furgoncino bianco. Gli argomenti invocati nel corso dei primi processi in direttissima contro alcuni degli aggressori rimandano tutti al presunto rapimento di bambini e al presunto traffico d’organi. A registrare gli episodi di violenza è stata la rete di associazioni per i diritti umani “RomEurope”.

Altri attacchi razzisti nel 2019

Altre aggressioni e attacchi razzisti erano già stati commessi nel 2019, soprattutto nel dipartimento dell’Essonne, a sud di Parigi. Ma in queste ultime settimane si sono intensificati in maniera drammatica. La maggior parte dei commentatori, anche autorevoli, tra cui Edgard Morin e Michel Wieviorka si sono giustamente dedicati a denunciare la violenza razzista, a chiedere un intervento più consistente delle forze dell’ordine e delle istituzioni politiche per proteggere l’incolumità dei Rom.

di Tommaso Vitale, professore a Sciences Po, CEE, USPC per “The Conversation”

Si conclude il corso per operatori pedagogici rivolto a dieci ragazzi rom

Una settimana di studio intenso ma anche di momenti di aggregazione che hanno caratterizzato le ore del corso di formazione per operatori pedagogici che si è svolto a Roma dal 19 al 23 novembre. La formazione è stata organizzata da Associazione 21 luglio e Reyn Italia. Il corso è stato finanziato da Foundation Open Society Institute in cooperazione con Early Childhood Program di Open Society Foundations.

Studenti provenienti da diverse regioni d’Italia

Giovani studenti rom provenienti da tre regioni italiane: Toscana, Sicilia e Lazio, hanno seguito con interesse e motivazione le lezioni che hanno riguardato diversi ambiti di intervento, dall’area sociologica e giuridica all’area pedagogica, psicologica, infine, all’area dei servizi. Tutte tematiche incentrate a fornire strumenti operativi e conoscitivi sulla relazione tra la condizione di povertà e lo sviluppo delle povertà educative ponendo l’accento sulla prima infanzia presente in insediamenti caratterizzati dalla segregazione e la marginalità.

In bocca al lupo, ragazzi!

Dzemila, Amalia, Emma, Miriana e ancora Nedzad, Ramiz, Race, Ahmet, Sultan, Sonny dopo l’emozione e la gioia durante la consegna degli attestati, sono pronti a continuare il loro lavoro per entrare a pieno titolo nel mondo degli operatori pedagogici e per contribuire, nel migliore modo possibile, ai processi di formazione e apprendimento dei bambini rom e non rom. In bocca al lupo a tutti!

Il "Piano rom" del Comune di Roma calpesta i diritti umani

Dopo i fatti di Camping River, 61 organizzazioni e 27 accademici scrivono alla sindaca Raggi e all’Europa: «Il Piano rom del Comune di Roma va profondamente rivisto perché le sue azioni calpestano i diritti umani».
 
ROMA, 25/6/2018 – Di fronte alle pesanti violazioni dei diritti umani consumate in questi giorni, seguite alle preoccupanti dichiarazioni del Ministro dell’Interno Matteo Salvini che paventa un censimento etnico per la comunità rom in Italia, Associazione 21 luglio si sta mobilitando, a partire da una lettera inviata alla sindaca di Roma Virginia Raggi e ad alcuni organismi europei, sottoscritta da quasi 90 tra Associazioni e Organizzazioni della società civile, accademici e responsabili istituzionali.
Nella missiva sono tre le richieste avanzate in via urgente alla prima cittadina: l’immediata sospensione delle azioni previste nell’insediamento Camping River; l’adozione delle azioni più opportune volte alla verifica delle responsabilità della distruzione di beni di proprietà di Roma Capitale e della messa in stato di estrema vulnerabilità – in violazione delle basilari garanzie procedurali – dei nuclei familiari dimoranti in tali moduli; l’impegno ad una profonda revisione del “Piano di Indirizzo di Roma Capitale per l’inclusione delle Popolazioni Rom, Sinti e Caminanti” giudicato lesivo dei diritti umani.

