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Le raccomandazioni dell’Ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite al governo italiano

Lo scorso gennaio una delegazione dell’Ufficio dell’Alto commissariato della Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) ha visitato tre città italiane a seguito delle informazioni ricevute (nell’anno precedente) relative a casi di razzismo e di intolleranza nei confronti di particolari gruppi di individui fino a sfociare in crimini d’odio.

La visita a Roma dell’Ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite

Oltre Napoli e Milano, la delegazione ha effettuato sopralluoghi anche nella città di Roma: qui, Associazione 21 luglio l’ha incontrata e ha manifestato preoccupazione sulla condizione delle comunità rom e sinte e sul fenomeno dell’antigitanismo che le colpisce.

Nelle scorse settimane l’Ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha pubblicato il rapporto della missione in Italia, precisando che “La discriminazione strutturale nei confronti della comunità rom, sinti e caminanti e l’antigitanismo rimangono gravi problemi.

Contribuiscono all’emarginazione socioeconomica e all’esclusione politica dei rom e influenzano significativamente il loro accesso ai servizi di base. Negli incontri con le autorità regionali e locali, il team ha ascoltato i commenti di diversi funzionari sulla “criminalità” dei rom. Tali commenti indicano che l’antigitanismo rimane pervasivo nella sfera pubblica e politica, incidendo sulle azioni e sulle politiche delle autorità e ostacolando l’attuazione della strategia nazionale”.

Le raccomandazioni dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite al governo italiano

Il documento, oltre a presentare fotografie chiare e puntuali dello spaccato sociale, politico e culturale, stila anche una serie di raccomandazioni rivolte allo Stato italiano e si dice “pronto a fornire assistenza tecnica su richiesta della autorità”.

Le raccomandazioni sono state divise in otto macro-aree e toccano temi come le questioni istituzionali, disaggregazione dei dati, incitamento all’odio razziale, alla discriminazione e alla violenza, applicazione della legge, diritti economici, sociali e culturali, diritto alla nazionalità e all’apolidia, impatto su gruppi particolari, difensori dei diritti umani figurano indicazioni volte alla tutela dei diritti umani. Tra quelle più significative:

  • raddoppiare gli sforzi per porre fine all’apolidia, anche prendendo in considerazione misure speciali per valutare e affrontare l’apolidia nella popolazione Rom;
  • effettuare una revisione completa dei curricula e dei libri di testo scolastici per assicurarsi che non contengano osservazioni o stereotipi discriminatori e che affrontino l’eredità del colonialismo e dell’antigitanismo in modo appropriato.

E ancora:

  • continuare gli sforzi per sviluppare e proteggere lo status e l’accesso ai diritti delle minoranze rom e delle comunità minoritarie religiose (inclusi musulmani ed ebrei), tra gli altri gruppi minoritari.

Associazione 21 luglio, attraverso il lavoro di Osservatorio prima e di Advocacy poi, continua a dedicare massima attenzione verso la condizione delle comunità rom e sinti per raggiungere come unico fine la tutela dei loro diritti.

Riformare politiche e programmi per combattere l’antigitanismo

Sono 12 le raccomandazioni contenute all’interno del documento politico stilato da ENAR, Ergo Work e Central Council of German Sinit e Rom e altre realtà. Il testo promuove un approccio globale per combattere l’antigitanismo focalizzando l’attenzione su una serie di raccomandazioni. Associazione 21 luglio ha pubblicato a questo link le prime quattro, e a questo secondo link le seconde quattro per giungere poi all’attuale ultima pubblicazione che completa il quadro.

Raccomandazione 9: porre fine a tutte le forme di antigitanismo

Le istituzioni dell’UE e i governi nazionali dovrebbero affrontare e porre fine a qualsiasi forma di antigitanismo strutturale, comprese tutte le forme di segregazione, sfratti forzati, razzismo ambientale e altre manifestazioni di antigitanismo in istruzione, occupazione, salute e alloggio. Le istituzioni dell’UE dovrebbero, invece, riformare politiche e programmi tradizionali pertinenti, come la garanzia europea per i giovani e l’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile, prestando particolare attenzione all’accesso dei rom. Inoltre dovrebbero chiedere ai governi nazionali di mettere in atto strategie concrete per combattere l’antigitanismo in tutti i settori, inclusi l’educazione, la salute, l’edilizia abitativa e il mercato del lavoro, sia da parte dei datori di lavoro che delle agenzie di collocamento.

