Archivio per anno: 2014

"Campi Nomadi s.p.a.": presentazione del rapporto al Municipio Roma III

campi nomadi[tfg_social_share]Dopo la presentazione ufficiale in Campidoglio dello scorso 12 giugno, l’Associazione 21 luglio presenta nuovamente il rapporto “Campi Nomadi s.p.a.” in un evento aperto al pubblico, organizzato dal Municipio Roma III, venerdì 27 giugno a partire dalle ore 17.30, presso la Sala Consiliare del Municipio Roma III in piazza Sempione 15, a Roma.
Parteciperanno, in qualità di promotori dell’evento, Paolo Marchionne, Eleonora Di Maggio e Yuri Bugli, rispettivamente Presidente, Assessore alle Politiche Sociali e Presidente della Commissione Politiche Sociali del Municipio Roma III. Alla presentazione, alla quale interverranno il presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla, la ricercatrice dell’Associazione 21 luglio Angela Tullio Cataldo e l’ingegnere Stefania Viceconti, curatrice di parte del rapporto, sono stati invitati dai promotori istituzionali tutti i Presidenti dei quindici municipi di Roma Capitale, così come i rispettivi Assessori e i Presidenti delle commissioni competenti.
Con il rapporto “Campi Nomadi s.p.a.”, l’Associazione 21 luglio ha analizzato i costi sostenuti dal Comune di Roma nel 2013 per mantenere il “sistema campi” – oltre 24 milioni di euro per la gestione di 11 insediamenti informali – e ha indicato alcune buone prassi e proposte per superare la “politica dei campi” nella Capitale.
Lo scorso 12 giugno, durante la conferenza stampa di presentazione del rapporto nella sala del Carroccio del Campidoglio, l’Associazione 21 luglio ha ribadito al sindaco Ignazio Marino la necessità e urgenza di un suo intervento al fine di impedire la costruzione di un nuovo “villaggio della solidarietà”, voluto dall’Assessorato alle Politiche Sociali di Roma Capitale, che sorgerebbe in via della Cesarina, all’interno, quindi, del territorio del Municipio Roma III.
Per maggiori informazioni:
Danilo Giannese
Responsabile Ufficio Stampa e Comunicazione
Associazione 21 luglio
Tel: 388 4867611 – 06 64815620
Email: stampa@21luglio.org
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Infanzia: presentazione del 7° Rapporto CRC

diritti infanzia crc[tfg_social_share]Martedì 17 giugno alle ore 11.30 presso l’Aula del Consiglio della Camera di Commercio di Roma, in via De’ Burrò 147, il Gruppo CRC  – Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, di cui l’Associazione 21 luglio è membro – presenterà il 7° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia 2013-2014.
Saranno presenti al lancio del Rapporto il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti e dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Vincenzo Spadafora.
Quest’anno hanno lavorato alla stesura dei 51 paragrafi del Rapporto, più di 120 operatori del terzo settore, rappresentanti delle 87 associazioni che fanno parte del Network, attivo ormai dal 2001.
Scarica l’invito
Si prega di confermare la propria presenza a info@gruppocrc.net
Per maggiori informazioni: www.gruppocrc.net

CAMPI NOMADI S.P.A. Segregare, concentrare e allontanare i rom. I costi a Roma nel 2013 (giugno 2014)

Il rapporto “Campi Nomadi s.p.a.” analizza i costi sostenuti dal Comune di Roma nel 2013 per la gestione del “sistema campi” nella Capitale e porta alla luce il vasto indotto, che coinvolge più di trenta enti pubblici e privati, che vi gira attorno. Il rapporto passa altresì in rassegna due buone prassi di politiche di superamento dei “campi” in Italia, Messina e Padova, e presenta un esempio concreto di alternativa possibile al modello “campo” realizzabile nella città di Roma.
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Campi Nomadi s.p.a: a Roma il "sistema campi" vale 24 milioni