L’antefatto: Camping River

Il 15 maggio scorso l’Amministrazione Capitolina aveva inviato una lettera notificando ad ogni famiglia presente nell’insediamento di Camping River la necessità di «lasciare immediatamente libero da persone e cose il modulo abitativo occupato, unitamente al suo nucleo familiare, inderogabilmente entro la data del 15 giugno 2018». Ora la scadenza si è spostata al 30 giugno e il “pugno di ferro” utilizzato dall’Amministrazione non fa che svelare sempre più clamorosamente le fragilità del “piano Rom”, un progetto di cui il Camping River doveva essere la sperimentazione pilota nel pieno rispetto dei principi della Strategia Nazionale per l’Inclusione dei rom, sinti e caminanti (il Camping River è entrato nel “Piano” a partire dal 1 luglio 2017 con deliberazione n.146 del 28 giugno 2017). Leggi qui un breve excursus.

Le fragilità del “Piano”

Il “pugno di ferro” del Comune si è dovuto scontrare con la realtà dei fatti: nonostante la gran parte delle famiglie residenti all’interno del “campo” sia risultata idonea al progetto di fuoriuscita assistita dal “villaggio Camping River”, le persone in questione non hanno potuto accedere ai contributi per il contratto di locazione perché – trovandosi in una situazione di inoccupazione e indigenza – non possono fornire le garanzie economiche necessarie per accedere al mercato immobiliare privato.

La distruzione dei moduli abitativi

Vetri divelti, pareti sfondate, porte e finestre smontate. Scaduto l’ultimatum del Comune di Roma alle famiglie residenti all’interno del Camping River, l’insediamento che da tredici anni ospita circa 400 persone di origine rom, l’Amministrazione ha iniziato il “superamento del Camping River” distruggendo, nelle mattinate del 21 e 22 giugno, 18 container nei quali vivevano le famiglie.

I rom del Camping River

La soluzione abitativa alternativa per i residenti è stata, come di consueto, quella di dividere le famiglie: donne e bambini in case famiglia, uomini per strada. La proposta non è stata accettata da nessuno dei nuclei in questione e i residenti sono rimasti inermi a guardare lo scempio che si consumava sotto i loro occhi.  Rimaste senza un tetto sopra la testa, le famiglie hanno dormito all’addiaccio, accampate vicino ai container distrutti. In questo modo, persone già vulnerabili e in condizioni di emergenza abitativa, sono oggi in una situazione di ancora maggiore fragilità.

La denuncia di Associazione 21 luglio

Oltre a rappresentare una pesante violazione dei diritti umani che infrange gli standard internazionali del diritto all’abitare, distruggere i container è stato un atto cinico e illogico, fa notare Associazione 21 luglio. Le strutture di proprietà del Comune di Roma hanno un costo, stando ai prezzi di mercato, di circa 20 mila euro. Distruggere e vandalizzare i container rappresenta dunque un consistente danno erariale per l’Amministrazione.
«Si è trattato di azioni gravissime, ciniche e crudeli. Sono state attuate ai danni di queste persone perché rom. Se si fosse trattato di qualcun altro, questa storia avrebbe avuto un esito diverso – ha affermato Associazione 21 luglio Onlus – Accusiamo la Giunta di incompetenza, per non essere stata capace di superare il Camping River secondo i principi della Strategia Nazionale di Inclusione. È ormai chiaro che questo “Piano rom” viola i diritti umani – aggiunge l’Organizzazione – e chiediamo ancora una volta e con sempre maggiore preoccupazione una revisione profonda delle azioni previste».

Il Flash mob

Per il giorno giovedì 28 giugno alle 15, Associazione 21 luglio ha indetto inoltre un flash mob davanti al Campidoglio per esprimere il proprio dissenso di fronte ai gravi fatti di questi giorni, denunciare le gravi violazioni dei diritti umani riscontrate nelle azioni del “Piano rom” e per chiederne una profonda revisione.

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Per maggiori informazioni:
Elena Risi
Ufficio stampa e comunicazione
Associazione 21 luglio
Tel. 06.64815620 – 388.4867611
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Camping River

La distruzione dei container al Camping River lascia senza tetto molte famiglie

È iniziata questa mattina all’alba una massiccia operazione della Polizia Municipale all’interno del Camping River di Roma, il primo insediamento che, secondo il Piano rom del Comune, doveva essere superato secondo i principi della Strategia per l’Inclusione dei rom (Piano fortemente criticato da Associazione 21 luglio e per il quale si è richiesta una profonda revisione delle azioni).