I governi nazionali dovrebbero affrontare in modo proattivo e porre fine alla segregazione fisica delle comunità rom, educare gli uffici di collocamento nonché i potenziali datori di lavoro sull’antigitanismo storico e presente, in particolare al fine di contrastare il fenomeno durante il processo di assunzione al fine di aumentare la loro consapevolezza e le loro competenze per il trattamento non discriminatorio dei clienti Rom e (potenziali) dipendenti.

Raccomandazione 10: consentire la libera circolazione

La Commissione europea e i governi nazionali dovrebbero garantire il diritto alla libera circolazione di tutti i cittadini europei e dovrebbero sostenere qualsiasi forma di antigitanismo che limiti i diritti dei cittadini a vite dignitose. I governi nazionali dovrebbero assicurare che le loro legislazioni nazionali siano in linea con la direttiva UE sulla libera circolazione e che le loro istituzioni rispettino i diritti di mobilità dei rom e adottare le misure necessarie affinché i Rom siano consapevoli dei loro diritti di mobilità.

Raccomandazione 11: Antigitanismo, un terreno per la ricerca di asilo, rifugiati e sfollamenti interni

La Commissione europea e i governi nazionali dovrebbero riconoscere che la catastrofica situazione dei rom sfollati interni e rom rimpatriati nei paesi dei Balcani occidentali contribuisce a peggiorare la situazione, aumentando così la pressione migratoria in un circolo vizioso. I governi dell’UE e i governi nazionali dovrebbero rispettare i diritti dei rifugiati, quali la libertà di religione e di movimento, il diritto al lavoro, l’istruzione e l’accessibilità ai documenti di viaggio; una disposizione chiave della Convenzione dell’UNHCR del 1951 relativa allo status dei rifugiati stabilisce che i rifugiati non dovrebbero essere rimpatriati o respinti in un paese in cui temono persecuzioni.

Raccomandazione 12: rafforzare la leadership, la partecipazione, l’empowerment e l’auto-organizzazione dei rom

Le istituzioni dell’UE e i governi nazionali dovrebbero trattare i rom, i sinti e altri gruppi che vivono antigitanismo come partner alla pari, sostenere l’auto-organizzazione compresa la promozione della leadership e il reclutamento di rom per posizioni di alto livello nelle pubbliche amministrazioni. Le istituzioni dell’UE e i governi nazionali dovrebbero assicurare che Rom, Sinti, Viaggiatori e altri stigmatizzati come “zingari” e le loro organizzazioni guidino la progettazione, l’attuazione, il monitoraggio, la valutazione e il perfezionamento delle politiche e delle misure che li riguardano a livello locale, regionale, nazionale e dell’UE, anche nominando le posizioni ad alto livello nelle amministrazioni pubbliche.

Non solo, assicurare che guidino anche la produzione di conoscenza sui rom, che siano rappresentati tutti i gruppi sociali, in particolare quelli soggetti a discriminazione, abilitare e sostenere l’auto-organizzazione libera, indipendente e diversificata di rom, sinti, viaggiatori e altri, comprese le organizzazioni che mettono in mostra l’arte e la cultura rom. Infine, promuovere programmi educativi e culturali sostenibili per informare il pubblico sulle comunità rom, la portata e la gravità dell’antigitanismo che affrontano nella vita di tutti i giorni, ma anche sulla loro diversità, la loro storia.

TOY for Inclusion 2: al via la formazione dei nuovi membri del Local Action Team

Mancano pochi, pochissimi giorni e finalmente le attività della seconda fase del progetto TOY for Inclusion riprenderanno a pieno ritmo. Prima di dare il “benvenuto” a bambini e famiglie, i professionisti del Local Action Team stanno scaldando i motori e lavorando a tante novità che andranno in scena nei prossimi mesi.

Formazione per i nuovi membri del local action team

Associazione 21 luglio ha organizzato tre giorni di formazione per “gli addetti ai lavori” presso i locali del Polo ex Fienile di Tor Bella Monaca, a Roma. All’appuntamento, in vista della ripresa del progetto TOY for Inclusion 2 (Toys to Share, Play to Care) co-finanziato da Erasmus+ Programme of the European Union, hanno partecipato associazioni e professionisti coordinati da Valentina Erba, trainer del progetto. Tutti impegnati nel terzo settore e tra questi: la cooperativa Iskra, Save the Children, responsabili dei servizi sociali sia di Mazara del Vallo che di Roma (sedi di Play Hub), psicologi, mediatori rom, organizzazioni non governative che si occupano di migranti.

A Tor Bella Monaca anche l’incontro con le “vecchie” Play Hub

“Colonne portanti della formazione di questa tre giorni – spiega Francesca Petrucci, responsabile del progetto per Associazione 21 luglio – Sono inclusione, Intergenerazionalità e la lotta ai pregiudizi su cui si fonda la mission del progetto europeo”.