campi [tfg_social_share]SCARICA IL RAPPORTO
Oltre 24 milioni di euro spesi dal Comune di Roma nel 2013 per segregare e concentrare i rom nei “villaggi della solidarietà” e nei “centri di raccolta rom” e sgomberarli dagli insediamenti informali. Un vero e proprio “sistema”, quello dei “campi” nella Capitale, all’interno del quale operano 35 enti pubblici e privati, che impiegano un personale di oltre 400 individui, che usufruiscono dei finanziamenti comunali per lo più attraverso affidamento diretto e non tramite bandi pubblici.
È il quadro che emerge dal rapporto “Campi Nomadi s.p.a.”, presentato stamane in Campidoglio dall’Associazione 21 luglio: un fiume incontrollato di denaro pubblico che confluisce nel “sistema campi” e che per le comunità rom non si traduce in alcun beneficio in termini di inclusione sociale ma che alimenta, al contrario, la percezione negativa nei loro confronti da parte dell’opinione pubblica.
Dei 24.108.406 euro spesi dal Comune di Roma nel 2013 per affrontare la “questione rom” – 8 mila persone, di cui più della metà bambini -, l’86,4% è stato utilizzato per la gestione dei “campi” e per la vigilanza e la sicurezza all’interno degli stessi; il 13,2% è stato rivolto ad interventi di scolarizzazione mentre soltanto lo 0,4% del totale è stato destinato all’inclusione sociale dei rom.
Per la gestione degli 8 “villaggi della solidarietà” presenti a Roma, nei quali vivono 4.391 persone, il Comune di Roma ha speso più di 16 milioni di euro. Tra questi, il “campo” di Castel Romano, dove risiedono 989 rom, risulta il più costoso: oltre 5 milioni di euro nel solo 2013. Dalla sua nascita, nel 2005, per una famiglia composta da 5 persone il Comune di Roma ha già speso oltre 270 mila euro.
Il “centro di raccolta rom” di via Amarilli, uno dei tre esistenti a Roma (costati circa 6 milioni di euro nel 2013), risulta invece l’insediamento formale con la spesa procapite più alta: per ognuno dei 130 abitanti nel “centro”, nel solo anno considerato dal rapporto, il Comune di Roma ha speso 906 euro al mese, a fronte di un investimento per l’inclusione sociale dei rom pari allo 0%.
Per spostare da un punto all’altro della città circa 1.200 rom attraverso 54 azioni di sgombero forzato, infine, si sono impiegati quasi 2 milioni di euro.
Come in una vera e propria “municipalizzata”, nella “Campi Nomadi s.p.a.”, emerge dall’indagine dell’Associazione 21 luglio, sono coinvolti 35 enti pubblici e privati. Stimando, per ognuno di essi, un coinvolgimento medio di 12 operatori, risultano più di 400 i soggetti individuali impiegati all’interno dell’indotto che si muove attorno alla “questione rom”. Preoccupante è la percentuale di affidamenti diretti dei finanziamenti, senza ricorrere pertanto a bandi pubblici, che in alcuni casi raggiunge il 100%.
Tra i soggetti operanti nel “sistema campi”, Consorzio Casa della Solidarietà e Risorse per Roma risultano, nel 2013, i due destinatari principali dei finanziamenti: 4.242.028 euro il primo, 3.757.050 euro il secondo. Per gli altri soggetti, invece, i finanziamenti sono compresi tra i 2 milioni di euro e i 100 mila euro annui.
A fronte di costi economici e sociali così elevati, il superamento definitivo dei “campi” si presenta come l’unica via che conduce a una inversione di tendenza e che si incrocia con quella dei diritti umani.
Le alternative possibili ai “campi” sono molteplici e l’Associazione 21 luglio, nel rapporto, ne ha proposto un esempio concreto: un progetto di autorecupero, così come codificato dalla Legge Regionale n.55 del 1998, che darebbe alloggio a 22 famiglie, tra cui 2 famiglie rom, una famiglia di rifugiati, una famiglia di immigrati e altre famiglie italiane in disagio abitativo. Un progetto, questo, che partirebbe dall’individuazione di un edificio dismesso tra i 1.200 ettari di immobili abbandonati presenti attualmente sul territorio comunale.
Soluzioni abitative extra-campo, finalizzate all’inclusione sociale, del resto, sono già state attuate in altre città italiane, come Messina e Padova, dove, grazie a progetti di autorecupero e autocostruzione, si spenderanno in 5 anni rispettivamente 10 mila euro e 50 mila euro per una famiglia rom di 5 persone. A Roma, la stessa tipologia di famiglia che vive nel “campo” de La Barbuta costerà alle casse comunali 155 mila euro in cinque anni.
«Segregare, concentrare e allontanare i rom ha un costo altissimo che Roma non può e non deve più permettersi – afferma l’Associazione 21 luglio -. Chiediamo pertanto all’amministrazione un impegno concreto volto a mettere la parola fine alla “politica dei campi” e al “sistema” che vi si cela dietro e a riconvertire le risorse in progetti di reale inclusione sociale a beneficio di cittadini rom e non. È quanto mai urgente, quindi, che il sindaco Marino intervenga per sospendere il progetto di rifacimento del nuovo “campo” in via della Cesarina, che l’Assessorato alle Politiche Sociali intende realizzare nei prossimi mesi e che andrebbe a incidere significativamente sulle spese previste nel 2014 per il “sistema campi”».
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Campi Nomadi s.p.a: a Roma il "sistema campi" vale 24 milioni