Le operazioni di oggi

Alcune famiglie sono state costrette a lasciare il proprio container mentre veniva distrutto sotto i loro occhi dagli operatori del comune di Roma.
A seguito del nostro sopralluogo abbiamo verificato che le operazioni perpetrate presso il Camping River questa mattina, compresa la distruzione dei moduli abitativi, è avvenuta ai danni di famiglie che – secondo il Comune di Roma – non erano autorizzate ad occupare i container, lasciandole di fatto senza tetto.

La nota di Associazione 21 luglio

Associazione 21 luglio fa presente che:
– il Camping River dal 1° ottobre 2017 è un’area occupata, quindi non si comprende come l’Amministrazione Capitolina possa distinguere tra soggetti autorizzati e non autorizzati;
– distruggere le abitazioni di persone che già vivono in condizioni di emergenza abitativa, in quanto non autorizzati, lasciando uomini, donne e bambini all’addiaccio, rappresenta un atto cinico e privo di un qualsiasi spiegazione logica;
– la distruzione di un container di proprietà pubblica in buone condizioni rappresenta un danno economico per l’intera comunità.
Associazione 21 luglio sta valutando in queste ore l’esistenza degli estremi per azioni future.
Contratto

Il "Contratto" di Governo preoccupa Associazione 21 luglio: rom a rischio discriminazione

Nel “Contratto” di governo M5S-Lega si delineano scenari probabili che porterebbero a gravi violazioni dei diritti umani delle comunità rom in Italia. Associazione 21 luglio lancia l’allarme in una lettera alle autorità internazionali e nazionali.
Roma, 21/5/2018 – Il “Contratto per il Governo del Cambiamento” sottoscritto dai leader politici di Movimento 5 stelle e Lega preoccupa Associazione 21 luglio per gli intenti espressi all’interno del documento programmatico in riferimento alle comunità rom.

La lettera alle autorità

L’allarme è stato lanciato questa mattina dall’organizzazione in una lettera indirizzata a Dunja Mijatovìc, Commissaria Diritti Umani del Consiglio d’Europa; Vera Jouravà, Commissaria per la Giustizia della Commissione Europea; Leilani Fahra, Special Rapporteur delle Nazioni Unite sul diritto all’alloggio adeguato, Schmidt Szabolcs, capo unità rom della Commissione Europea; FRA (Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali); Luigi Manconi, direttore Unar.

Il paragrafo del “Contratto” dedicato ai “campi nomadi”

Il capitolo 23 del Contratto di Governo – dedicato alla sezione “Sicurezza, legalità e Forze dell’ordine” – contiene al suo interno un paragrafo dal titolo “campi nomadi” che riporta «azioni necessarie» quali «la chiusura di tutti i campi nomadi irregolari […]; contrasto ai roghi tossici; obbligo di frequenza scolastica dei minori pena l’allontanamento dalla famiglia o perdita della responsabilità potestà genitoriale».

Approccio securitario e discriminazione

Colpisce innanzitutto l’approccio securitario con cui è affrontata la “questione rom” che non considera in alcun modo i principi inclusivi espressi nella “Strategia Nazionale d’Inclusione dei rom, Sinti e Caminanti”, delineando così scenari probabili che porterebbero a gravi violazioni dei diritti umani delle comunità rom in emergenza abitativa residenti in Italia. Da non dimenticare inoltre come la Lega sia stata in passato una delle forze componenti del Governo Berlusconi che nel 2008 varò la cosiddetta “Emergenza Nomadi” – uno dei capitoli più bui della storia delle discriminazioni nei confronti della comunità rom e sinte in Italia – dichiarata poi illegittima dal Consiglio di Stato nel 2011.

La chiusura dei “campi” irregolari

In riferimento all’intenzione di chiudere tutti i «campi nomadi irregolari», si fa presente che il provvedimento dovrebbe interessare circa 9.600 cittadini comunitari, per l’86% di nazionalità rumena e il 14% bulgara. Tuttavia «è diritto di tutti i cittadini dell’UE e dei loro familiari – sottolinea la lettera – di circolare e soggiornare liberamente all’interno dell’UE, un diritto fondamentale per tutti i cittadini europei». Inoltre, aggiunge, «i provvedimenti di allontanamento devono essere valutati e decisi singolarmente assicurando le garanzie procedurali […] mentre le espulsioni di massa sono proibite dalla Carta dei diritti fondamentali e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali».