Non solo, oltre alle ore di formazione trascorse sia all’interno della struttura che negli spazi esterni, i membri del Local Action Team hanno incontrato i predecessori che lasciano il testimone e che hanno gestito i progetti all’interno delle “vecchie” Play Hub.

Due grandi novità!

Formazione e impegno, ma soprattutto curiosità e aspettative per due importanti novità che riguardano il progetto: due nuove play hub stanno per arrivare a Tor Bella Monaca e ad accoglierle sarà non solo il Polo ex Fienile ma anche una Play Hub mobile.

Periferie a teatro, il “biglietto sospeso” di Associazione 21 luglio per Tor Bella Monaca e Rebibbia

Che sia un capolavoro shakespeariano, un’opera omerica o uno spettacolo di arte contemporanea non importa, quello che conta davvero è lasciarsi trasportare dalla magia del teatro dove finzione e realtà convergono per poi allontanarsi di nuovo. E se a vivere un’esperienza così sono donne, uomini e bambini che, normalmente non potrebbero acquistare un biglietto di ingresso, allora la storia ha tutto un altro sapore.

Il “biglietto sospeso” grazie al progetto “Storie cucite a mano”

È questa la particolarità del “Biglietto sospeso” il progetto che porta le periferie di Roma a teatro, e nello specifico Tor Bella Monaca e Rebibbia: già luoghi scelti per attività di inclusione da 21 luglio. Sono tante le famiglie che, fino ad ora, da alcune delle periferie più disagiate della città, hanno usufruito dell’attività organizzata all’interno del progetto “Storie cucite a mano” selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini, nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il progetto, diffuso a Moncalieri, Roma e Lecce, è incentrato sulla prevenzione del disagio e sulla promozione del benessere per bambine e bambini di età compresa tra i 5 e i 14 anni e per le loro famiglie.

Signori, si va in scena!

Si apre il sipario e in un attimo ci si ritrova nella Scozia medioevale insieme con Macbeth e il suo amico Banquo che di ritorno da una battaglia si imbattono nell’incontro con tre streghe pronte a predire loro un futuro pieno di imprevisti e colpi di scena tra destino e libero arbitrio. È il “Macbeth Rock Opera” che la compagnia diretta da Ermanno Manzetti ha messo in scena al Teatro Tor Bella Monaca, situato nell’omonimo quartiere di Roma, la prima opera teatrale che Associazione 21 luglio ha scelto per avviare il progetto del “biglietto sospeso”.

Come funziona la donazione e chi ne beneficia

Associazione 21 luglio Onlus mette a disposizione un biglietto di ingresso per tutti coloro che non possono sostenerne i costi. Gli assegnatari vengono selezionati tra gli iscritti al programma secondo alcuni criteri, tra questi luogo e data di svolgimento degli eventi individuati, tipologia, numero di posti disponibili, partecipazione a eventi precedenti. Per garantire la partecipazione al maggior numero di richiedenti sarà data la priorità a coloro che in precedenza non hanno usufruito del “biglietto sospeso”.

Il progetto Storie Cucite a Mano è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD. Info su www.conibambini.org.

Per maggiori informazioni scrivere a roma@storiecuciteamano.it

 

Combattere i discorsi d’odio pubblici e sanzionare il crimine: le raccomandazioni dell’Allenza contro l’antigitanismo

La collaborazione tra ENAR, Ergo Work e Central Council of German Sinit e Rom e altre realtà, ha portato alla redazione di un documento politico che promuove un approccio globale per combattere l’antigitanismo focalizzando l’attenzione su una serie di raccomandazioni, 12 per l’esattezza. Associazione 21 luglio ha pubblicato a questo link le prime quattro e continuerà anche nei prossimi giorni un lavoro di condivisione affinché i dettami vengano conosciuti il più possibile.

Condannare e combattere i discorsi d’odio in pubblico e nei media

La raccomandazione n.5 del documento dell’Alleanza contro l’antigitanismo prevede di condannare e combattere i discorsi d’odio in pubblico e nei media. Le istituzioni e i governi nazionali dell’UE dovrebbero contrastare e sanzionare i discorsi pubblici nei media, nel mondo accademico, tra politici, autorità statali e funzionari pubblici, in particolare promuovendo contro-narrazioni per una società inclusiva e garantendo la partecipazione significativa delle strutture di vigilanza rom. Dovrebbero, inoltre, condannare pubblicamente e applicare adeguate sanzioni contro la stigmatizzazione e la retorica razzista da parte di funzionari e politici di alto livello e i parlamenti dovrebbero creare coalizioni tra le parti per combattere il razzismo.