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Oltre 24 milioni di euro spesi dal Comune di Roma nel 2013 per segregare e concentrare i rom nei “villaggi della solidarietà” e nei “centri di raccolta rom” e sgomberarli dagli insediamenti informali. Un vero e proprio “sistema”, quello dei “campi” nella Capitale, all’interno del quale operano 35 enti pubblici e privati, che impiegano un personale di oltre 400 individui, che usufruiscono dei finanziamenti comunali per lo più attraverso affidamento diretto e non tramite bandi pubblici.
È il quadro che emerge dal rapporto “Campi Nomadi s.p.a.”, presentato stamane in Campidoglio dall’Associazione 21 luglio: un fiume incontrollato di denaro pubblico che confluisce nel “sistema campi” e che per le comunità rom non si traduce in alcun beneficio in termini di inclusione sociale ma che alimenta, al contrario, la percezione negativa nei loro confronti da parte dell’opinione pubblica.
Dei 24.108.406 euro spesi dal Comune di Roma nel 2013 per affrontare la “questione rom” – 8 mila persone, di cui più della metà bambini -, l’86,4% è stato utilizzato per la gestione dei “campi” e per la vigilanza e la sicurezza all’interno degli stessi; il 13,2% è stato rivolto ad interventi di scolarizzazione mentre soltanto lo 0,4% del totale è stato destinato all’inclusione sociale dei rom.
Per la gestione degli 8 “villaggi della solidarietà” presenti a Roma, nei quali vivono 4.391 persone, il Comune di Roma ha speso più di 16 milioni di euro. Tra questi, il “campo” di Castel Romano, dove risiedono 989 rom, risulta il più costoso: oltre 5 milioni di euro nel solo 2013. Dalla sua nascita, nel 2005, per una famiglia composta da 5 persone il Comune di Roma ha già speso oltre 270 mila euro.
Il “centro di raccolta rom” di via Amarilli, uno dei tre esistenti a Roma (costati circa 6 milioni di euro nel 2013), risulta invece l’insediamento formale con la spesa procapite più alta: per ognuno dei 130 abitanti nel “centro”, nel solo anno considerato dal rapporto, il Comune di Roma ha speso 906 euro al mese, a fronte di un investimento per l’inclusione sociale dei rom pari allo 0%.
Per spostare da un punto all’altro della città circa 1.200 rom attraverso 54 azioni di sgombero forzato, infine, si sono impiegati quasi 2 milioni di euro.
Come in una vera e propria “municipalizzata”, nella “Campi Nomadi s.p.a.”, emerge dall’indagine dell’Associazione 21 luglio, sono coinvolti 35 enti pubblici e privati. Stimando, per ognuno di essi, un coinvolgimento medio di 12 operatori, risultano più di 400 i soggetti individuali impiegati all’interno dell’indotto che si muove attorno alla “questione rom”. Preoccupante è la percentuale di affidamenti diretti dei finanziamenti, senza ricorrere pertanto a bandi pubblici, che in alcuni casi raggiunge il 100%.
Tra i soggetti operanti nel “sistema campi”, Consorzio Casa della Solidarietà e Risorse per Roma risultano, nel 2013, i due destinatari principali dei finanziamenti: 4.242.028 euro il primo, 3.757.050 euro il secondo. Per gli altri soggetti, invece, i finanziamenti sono compresi tra i 2 milioni di euro e i 100 mila euro annui.
A fronte di costi economici e sociali così elevati, il superamento definitivo dei “campi” si presenta come l’unica via che conduce a una inversione di tendenza e che si incrocia con quella dei diritti umani.
Le alternative possibili ai “campi” sono molteplici e l’Associazione 21 luglio, nel rapporto, ne ha proposto un esempio concreto: un progetto di autorecupero, così come codificato dalla Legge Regionale n.55 del 1998, che darebbe alloggio a 22 famiglie, tra cui 2 famiglie rom, una famiglia di rifugiati, una famiglia di immigrati e altre famiglie italiane in disagio abitativo. Un progetto, questo, che partirebbe dall’individuazione di un edificio dismesso tra i 1.200 ettari di immobili abbandonati presenti attualmente sul territorio comunale.
Soluzioni abitative extra-campo, finalizzate all’inclusione sociale, del resto, sono già state attuate in altre città italiane, come Messina e Padova, dove, grazie a progetti di autorecupero e autocostruzione, si spenderanno in 5 anni rispettivamente 10 mila euro e 50 mila euro per una famiglia rom di 5 persone. A Roma, la stessa tipologia di famiglia che vive nel “campo” de La Barbuta costerà alle casse comunali 155 mila euro in cinque anni.
«Segregare, concentrare e allontanare i rom ha un costo altissimo che Roma non può e non deve più permettersi – afferma l’Associazione 21 luglio -. Chiediamo pertanto all’amministrazione un impegno concreto volto a mettere la parola fine alla “politica dei campi” e al “sistema” che vi si cela dietro e a riconvertire le risorse in progetti di reale inclusione sociale a beneficio di cittadini rom e non. È quanto mai urgente, quindi, che il sindaco Marino intervenga per sospendere il progetto di rifacimento del nuovo “campo” in via della Cesarina, che l’Assessorato alle Politiche Sociali intende realizzare nei prossimi mesi e che andrebbe a incidere significativamente sulle spese previste nel 2014 per il “sistema campi”».
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Anche la Comunità di S.Egidio contro i "campi rom" a Roma