La scolarizzazione dei minori rom

Altrettanto grave è l’intenzione di adottare misure punitive, come l’allontanamento forzato dei minori dalle proprie famiglie, per quanti non rispettano l’obbligo di frequenza scolastica. Tali affermazioni rischiano di scadere in una discriminazione etnica perché, anziché considerare il disagio materiale delle famiglie, concorrono nell’attribuire l’origine di queste situazioni di rischio ad assunti pregiudizievoli che identificano i rom come “culturalmente” inadatti a crescere i bambini. «Ogni minore – si ricorda nella lettera- ha diritto al rispetto della vita familiare, un diritto riconosciuto ai sensi dell’articolo 7 della carta dei diritti fondamentali dell’UE e dell’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo».

Le conclusioni di Associazione 21 luglio

Secondo Associazione 21 luglio «gli intenti espressi all’interno del Contratto di Governo non lasciano presagire nulla di buono anche per il clima di odio e di ostilità diffuso nel nostro tessuto sociale per il quale gli estensori del Contratto hanno avuto in campagna elettorale precise responsabilità. Come organizzazione che si occupa di tutelare e promuovere i diritti umani nelle periferie delle nostre città, vigileremo con sempre più attenzione, anzitutto per scongiurare in Italia una nuova ondata xenofoba che, visto il contesto attuale, potrebbe degenerare in un pericoloso e incontrollato conflitto sociale».
Associazione 21 luglio conclude la missiva affermando che continuerà a «monitorare le politiche attuate dal Governo che si andrà a costituire nei prossimi giorni e a informare le autorità europee sul loro impatto all’interno delle comunità rom in Italia».

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Rapporto Annuale 2017

RAPPORTO ANNUALE 2017

Quanti sono i rom e sinti in emergenza in abitativa in Italia? Quante le baraccopoli formali presenti sul territorio nazionale? A che punto sono le politiche di inclusione nei confronti di queste comunità e a che punto è l’implementazione della Strategia Nazionale? Numeri, dati e informazioni nel Rapporto Annuale 2017 di Associazione 21 luglio.
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Rapporto Annuale

Rapporto Annuale 2017: in Italia 26 mila rom ancora in emergenza abitativa

Presentato in Senato il Rapporto Annuale 2017 di Associazione 21 luglio. Sono 26 mila i rom in emergenza abitativa in Italia, il monito: «Ancora inadeguate le politiche volte al superamento dei campi, mancano orientamento strategico e coordinamento nazionale delle politiche desegregative».

Roma – 6 aprile 2018. Il giudizio degli Enti internazionali ed europei di monitoraggio sui diritti umani* appare chiaro: anche nel 2017 l’Italia ha continuato ad essere il “Paese dei campi”, perseverando nell’utilizzo di politiche discriminatorie e segreganti nei confronti delle popolazioni rom e sinte presenti sul territorio nazionale oltre che nelle persistenti operazioni di sgombero forzato.
È stato presentato oggi in Senato, alla presenza del neo direttore UNAR Luigi Manconi, il Rapporto Annuale 2017 di Associazione 21 luglio che come ogni anno – in vista della Giornata Internazionale dei Rom e Sinti celebrata l’8 aprile – fa il punto sullo stato dei diritti delle popolazioni rom e sinte in condizioni di emergenza abitativa e residenti all’interno di baraccopoli formali e informali italiane.

Rom e Sinti in emergenza abitativa in Italia

Secondo i dati raccolti sul campo da Associazione 21 luglio, a fronte di un totale stimato compreso tra 120 e 180 mila presenze di cittadini di origine rom e sinta, sono circa 26 mila quelli in emergenza abitativa che vivono in baraccopoli formali e informali o nei centri di raccolta monoetnici, numero pari allo 0,04% della popolazione italiana. Rispetto all’anno precedente si registra quindi una leggera flessione di presenze (nel 2016 erano 28 mila unità) dettata non da una graduale risoluzione della questione ma piuttosto dalle drammatiche condizioni di vita all’interno di questi insediamenti che hanno spinto alcuni degli abitanti – prevalentemente comunitari – a spostarsi in altri Paesi o a tornare nelle città di origine.