I governi nazionali dovrebbero: attuare pienamente la decisione quadro sulla lotta contro il razzismo e la xenofobia, il codice di condotta dell’UE per contrastare i discorsi sull’odio illegale online, la direttiva sui servizi di media audiovisivi, nonché la raccomandazione generale del comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale (CERD).
Tra le azioni da mettere in campo anche il contrasto all’antigitanismo nei media da parte delle autorità statali e dei funzionari pubblici, nel mondo accademico e in altri settori assicurando la creazione e la revisione (dove necessario) e l’attuazione di specifiche normative nazionali in materia di incitamento all’odio.

Inoltre, assicurare la partecipazione di Rom, Sinti, Caminanti e altri gruppi che sperimentano l’antigitanismo a tutte le istituzioni pertinenti; sostenere e formare in modo educativo giornalisti, assistenti sociali, persone del settore culturale, insegnanti, studenti. Monitorare sistematicamente il discorso sull’antigitanismo, raccogliere dati sull’uguaglianza e riferire sul discorso dell’odio contro i rom; favorire controrivoluzioni nei curricula scolastici, attraverso programmi educativi civici e campagne mediatiche; modificare i quadri legislativi per consentire alla società civile di contestare il discorso sull’antigitanismo.

Sanzionare e punire il crimine

La raccomandazione n.6 del documento indica di sanzionare e punire il crimine, per far questo i governi nazionali dovrebbero applicare tutti gli strumenti e i meccanismi disponibili per prevenire e/o perseguire i reati di odio. I governi nazionali dovrebbero attuare integralmente la decisione quadro relativa alla lotta contro determinate forme di espressione di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale e il rispetto dei diritti fondamentali dell’Unione europea che proibiscono la discriminazione, obbligando così gli Stati membri dell’UE a combattere i crimini motivati da razzismo, xenofobia, intolleranza religiosa o disabilità, orientamento sessuale o identità di genere di una persona.

Inoltre, assicurare che i reati riguardo l’antigitanismo siano riconosciuti dalla polizia, dai pubblici ministeri e dai tribunali e perseguiti come tali; monitorare i crimini di odio per consentire l’analisi delle tendenze da parte delle autorità nazionali, della magistratura e della società civile e dello sviluppo di risposte istituzionali e l’adeguata protezione delle vittime. Formare funzionari statali al fine di riconoscere l’antigitanismo come motivazione di pregiudizio, comprese le intersezioni con nazionalità, lingua, religione, genere, età, disabilità mentale o fisica, orientamento sessuale.

Sostenere le vittime e consentire l’accesso alla giustizia

Sostenere le vittime e consentire l’accesso alla giustizia è quanto prevede invece la settima raccomandazione. I governi nazionali dovrebbero garantire l’accesso alla giustizia per i Rom che affrontano discriminazioni e che i Rom ricevano sostegno e assistenza nel presentare denunce riguardo crimini d’odio e istituire iniziative a sostegno delle vittime di questi reati. E ancora adottare le misure necessarie per impedire che i pubblici ministeri o i tribunali siano notevolmente indulgenti nei confronti di autori non rom che commettono reati e reati contro le vittime rom, o notevolmente severi quando un indagato o un colpevole è rom.

Migliorare e attuare la legislazione sull’antidiscriminazione

Le istituzioni dell’UE e i governi nazionali dovrebbero migliorare la legislazione e le politiche antidiscriminatorie volte a favorire la parità di trattamento dei rom. I Rom sono particolarmente colpiti dalla mancanza di un’efficace attuazione delle sentenze giudiziarie e delle procedure di infrazione. Le istituzioni europee dovrebbero avviare procedure di infrazione contro gli Stati membri che, attraverso la legislazione, le politiche o la pratica violano i diritti dei rom (ad esempio il diritto a un alloggio economico e di qualità, libero dal rischio sfratti forzati e segregazione).

I governi nazionali dovrebbero migliorare e attuare la legislazione in materia di non discriminazione, in particolare la direttiva sull’uguaglianza razziale, la direttiva sulla parità in materia di occupazione, la legislazione che vieta la discriminazione durante i controlli alle frontiere e colmare le lacune al fine di garantire la piena parità di trattamento dei rom. Non solo, assicurare la cooperazione tra le istituzioni nazionali per i diritti umani e garantire che gli uffici antidiscriminazione e le altre istituzioni pertinenti che forniscono consulenza ai Rom raggiungano un livello adeguato di istruzione e di competenza nell’individuare, monitorare e combattere l’antigitanismo.