Comunità S.Egidio rom[tfg_social_share]L’Associazione 21 luglio accoglie con favore la presa di posizione della Comunità di S. Egidio sulla necessità di superare la politica dei “campi rom” a Roma. Un intervento, sottolinea l’Associazione, che dovrebbe far ulteriormente desistere gli amministratori di Roma Capitale dal realizzare nuovi “campi” per i rom.
Dalle pagine del quotidiano La Repubblica Roma, venerdì 6 giugno, il portavoce della Comunità di S.Egidio Mario Marazziti è intervenuto in seguito alle parole pronunciate da Papa Francesco contro le discriminazioni nei confronti delle comunità rom.
«Sono vent’anni – ha affermato Marazziti – che spieghiamo ai romani che i rom desiderano una casa, la chiedono, ma il massimo che si riesce a concepire sono campi attrezzati e spesso lasciati al degrado».
«E si tratta solo di 7 mila persone, per la metà bambini – ha proseguito il portavoce della Comunità di S.Egidio – Per loro vanno fatte le stesse cose che si fanno per gli altri, come dare la casa popolare».
Secondo l’Associazione 21 luglio, la presa di posizione della Comunità di S.Egidio rappresenta una ulteriore, autorevole, voce che dovrebbe convincere l’amministrazione capitolina ad abbandonare definitivamente il progetto di un nuovo “campo rom” che l’Assessorato alle Politiche Sociali intende realizzare nei prossimi mesi in via della Cesarina.
«Continuare a costruire nuovi “campi attrezzati” riservati a soli rom, a partire da quello della Cesarina, oltre a rappresentare un inutile spreco di risorse pubbliche, vuol dire reiterare nella Capitale politiche basate sulla segregazione, che violano i diritti umani e che rendono impossibile ogni forma di inclusione sociale per le comunità rom, alimentando i pregiudizi nell’opinione pubblica nei loro confronti».
Contro il progetto del nuovo “villaggio della solidarietà” in via della Cesarina, l’Associazione 21 luglio, nelle scorse settimane, aveva lanciato una mobilitazione on line, intitolata “Roma, nun fa’ la stupida: #DiscriminareCosta”, invitando gli utenti a scrivere al sindaco Marino per chiedergli un suo intervento diretto al fine di bloccare la costruzione del nuovo “campo”. In una settimana oltre 600 persone hanno inviato un’email al primo cittadino.