I numeri

In Italia sono 148 le baraccopoli formali, distribuite in 87 comuni di 16 regioni da Nord a Sud, per un totale di circa 16.400 abitanti, mentre 9.600 è il numero di presenze stimato all’interno di insediamenti informali. A fine 2017 in Italia risultavano ancora attivi 2 centri di accoglienza monoetnici riservati alle comunità rom per un totale di 130 residenti, uno nella città di Napoli e uno a Guastalla, in provincia di Reggio Emilia. Dei rom e sinti residenti nelle baraccopoli formali si stima che il 43% abbia la cittadinanza italiana; mentre sono 9.600 i rom originari dell’ex Jugoslavia di cui circa il 30% – pari a 3.000 unità – è a rischio apolidia. Nelle baraccopoli informali e nei micro insediamenti, infine, vivono nell’86% dei casi cittadini di origine rumena.

La condizione dei minori e gli sgomberi forzati

A vivere sulla propria pelle le tragiche conseguenze della segregazione abitativa sono molti minori, il 55% secondo le stime di Associazione 21 luglio, con gravi ripercussioni sulla salute psico-fisica e sul loro percorso educativo e scolastico. A incidere sui livelli di scolarizzazione contribuiscono infatti in modo significativo sia le condizioni abitative sia la forte catena di vulnerabilità perpetrata dalle operazioni di sgombero forzato attuate in assenza delle garanzie procedurali previste dai diversi Comitati delle Nazioni Unite.
Nella sua costante attività di monitoraggio, Associazione 21 luglio ha registrato in tutto il 2017 un totale di 230 operazioni: 96 nel Nord Italia, 91 al Centro (di cui 33 nella città di Roma) e 43 nel Sud.

Antiziganismo e discorsi d’odio

L’antigitanismo rimane uno degli elementi che continua a caratterizzare la nostra società. Nel 2017 l’Osservatorio 21 luglio ha registrato un totale di 182 episodi di discorsi d’odio nei confronti di rom e sinti, di cui 51 (il 28,1% del totale) sono stati classificati di una certa gravità. È da segnalare quindi un incremento del 4% rispetto al 2016, anno in cui l’Osservatorio aveva rilevato un totale di 172 episodi.

La situazione a Roma

La città di Roma detiene il triste primato del maggior numero di insediamenti presenti, 17 in totale di cui 6 formali e 11 cosiddetti “tollerati”. Nella Capitale, nonostante le aspettative create a fine 2016 con la Memoria di Giunta e il “Progetto di Inclusione Rom” presentato il 31 maggio dalla sindaca Raggi che aveva come obiettivo il graduale superamento dei “campi” presenti all’interno della città – piano di cui Associazione 21 luglio aveva fin da subito evidenziato le fragilità – nel 2017 non è stato di fatto avviato alcun processo di inclusione. Caso esemplare quello dell’insediamento di Camping River, per il cui superamento la Giunta ha promosso una serie di azioni che si sono dimostrate fallimentari e non hanno fatto altro che “declassare” l’insediamento da formale a informale.

Le dichiarazioni

«Non è più il momento di tergiversare, non è più il momento di risposte nostalgiche che guardano alle soluzioni del passato – ha dichiarato Tommaso Vitale dell’Università Sciences Po, intervenuto oggi nel corso della presentazione del Rapporto – Questo è il momento del diritto anti-discriminatorio. In Europa le città stanno procedendo verso politiche di opportunità e integrazione, il tempo delle misure speciali, segreganti e discriminanti è definitivamente scaduto».
«Ancora una volta ci troviamo a dover constatare il fallimento delle politiche di inclusione rivolte a rom e sinti in emergenza abitativa – ha dichiarato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – non ci sono progressi nell’implementazione della Strategia e le politiche non hanno prodotto alcun processo di inclusione. Sono necessari un chiaro orientamento strategico e un coordinamento a livello nazionale rispetto alle politiche di desegregazione abitativa».
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*European Union Agency for Fundamental Rights (FRA); Human Rights Council (HRC); Committee on the Elimination of Discrimination against Women (CEDAW) e European Parliament Committee on Civil Liberties, Justice and Home Affairs (LIBE).

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