Associazione 21 luglio

Riconoscere l’esistenza dell’antigitanismo e migliorare il quadro politico con un approccio globale

Una coalizione di organizzazioni impegnate a promuovere l’uguaglianza dei diritti rom ha fondato l’Alleanza contro l’antigitanismo. La collaborazione tra più realtà, tra cui ENAR, Ergo Work e Central Council of German Sinit e Rom, ha portato alla redazione di un documento politico che promuove un approccio globale per combattere l’antigitanismo in tutte le sue dimensioni e manifestazioni. Il testo offre allo stesso tempo orientamenti utili per contrastare il fenomeno dopo il 2020.

Un approccio globale per contrastare l’antigitanismo

L’Alleanza contro l’antigitanismo mira a guidare le istituzioni dell’Unione europea a progettare il futuro quadro europeo per i rom e ispirare gli Stati membri ad adattare politiche mirate al fine di garantire l’uguaglianza per le comunità rom. Non solo, punta a definire un approccio globale per contrastare l’antigitanismo affrontando le impostazioni istituzionali e le politiche pubbliche.

Infine si propone come guida per le organizzazioni della società civile, in particolare le organizzazioni rom e pro-rom, a sviluppare piani per sostenere il cambiamento delle politiche e intraprendere azioni efficaci per identificare, registrare, monitorare, prevenire e combattere l’antigitanismo.

Sulla base delle esperienze delle popolazioni rom, del lavoro di advocacy dei rom e della società civile filo-rom, l’Alleanza contro l’antigitanismo propone dodici raccomandazioni.

Ecco le prime quattro raccomandazioni:

Raccomandazione 1: riconoscere l’esistenza dell’antigitanismo. Le istituzioni e i governi nazionali dell’UE dovrebbero riconoscere ufficialmente l’esistenza dell’antigitanismo in tutte le sue manifestazioni e dimensioni, compreso l’antigitanismo istituzionale;
Raccomandazione 2: riconoscere la responsabilità storica. Le istituzioni e i governi nazionali dovrebbero riconoscere la dimensione storica dell’antigitanismo e dimostrare la responsabilità delle istituzioni nei confronti delle comunità rom;
Raccomandazione 3: migliorare il quadro istituzionale e politico L’UE. Le istituzioni e i governi nazionali dovrebbero rafforzare e attuare il quadro istituzionale e politico per combattere l’antigitanismo come causa principale dell’esclusione sociale;
Raccomandazione 4: raccogliere dati e monitorare l’antigitanismo. Le istituzioni dell’UE e i governi nazionali dovrebbero rafforzare la ricerca e il monitoraggio dell’antigitanismo per studiare le cause, le manifestazioni e gli effetti dell’antigitanismo.

“Radiamoli al suolo. Basta con gli zingari, Salvini Ministro per 20 anni”. Gli effetti dell’odio sul web

“Ma vi par normale che una zingara a Milano dica “A Salvini andrebbe tirata una pallottola in testa”? Stai buona, zingaraccia, stai buona che tra poco arriva la ruspa”. Era lo scorso 1 agosto quando il Ministro dell’Interno Matteo Salvini twittava queste parole. Qualche giorno più tardi, il Ministro da una piazza di Arcore durante un comizio ha continuato: “Solo in Italia una che è agli arresti domiciliari, che vive in una casa abusiva in un campo rom abusivo, può minacciare di morte il ministro dell’Interno. Ma per i giornalisti il problema non è questa fottutissima zingara ma il ministro dell’Interno. Ma io vi do la mia parola che quella casa abusiva la radiamo al suolo”.

Espressioni verbali che ledono la dignità umana

Espressioni (verbali e a mezzo social) che ledono la dignità umana e rappresentano una chiara violazione di diritti. Sarebbero state gravi, gravissime, se a proferirle fosse stato un comune cittadino, lo diventano in maniera esponenziale se a farlo è il Ministro dell’Interno. Matteo Salvini, vice premier del governo gialloverde istituto dopo le elezioni nazionali del marzo 2018, che conta oltre 3 milioni e mezzo di follower sui social network.

La libertà d’espressione è preziosa per ogni individuo e tanto più per un cittadino eletto dal popolo, ma è di cruciale importanza che le persone che svolgono attività politica, nei loro discorsi pubblici, evitino di diffondere delle idee suscettibili d’incitare alla discriminazione e di nutrire sentimenti di xenofobia e intolleranza. In contesti dove vi sono in gioco più diritti è importante tener conto del necessario bilanciamento dei diritti inviolabili dell’uomo tra cui il diritto d’uguaglianza, intesa come non discriminazione e pari dignità sociale. Sul punto la giurisprudenza è unanime nell’affermare che il diritto alla libera manifestazione del pensiero non può essere esteso fino alla giustificazione di atti o comportamenti che, pur estrinsecandosi in una esternazione delle proprie convinzioni, ledono tuttavia altri principi di rilevanza costituzionale ed i valori tutelati dall’ordinamento giuridico interno e internazionale.