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E a scuola i bambini mettono in scena la storia del popolo rom

Per tutto l’anno si sono impegnati a diventare dei veri ballerini di flamenco e si sono esercitati a usare l’arte e il movimento creativo come strumenti privilegiati di comunicazione.
E così, prima che la scuola chiudesse i battenti per le vacanze estive, hanno voluto mostrare ai loro genitori, amici e insegnanti tutto ciò che hanno imparato. E hanno voluto raccontare loro una storia: quella, secolare, del popolo rom.
Il 29 maggio, le bambine e i bambini della scuola elementare e media dell’Istituto Comprensivo Carlo Levi di Roma, che nei mesi scorsi hanno partecipato alle attività del progetto “Danzare la vita” dell’Associazione 21 luglio, si sono esibiti nel saggio di fine anno. I piccoli studenti, rom e non, hanno messo in scena una recita, costellata da musica e passi a ritmo di flamenco, forma artistica interculturale per eccellenza, per far scivolare via quegli stereotipi e pregiudizi che spesso, troppo spesso, sono legati indissolubilmente alle comunità rom e sinte nel nostro Paese.
Il progetto “Danzare la vita”, realizzato grazie al sostegno della Fondazione Alta Mane Italia, quest’anno ha coinvolto 46 minori, rom e non, con l’obiettivo di favorire l’inclusione sociale dei bambini rom, a partire dalla scuola. Per maggiori informazioni sul progetto: http://www.21luglio.org/progetto-danzare-la-vita-2/

Papa Francesco contro discriminazioni verso i rom

Papa Francesco [tfg_social_share]Oggi, in occasione di un incontro nella sala Clementina con i promotori episcopali e i direttori nazionali della pastorale per i rom, Papa Francesco ha parlato della condizione di emarginazione e discriminazione in cui vivono le comunità rom e sinte.
Rom e sinti si trovano «ai margini della società», ha detto il Pontefice, il quale ha sollecitato le «istituzioni locali e nazionali» a un «impegno» al fine di contrastare quelle «piaghe del tessuto sociale» alla base di tali discriminazioni.
«É la prima volta che un Pontefice individua nella mancanza di alloggi adeguati una delle cause principali dello stato di discriminazione e di segregazione in cui vivono le comunità rom e sinte nel nostro Paese», afferma in una nota l’Associazione 21 luglio che sottolinea come l’Italia, denominata il “Paese dei campi”, sia lo Stato che più degli altri ha promosso politiche segnate dalla segregazione abitativa nei confronti di rom e sinti.
«Le parole di Papa Francesco, in perfetta sintonia con le raccomandazioni delle istituzioni internazionali ed europee – continua l’Associazione 21 luglio – indicano nel superamento dei “campi nomadi” la strada maestra per una piena inclusione della minoranza rom. Un superamento urgente ma finora disatteso, visto che in molte città italiane, a partire dalla Capitale, gli amministratori continuano a proporre il “campo” come il luogo del margine in cui collocare, su base etnica, uomini, donne e bambini rom».
«Il superamento della “politica dei campi” – conclude la nota – è allo stesso tempo la condizione necessaria per contrastare il fenomeno del disprezzo e dell’ostilità diffusi nei confronti di rom e sinti condannato da Papa Francesco nel suo discorso».
Foto: Tempi

Roma, nun fa' la stupida: discriminare i rom costa

Discriminare_Costa[tfg_social_share]Si è conclusa la mobilitazione on line “Roma, nun fa’ la stupida: #DiscriminareCosta” promossa dall’Associazione 21 luglio per chiedere al sindaco Ignazio Marino di bloccare il progetto del nuovo “campo rom” in via della Cesarina, a Roma.
603 persone si sono mobilitate e tra il 22 e il 29 maggio hanno inviato un’email al sindaco per sollecitare un suo intervento diretto nella questione. Per due ordini di ragioni: i “campi rom” sono dei ghetti su base etnica in cui i diritti umani vengono violati; il progetto del nuovo “campo” in via della Cesarina, avanzato dall’Assessorato alle Politiche Sociali, costerà alle casse comunali 2 milioni di euro.
Queste ingenti risorse economiche – è stata la richiesta degli attivisti web a Marino – andrebbero riconvertite in progetti di inclusione sociale per tutti i cittadini, rom e non, in disagio abitativo.
La mobilitazione sul web è solo la prima di una serie di azioni che l’Associazione 21 luglio metterà in campo per impedire che un nuovo ghetto per soli rom nasca a Roma, a fronte delle raccomandazioni di superare la “politica dei campi” contenute nella Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom.
In tale ottica, giovedì 12 giugno 2014, l’Associazione presenterà in Campidoglio Campi Nomadi s.p.a., rapporto sui costi del “sistema campi” a Roma nel 2013.
Il contesto