Parole che spianano la strada a manifestazioni d’odio

Parole come “zingaraccia” e “fottutissima zingara” ma anche avvertimenti che profilano azioni di sgombero quali “Arrivano le ruspe”, spianano la strada a manifestazioni di odio (a mezzo social e non solo) sempre più importanti che si diffondono velocemente. Ne sono esempio i commenti che gli utenti del web hanno postato sulla bacheca del Ministro o che hanno pubblicato a loro volta mediante la condivisione. Ne riportiamo alcuni: “Radiamoli al suolo. Basta con gli zingari. Salvini Ministro per 20 anni!” e ancora “Basta campi…sono #zingari, quindi nomadi…e devono nomadare, non fermarsi nei luoghi a tempo indeterminato…”, infine “Ma dove li mettiamo questi parassiti che vivono rubando nelle nostre case?”.

Attacchi di questo tipo non possono che innalzare il livello di attenzione e di preoccupazione su come il clima d’odio si stia propagando a macchia d’olio nei confronti di chi viene percepito come estraneo e diverso da sé. L’Osservatorio 21 luglio continuerà anche in questi giorni di vacanza con operazioni di monitoraggio, pronto ad intraprendere laddove opportuno azioni correttive.

Sviluppo di misure per combattere l’antigitanismo dopo il 2020

L’Alleanza contro l’antigitanismo è una coalizione occasionale di organizzazioni che promuovono l’uguaglianza dei diritti per i rom. L’obiettivo dell’Alleanza è far progredire la comprensione dell’antigitanismo come forma specifica di razzismo nei confronti di Rom, Sinti, Caminanti e altri gruppi che vengono sistematicamente stigmatizzati come “zingari” nel dominio pubblico e politico dell’Europa. Questo documento è il risultato del lavoro guidato dalla rete europea delle organizzazioni di base rom (ERGO) e dal Consiglio centrale per i sinti e i rom tedeschi, redatto con l’assistenza tecnica delle organizzazioni rom e pro-rom.

Esempi di antigitanismo in Europa

Esistono molti esempi di episodi di antigitanismo in quasi tutti i paesi europei. In Belgio, ad esempio, la mattina del 7 maggio 2019 si è svolta un’enorme azione di polizia che ha comportato un massiccio arresto dei rom belgi accusati di traffico di veicoli ottenuti illegalmente. L’ultima azione di questo tipo ebbe luogo durante la seconda guerra mondiale quando 351 caminanti rom dal Belgio furono trasportati ad Auschwitz Birkenau. Oggi vediamo di nuovo un’azione mirata della polizia federale nei confronti dell’intera comunità dei rom in Belgio.

La situazione in Francia in relazione all’antigitanismo è terribile, i membri vulnerabili della comunità rom sono presi di mira da attacchi razziali. Il 16 marzo di quest’anno è apparso per la prima volta una voce sulle piattaforme dei social media, causando una serie di attacchi contro membri della comunità rom. Dall’inizio degli attacchi, un’organizzazione rom La Voix des Rroms e i suoi partner hanno registrato 38 aggressioni: aggressioni in strada, minacce di morte, spari nei pressi di abitazioni, incendi dolosi, ecc. Oggi la Bulgaria ha anche un problema per garantire l’uguaglianza, la giustizia e la protezione della sua minoranza etnica Rom. Gli attacchi ai quartieri rom sono ripetutamente organizzati da bulgari etnici.

La Slovacchia e la Repubblica Ceca sono esempi di libri sul razzismo strutturale: la separazione nell’istruzione ha portato a procedure di infrazione, eppure non vediamo risultati di questi processi. Inoltre, come riporta il progetto Roma Civil Monitor, nonostante alcuni progressi per quanto riguarda la commemorazione del genocidio dei rom a livello europeo e nazionale, le strategie nazionali di integrazione dei rom non riescono a riconoscere le molteplici dimensioni dell’antigitanismo e la prospettiva dell’eredità storica dell’esclusione. In tutta l’UE, la conoscenza e l’accettazione del genocidio dei rom sono scarse, il che comporta una mancanza di riconoscimento dei rom sia come vittime che come partecipanti alla resistenza del regime nazista.

Scopo del documento programmatico

L’antigitanismo è la causa principale dell’esclusione dei Rom. È un’apparente forma di razzismo contro Rom, Sinti, Caminanti e altri stigmatizzati come “zingari” da parte delle società maggioritarie. Questo documento politico promuove un approccio globale per combattere l’antigitanismo in tutte le sue dimensioni e manifestazioni. Offre orientamenti per combattere l’antigitanismo che può essere utilizzato per sviluppare il quadro europeo per i Rom post-2020 e le rinnovate politiche nazionali sui Rom.

L’Alleanza contro l’antigitanismo mira a:
– guidare le istituzioni dell’UE a progettare il futuro quadro europeo per i rom e ispirare gli Stati membri ad adattare le loro politiche mirate al fine di garantire l’uguaglianza per le comunità rom; è essenziale dare la priorità alla lotta contro l’antigitanismo nel quadro dell’UE per i Rom post-2020 e integrarlo nelle pertinenti politiche UE post-2020, nonché recepirlo a livello nazionale;
– definire un approccio globale per contrastare l’antigitanismo affrontando le impostazioni istituzionali e le politiche pubbliche, le pratiche istituzionali, per prevenire e sanzionare l’antigitanismo, oltre a superare gli effetti storici dell’antigitanismo con particolare attenzione all’empowerment, alla partecipazione significativa e alla leadership dei rom;
– guida le organizzazioni della società civile, in particolare le organizzazioni rom e pro-rom, a sviluppare piani per sostenere il cambiamento delle politiche e intraprendere azioni efficaci per identificare, registrare, monitorare, prevenire e combattere l’antigitanismo

Antigitanismo: la definizione

L’antigitanismo è un complesso persistente di razzismo consueto costruito storicamente contro i gruppi sociali identificati sotto lo stigma “zingaro” o altri termini correlati. Fino ad oggi nelle società europee, l’antigitanismo è sostenuto da alti livelli di accettazione sociale e da una mancanza di riconoscimento e comprensione della sua esistenza e delle sue manifestazioni. Ciò crea l’ostacolo principale per contromisure efficaci. Per smantellare questo accettazione, gli stati devono agire per contrastare l’antigitanismo nella sfera politica e all’interno delle loro società a tutti i livelli. Per combattere meglio l’antigitanismo è essenziale:
– comprendere che l’antigitanismo non è un “problema di minoranza”.

Al fine di combatterlo la nostra attenzione deve spostarsi da “i rom” all’ideologia e al comportamento delle società tradizionali;
– potenziare coloro che sono drammaticamente colpiti dall’antigitanismo: la leadership, la partecipazione e l’empowerment dei Rom sono fondamentali per superare gli effetti di lunga durata dell’antigitanismo;
– comprendere che “l’inclusione dei rom” rimarrà illusoria fintanto che non affronteremo l’antigitanismo come causa principale dell’esclusione;
– Riconoscere che l’antigitanismo non riguarda solo ciò che viene detto e fatto, ma anche ciò che non viene detto o fatto.

Il quadro dell’UE per i Rom post-2020

Il quadro dell’UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020 è stato lanciato nel 2011. Nel dicembre 2018, la Commissione ha pubblicato una comunicazione che riporta la valutazione a medio termine del quadro dell’UE.8 Le valutazioni mostrano che il quadro dell’UE è stato importante per lo sviluppo di strumenti e strutture nazionali e dell’UE per promuovere l’inclusione dei rom, mentre evidenzia anche che l’antigitanismo continua ad essere una questione di grande preoccupazione che non è stata affrontata.
Il Parlamento europeo ha preso posizione su una strategia post-2020 nella sua relazione dell’ottobre 2017 sugli “Aspetti relativi ai diritti fondamentali nell’integrazione dei rom nell’UE: lotta all’antigitanismo” che ne sottolinea la persistenza nella sfera politica e nelle società di tutta Europa.

 

Nel 2019 è stato pubblicato uno studio commissionato dal Parlamento e condotto dal Centro per gli studi politici europei. Un altro documento importante seguito dal Parlamento europeo sui Rom, che ha posto le basi per il quadro strategico post 2020 è la “Proposta di risoluzione sulla necessità di rafforzare il quadro strategico nazionale post 2020 per i cittadini – Strategie di inclusione dei rom e intensificare la lotta contro l’antigitanismo”. Inoltre i rom non beneficiano di strumenti giuridici come i membri della società maggioritaria.

La valutazione della CE e i risultati del progetto Roma Civil Monitor sottolineano che i processi della futura politica devono affrontare adeguatamente la diversità tra i gruppi rom, anche in relazione ai migranti rom, ai rom mobili dell’UE, ai bambini rom e alle donne rom.