Il nuovo “villaggio della solidarietà” in via della Cesarina sarà costruito sullo stesso terreno laddove, fino a 5 mesi fa, sorgeva uno degli 8 “villaggi” della Capitale. Il 16 dicembre 2013 ai 137 rom residenti nell’insediamento era stato imposto il trasferimento nel centro di raccolta di via Visso e lo spazio era stato smantellato e chiuso in vista dell’inizio dei lavori di costruzione del nuovo “campo”, così come disposto dall’assessore Rita Cutini.
Lo scorso 8 aprile, Associazione 21 luglio, Amnesty International Italia e altre nove organizzazioni avevano scritto al sindaco Marino per esprimere la loro contrarietà alla decisione dell’assessore Cutini, evidenziando da un lato la reiterazione di una politica segregativa nei confronti dei rom e, dall’altro, puntando l’indice sul tema dell’efficacia della spesa pubblica. Una settimana più tardi, il Consiglio municipale del III Municipio, dove insiste l’insediamento, aveva chiesto al primo cittadino la sospensione dei lavori e la riconversione del denaro previsto per la realizzazione di progetti utili sia ai rom che ai cittadini del Municipio. Ai due appelli era seguito il silenzio dell’Assessorato.
Secondo l’Associazione 21 luglio il progetto dell’assessore alle Politiche Sociali di Roma Capitale Rita Cutini di costruire l’ennesimo luogo di segregazione su base etnica per i rom della Capitale, oltre a configurarsi come lesivo dei diritti umani di tali comunità, rappresenta l’espressione di una scelta economicamente insostenibile. Ad oggi, infatti, quando i lavori del rifacimento del nuovo insediamento non sono ancora iniziati, l’Assessorato ha già sostenuto una spesa superiore a 500 mila euro per l’affitto del terreno, i lavori di rimozione di amianto e il mantenimento dei rom “parcheggiati” nel centro di raccolta di via Visso. Per portare a compimento i lavori, è la spesa stimata dall’Associazione 21 luglio, il Comune investirà ancora 1,5 milioni di euro.
Sulla pagina web dell’iniziativa #DiscriminareCosta è attivo un contatore che indica in tempo reale la spesa sostenuta giornalmente dall’Assessorato per gli interventi preventivi alla realizzazione del nuovo insediamento.
 

“Campi Nomadi s.p.a.”: rapporto sui costi del “sistema campi” a Roma, 12.06.2014

nomadi roma[tfg_social_share]L’Italia è conosciuta in Europa come il Paese dei campi e Roma, da quando, nel 1994, fu costruito il primo “campo nomadi”, è la città che più delle altre ha investito risorse umane ed economiche nella realizzazione del “sistema campi”.
Ma quanto costa segregare, concentrare e allontanare i rom? A Roma, nel solo 2013, oltre 24 milioni di euro. È il dato, emblema del fiume incontrollato di denaro pubblico che confluisce nel “sistema campi”, che emerge dal rapporto “Campi Nomadi s.p.a.”, che l’Associazione 21 luglio presenta giovedì 12 giugno 2014 alle ore 13 presso la Sala del Carroccio, in piazza del Campidoglio, a Roma.
Con il rapporto “Campi Nomadi s.p.a.”, l’Associazione 21 luglio intende portare allo scoperto i costi reali del “sistema campi” nella Capitale, analizzando nei dettagli ogni singola voce di spesa relativa alla gestione degli otto “villaggi della solidarietà” e dei tre “centri di raccolta rom” e alla conduzione delle operazioni di sgombero degli insediamenti informali.
Il rapporto vuole altresì fare luce sul vasto indotto che si muove attorno alla gestione dei “campi rom” e che si alimenta attraverso l’erogazione di finanziamenti a pioggia, regolati in buona parte da affidamenti diretti, a più di 30 attori del terzo settore per la gestione di servizi assistenziali che quasi mai prevedono progetti di inclusione sociale.
Alla elencazione e alla ripartizione dei costi del “sistema campi”, segue una comparazione tra buone prassi di superamento dei “campi nomadi” in due città italiane e le politiche praticate nella città di Roma nel 2013. Il rapporto si conclude con la presentazione di una proposta concreta per superare la “politica dei campi” nella città di Roma attraverso il coinvolgimento di cittadini rom e non rom in emergenza abitativa.
Intervengono alla presentazione Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, Angela Tullio Cataldo, ricercatrice dell’Associazione 21 luglio e Stefania Viceconti, ingegnere, autrice del capitolo sulla proposta concreta per superare i “campi”. Modera Gianni Augello, giornalista di Redattore Sociale.
Sono stati invitati alla presentazione del rapporto il sindaco Ignazio Marino e i consiglieri di Roma Capitale.
INGRESSO LIBERO
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Danilo Giannese
Responsabile Comunicazione e Ufficio Stampa
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