Per contrastare l’antigitanismo, l’Alleanza propone le seguenti raccomandazioni e misure:

1: riconoscere l’esistenza dell’antigypsyism
2: riconoscere la responsabilità storica
3: migliorare il lavoro istituzionale e politico
4: raccogliere dati e monitorare l’antigitanismo
5: condannare e combattere i discorsi d’odio nell’opinione pubblica e nei media
6: sanzionare e punire il crimine
7: sostenere le vittime e consentire l’accesso alla giustizia
8: migliorare e attuare la legislazione dell’antidiscriminazione
9: porre fine a tutte le forme di antigitanismo nelle parti strutturali della società
10: abilitare la libera circolazione
11: antigitanismo – un terreno per la ricerca di asilo, rifugiati e sfollamenti interni
12: rafforzare la leadership, la partecipazione, l’empowerment e l’autorganizzazione dei rom.

Salvini: «Salvate i bimbi dai campi rom». Associazione 21 luglio scrive al Garante per l’Infanzia

«Ogni volta che vado a visitare, da ministro, un campo rom mi domando perché i tribunali dei minori non vanno nei campi rom a portar via e salvare quei bimbi… Mi sono letto fascicoli di presunte difficoltà economiche di famiglie italiane e lì gli assistenti sociali sono implacabili. Mentre chi li educa al furto fin da quando hanno un anno di vita, niente».

Sono state queste le dichiarazioni di Matteo Salvini, Ministro dell’Interno, a proposito dei fatti accaduti di recente a Bibbiano che vedono la magistratura impegnata nell’inchiesta “Angeli e demoni” per stabilire meccanismi, strategie e protagonisti di un presunto giro di affidi illeciti di minori. Dichiarazioni che non solo fanno rabbrividire immaginando con quanta leggerezza e facilità potrebbe avvenire il distacco di un bambino da sua madre ma che preoccupano anche perché si inseriscono in un contesto particolarmente delicato.

Solo pochi giorni fa, il Ministro dell’Interno ha emanato una circolare ai prefetti delle città italiane per chiedere la “ricognizione” dei rom che vivono all’interno delle baraccopoli che contribuisce a spianare la strada a una nuova “emergenza nomadi”.

Per tutte queste ragioni, Associazione 21 luglio ha scritto all’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza.

NOTA STAMPA – La circolare del Ministro Salvini che spiana la strada ad una nuova “emergenza nomadi”

Associazione 21 luglio esprime profonda preoccupazione per l’oggetto e la finalità della circolare ministeriale.

 

In relazione alla circolare n. 16012/110 del 16 luglio 2019 avente come oggetto «Insediamenti di comunità Rom, Sinti e Caminanti» a firma del ministro dell’Interno Matteo Salvini, Associazione 21 luglio, dopo un’attenta analisi del testo integrale, esprime profonda preoccupazione per l’oggetto e la finalità della stessa.

L’oggetto della circolare delimita le azioni imposte soltanto agli insediamenti abitati da rom, sinti e caminanti: ciò rappresenta un’adozione di misura avente carattere chiaramente discriminatorio nei confronti di queste comunità, visto che non interessa, ad esempio, insediamenti formali o informali abitati da persone non riconducibili a tali etnie.

Se l’attenzione della stampa si è focalizzata quasi esclusivamente sulla ricognizione degli insediamenti (impropriamente definita “censimento”), in realtà il carattere particolarmente preoccupante è la finalità della circolare che richiama in maniera netta l’”Emergenza Nomadi” ordinata da Silvio Berlusconi nel maggio del 2008, all’epoca presidente del Consiglio dei Ministri. La finalità ultima della circolare firmata da Matteo Salvini è infatti quella poter consentire l’esecuzione di sgomberi di insediamenti rom, attraverso «l’adozione di specifici provvedimenti contingibili e urgenti».

Una similitudine del linguaggio utilizzato nella circolare con il “vecchio” provvedimento del 2008, la si evince anche nel linguaggio utilizzato nel testo con richiami espliciti al «pericolo della salute pubblica», alla «sicurezza», o fatti tali da legittimare «allarme sociale e l’adozione di misure finalizzate alla riaffermazione della legalità».

Secondo Associazione 21 luglio, che già in precedenza ha sollevato preoccupazione in tal senso, i fatti degli ultimi mesi e la soprattutto circolare odierna, stanno preparando il terreno ad una situazione emergenziale che già nel 2011 era stata dichiarata illegittima dal Consiglio di Stato.

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